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Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE" di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico. Photo Massimo Dall'Argine

Nel segno della luce oltre i confini tra reale e immaginario. Dieci anni di creatività a Parma

By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Maggio 2026

INDICE

Il Festival della creatività contemporanea 2026 (PARMA 360) celebra il decimo anno di impresa culturale di valorizzazione di Parma con eventi, incontri e arte nomade, nel segno della luce che attua processi di scambio tra persone e luoghi, storia e memoria, simbolo universale di speranza e di vita, con opere diffuse ospitate in luoghi ancora sconosciuti dell’austera città, come sottolineato dal titolo stesso di questa edizione, LUX. Visioni sulla luce. In questa intervista esclusiva le curatrici Chiara Canali e Camilla Mineo ci parlano degli obiettivi e della metodologia di questo evento e delle sue differenze rispetto ad altre manifestazioni a loro volta orientate al dialogo tra passato e presente, conoscenza del territorio e intrattenimento attraverso l’arte contemporanea.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE" di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine

Quanto ha inciso nella vostra impresa culturale e di marketing territoriale il modello del Museo Diffuso della Fondazione Nicola Trussardi a Milano, istituzione no-profit incentrata sulla promozione della cultura contemporanea, con mostre temporanee che rimettono al centro il dialogo tra arte e territorio?

C.C.: Il modello del Museo Diffuso della Fondazione Nicola Trussardi a Milano è stato sicuramente un riferimento importante, ma non un modello da replicare in modo diretto. Piuttosto, ha rappresentato una conferma: quella che l’arte contemporanea può uscire dagli spazi istituzionali, dai musei, dalle gallerie, per attivare una relazione più dinamica e inaspettata con la città e con i suoi spazi pubblici.

A Parma abbiamo lavorato in questa direzione già dal 2016, costruendo un’identità specifica che intreccia valorizzazione del patrimonio e sperimentazione contemporanea. Il nostro “museo diffuso” non è solo una strategia espositiva, ma una pratica culturale e di marketing territoriale che riattiva luoghi spesso dimenticati, restituendoli alla cittadinanza attraverso l’arte. In questo senso, il Festival diventa una piattaforma che produce nuove geografie culturali e di senso.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE" di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico. Photo Massimo Dall'Argine

Dal 2016 al 2026 avete trasformato la città in un cantiere attivo, con progetti ambiziosi che hanno reso l’arte contemporanea uno strumento di rigenerazione culturale e di alcuni luoghi urbani, permettendo ai cittadini e ai turisti di scoprire palazzi e spazi ancora poco conosciuti, o non accessibili al pubblico. A distanza di tempo quale bilancio fate di un’arte utile alla collettività che coinvolge diversi attori e competenze?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Draw the Light" a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

C.M.: Il bilancio è positivo, ma soprattutto concreto. In questi anni abbiamo dimostrato che l’arte contemporanea può essere uno strumento attivo di rigenerazione non solo simbolica ma reale, capace di riattivare spazi e rimetterli in relazione con la città. Portare mostre e progetti in luoghi meno frequentati ha generato nuove occasioni di accesso, coinvolgendo pubblici diversi e creando connessioni tra istituzioni, artisti, imprese e cittadini.

Allo stesso tempo, è chiaro che l’arte da sola non basta: perché sia davvero “utile” deve entrare in un sistema più ampio, fatto di continuità, collaborazione e visione condivisa. Il Festival ha cercato di costruire nel tempo una rete di competenze e relazioni che rendesse possibile questo processo. Più che occupare temporaneamente gli spazi, abbiamo cercato di attivarli, lasciando tracce e possibilità anche oltre la durata delle mostre.

Come nasce l’idea del Festival della creatività contemporanea a Parma e quali valori, visioni e obiettivi condividete?

C.M.: Il festival nasce dall’esigenza di creare a Parma uno spazio dedicato all’arte e alla creatività contemporanea capace di mettere in relazione linguaggi diversi e pubblici differenti. Fin dall’inizio l’idea non era quella di costruire una semplice rassegna, ma un progetto diffuso in grado di attivare la città, mettendo in dialogo arte, architettura e tessuto urbano.

