Milano Design Week 2026
Quando la luce incontra la materia
By Cristina Rivadossi
Pubblicato il
Maggio 2026
INDICE
- 1 Tra ricerca materica e sperimentazione luminosa
- 2 Foscarini: la maglieria tridimensionale come diffusore
- 3 Flos: il tessuto non tessuto come pelle luminosa
- 4 Neutra: il marmo che si illumina
- 5 Platek: la materialità solida e tattile del cemento
- 6 Ferroluce: la ceramica colorata come filtro cromatico
- 7 Contardi Lighting: rieditare con nuovi tessuti
- 8 Poltrona Frau: il cuoio come schermatura luminosa
- 9 Dalla materia al comportamento della luce
Tra ricerca materica e sperimentazione luminosa
Nel panorama dell’illuminazione contemporanea, quest’anno più che mai, durante la Milano Design Week 2026, la luce ha attraversato diverse superfici. La ricerca non si è concentrata soltanto sulla forma o sulla tecnologia della sorgente luminosa, ma su ciò che la luce incontra, attraversa, accarezza: la materia. Le aziende hanno trasformato i propri showroom in laboratori, presentando prototipi, riedizioni e nuove collezioni in cui il dialogo fra materiali inediti, superfici tattili e comportamento fotometrico diventa il vero centro del progetto. Non si tratta semplicemente di estetica. È una sperimentazione che parte dal comportamento della luce quando entra in contatto con texture, porosità, densità, trasparenze e opacità differenti. Un’indagine che attraversa marmo, ceramica, cuoio, maglieria tridimensionale, tessuti e perfino materiali non tessuti, per capire come possano diventare filtri luminosi, diffusori naturali o corpi opachi che modellano il fascio luminoso.
Foscarini: la maglieria tridimensionale come diffusore
La ricerca più sorprendente arriva dalla sperimentazione condotta da Foscarini sulla maglieria tridimensionale: un materiale che nasce nel mondo tessile tecnico e che qui diventa una vera e propria architettura per la luce. La struttura plastica e tridimensionale della trama non si limita a contenere la sorgente, ma agisce come diffusore volumetrico, capace di trattenere, rifrangere e distribuire la luce in modo morbido e dinamico. È un materiale che vive di pieni e vuoti e, proprio in questa alternanza, la luce trova nuove modalità di propagazione, generando un effetto che sarebbe impossibile con vetro o policarbonato. Quest’anno Foscarini, nel suo showroom milanese, ha presentato Intrecci di Luce / Knitted Light, un’esplorazione nel vasto e sorprendente territorio della maglieria 3D. “Per questo viaggio ci siamo affidati a Jozeph Forakis e Lorenzo Palmeri, due designer con sensibilità e approcci diversi, liberi di muoversi ognuno secondo il proprio istinto. Nel lavoro con Forakis — sviluppato in collaborazione con TexTech — la macchina esplora oltre i suoi limiti, sperimentando anche filati non convenzionali. Il progetto di Palmeri — nato dalla collaborazione con Stefano Selveri del maglificio MAS e Arman Avetikyan — lavora sulla trasformazione di superfici piatte in forme autostrutturanti attraverso fessurazioni e costruzioni, come un kirigami tessile. I lavori che presentiamo non nascono con una destinazione produttiva già scritta. Perché è nella libertà di cercare, senza necessariamente trovare subito qualcosa di utile, che si allarga il perimetro del possibile e si censiscono nuove possibilità espressive capaci di rispondere ai problemi di domani. Da quel perimetro più vasto possono nascere idee capaci di cambiare il modo di fare luce”, racconta Carlo Urbinati, Fondatore e Presidente Foscarini.
Flos: il tessuto non tessuto come pelle luminosa
Flos ha presentato la lampada da parete Maap di Erwan Bouroullec: un tessuto non tessuto che sembra carta, ma si comporta come un diffusore sofisticato. Leggerissimo, poroso, capace di trattenere la luce senza irrigidirla, questo materiale apre scenari nuovi per lampade dalla presenza quasi impalpabile. È la dimostrazione di come anche materiali poveri o industriali possano diventare protagonisti del progetto luminoso. Maap è una lampada pensata per essere modellata manualmente: è costituita da un materiale in fibra ultraleggera, fissato da punti magnatici a un supporto dotato di sorgente luminosa. Se stropicciato, questo involucro assume forma organiche e imprevedibili, permettendo a ciascun utente la libertà creativa di plasmare e configurare la forma. Maap diventa così una superficie viva e un paesaggio di luce mutevole.
