LUCE 356

ANNO 64
Giugno 2026

Rivista fondata da AIDI nel 1962
Direttore Mariella Di Rao

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L’Albero della Vita, copertina appositamente realizzata per LUCE dallo studio di design, arte e architettura Giò Forma.

18,00

150 disponibili

In questo numero:

EDITORIALE 

La luce che racconta l’anima
di Mariella Di Rao

L’Albero della Vita che riempie la copertina disegnata per LUCE dallo Studio Giò Forma è il concept del famoso Albero della Vita che durante l’Expo del 2015 ha rappresentato il cuore di tutta l’esposizione Universale, che lo studio ha realizzato reinterpretando il celebre disegno della pavimentazione della Piazza del Campidoglio di Michelangelo che viene idealmente sollevato e ruotato fino a trasformarsi in tronco e chioma. Un gesto simbolico che unisce memoria e futuro, arte e tecnologia. Quest’immagine che è diventata iconica, senza tempo, rappresenta oggi anche un simbolo di resilienza e rinnovamento perché si prepara a una nuova vita. È infatti previsto un importante intervento di restauro e riqualificazione tecnologica, sotto la direzione di Balich Wonder Studio, che porterà alla sua completa riattivazione entro la fine del 2028. Un’opera dove la luce continuerà, quindi, a essere linguaggio, materia narrativa, esperienza collettiva…

Freeing FrameYard. L'illuminazione che unisce il cielo alla speranza nel villaggio Hakka / Freeing FrameYard. The lighting that links the sky with hope in Hakka village. Photo © Yu Bai

INCONTRI 

“Che la luce scorra come l’acqua” 
di Chiara Testoni

 

Abbiamo incontrato Jenchieh Hung e Kulthida Songkittipakdee, architetti e docenti universitari, fondatori di HAS design and research, studio di architettura thailandese che, spaziando dalI’architettura, alle installazioni, alle opere sperimentali. Entrambi esplorano il progetto come strumento di indagine e adattamento “camaleontico” ai cambiamenti ambientali, culturali e sociali del nostro tempo. Jenchieh Hung e Kulthida Songkittipakdee ci hanno raccontato del loro approccio concettuale e del modo in cui la luce “scorre” nel design, modellando spazi fisici ed “emotivi”. Nel loro lavoro esplorano le connessioni tra natura e opera artificiale che riassumono nel concetto di “architettura camaleontica” con l’obiettivo di realizzare edifici che si adattano ai cambiamenti tecnologici, ambientali e sociali. “La luce è un elemento fondamentale che determina le qualità sia funzionali sia emotive dello spazio. La luce non solo illumina e indirizza il movimento, ma anche arricchisce l’esperienza, crea interazioni e suggestioni, a volte enfatizzando le caratteristiche architettoniche, altre volte dissolvendo i confini e permettendo allo spazio di trasformarsi continuamente, come nel progetto Aluminum Grotto and Public Ground (installazione urbana a Bangkok, Thailandia, NdR). Per noi la luce è un mezzo ‘trasformativo’, in grado di rivelare forme, textures e materialità…”.

A Round, apparecchi di illuminazione da incasso per esterni installati a Muralla Roja a Calpe, Spagna. Design Piero Lissoni, Flos Outdoor Lighting / A Round, recessed outdoor lighting installed at Muralla Roja in Calpe, Spain. Designed by Piero Lissoni, Flos Outdoor Lighting. Photo © Tommaso Sartori; courtesy Flos

INCONTRI

Piero Lissoni: “La luce è un elemento fondamentale per far crescere il buio”
di Monica Moro

Abbiamo incontrato Piero Lissoni, rinomato designer e architetto italiano, maestro indiscusso del design contemporaneo, nel suo studio Lissoni & Partners a Milano, da lui fondato con Nicoletta Canesi nel 1986. La sua filosofia progettuale, che abbraccia architettura, interior design e direzione artistica, è guidata da una ricerca di equilibrio tra estetica e funzionalità che persegue eliminando il superfluo per rivelare la struttura intrinseca delle forme. La capacità di spaziare tra diverse scale di progetto testimonia la sua versatilità. Ci racconta il suo obiettivo che è quello di interpretare e trasmettere la visione attraverso un racconto autentico e distintivo. In questa prospettiva, la luce rappresenta un elemento fondamentale nel narrare tale racconto e, laddove sussista una narrazione, la luce deve essere in grado di comunicarla efficacemente. “Quando serve rinforzare l’illuminazione che proviene per esempio da una candela, devi conoscere i punti strategici in cui collocare le luci artificiali al fine di realizzare un effetto visivo del candelabro che sembra illuminare l’intera stanza. In realtà, tale effetto è ottenuto attraverso tecniche specifiche e un’attenta orchestrazione degli effetti luminosi. In un certo senso, viviamo all’interno di uno schema teatrale, dobbiamo semplicemente sapere raccontare gli effetti…”.