I valori che condividiamo sono legati alla ricerca, alla contaminazione tra discipline e alla capacità dell’arte di generare nuove letture dello spazio e della realtà. Crediamo in un approccio inclusivo, che tenga insieme artisti affermati ed emergenti, e in una visione dell’arte come esperienza accessibile.

L’obiettivo è duplice: da un lato offrire una piattaforma di qualità per la produzione e la diffusione dell’arte contemporanea, dall’altro costruire nel tempo un rapporto attivo con il territorio, coinvolgendo istituzioni, partner e comunità. In questo senso, PARMA 360 non è solo un evento, ma un processo che cresce insieme alla città.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE" di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Quadrifluox. E l’inchiostro divenne luce" di Piergiuseppe Molinar a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

Puntate sulla collaborazione tra sponsorizzazioni pubbliche e private. Come trovate i finanziamenti della vostra impresa culturale?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine

C.M.: Il nostro modello si basa su un equilibrio tra sostegno pubblico e collaborazione con il privato. Il Comune di Parma ci supporta fin dalla prima edizione, condividendo con noi visione e progettualità, e lo stesso vale per la Fondazione Cariparma che attraverso i suoi bandi ha sostenuto la crescita del fFstival sin dall’inizio, offrendo strumenti concreti per sviluppare l’attività dell’Associazione.

Negli ultimi anni abbiamo inoltre ottenuto finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna, dal Ministero della Cultura insieme a SIAE, nell’ambito del programma Per Chi Crea, che hanno contribuito a rafforzare e ampliare il progetto con uno sguardo ai giovani artisti.

Accanto al sostegno istituzionale, è fondamentale il rapporto con gli sponsor privati, molti dei quali ci affiancano da tempo. Con loro non si tratta di una semplice visibilità, ma di un vero scambio: costruiamo insieme attività, incontri, concorsi e progetti legati ai temi del Festival. Cerchiamo partner affini per valori e contenuti, con cui condividere una visione. È proprio in questo incontro tra impresa e creatività che il progetto trova una delle sue forze.

Rigenerazione urbana e rifunzionalizzazione degli spazi cittadini ancora sconosciuti al grande pubblico: sono queste le parole chiave della vostra arte nomade e di coinvolgimento di un pubblico sempre più ampio. Quest’anno quali nuovi spazi avete aperto alla creatività contemporanea, sempre più tecnologica e scenografica?

C.C.: L’arte nomade è per noi una pratica di attivazione dello spazio urbano. Ogni edizione lavora su una mappatura inedita della città, portando il pubblico in luoghi non sempre accessibili o poco conosciuti e utilizzati.

Quest’anno abbiamo ampliato ulteriormente questo raggio d’azione, reinterpretando uno spazio come il Torrione Visconteo per attivare un percorso ascensionale, che si sviluppa sui quattro livelli della torre (con la mostra Del Sublime del DUO ES), e rafforzando il ruolo di luoghi ibridi come la Casa del Suono, al cui interno è conservata una preziosa raccolta di fonori-produttori, dove la dimensione tecnologica e interattiva dell’arte in dialogo con l’Intelligenza Artificiale trova una naturale collocazione.

La scelta degli spazi non è mai neutra: lavoriamo su luoghi che possano dialogare con i linguaggi contemporanei, generando una tensione tra memoria e futuro.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine

Come selezionate gli artisti di linguaggi diversi che spaziano dalla fotografia, al video, all’arte digitale, alla scultura, fino alle istallazioni multimediali?

C.M.: La selezione parte sempre dalla qualità della ricerca, più che dal linguaggio. Non cerchiamo di rappresentare tecniche diverse in modo schematico, ma artisti che abbiano uno sguardo riconoscibile e una ricerca capace di aprire domande. Ci interessa chi utilizza il proprio linguaggio, che sia fotografia, video, arte digitale o installazione, in modo consapevole, non decorativo.

Allo stesso tempo, costruiamo il programma mettendo in relazione punti di vista differenti, cercando un equilibrio tra approcci, generazioni e modalità espressive. La varietà dei linguaggi è una conseguenza di questo processo, non un obiettivo formale: nasce dal confronto tra ricerche che, pur diverse, condividono intensità e capacità di attivare una riflessione.

