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Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

Luce e nuvole: un dialogo antico

By Cristina Tirinzoni
Pubblicato il
Luglio 2026

Vi sono mattine in cui il cielo sembra affidare alle nuvole il compito di raccontare la luce. Lungi dall’essere un semplice ostacolo, esse ne modulano l’intensità, la scompongono, la restituiscono alla terra in una trama di chiaroscuri che muta di istante in istante. È una relazione fatta di reciproca necessità: la luce rivela la forma delle nubi, mentre le nubi conferiscono alla luce profondità, misura e significato.

In questa silenziosa alleanza si coglie una metafora della condizione umana. Così come la luminosità acquista valore nel confronto con l’ombra, anche la chiarezza del pensiero si affina attraversando le incertezze. Le nuvole, allora, non sono soltanto presenze effimere nel paesaggio, ma interpreti di una luce che, proprio grazie al loro passaggio, diviene più eloquente e memorabile.

Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

Bellezza effimera e forme sempre diverse

Forse basta un attimo. È sufficiente distogliere lo sguardo dallo schermo del cellulare e alzare gli occhi al cielo per accorgersi di quanto siano belle le nuvole. Soffici e vaporose come batuffoli di cotone o panna montata. Altre volte timide, appena di passaggio, buffe e stravaganti, oppure dense e minacciose, cariche di tempesta. Invitano a esercitare lo sguardo e l’immaginazione: c’è chi, osservandole, vi scorge una balena che nuota nel cielo. Qualcun altro riconosce una montagna o un cammello con la sua gobba. E il cielo, ogni volta, ricomincia da capo. Instabili, mobili, le nuvole non sono mai uguali a se stesse: si aprono, si spezzano, si rincorrono senza fretta, si sfiorano appena e subito si separano, si dissolvono, si ricompongono, cambiano forma senza fermarsi, proprio come pensieri che attraversano la mente. Ed è proprio la loro bellezza, effimera e struggente, luogo di confine tra visibile e invisibile a ricordarci il fluire del tempo e la fugacità delle cose. Metafore della transitorietà esistenziale, di emozioni e stati d’animo.

E, anche in un’epoca dominata dai cloud digitali, le nuvole non hanno perso il loro potere evocativo. Continuano ad affascinare artisti, scrittori e fotografi, che ne fanno materia di ricerca e di sperimentazione, ispirando nuove immagini, nuovi linguaggi e nuove visioni.

Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

Installazioni di nuvole e luce

Proprio questa inesauribile ricchezza di significati è stata al centro della mostra multidisciplinare Oltre le nuvole – Beyond the Clouds, allestita negli spazi di XNL Piacenza, il centro per l’arte contemporanea, il teatro e la musica della Fondazione di Piacenza e Vigevano (terminata il 5 luglio). La mostra, curata da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti, con la partecipazione del collettivo Storyville ci porta lassù fra le nuvole e a coglierne tutte le meraviglie intrecciando arte, fotografia, cinema, teatro e scienza. Tra installazioni site-specific, dipinti di ieri e di oggi, suggestioni letterarie (da Luigi Pirandello a William Shakespeare, fino a Jean Racine e Fernando Pessoa), citazioni cinematografiche, testi drammaturgici (giovani attrici e attori che hanno frequentato in edizioni diverse i percorsi di Bottega XNL-Fare Teatro, danno voce alla parola teatrale che, da Aristofane a Shakespeare, ha incontrato le nuvole). Acquari di nuvole e deflagrazioni improvvise di vapore. In questo articolo mi soffermo a descrivere nel dettaglio alcune opere luminose che mi hanno particolarmente colpito.

Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

Ad accogliere il visitatore all’ingresso si trova l’installazione luminosa cinetica site-specific Cirrus di Denis Santachiara, celebre designer italiano. Cinque lampade scendono dal soffitto e si muovono nello spazio con un andamento oscillatorio, evocando la leggerezza e l’instabilità delle nubi atmosferiche. Le loro forme morbide irrompono nell’ambiente con discrezione, trasformando l’ingresso in un paesaggio sospeso, in continua variazione percettiva.

A pochi passi si incontra Eolorium – Vie d’ailleurs di Marie-Luce Nadal. Fin dalla sua prima macchina per catturare le nuvole, realizzata nel 2015, l’artista francese, nata nel 1984 a Perpignan, è spinta da un sogno utopico e ossessionata da una domanda ricorrente: come possedere l’inafferrabile? “Volevo creare una nuvola in una scatola per poter finalmente dire che è possibile giocare con le nuvole come si gioca con il fuoco”. Questa cacciatrice di nuvole, come un’alchimista contemporanea, le riduce in estratti che incorpora nei suoi eolorium, veri e propri “acquari di nuvole”. Come suggerisce già il titolo Eolorium — un gioco di parole che rimanda a Eolo, dio del vento — l’opera si presenta come un frammento di paesaggio che racchiude un territorio in miniatura, sormontato da un cielo nuvoloso: una sorta di sezione del mondo, un suo taglio parziale. L’opera diventa così il tentativo dell’artista di comprenderlo o, forse, di ricrearlo in forma poetica, restituendone la continua instabilità.