Immagine dall'opera Anna A. / An image from the opera Anna A.. Photo Marco Brescia e Rudy Amisano © Teatro alla Scala

INCONTRI

Tra luce e buio: la musica di Silvia Colasanti
di Cristina Tirinzoni

È uno dei misteri più affascinanti della musica: come trasformare qualcosa di “visivo” come la luce in qualcosa di “sonoro” da scrivere sul pentagramma. Ne abbiamo parlato con la compositrice Silvia Colasanti, tra le voci più affermate della scena musicale internazionale. Particolarmente attiva nel teatro musicale e nella musica sinfonica e da camera, si è formata al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, per poi perfezionarsi all’Accademia Musicale Chigiana di Siena e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Silvia Colasanti, romana, classe 1979, nata sotto il segno dei Pesci (che ha un legame profondo e innato con la musica), è una musicista che riconosce nella letteratura, nella poesia – intesa non solo come testo da musicare, ma come spazio espressivo capace di generare immagini sonore e strutture musicali – e nel mito le sue principali fonti di ispirazione. Il suo repertorio compositivo, ampio e variegato, si arricchisce di commissioni e collaborazioni di altissimo profilo, tra cui quella con il Teatro alla Scala. Anna A., la sua nuova opera andata in scena tra ottobre e dicembre 2025 al Teatro alla Scala, segna un traguardo storico: si tratta infatti della prima opera commissionata dal celebre teatro milanese, tra i più prestigiosi al mondo, a una compositrice donna. La nostra tradizione culturale è stata a lungo segnata da una visione dicotomica della realtà, fondata su opposizioni come luce e buio. Oggi, invece, anche nelle arti sembra emergere una prospettiva diversa, basata sulla compresenza e sull’interazione tra elementi, più che sulla loro contrapposizione. “Pensare la musica come dominio esclusivo della luce o del buio significherebbe ridurne drasticamente la portata, impoverirne la capacità di restituire la complessità dell’esperienza umana. La musica, a mio avviso, si configura piuttosto come uno spazio di coesistenza, in cui tensioni opposte non si annullano ma si sostengono reciprocamente, generando senso proprio nel loro intreccio…”.

Museo d’Arte Fondazione Luigi Rovati, Milano. Progetto: Mario Cucinella Architects / Luigi Rovati Foundation Art Museum, Milan, Italy. Design: Mario Cucinella Architects. Photo © Duccio Malagamba; courtesy Mario Cucinella Architects

PROGETTARE LA LUCE

Illuminare l’invisibile
Luce underground
di Alessandra Reggiani

Molte delle nostre splendide città, che viviamo nella pienezza e bellezza della luce solare e diurna, hanno in realtà una doppia anima, legata all’esistenza di una vera e propria estensione urbana che appartiene al mondo dell’ombra, che si sviluppa e si materializza nell’esistenza di spazi ipogei, ambienti sotterranei e stratificazioni millenarie che raccontano un’identità e una storia parallela, affascinante e sorprendente.

L’esistenza di spazi ipogei nasce generalmente, oltre che per motivi urbanistici, anche per motivi mistico-religiosi già nel mondo pagano, per poi estendersi a quello cristiano. Spesso, si usano anfratti naturali, come le grotte carsiche, o nuove configurazioni derivate dagli effetti dell’attività estrattiva; talvolta, gli spazi sono appositamente pianificati per assolvere a specifiche funzioni.

Addentrandosi in questo mondo sotterraneo, ci si immerge in una stratificazione di epoche diverse, percependo ancora gli echi della storia, che può essere antichissima o recente a seconda dei singoli casi specifici e che, comunque, è indissolubilmente legata all’evoluzione della città e alla storia del luogo e del contesto. Spesso questi spazi, pianificati come tali, sono integrati dalla presenza di aree e complessi architettonici inizialmente concepiti come elementi esterni, poi coperti dalle modifiche altimetriche del tessuto urbano nell’evoluzione della sua immagine, pianificazione e funzionalità, dando vita a un’identità urbana alternativa, ricca di fascino e mistero.