Quest’anno avete incentrato il festival sulla luce. Perché e con quali opere?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Quadrifluox. E l’inchiostro divenne luce" di Piergiuseppe Molinar a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

C.C.: La luce è al tempo stesso medium, linguaggio universale e soggetto dell’opera: una materia immateriale capace di costruire spazio, percezione e immaginario. La Light Art storica nasce proprio da questa coincidenza tra mezzo e fine, e trova una delle sue origini simboliche nella Struttura al Neon (1951) di Lucio Fontana, l’arabesco luminoso realizzato per la IX Triennale di Milano, dove la luce disegna lo spazio attraverso tubi al neon. A 75 anni di distanza, la luce torna protagonista nelle ricerche contemporanee, tra tecnologie digitali e pratiche immersive. A Parma questo tema emerge dalle sperimentazioni degli artisti coinvolti: dalla fotografia come “scrittura di luce” nel progetto Il Fiume Po. Scritture di luce di Michael Kenna, alle opere cinetiche, luminose e interattive di Antonio Barrese; dalla Light Art e Black Light del DUO ES (Nicola Evangelisti e Silvia Serenari) alle innovazioni tipografiche di Quadrifluox; dalle illustrazioni in cui la luce diventa soggetto visivo nella mostra Una nuova Luce a cura della Galleria Caracol, fino alla luce come dato – pixel, algoritmi, sistemi generativi nella mostra SYNTHETIC HORIZONS. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale – e infine alla sua dimensione naturale nelle forme floreali di Caterina Orzi.

In questo senso, la luce non è solo tema curatoriale, ma chiave di lettura trasversale: una metafora che connette fotografia, arte cinetica, illustrazione e Intelligenza Artificiale, rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Il Fiume Po. Scritture di luce" di Michael Kenna a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Fiori di luce di Caterina Orzi. Photo di courtesy

Antonio Barrese con la mostra personale “MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE” ci dimostra la relazione tra arte e scienza a partire dal Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione) in cui la luce continua a dare forma a strutture generative sempre contemporanee. Nello specifico cosa si espone in Galleria San Ludovico?

C.C.: La mostra di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico è un progetto che mette in dialogo ricerca storica e attualità. Barrese, a partire dall’esperienza del Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), ha sviluppato una riflessione pionieristica sulla luce come fenomeno strutturale e percettivo. In mostra presentiamo opere storiche, come Disco_Strobo_200, oggetto stroboscopico, cinetico, interattivo realizzato dal Gruppo MID e da Antonio Barrese nel 1965 e in seguito variamente replicato, esposto per la prima volta, sempre nel 1965, alla mostra Nuova Tendenza 3 a Zagabria e, in seguito, in numerosi musei, tra cui: Museo del 900 Milano, ZKM Zentrum für Kunst und Medientechnologie, Karlsruhe, MART, Museo Arte Rovereto e Trento, Fondazione VAF, Frankfurt.

Tra le opere storiche, anche le Immagini Sintetiche, realizzate tra il 1964 e il 1972, che nascono dal desiderio di superare la fotografia tradizionale come semplice strumento di riproduzione del reale. Le Immagini Sintetiche sono ottenute mediante operazioni controllate di luce, movimento e le variabili operative tipiche di ciascun mezzo di ripresa (fotocamera, telecamera, cinepresa), utilizzando un processo di accostamento di fotogrammi, come in un “cartone animato”.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE" di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE" di Antonio Barrese alla Galleria San Ludovico. Photo Massimo Dall'Argine

Ci sono poi lavori più recenti come la serie di opere Shining che si ispira all’idea di luminescenza, dove un filo elettroluminescente entra ed esce dal suo supporto, creando volute e spire, grovigli più o meno complessi. Oppure gli oggetti elettrificati come Electric_Cloud o Electric_Savana, opere costituite da barre di acciaio elettrificate che lo spettatore attiva generando una tempesta di scintille nello spazio e rendendo visibile l’energia.

