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Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Photo © RecordStudio

Acqua solidificata in forme di vetro: la mostra di Fabrizio Plessi per Barovier&Toso ARTE

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Aprile 2026

Galleria Barovier&Toso, ritratto di Fabrizio Plessi, 2025. Photo di courtesy

“Esplorare il vetro di Murano come puro materiale artistico, al di là della tradizione funzionale”: è questo l’invito che Barovier&Toso ARTE, galleria fondata sull’eredità di Barovier&Toso, la più antica vetreria al mondo, nata a Murano (Venezia) ha rivolto ad artisti di prestigio, con poca o nessuna esperienza pregressa con questo antico mezzo espressivo.

L’invito è stato raccolto da Fabrizio Plessi, videoartista di fama internazionale che crea opere e installazioni in cui le potenzialità delle tecnologie elettroniche e digitali dialogano con il patrimonio della cultura materiale e immateriale. Il risultato è Perdersi in un bicchier d’acqua (fino al 21 giugno), la sua prima mostra significativa dedicata al vetro di Murano, con cui Plessi è tornato agli archetipi fondamentali della produzione vetraria – la bottiglia e il bicchiere. “Questa espressione italiana, che descrive il paradosso di essere sopraffatti da qualcosa di apparentemente marginale, cattura l’essenza della filosofia artistica di Plessi, secondo cui le forme più elementari – un semplice bicchiere o l’acqua stessa – possono contenere infinita complessità e profondità emotiva se viste attraverso il prisma della trasformazione artistica”.

Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, dettaglio, 2025. Photo di courtesy

Forme “turbolente” di acqua solida

Si tratta della prima mostra significativa dell’artista dedicata al vetro di Murano e alla sua secolare tradizione, con cui Plessi rinnova il suo legame “nuziale” con l’acqua, la luce e, appunto per la prima volta, con il vetro, riaffermando il dialogo profondo tra innovazione artistica e tradizione veneziana. L’esposizione, dal significativo di perdersi in un bicchier d’acqua, presenta un insieme di opere che, come già detto, “indagano il materiale nella sua essenza più pura, al di là della consueta dimensione funzionale”. Si parte dallo spazio bar che introduce alla galleria dove sono esposte opere che reinterpretano le forme archetipe del vetro vero vocabolario della produzione da oltre tremila anni, bottiglie e bicchieri, contenitori conosciuti fin dall’antichità per la loro funzione di contenere l’acqua. Acqua appunto: queste forme, sapientemente modellate da Plessi, abbandonano la loro funzione originaria e si trasformano in sculture autonome che sembrano solidificarsi nel movimento dell’acqua, fluide, come in movimento, eppure solide, “dove la turbolenza – cifra stilistica dell’artista – si traduce in materia”.

Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, scultura bicchiere, 2025. Photo di courtesy

Accanto ai vetri, i disegni di Plessi “rivelano la genesi delle forme realizzate, configurandosi come testimonianze del processo creativo e omaggio a Barovier&Toso, la più antica vetreria al mondo (le cui radici risalgono al 1295), simbolo dell’incontro tra visione artistica e maestria artigianale”.

Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, disegno, 2025. Photo di courtesy
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Photo © RecordStudio

La mostra prosegue nella Sala dell’Acqua con una monumentale e spettacolare installazione, una grande scultura ad anello, immersa in una vorticante luce blu e circondata di immagini e suoni d’acqua, su una piattaforma nera riflettente. In dialogo con quattro storici lampadari Barovier&Toso, “l’opera evoca l’incontro fra l’elemento liquido che identifica Plessi e il fuoco delle fornaci muranesi, metafora della fusione tra ispirazione e tecnica, tra arte contemporanea e tradizione”.

Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Photo © RecordStudio
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Ph. Studio Pointer

Il percorso si conclude con l’allestimento dedicato alla bottiglia di profumo Movimenti dell’animache riprende la geometria dell’anello e le forme turbolente delle sculture in vetro”, unendo i concetti tematici e artistici dell’esposizione stessa. “Sintesi della collaborazione con la galleria Barovier&Toso ARTE, l’opera unisce artigianato e linguaggio multisensoriale, celebrando la ricerca di bellezza e trasformazione che da sempre contraddistingue il lavoro di Plessi”.

Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, Movimenti dell'anima, 2025. Ph. Studio Pointer
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, Movimenti dell'anima, 2025. Photo di courtesy

“Pur se nativo di Reggio Emilia, Plessi, per vocazione, per scelta, per empatia fisica e per destino poetico, è il più veneziano degli artisti che si conoscano”, spiega lo storico dell’arte e presidente della Fondazione Burri Bruno Corà nel suo saggio Fabrizio Plessi: disegni e vetri turbolenti incluso nel catalogo della mostra. “Nessuno ignora i Maestri del passato remoto e tanto meno quelli del passato prossimo, ma tra quelli che abbiamo incontrato nell’ultimo mezzo secolo e viventi non ha rivali. Soprattutto poiché nel corso della sua vita ha esaltato e celebrato l’acqua e la luce, ma anche la materia in tutte le sue fogge, elementi primari della vita sul pianeta e della storia di Venezia. Nella lunga vicenda artistica che lo distingue tra i Maestri europei e internazionali, a Plessi si deve il primato di aver impiegato – senza sottostare a ortodossie e prescrizioni – la più avanzata tecnologia ma anche ogni tipo di materia. Se l’opera di Burri è emblematica poiché egli ha osato produrre pittura, forma, spazio ed equilibrio servendosi di materiali spesso ritenuti obsoleti o extrapittorici, Plessi, analogamente, ha introdotto nelle proprie opere, insieme a materiali fluidi, la pietra, il legno, il metallo e soprattutto la tecnologia e l’elettronica, ritenuti ‘estranei’ all’estetica tradizionale, mentre in realtà annunciavano la nascita di una nuova sensibilità epocale”.

AUTHOR

Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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