Questa dimensione alternativa è totalmente dipendente dalla presenza di una luce indotta, che mai come in questo caso può letteralmente definirsi “underground”, in una sintesi operativa fra il termine che nella cultura anglosassone definisce da sempre una prassi alternativa, innovativa, in fermento e la reale connotazione degli spazi, ubicati sottoterra…

Le nuove luci Parklight al crepuscolo, design di fortheloveoflight per ewo / The new Parklight lanterns at twilight, design by fortheloveoflight for ewo. Photo © Anker & Co; courtesy of ewo

PROGETTARE LA LUCE

Il nuovo Postbyen di Copenaghen: luce inclusiva che dialoga con la città
di Nancy Tollins

Incontriamo Nikolaj Birkelund Pedersen di fortheloveoflight, studio danese di lighting design che firma il progetto di illuminazione del nuovo quartiere Postal City – Postbyen, su progetto dello studio Lundgaard & Tranberg Arkitekter, nel centro di Copenaghen. Gli chiediamo di accompagnarci alla scoperta del progetto, realizzato in un Paese famoso per i suoi designer (tra cui Hans Wegner, Poul Henningsen, Arne Jacobsen e Verner Panton), e dove vige il concetto di “hygge”, che significa saper creare un’atmosfera accogliente e godersi le cose belle della vita con le persone care.

fortheloveoflight è uno studio professionale di lighting design con sede a Copenaghen fondato con la convinzione che la luce non sia solo una funzione tecnica, bensì quel “qualcosa” che plasma il modo in cui percepiamo un’atmosfera, uno spazio e anche il legame che instauriamo con un luogo. Il loro lavoro esplora come la luce influenza la percezione, l’emozione e il senso di appartenenza. La luce per loro luce è un materiale a sé, per ogni progetto iniziano dall’analisi del contesto, dall’architettura, e soprattutto coinvolgendo le persone che utilizzeranno lo spazio e dalla natura che lo circonda al fine di creare un’illuminazione che supporti le relazioni e che valorizzi in modo discreto il modo in cui ci sentiamo e ci muoviamo in un luogo. “Nel progetto Postyben siamo stati coinvolti presto nel processo, prima che il masterplan fosse stato definito. Invece di iniziare, come normalmente si fa, con disegni e analisi, abbiamo deciso di invitare gli architetti, il committente e i principali collaboratori a fare con noi una serie di passeggiate notturne in bicicletta in giro per Copenaghen. Abbiamo visitato spazi pubblici, piazze, parchi – alcuni pieni di fascino, altri più uniformi o poco invitanti. Questi giri in bicicletta sono diventati il nostro metodo di ricerca condiviso: ci hanno permesso di sperimentare insieme la luce, non solo di parlarne. È stato grazie a questo che abbiamo potuto sviluppare un linguaggio comune attorno alla luce, in termini di abbagliamento, contrasto, temperatura del colore e atmosfera…”.

Immagine dal musical Maybe Happy Ending con protagonisti Darren Criss (Oliver) e Claire Kwon (Claire) / Image from the musical Maybe Happy Ending, starring Darren Criss (Oliver) and Claire Kwon (Claire). Photo © Matthew Murphy e / and Evan Zimmerman