È una mostra che restituisce la complessità di una ricerca che anticipa molte delle istanze dell’arte contemporanea attuale. In un’epoca in cui l’immagine digitale e la smaterializzazione dei confini tra reale e virtuale ridefiniscono il nostro rapporto con il visibile, il lavoro di Barrese appare sorprendentemente anticipatore.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Antonio Barrese, Morphology. Photo di courtesy
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Antonio Barrese, Mini Shining. Photo di courtesy

Nicola Evangelisti e Silvia Serenari (DUO ES) sono una coppia attiva nell’ambito della Light Art ed esplorano una dimensione spirituale nell’arte contemporanea. Cosa hanno inscenato con il progetto “Del Sublime”, sviluppato sui quattro livelli del Torrione Visconteo, aperto al pubblico proprio in questa imperdibile occasione?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine

C.C.: Il DUO ES trasforma il Torrione Visconteo in un’esperienza immersiva stratificata. Del Sublime è un progetto che lavora sulla percezione e sull’elevazione spirituale attraverso la luce. I quattro livelli del Torrione diventano un percorso in ascesa, in cui il pubblico attraversa ambienti luminosi che evocano soglie, varchi, campi energetici. Tale movimento trova compimento nell’opera video Sublimis proiettata sulla volta a botte del seminterrato, realizzata in collaborazione con il musicista Nicola Evangelisti, che accompagna lo spettatore in un viaggio tra microcosmo e macrocosmo, tra visibile e invisibile.

Nella continua evoluzione e metamorfosi dei suoi rosoni di luce e suono, Sublimis evoca il tentativo di unire l’energia della luce alla perfezione geometrica della forma, prendendo a prestito dallo studio della natura quegli schemi geometrici e quelle proporzioni matematiche che regolano la forma primaria dei cristalli, dei fiori, fino a forme complesse, e che testimoniano di un ordine e di un disegno superiori.

Non si tratta semplicemente di un’installazione da vedere, ma da fruire attraverso una percezione trascendentale di luce e suono, riportando il concetto di sublime all’interno della sensibilità contemporanea.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine

Arte, scienza e connessione tra ricerca di bellezza e nuovi immaginari con linguaggi dell’Intelligenza Artificiale. È questo l’obiettivo della mostra “SYNTHETIC HORIZON”, ospitata a Casa del Suono, una collettiva di artisti under 35, tra video, installazioni e narrazioni transmediali, Qual è il messaggio e quali visioni svelano i linguaggi generativi ancora in fase di sperimentazione?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Manuel Macadamia. Photo courtesy dell'artista

C.C.: La mostra SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale, ospitata alla Casa del Suono, rappresenta una riflessione sulle pratiche emergenti legate all’Intelligenza Artificiale.

I 6 artisti under 35 coinvolti (Andrea Crespi, Ex.Favilla, Hariel, Manuel Macadamia, Vandalo Ruins e Svccy) lavorano su video, installazioni e ambienti trasmediali che esplorano il rapporto tra umano e macchina, tra immaginazione e calcolo. Il messaggio non è celebrativo né distopico: è piuttosto un invito a interrogare criticamente questi strumenti, a comprenderne le implicazioni estetiche, etiche e culturali.

I linguaggi generativi, ancora in fase di sperimentazione, aprono scenari inediti in cui l’autorialità si ridefinisce e l’opera diventa un processo aperto che alla fine porterà alla realizzazione di opere collettive e distribuite.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Andrea Crespi, The artist. Photo di courtesy
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. SVCCY, I tre cavalieri - Cavaliere 3. Photo di courtesy
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Vandalo Ruins, Dark Tales 8. Photo di courtesy
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine

Oltre alla Light Art, novità della decima edizione del Festival della creatività contemporanea a Parma, quest’anno vi siete concentrate anche sul linguaggio del suono. Con quali opere avete varcato la soglia permettendo al pubblico non soltanto di vedere nuovi orizzonti, ma di mettersi anche in ascolto con un altro spazio invisibile?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine

C.C.: Accanto alla luce, il suono rappresenta un asse fondamentale della ricerca di questa edizione, perché ci permette di lavorare su una dimensione invisibile ma profondamente immersiva, capace di coinvolgere il pubblico in modo diretto e partecipativo.