Neutra: il marmo che si illumina
Con Neutra, azienda italiana specializzata in marmo e materiali naturali la sperimentazione si sposta su un materiale storicamente considerato incompatibile con la leggerezza luminosa: il marmo. Eppure, grazie a lavorazioni sottilissime, il materiale lapideo diventa una superficie attraversabile dalla luce. Il marmo non è più solo massa e peso, ma si trasforma in pelle luminosa, dove venature e imperfezioni naturali diventano parte integrante del disegno fotometrico. La luce non viene diffusa in modo uniforme, ma racconta la geologia del materiale. Ne è un esempio la lampada Strobilo, disponibile da tavolo o da terra, disegnata dallo studio di design Migliore + Servetto. È una lampada con un basamento in vetro cilindrico e “cappello”/disco superiore realizzato in marmo, disponibile in diverse varianti di dimensione e finitura. Il design evoca forme naturali e dinamiche, come “vortici d’acqua che modellano la pietra”. La lampada è pensata come un oggetto scultoreo nel quale il vetro trasparente sostiene e lascia “galleggiare” la corona di marmo, evocando un contrasto poetico tra trasparenza e peso della pietra. Questa lampada è concepita come un oggetto che omaggia gli elementi naturali: la luce emerge delicatamente dal vetro trasparente e si diffonde nel disco superiore in marmo, creando un contrasto poetico tra materiali e forme. Il cappello della lampada può essere proposto in diverse varietà di marmo naturale.
Platek: la materialità solida e tattile del cemento
Lo showroom di Platek è stato la scena di una presentazione concettuale dal titolo The Origin of Matter: In Search of Light di Michel Charlot, incentrata sul rapporto tra materiali “pieni” come il cemento e la luce nel progetto di illuminazione. Questo progetto nasce come una ricerca sulla materia, sul suo modo di accogliere la luce e restituirla alla natura e all’architettura in esterno.
Il primo capitolo si apre con il cemento, un materiale che porta con sé un racconto inciso nella superficie: nei segni, nelle tracce, nelle leggere variazioni che ne fanno una materia viva, tattile, profondamente autentica. Il cemento è una materia che si lascia percepire prima ancora di essere spiegata. Nella sua densità, nella sua grana, nelle irregolarità che affiorano in superficie, custodisce una presenza essenziale e silenziosa, capace di evocare insieme paesaggio, architettura e tempo. La luce incontra nel cemento una materia pronta a raccontarla: la accoglie e la lascia riaffiorare con delicatezza, come parte del paesaggio. In questa relazione sottile, la luce trova una forma più raccolta, profonda, naturale. Quello tra Michel Charlot e Platek è stato un incontro che nasce da una sensibilità condivisa verso l’essenzialità, la precisione e il valore espressivo della materia e che apre un nuovo passaggio nel racconto della luce outdoor.
Ferroluce: la ceramica colorata come filtro cromatico
I prodotti devono aspirare a portare felicità negli spazi che abitiamo, siano essi domestici o pubblici, in modo diretto ed esperienziale. Devono esplorare una nuova espressività, unica e libera da schemi, devono diventare oggetti di design che celebrano un linguaggio stilistico distintivo per originalità e carico di significato e devono rispondere al nostro innato desiderio di bellezza. È in questo scenario che si sviluppano i nuovi modelli della collezione DECò di Ferroluce, un progetto dove la passione per la produzione di elementi per l’illuminazione in ceramica sposa l’estrema cura per i dettagli e la loro unicità, forte della contaminazione di visioni e stili differenti del suo Art Director, Giorgio Biscaro, e dei designer che ne hanno sposato i principi e gli ideali: Tommaso Caldera, Muka Design Lab, Sovrappensiero e Masina Studio. Con la collezione DECò, la ceramica smaltata e colorata entra nel progetto illuminotecnico come filtro cromatico. Qui il materiale non è neutro: il colore dello smalto modifica la temperatura percepita della luce, scaldandola o raffreddandola, restituendo ambienti dall’atmosfera fortemente caratterizzata. La ceramica diventa così un mezzo per disegnare la luce attraverso il colore.
