Light Art
Luce come ponte tra Passato, Presente e Futuro, storia e innovazione tecnologica connessa all’ambiente. Maurizio Nannucci illumina il Gazometro di Roma
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Gennaio 2026
A Roma nell’area Ostiense campeggia il monumentale Gazometro progettato nel 1909, l’anno della pubblicazione del Manifesto Futurista di Filippo Tommaso Marinetti. Costruito nel 1935-37 dalla società Ansaldo e dismesso a partire dagli anni Sessanta, è un’icona di archeologia industriale immortalata in molte fiction televisive, film, video di musica rap, trap ed è stato set a più riprese, negli ultimi anni, di installazioni site-specific ideate per la rassegna Videocittà. In quest’area oggi arte ed energia intrecciano nuove prospettive per rilanciare il progetto ROAD (Rome Advanced District), un polo di innovazione tecnologica a cielo aperto e inclusivo in grado di attrarre soggetti pubblici e privati, e luogo di sperimentazione creativa per soluzioni legate alla transizione energetica, inaugurato nel maggio del 2023 e sviluppato da una rete di aziende. Qui si trova Eni 2025 Lab, spazio espositivo permanente dei progetti e delle tecnologie Eni, dove attualmente fa capolino una monumentale scritta “More than meets the eye”, ideata da Maurizio Nannucci (Firenze, 1939) per il MAXXI nel 2015. Fino a marzo del 2026 questa immaginifica installazione di Light Art sarà visibile a tutti i curiosi sul cilindro del Gazometro G3, il cosiddetto Colosseo in ferro, grazie alla collaborazione tra il museo romano ed Eni, da sempre impegnata nella promozione dell’arte contemporanea e dell’energia sostenibile.
Interazione tra la luce, l’architettura e lo spazio circostante
L’installazione di Nannucci, a Roma interagisce con il Gazometro G3 del complesso Eni con l’obiettivo di rilanciare l’area dell’Ex Officine San Paolo, come si chiamava in origine il polo produttivo raccolto intorno al Gazometro Ostiense, e per edificare un ponte immaginario tra archeologia industriale e arte contemporanea, tracciando bianco una mappatura emozionale di un’altra percezione della Città Eterna sotto l’insegna di Arte al Gazometro con le lettere al neon, materiale paradigma della modernità e, dagli anni Sessanta, linguaggio artistico. Si tratta di una scritta a caratteri cubitali e leggibile in sezione verticale in lingua inglese al neon bianco, ideata dall’artista fiorentino, riconoscibile per le sue opere con la luce al neon (a partire dal 1967), un invito a sfiorare con la mente l’intangibile per cogliere anche nel suono delle parole scritte l’interazione tra la luce, l’architettura e lo spazio circostante. Come sappiamo la Light Art è una disciplina polisemica che dialoga con spazio privato e pubblico in cui appare, con il fine di attivare dinamiche dell’incantamento anche là dove non ci aspettiamo di trovarle, attraverso forme, scritte, arabeschi, linee, punti e modulazioni plastiche luminescenti, visualizzando nuovi paesaggi urbani o prospettive stranianti in bilico tra realtà e immaginazione, dove si fa esperienza del vero dell’arte nello spazio pubblico. E lì nelle opere di luce tutto è emozione e suggestione estetica.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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