Nel già citato progetto Del Sublime, il DUO ES sviluppa un’esperienza non solo visiva, ma anche sonora: la colonna sonora Sublimis, appositamente composta dal musicista Nicola Evangelisti, accompagna e amplifica il percorso ascensionale all’interno del Torrione Visconteo, trasformando la luce in vibrazione e lo spazio in un campo percettivo totale.

Parallelamente, alla Casa del Suono, l’opera Tutti i Re in Ascolto di Vandalo Ruins introduce una riflessione radicale sul ruolo attivo dello spettatore. Il lavoro si ispira al racconto Un re in ascolto di Italo Calvino e traduce la pratica della letteratura espansa in un dispositivo sonoro partecipativo. L’installazione invita i visitatori a leggere frammenti del testo: le loro voci vengono registrate, scomposte e riorganizzate in un coro polifonico in continua evoluzione, che cresce per tutta la durata della mostra.

La sala si popola così di “re in ascolto”: in ascolto di sé stessi, degli altri e di un paesaggio sonoro fatto di echi e interferenze. In questo senso, il suono diventa uno strumento di centralità del sé, oltre che di esperienza estetica.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine

Nella mostra “Quadrifluox. E l’inchiostro divenne luce” a Palazzo Pigorini la protagonista è la luce Wood, la fluorescenza non come effetto decorativo, ma parte integrante della ricerca estetica contemporanea. Cosa avete esposto e quali obiettivi sono stati raggiunti secondo voi?

C.M.: In Quadrifluox. E l’inchiostro divenne luce abbiamo presentato un percorso che restituisce l’evoluzione della ricerca di Piergiuseppe Molinar attraverso una selezione di opere realizzate con inchiostri fluorescenti dal graphic novel alle illustrazioni, alla fotografia. La luce di Wood non è un semplice effetto scenico, ma uno strumento che attiva l’immagine: sotto questa luce le opere cambiano stato, si accendono, rivelano livelli nascosti e modificano la percezione.

Il progetto di Molinar mette in discussione il rapporto tradizionale tra stampa e visione, trasformando la superficie in un campo dinamico, in cui l’immagine non è mai fissa ma in continua trasformazione. In questo senso, la fluorescenza diventa parte integrante del linguaggio.

L’obiettivo era proprio questo: portare il pubblico a fare esperienza diretta di un processo percettivo, più che osservare semplicemente delle opere. Direi che il risultato è stato raggiunto nella misura in cui lo spettatore si trova a interagire con la luce e a riconsiderare il proprio modo di vedere.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Quadrifluox. E l’inchiostro divenne luce" di Piergiuseppe Molinar a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Quadrifluox. E l’inchiostro divenne luce" di Piergiuseppe Molinar a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

La mostra collettiva “Una nuova Luce”, ospitata a Palazzo Pigorini, nel centro di Parma, è interessante perché riunisce per la prima volta in Italia i talenti dell’illustrazione francese contemporanea: Jean Mallard, Clémant Thoby e Florian Pigè. Cosa si espone in questa parata di paesaggi onirici che attraversano le avanguardie storiche dai Simbolisti ai Fauves fino agli Espressionisti?

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Una nuova luce", collettiva di Jean Mallard, Clémant Thoby e Florian Pigè a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

C.M.: Una nuova luce mette al centro il paesaggio come spazio immaginativo, attraversato dalla luce, e presenta tre approcci all’illustrazione contemporanea accomunati da una forte ricerca visiva, in cui la luce diventa materia narrativa e principio costruttivo dell’immagine.

Jean Mallard costruisce paesaggi visionari e stratificati, ricchi di dettagli e micro-narrazioni, in cui la luce agisce come energia dinamica che espande lo spazio. Clément Thoby lavora su atmosfere più vibranti e sensoriali, rielaborando la lezione dei Fauves: nei suoi lavori la luce entra nel paesaggio, creando profondità e movimento. Florian Pigé, infine, sviluppa una ricerca più intima e contemplativa, dove la luce si deposita sull’immagine, modellando i volumi e sospendendo il tempo.