PROGETTARE LA LUCE

Maybe Happy Ending
La catarsi della scenografia elettronica
di Paolo Calafiore

Al calare del buio in teatro, l’apertura del sipario è sempre uno dei momenti più attesi e sorprendenti e quei pochi istanti di buio che ci separano dallo spettacolo ci preparano alla dimensione di un nuovo viaggio in storie immaginate che, davanti al nostro sguardo, si fanno realtà in quella straordinaria macchina del tempo e dello spazio chiamata palcoscenico. A maggior ragione se lo spettacolo che ci accingiamo ad assistere è sul palcoscenico di Broadway. Ed è dalla Corea del Sud che è giunto Maybe Happy Ending un musical straordinario che da Broadway sta conquistando il mondo e che fa parte a pieno titolo della “hallyu” quel fenomeno meglio riconosciuto come “Korean Wave”. È subito all’apertura del sipario che il pubblico spiazzato non si trova di fronte alla classica, scintillante scenografia di un musical, ma viene attratto da qualcosa di più simile a un’installazione museale di arte contemporanea: due piccoli microambienti chiari, geometrici, sospesi nel buio dello spazio scenico, contornati da sottili linee di luce e avvolti da centinaia di pannelli LED che attendono di diventare visioni di città, di cielo, di natura, emozioni di luoghi che riemergono dalla memoria. La versione Broadway parte da un assunto: se Seoul è il luogo della storia, allora deve essere presente sulla scena in tutta la sua complessità visiva e culturale. Seoul, con la sua collisione tra antico e ultramoderno, le sue strade illuminate al neon, a LED e i silenziosi vicoli di quartiere, conferisce alla storia una specificità che la rende reale anziché generica. È proprio questa specificità che lo scenografo Dane Laffrey e il lighting designer Ben Stanton hanno cercato di tradurre in un linguaggio scenico coeso e coerente. Le due stanze — quella di Oliver e quella di Claire — sono le protagoniste silenziose della scenografia. Il design delle stanze degli Helperbot Yards (le residenze per Helperbot in pensione, come Oliver e Claire stessi, NdR) è immaginato da Dane Laffrey attraverso un’illuminazione vivida degli ambienti (progetto di Ben Stanton), circondati dall’oscurità. Pannelli scorrevoli di linee LED separano e mostrano le stanze dei protagonisti affiancate, o in movimento, come un effetto di schermo diviso, coordinate cromaticamente. Gli oggetti di Claire sono rosa e lavanda, con effetti di illuminazione saturi. Gli arredi di Oliver sono per lo più neutri, influenzati dal suo proprietario, con effetti luminosi blu…

Vibras Lab, Medellín, Colombia, 2024. Photo © Nick Wiesner

LIGHTING DESIGNERS 

Paula Serna A. Vanegas: “La luce si sente con il cuore” 
di Marco Nozza

Abbiamo incontrato Paula Serna A. Vanegas, architetta e lighting designer colombiana, fondatrice di Estudio Dedós a Medellín.

Passata dalla rigidità tecnica dell’università a una pratica che abbraccia il design della luce, il design dell’ombra e la light art come discipline inscindibili, la light designer racconta la sua visione del progetto luminoso tra tecnica e poesia, e la convinzione profonda che guida il suo lavoro: “La luce si misura in lumen, ma si sente con il cuore”. Una visione che nasce dall’osservazione, dall’esperienza e da un po’ di ribellione nei confronti dell’approccio tradizionale e utilitaristico all’illuminazione che spesso cerca di eliminare l’oscurità inondando ogni angolo di luce, e maturata dalla consapevolezza che le ombre non sono un problema da risolvere, ma una straordinaria opportunità di progettazione. L’ombra definisce profondità, contrasto e atmosfera, è la pausa tra le note che crea la melodia. Se tutto è illuminato allo stesso modo, lo spazio diventa piatto e visivamente estenuante. La progettista in questa intervista ci parla di ritmi circadiani applicati nelle scuole, di ombre trattate come materia di progetto, di premi internazionali vinti. E di come una città difficile come Medellín le abbia insegnato che la luce porta dignità. “I clienti non entrano mai in una stanza dicendo: ‘Adoro i 500 lux su questo tavolo’. Dicono invece: ‘Mi sento così in pace qui, oppure: ‘Questo spazio sembra magico’. Ho capito che, sebbene la precisione tecnica sia il fondamento della nostra professione, il suo obiettivo ultimo è puramente emotivo. È da lì che nasce la mia convinzione: la luce può e deve essere quantificata dal progettista, ma il suo vero impatto viene percepito dall’utente…”.

Loisos + Ubbelohde, Lightfall (2024), installazione permanente in un grattacielo direzionale a New York City: la colonna di luce scanalata da fibre ottiche bianche / Loisos + Ubbelohde, Lightfall (2024), a permanent installation in an office tower in New York City: the column of light formed by white optical fibers. Photo © Studio Nicholas Venezia

SPECIALE 

Luce e innovazione
articoli di Marco Frascarolo, Chiara Testoni, Gaia Fiertler, Mariella Di Rao

Luce e innovazione è il tema dello Speciale di questo numero. Cosa significa fare innovazione? Come sta cambiando l’approccio alla professione con l’introduzione di nuovi strumenti digitali? Quali sono le strategie aziendali più efficaci? Lo affrontiamo con un intervento introduttivo del progettista Marco Frascarolo sulla storia dell’innovazione della luce, interviste e importanti cases history.

