Light Art
La luce che svela l’invisibile nelle opere di Tiziana Priori
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Luglio 2026
INDICE
- 1 Lei è figlia di Ercole Priore, noto scultore figurativo cremonese. Quanto ha inciso l’ego di suo padre sulla sua formazione artistica e sulle sue scelte?
- 2 Lei utilizza da sempre carte nepalese e pigmenti colorati e, di recente, ha anche introdotto la luce nella sua ricerca artistica. Per quale motivo?
- 3 Come si intreccia la luce con le sue opere di carta?
- 4 Come è cambiata la sua sensibilità per la luce dopo la realizzazione di cinque pergamene per i Soci AIDI nel dicembre 2025?
- 5 In una mostra collettiva nella galleria “gli eroici furori” a Milano, sul tema della montagna in occasioni delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, ha esposto un piccolo paesaggio lunare. Possiamo dire che sia quasi un omaggio ideale a Lucio Fontana?
- 6 Oltre che di pittura lei si occupa di psicoastrologia. Di cosa si tratta?
- 7 Lei è riconoscibile per i suoi lirici libri d’artista che suggeriscono un’idea di tridimensionalità e che appende alle pareti come dipinti…
- 8 Come immagina l’opera “Gioco Arcobaleno”, formata da tre strisce di carta nepalese, colorate e con la luce?
- 9 Nelle sue opere associa i colori a viaggi astrali. Per lei cosa significa invece la luce?
- 10 Oltre che per i suoi libri d’artista, lei è riconoscibile per una pittura meditativa, intimista, come forma rituale di dedizione del fare arte, un’espressione del flusso vitale in connessione con l’armonia cosmica. Quando la luce connette Terra e Cielo nella danza tra Yin e Yang?
- 11 Che rapporto c’è tra la luce, la poesia e la musica nelle sue opere?
- 12 Quale grande progetto sta sviluppando?
Tiziana Priori, artista e astrologa cremonese, dagli anni Settanta vive e lavora a Milano, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera nell’aula dello scultore Alik Cavaliere, suo mentore, seguace de Lo Spirituale nell’Arte di Kandinskij, pratica la pittura come forma meditativa e introspettiva, una attività dello spirito. Dipinge da quando era bambina per rispondere a un impulso spontaneo irreversibile che non può e non vuole fermare. Nelle sue opere, per lo più su carta nepalese, incanala la sua ricerca pittorica verso la vibrazione del colore e, nei progetti recenti, verso la luce.
Lei è figlia di Ercole Priore, noto scultore figurativo cremonese. Quanto ha inciso l’ego di suo padre sulla sua formazione artistica e sulle sue scelte?
Ha inciso moltissimo anche nella fuga da Cremona, mia città natale. Con mio padre ho modellato e dipinto sin dalla prima infanzia, ma sentendo le sue aspettative pressanti, anche per quanto riguarda il linguaggio artistico, ho avuto la forte necessità di differenziarmi da lui, anche nella modalità di fare arte. L’approdo a Milano nell’aula di Alik Cavaliere alla Accademia di Belle Arti di Brera, nel bel mezzo del periodo della contestazione studentesca, mi ha aiutato a forgiare una mia identità completamente autonoma da quella paterna. Gli devo comunque tantissimo per avermi trasmesso il bisogno di esprimermi artisticamente.
Lei utilizza da sempre carte nepalese e pigmenti colorati e, di recente, ha anche introdotto la luce nella sua ricerca artistica. Per quale motivo?
Dopo esperienze plastiche negli anni ’70, un percorso spirituale di meditazione buddista mi ha messo in contatto con una realtà più sottile dove la luce e la vibrazione cromatica diventano protagoniste. I colori acrilici su carta nepalese mi hanno offerto la possibilità espressiva che andavo cercando. La carta nepalese mi trasporta come un tappeto volante verso quell’Oriente che tanto mi stimola e mi ispira.
Come si intreccia la luce con le sue opere di carta?
La sperimentazione di vernici fluorescenti e luce di Wood hanno completato il cerchio: il passaggio dal giorno alla notte, dalla luce del Sole alla luce della Luna, da ciò che è manifesto a ciò che è nascosto, dallo Yin allo Yang, dal conscio all’inconscio, tutto questo riallacciandomi alle mie ricerche astrologiche.
Come è cambiata la sua sensibilità per la luce dopo la realizzazione di cinque pergamene per i Soci AIDI nel dicembre 2025?
Questa esperienza lavorativa mi ha stimolato a sperimentare maggiormente la luce Wood e le vernici fluorescenti. Ho immaginato un’esposizione personale con una valenza doppia: opere che si possano guardare alla luce e che, creando il buio o la penombra, possano avere in sé anche una seconda lettura espressiva. Ad esempio un lavoro intitolato Verde che, illuminato normalmente, esprime la freschezza e la forza creativa delle piante, con il buio e la luce di Wood, ne rivela le energie sottili, come una visione più in profondità.
In una mostra collettiva nella galleria “gli eroici furori” a Milano, sul tema della montagna in occasioni delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, ha esposto un piccolo paesaggio lunare. Possiamo dire che sia quasi un omaggio ideale a Lucio Fontana?