Contardi Lighting: rieditare con nuovi tessuti
Contardi Lighting celebra i suoi 20 anni e presenta una nuova collaborazione di grande prestigio con Dedar, eccellenza italiana nel panorama tessile contemporaneo. Una sinergia che unisce ricerca, stile e tradizione manifatturiera all’approccio archi-decorativo dell’azienda. I tessuti Dedar rivestono i paralumi di due collezioni, rinnovate completamente nelle finiture e nei colori ed entrambe firmate da Servomuto: Calypso per l’indoor e Lagoon per l’outdoor. Queste riedizioni non sono semplici riproposizioni, ma veri esercizi di reinterpretazione materica grazie ai tessuti selezionati. Il tessuto, con le sue trame e densità, modifica radicalmente la resa luminosa dei diffusori. La luce qui attraversa fibre, viene trattenuta, ammorbidita, resa più domestica e tattile. È un lavoro sottile, dove il materiale tessile sostituisce il classico paralume con una superficie viva.
Poltrona Frau: il cuoio come schermatura luminosa
La lampada da tavolo Tullissè – frutto di una nuova collaborazione con Atelier Oï, studio svizzero multidisciplinare, che firma la sua prima collaborazione con Poltrona Frau – reinterpreta l’idea di abat-jour in chiave contemporanea, con un oggetto che indaga sul rapporto luce/ombra esplorando un nuovo linguaggio materico e luminoso. Un elegante intreccio a spirale di strisce di Pelle Frau® doppiata e bicolore, in varie tinte double/face, dà forma a un paralume contemporaneo, capace di diffondere una luce morbida e avvolgente. Il cuoio assorbe parte della luce, la lascia filtrare in modo controllato e soprattutto introduce una qualità tattile e visiva che nessun materiale tecnico potrebbe restituire. Grazie al tipo di lavorazione ogni pezzo ha una sfumatura diversa e unica. Questo elemento poggia su un vetro strutturale soffiato a mano, realizzato con tecnica artigianale: bianco nella parte superiore, sfuma progressivamente verso la trasparenza, accentuando una sensazione di leggerezza e profondità. La base è in alluminio con finitura di ottone verniciato. L’effetto è al tempo stesso sofisticato e lieve, come il tutù in tulle di una ballerina classica, da cui prende, appunto, ispirazione per il nome, Tullissè. La lampada è disponibile in due formati e in tre varianti colore.
Dalla materia al comportamento della luce
Dal cemento al marmo, dalla ceramica alla maglieria plastica, dal tessuto al non tessuto, fino al cuoio: ciò che accomuna queste sperimentazioni è la volontà di studiare come la luce reagisce alla materia, prima ancora di definire la forma dell’oggetto. Molti di questi progetti nascono come prototipi, come esercizi di ricerca per verificare la possibilità di una futura produzione. Ma raccontano chiaramente una direzione: la materia non è più supporto della luce, ma strumento attivo di progettazione luminosa. Ed è proprio in questo dialogo fra sorgente e superficie che si gioca oggi una delle ricerche più interessanti del design dell’illuminazione.
AUTHOR
Cristina Rivadossi
Cristina Rivadossi è laureata in arredamento d’interni alla Facoltà di Architettura - Politecnico di Milano. Giornalista pubblicista dal 2003, ha collaborato con Il Sole 24 Ore Nord Ovest, con il periodico A+D+M Architettura Design Materiali e con altre testate nel mondo marittimo. Dal 2021 collabora con il magazine TTM Tecnologie Trasporti Mare e dal 2023 con il quotidiano Il Secolo XIX. La sua passione per il giornalismo l’ha portata a LUCE e LUCEweb.eu per raccontare il mondo della luce, elemento suggestivo che crea emozioni nell'architettura, nel design e nell'arte.
IN QUESTO ARTICOLO
Atelier OiContardi LightingDedarErwan BouroullecFerroluceflosFoscariniFuorisaloneFuorisalone 2026Jozeph ForakisLorenzo PalmeriMasina StudioMichel CharlotMigliore+ServettoMilano Design WeekMilano Design Week 2026Muka Design LabNeutraPlatekPoltrona FrauServomutoSovrappensieroTommaso CalderaLEGGI DI PIÚ
Eventi
Luce come lingua di pace. Il Water Light Festival di Bressanone
BY Cristina Ferrari | 8 Mag 26
Eventi
Tra luce e acqua. William Turner, “pittore dell’acqua”, e Nicky Assmann in dialogo a Dordrecht
BY Paola Testoni | 7 Mag 26