Glowing Nature è una installazione di Daan Rooseegarde che consentiva ai visitatori di interagire con alcune delle alghe bioluminescenti più luminose al mondo. Queste alghe sono sensibili al tocco: camminando o immergendo le mani sopra di esse, emettono una forte luminescenza / Glowing Nature is an installation by Daan Rooseegaarde that allowed visitors to interact with some of the brightest bioluminescent algae in the world. These algae are sensitive to touch: when you walk over them or hold your hands above them, they emit a bright glow. Photo © Daan Roosegaarde

RICERCA E TECNOLOGIA

Luce senza spina
Guida pratica alla luminescenza 

di Matteo Seraceni

Immaginate una luce che non consuma elettricità, non produce calore e, in certi casi, nasce addirittura da esseri viventi. Sembra fantascienza, ma è già realtà: la luminescenza è un processo fisico che trasforma l’energia accumulata sotto forma di eccitazione atomica o molecolare in radiazione visibile. Le tre famiglie più interessanti per il futuro dell’illuminazione sono chemiluminescenza, bioluminescenza e fotoluminescenza.

La prima nasce da una reazione chimica, un esempio è ciò che avviene mettendo a contatto il luminol utilizzato dalla polizia con tracce ematiche. La seconda è la luce prodotta da organismi viventi, come batteri, alghe o le comuni lucciole. La terza è la classica luce che “si carica” di giorno per poi brillare al buio, come quella delle stelline attaccate al soffitto delle camerette…

Laura Bellia, presidente di AIDI / Laura Bellia, president of AIDI. Photo © Scatti Spontanei

ASSOCIAZIONI

AIDI: Il ruolo dell’Associazione per la cultura della luce
di Matteo Seraceni

Negli ultimi anni AIDI – Associazione Italiana di Illuminazione ha lavorato con continuità per riportare la luce al centro del dibattito pubblico, non come semplice tema tecnico, ma come infrastruttura decisiva per il benessere, la sostenibilità e la sicurezza. Nel confronto con istituzioni, Associazioni e mercato, l’Associazione ha svolto un ruolo di mediazione autorevole, difendendo il valore della progettazione della luce e una visione capace di unire innovazione, competenza e attenzione al contesto. In quest’articolo Matteo Seraceni, responsabile tecnico-scientifico dell’Associazione ci racconta le diverse attività realizzate in questi ultimi anni per aumentare la presenza della cultura della luce a livello normativo e istituzionale.

Luca Pannoli, FIAT LUX, NFT. Fotogramma video, collezione privata (per vedere il video: https:// www.instagram.com/p/CTzJCTelHlZ) / Luca Pannoli, FIAT LUX, NFT. Video still, private collection (to view the video: https://www. instagram.com/p/ CTzJCTelHlZ). Photo courtesy Luca Pannoli

LIGHT ART

Luca Pannoli: “Ascolto sempre il luogo e le sue storie”
di Jacqueline Ceresoli

Abbiamo incontrato Luca Pannoli, architetto, designer e artista, fondatore, nel 1998, di ONDESIGN, studio multidisciplinare di progettazione e ricerca nei campi dell’architettura, del design, della comunicazione e delle arti visive.

Da sempre interessato allo spazio pubblico come territorio di indagine e sperimentazione artistica, esperto di computer grafica 3D e autore di decine di installazioni luminose nello spazio pubblico delle città in Italia e all’estero, ci racconta le sue attitudini interdisciplinari e l’approccio alla Light Art che unisce il rigore del progetto alla creatività connessa alla cultura digitale, design, cinema, poesia, con l’obiettivo di indagare la complessità dei linguaggi multimediali contemporanei nell’arte pubblica. Il suo incontro con la luce è del 1998 con Luci d’Artista a Torino. Quando giovane architetto decide di appropriarmi di un linguaggio già radicato nell’immaginario urbano — quello dei segni urbani — per decontestualizzarne i simboli e caricarli di nuovi significati. I suoi progetti nascono quasi sempre dall’ascolto del luogo non solo in senso fisico ma anche antropologico: le storie, le tensioni, i desideri di chi lo abita. Ascolto. Comprendo il luogo, la sua anima e le persone che lo abitano. Analisi. Decifro i dati e unisco i puntini per cercare codici nascosti e connessioni invisibili. Creatività. Elaboro ipotesi e abbraccio il caos che genera cortocircuiti di senso. Come scrisse Nietzsche, ‘Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante’ e cerco quella stella. Ideazione. La sintesi, l’atto finale in cui l’idea dà forma all’opera. Responsabilità. La consapevolezza dell’impatto sociale dell’opera nello spazio pubblico…”.