Nella mostra ON EDGE, a cura di Silvia Agliotti e Paola Martino, inaugurata il 3 febbraio 2026 nella galleria “gli eroici furori”, ho esposto Olympic winter, un piccolo lavoro in acrilico con intervento di un pigmento fluorescente che alla luce normale mostra idealmente e in modo astratto un paesaggio di montagna, mentre al buio viene evidenziata una nevicata realizzata con la luce di Wood. Volevo creare un momento di sospensione emotiva di fronte alla meravigliosa creatività della natura.
Oltre che di pittura lei si occupa di psicoastrologia. Di cosa si tratta?
Dopo il percorso artistico all’Accademia di Brera, ho sentito il bisogno di approfondire la relazione tra psicologia e arte. Ho frequentato l’Università Cattolica di Milano dove ho studiato, tra le varie discipline psicologiche, gli insegnamenti del grande psicanalista Carl Jung (1875-1961), che utilizzava l’astrologia come test più antico dell’Umanità. Mi sono incuriosita e, in anni di ricerca e studio, ho approfondito la psicoastrologia come chiave di lettura delle personalità umane e dei loro ritmi esistenziali. L’astrologia è come un DNA Stellare: in ciascuno di noi c’è un meraviglioso codice segreto, che il Cosmo ci ha impresso dentro al momento della nascita.
Lei è riconoscibile per i suoi lirici libri d’artista che suggeriscono un’idea di tridimensionalità e che appende alle pareti come dipinti…
Oltre che come dipinti li vivo come elementi scultorei: dalle loro pagine aperte sulla parete e dai loro colori liberi nello spazio immagino escano emozioni, chiavi di lettura, ispirazioni, sintonie. Ogni libro è un viaggio e un apprendimento: più è manifesto, più diventa coinvolgente.
Come immagina l’opera “Gioco Arcobaleno”, formata da tre strisce di carta nepalese, colorate e con la luce?
Gioco Arcobaleno è nato dall’idea che chi osserva possa intervenire, spostare, arrotolare a piacimento le tre strisce colorate, creando un rapporto creativo ed emotivo tra chi fa arte e chi la fruisce. Una striscia può avere un intervento con un pigmento fluorescente, permettendo nel buio, con la luce Wood, di seguirne il percorso nel labirinto degli intrecci. Una metafora della complessità della nostra vita: se c’è la possibilità di un cammino luminoso, si può trovare il percorso, il senso, la direzione, andando nel profondo, rendendo manifesto ciò che è celato, scoprendo l’invisibile.
Nelle sue opere associa i colori a viaggi astrali. Per lei cosa significa invece la luce?
È dalla Luce che vengono i colori. La Luce è Tutto. La Luce mi avvicina al concetto di Spiritualità. La Luce illumina. La Luce dona la vita. La Luce rende evidente ciò che nel buio appare misterioso. Noi viviamo grazie alla luce della nostra Stella: il Sole. Quando penso alla Luce immagino Einstein che vola nel Cosmo a cavalcioni di un raggio di Sole.
Oltre che per i suoi libri d’artista, lei è riconoscibile per una pittura meditativa, intimista, come forma rituale di dedizione del fare arte, un’espressione del flusso vitale in connessione con l’armonia cosmica. Quando la luce connette Terra e Cielo nella danza tra Yin e Yang?
Dopo l’esperienza di Meditazione Vipassana nel 1990, vivo maggiormente il fare arte come un rito, un ringraziamento alla vita, alla gioia dei colori: frammenti di luce… Luce cosmica e interiore. Mi piace far interagire la setosità della carta dipinta (che per me simboleggia Venere) con la forza di una struttura metallica, di ferro (che simboleggia Marte): una danza d’Amore Yin e Yang, una danza di armonia degli opposti. O ancora cerco la forza della Terra e la luce del Cielo o di Mondi soprasensibili nei giochi luminosi del giorno e della notte, dell’evidente e del nascosto con la luce Wood.
Che rapporto c’è tra la luce, la poesia e la musica nelle sue opere?
Nei libri tridimensionali inserisco spesso mie frasi poetiche che ricordano momenti quasi mistici: suoni silenti, guizzi di luce, il contatto con il Sé, il perdermi nel Tutto, la Luce che viene da dentro in vibrazione con il Cosmo. Sono sempre meditazioni pittoriche.
Quale grande progetto sta sviluppando?
Ho un progetto, in parte già realizzato e che spero di esporre alla Biennale di Light Art a Mantova a ottobre nel 2026, intitolato Abbracci luminosi. Si tratta di parecchie strisce di carta nepalese, lunghe e sottili, alte 180 cm, che pendono dal soffitto, imponendosi nello spazio. Ogni striscia è colorata sui due lati ad acrilico, con svariati colori e con interventi di vernice fluorescente visibile solo nella penombra con la luce Wood. In un mondo dove sembra che la conflittualità e il rifiuto per il diverso prenda sempre più piede, ho immaginato un rito propiziatorio. La moltitudine umana è rappresentata simbolicamente da queste diverse strisce coloratissime. Il rito è la danza di questi nastri colorati, in cui l’intreccio, l’abbraccio, la vicinanza, il contatto suggeriscono un dialogo immaginato, in una “alterità” spazio-temporale che splende di gioia cromatica e, nella penombra, brilla grazie alla luce fluorescente, manifestando così l’energia celata dell’Amore. Luce come speranza di Bellezza e messaggio universale di una nuova vita in un futuro migliore.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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