Il riferimento alle avanguardie storiche – dai Simbolisti ai Fauves fino all’Espressionismo – non è una citazione diretta, ma una traccia che attraversa le opere, reinterpretata in chiave contemporanea. Ne emerge una sequenza di paesaggi onirici che trasformano il reale in spazio emotivo e immaginario.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Una nuova luce", collettiva di Jean Mallard, Clémant Thoby e Florian Pigè a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Una nuova luce", collettiva di Jean Mallard, Clémant Thoby e Florian Pigè a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

Come si colloca nell’ambito del Festival la mostra fotografica di Michael Kenna “Il Fiume Po. Scritture di luce”, incentrata sulle visioni sulla luce di questo straordinario paesaggista inglese innamorato dell’Italia?

C.M.: La mostra di Michael Kenna, a cura di Sandro Parmiggiani e Corsiero editore, è perfettamente coerente con il tema del Festival, perché affronta la luce in una dimensione diversa, ma complementare rispetto alle installazioni e alle opere più immersive. Se in altri progetti la luce è materia fisica e dispositivo attivo, nel lavoro di Kenna diventa tempo, scrittura e percezione.

Le sue fotografie non sono semplici paesaggi: sono il risultato di un processo lento fatto di attesa e osservazione, in cui la luce costruisce l’immagine. Attraverso lunghe esposizioni, nebbie, riflessi e atmosfere rarefatte, il paesaggio del Po si trasforma in qualcosa di essenziale e sospeso, quasi mentale.

In questo senso, Scritture di luce è un titolo molto preciso: la luce non illumina semplicemente, ma scrive, costruisce forma e senso. La mostra introduce una dimensione più contemplativa all’interno del Festival, invitando a rallentare e a osservare.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Il Fiume Po. Scritture di luce" di Michael Kenna a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Il Fiume Po. Scritture di luce" di Michael Kenna a Palazzo Pigorini. Photo Massimo Dall'Argine

In questa parata di artisti contemporanei rappresentati dei linguaggi multimediali ci sono ancora poche artiste. Qual è il problema?

Ha toccato un problema concreto, che esiste ed è strutturale. Non riguarda solo il Festival, ma l’intero sistema dell’arte e, in particolare, i settori legati alla tecnologia e ai nuovi media, dove il divario è ancora più evidente.

Come curatrice, attiva da anni sul campo, lavoro per costruire una rappresentanza più equilibrata, ma è necessario intervenire a monte: sull’accesso, sulla formazione, sulle opportunità di produzione e sui network professionali.

Credo che il compito di un festival oggi non sia solo di esporre opere, ma anche creare condizioni. Questo significa attivare call, programmi e collaborazioni che possano sostenere concretamente la presenza e la visibilità delle artiste, non come quota rosa, ma come riconoscimento reale di una qualità già esistente.

A tal fine, proprio a maggio, lanceremo una Call for Artists under35, AI Horizons. Art Beyond Algorithms per Parma European Youth Capital 2027, dove ci auguriamo possa partecipare una nuova generazione di artiste donne.

Come spiegate ai giovani della generazione Z questa mostra? E perché dovrebbero vederla?

C.M.: Non lo spieghiamo in modo didascalico, ma come un’esperienza da vivere. Questo Festival lavora sulla luce non come qualcosa da guardare, ma da attraversare: molte opere sono immersive, interattive, e mettono in gioco percezione, spazio e corpo. È un tipo di esperienza molto vicina alla sensibilità della Gen Z, abituata a linguaggi visivi, digitali e ibridi.

Allo stesso tempo, il Festival offre una grande varietà di linguaggi, dall’arte digitale alla fotografia, dall’installazione all’illustrazione, che permette a ciascuno di trovare un proprio punto di accesso. Non serve avere competenze specifiche: si entra, si esplora e si costruisce il proprio percorso.

Perché vederlo? Perché non è un festival da osservare passivamente, ma uno spazio in cui puoi muoverti, interagire e mettere in discussione il tuo modo di guardare le immagini.

Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "Del Sublime" del DUO ES al Torrione Visconteo. Photo Massimo Dall'Argine
Parma 360 - Festival della creatività contemporanea. Mostra "SYNTHETIC HORIZON. Nuove geografie dell’Intelligenza Artificiale" alla Casa del Suono. Photo Massimo Dall'Argine

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Jacqueline Ceresoli

Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.

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