L'Avv. Paolo Sansone / Attorney Paolo Sansone. Photo courtesy Studio Legale Sansone

LUCE SULLE REGOLE

Incognite sul diritto di prelazione: quale destino per le gare aperte di finanza di progetto?
di Alberto Scalchi

Abbiamo nuovamente incontrato l’Avv. Paolo Sansone, fondatore dell’omonimo studio legale (con sede a Milano), esperto di diritto amministrativo, che, in questa terza intervista, ci parla della disciplina italiana della finanza di progetto, con focus sul diritto di prelazione nei bandi di gara. È noto che la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (C-810/24) del 5 febbraio 2026 ha dichiarato incompatibile con il diritto unionale la disciplina italiana della finanza di progetto nella parte in cui prevede il diritto di prelazione a favore del promotore. Nel ragionamento della CGUE, il punto centrale è che il diritto di prelazione è idoneo a pregiudicare la parità di trattamento degli operatori economici, permettendo al promotore di modificare l’offerta già presentata, nonché i principi di libera concorrenza e di libertà di stabilimento. La sentenza della CGUE apre così diversi possibili scenari con riguardo alle procedure di gara in corso…

Sul numero di LUCE 356 / 2026 tanti altri articoli, interviste e approfondimenti.
Siamo sempre alla ricerca di nuovi suggerimenti e idee per capire, spiegare e far conoscere il mondo della luce italiana e internazionale.

Continuate a leggerci e scriveteci!

L’Albero della Vita, un’immagine sempre viva 
di Giò Forma

INCONTRI

Marcel Wanders, il Poeta della Luce
di Cristina Rivadossi


Enrico Bagnoli in Dialogo con la luce
di Erica Briani


Tra Oriente e Occidente, la poesia progettuale di Umut Yamac
di Federica Capoduri

PROGETTARE LA LUCE

Luce come viaggio contemplativo
di Nancy Tollins


Dialogare con la luce
di Marco Nozza

SPECIALE LUCE E INNOVAZIONE

Luce e innovazione: un processo in continua evoluzione
di Marco Frascarolo


Luce e progetto: innovazione è “ibridazione”
di Chiara Testoni


Tra tecnologia e materiali innovativi
Due case history di successo
di Gaia Fiertler


Integrazione, condivisione e connettività
di Mariella Di Rao

RICERCA E TECNOLOGIA

La via del valore
La luce progettata, tra arte e patrimonio storico culturale
di Alberto Pasetti Bombardella


Illuminare e sanificare gli ambienti con un LED
La tecnologia Biovitae®
di Gaia Fiertler

CORRISPONDENZE

Light + Building:
sfide e progetti per il futuro
di Monica Moro


Il potere della luce
La retroilluminazione dei materiali naturali
di Marta Bernasconi

RACCONTI DALL'ARTE

La luce al limite di David Spriggs
di Sabino Maria Frassà

LUCE SULLE REGOLE

Online Mystery Shopper 2025 di LightingEurope
Il numero di prodotti non conformi venduti online è ancora alto
di Elena Scaroni

SURFING LIGHTING

Luce, Tempo Visibile
di Alessandro Marata

MAKING OF

Tecnologia e lavorazione artigianale si uniscono in una presenza scultorea
La lampada da tavolo Boltons di Artemide
di Cristina Ferrari


Connessione e versatilità
Il sistema Ision per l’illuminazione urbana evoluta di GDS Lighting
di Cristina Ferrari

LUCE SUI GIOVANI

Abstract della tesi: Lampada da tavolo Compasso “gesto e luce” 
a cura della Redazione

GEN Z LIGHTS

GEN Z LIGHTS 
di Deborah Madolini (storyboard), Alberto Philippson (disegni)