Editoriali
Editoriale LUCE 357 – Luce, moda e percezione
By Mariella Di Rao
Pubblicato il
Ottobre 2026
INDICE
La luce non attraversa solo lo sguardo ma passa anche attraverso la pelle, il corpo. Dona una dimensione tattile alle superfici e apre a esperienze percettive sospese tra seduzione e contemplazione. Anche la moda non esiste mai soltanto nella materia ma vive nella percezione, nel modo in cui un tessuto accoglie una luce, in cui una superficie riflette, assorbe o restituisce un’emozione.
Prima ancora di definire una forma, la luce la rivela. E, nel farlo, ne modifica il significato. Quando la luce incontra la moda, l’estetica diventa emozione. L’immagine smette di essere soltanto qualcosa da guardare e diventa qualcosa da sentire. Perché ciò che rimane di un’immagine non è sempre ciò che abbiamo visto con precisione, ma spesso ciò che quella luce ci ha fatto provare.
Da sempre luce e moda condividono una stessa vocazione: costruire immagini capaci di parlare senza parole. La luce diventa così un linguaggio estetico, ma anche profondamente emotivo. Può rendere un abito rigoroso e scultoreo, oppure fragile e intimo; può esaltare la brillantezza di un materiale o dissolverne i contorni, trasformando la figura in una presenza quasi astratta. Nella moda, la luce dialoga con la materia come un secondo tessuto. Scivola sulla seta, accarezza il velluto, enfatizza la struttura della pelle, rende il metallo quasi liquido. Lo stesso abito può diventare molte cose diverse a seconda della luce che lo attraversa: una superficie, un volume, un ricordo, un gesto. A questo importante connubio tra luce e moda sono dedicati lo Speciale di questo numero, Luce e moda, e la copertina dal titolo Une pomme lumineuse, realizzata appositamente per LUCE da Ru Xiaofan. Il famoso artista cinese in questa opera reinterpreta e carica di nuovi significati la silhouette dell’Infanta Margherita in Las Meninas (1656) di Diego Velázquez: il guardinfante, la struttura rigida che ampliava e monumentalizzava la gonna, diventa una lampadina fonte di luce, mentre dalle maniche affiorano fiamme che sembrano evocare l’abito di Katniss Everdeen in The Hunger Games. Un’immagine potente – dove tradizione cinese, maestri occidentali, memoria e cultura contemporanea convivono, assorbiti e trasformati dall’immaginazione – e che ci viene spiegata bene da Sabino Maria Frassà nell’articolo che segue questo editoriale. La luce come percezione è il fil rouge che attraversa non solo lo Speciale sulla moda ma anche molti contributi pubblicati in questo numero, da quelli più scientifici a quelli più di visione, dalla descrizione dei progetti alle interviste.
E parlando di emozioni vorrei concludere questo editoriale con il ricordo del grande Maestro della video art Fabrizio Plessi che a lungo ha lavorato anche con la moda, scomparso il mese scorso a Venezia. Grazie Fabrizio, per averci ricordato con le parole che ci hai lasciato in un’intervista a LUCE di un paio di anni fa che “la luce è simbolo di spazialità, un vero e proprio soggetto estetico”. Un universo poetico immenso il suo, dove “l’arte è come una porta che si apre e noi abbiamo il dovere di entrare per farci illuminare”.
Une pomme lumineuse, opera appositamente realizzata per LUCE dall’artista Ru Xiaofan
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