Editoriali
Editoriale LUCE 356 – La luce che racconta l’anima
By Mariella Di Rao
Pubblicato il
Luglio 2026
INDICE
L’Albero della Vita che riempie la copertina disegnata per LUCE dallo Studio Giò Forma è il concept del famoso Albero della Vita che durante l’Expo del 2015 ha rappresentato il cuore di tutta l’Esposizione Universale, e che lo studio ha realizzato reinterpretando il celebre disegno della pavimentazione della Piazza del Campidoglio di Michelangelo che viene idealmente sollevato e ruotato fino a trasformarsi in tronco e chioma. Un gesto simbolico che unisce memoria e futuro, arte e tecnologia. Quest’immagine, che è diventata iconica, senza tempo, rappresenta oggi anche un simbolo di resilienza e rinnovamento perché si prepara a una nuova vita. È infatti previsto un importante intervento di restauro e riqualificazione tecnologica che porterà alla sua completa riattivazione entro la fine del 2028. Un’opera dove la luce continuerà, quindi, a essere linguaggio, materia narrativa, esperienza collettiva. Partiamo proprio da questa immagine potente per raccontarla in questo numero attraverso interviste, contributi e progetti che fanno emergere un’importanza di creare una luce ricca di senso, di significato.
A Copenaghen, nel quartiere Postbyen, un importante intervento di riqualificazione realizzato dallo studio fortheloveoflight ha sviluppato proprio intorno alla luce un linguaggio con la città fondato sull’inclusione e la sostenibilità. Nel Doshi Retreat, uno spazio contemplativo all’interno del Vitra Campus a Weil am Rhein in Germania, ideato dall’architetto indiano Balkrishna V. Doshi (1927-2023), premio Pritzker nel 2018, la luce, curata dallo studio Licht Kunst Licht AG, sia quella naturale che quella artificiale, è un elemento che non serve solo a vedere, ma a “sentire” lo spazio.
La luce può far emergere altre realtà come gli spazi underground. La progettista Alessandra Reggiani ci racconta un viaggio graduale sotterraneo dove la luce in un dialogo con il buio non viene percepita come un elemento aggiuntivo, bensì come elemento integrante dell’architettura stessa. Sotto le nostre città esiste una vera e propria estensione urbana che appartiene al mondo dell’ombra che si sviluppa in spazi ipogei che, proprio attraverso un utilizzo sapiente della luce artificiale, possono raccontare un’identità e una storia parallela, affascinante e sorprendente.
Una luce ricca di significato è anche quella dell’architetto e lighting designer Egidio Ferrara che ha illuminato la mostra Rothko a Firenze in corso a Palazzo Strozzi fino al 23 agosto e che racconta lo speciale legame tra il maestro dell’astrattismo e l’arte rinascimentale.
Il musical Maybe Happy Ending, che ha vinto nel 2025 sei Tony Award, tra cui il Miglior Musical, il Miglior Scenic Design e il Miglior Video Design, ha convinto critica e pubblico non con la spettacolarità muscolare dei grandi kolossal, ma con qualcosa di assai più raro: la precisione poetica con cui la luce realizzata dal light designer americano Ben Stanton racconta l’anima dei personaggi e dei luoghi e che ci viene ben descritta dallo scenografo Paolo Calafiore.
Una luce che si sente con il cuore è anche quella dell’architetta e lighting designer colombiana Paula Serna A. Vanegas che in un’intervista ci parla di ritmi circadiani applicati nelle scuole, di ombre trattate come materia di progetto. E quella degli architetti thailandesi Jenchieh Hung e Kulthida Songkittipakdee che ci parlano della loro luce, trasformativa, camaleontica, che “scorre” nel design e modella gli spazi fisici ed emotivi.
Tutti approcci innovativi alla progettazione che ci provengono da diverse parti del mondo e si caratterizzano per soddisfare attraverso la luce anche i bisogni dell’anima oltre che per creare un’illuminazione più inclusiva e sostenibile che diventi sempre di più linguaggio universale e contemporaneo.
Luce e innovazione è il tema dello Speciale di questo numero. Cosa significa fare innovazione? Come sta cambiando l’approccio alla professione con l’introduzione di nuovi strumenti digitali? Quali sono le strategie aziendali più efficaci? Lo affrontiamo con un intervento introduttivo del progettista Marco Frascarolo, interviste e importanti case history.
Strettamente legato al tema dell’innovazione è quello del partenariato pubblico privato, strumento sempre più importante per poter portare avanti progetti innovativi di illuminazione pubblica. L’avvocato Paolo Sansone ci parla della disciplina italiana del Project Financing e fa luce sulla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (C-810/24) del 5 febbraio scorso che ha dichiarato incompatibile con il diritto dell’Unione europea la disciplina italiana della finanza di progetto nella parte in cui prevede il diritto di prelazione a favore del promotore.
L’Albero della Vita, copertina appositamente realizzata per LUCE dallo studio di design, arte e architettura Giò Forma
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