Denis Santachiara. Cirrus, 2026, installazione site-specific, rifacimento per XNL di Nuvole Domestiche. Photo Miro Zagnoli; Courtesy l’artista
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

L’installazione luminosa site-specific Senza titolo 23 di Mauro Pace accoglie il visitatore in uno spazio immersivo. Una cascata di fumo genera una nuvola viva, in continua trasformazione, pronta a essere attraversata e abitata. Sospeso dal suolo, un cerchio di luce in movimento disegna scie nel vuoto, evocando un tempo visibile, ciclico e infinito. L’opera rinuncia volutamente a un titolo descrittivo, lasciando il visitatore libero di costruire la propria esperienza e di accogliere le sensazioni che essa suscita. Il numero 23 costituisce un indizio discreto, rimanda a una misura reale ma invisibile: i 23 gradi di inclinazione del cerchio di luce, gli stessi che richiamano l’inclinazione dell’asse terrestre. Un riferimento essenziale al tempo del pianeta, al suo movimento perpetuo e alla ciclicità che governa la natura.

Mauro Pace, Senza Titolo 23, 2026, installazione site specific. Photo di courtesy
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Leandro Erlich, The Cloud - Tlon, 2023, vetro extra chiaro, inchiostro di ceramica, stampa digitale, cm. 199,5x161x81. Collezione privata; Courtesy of Leandro Erlich Studio

Le teche in vetro extra-chiaro (2021–23) dell’artista concettuale argentino Leandro Erlich ospitano piccole nuvole realizzate con inchiostro ceramico, sospese in una condizione di apparente immobilità. Attraverso un sistema di lastre di vetro o pannelli sovrapposti, su cui sono stampate le forme nuvolose e illuminate da luci LED, l’artista costruisce un dispositivo percettivo che restituisce l’illusione di una nuvola intrappolata nello spazio. L’immagine, perfettamente cristallizzata, sembra sospesa nell’aria, sfidando la logica del tempo e della materia.

Un passaggio significativo e affascinante del percorso espositivo della mostra è la serie Equivalents (o Equivalenti), il celebre lavoro di Alfred Stieglitz, una sequenza di fotografie in bianco e nero dedicate alle nuvole, tra cumuli densi e atmosfere rarefatte, diventate uno dei vertici della fotografia modernista del primo Novecento. Il progetto nasce da un gesto semplice ma radicale: orientare la macchina fotografica verso l’alto e registrare, a intervalli regolari, le variazioni del cielo in differenti condizioni di luce e di clima. Da questa pratica si sviluppa una ricerca che trasforma il paesaggio atmosferico in un terreno di esplorazione visiva ed emotiva. Nel suo saggio del 1923, Equivalenti. Canti del cielo, Stieglitz chiarisce la sua intenzione: le nuvole non sono più soltanto un elemento, ma forme capaci di tradurre stati d’animo, emozioni e tensioni interiori. Il cielo si fa così linguaggio e l’impalpabile prende forma nell’immagine fotografica.

Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

Semplicemente splendide le due imponenti installazioni luminose in neon e plexiglas Spiral Light e Sunset Light (1967) di Laura Grisi, artista italo-greca di grande rilievo per la sua forte impostazione concettuale e la padronanza di differenti media artistici, scomparsa nel 2017, e moglie del documentarista Folco Quilici. Le sue installazioni “meteorologiche”, avviate a partire dal 1968 (nascono dalle sue esperienze di viaggio, durante le quali misura deserti e oceani, li filma e ne riproduce le sonorità) mirano a riprodurre fenomeni e forze naturali come nebbia, arcobaleni, pioggia, vortici, sabbia e pietre, traducendoli in esperienze sensoriali e percettive. In questo stesso orizzonte di ricerca Grisi, come in molte sue opere degli anni ’60, concepisce le colonne luminose al neon, alte più di due metri e avvolte in una spirale, come elementi sospesi tra natura e artificio, e, attraverso una attenta calibratura della luce, generano stati d’animo e percezioni differenti dello spazio.

In Sunset Light (1967), tubi di luce colorata abitano una colonna di plexiglas radicata nell’acciaio, trasformando il parallelepipedo minimalista in un’esperienza percettiva che evoca il tramonto. Ne scaturisce un’atmosfera lattiginosa, al tempo stesso calda e soffusa, prossima al crepuscolo. In Spiral Light la luce è bianca e fredda, mentre il plexiglas amplifica bagliori ondulati, velature e riflessi, generando vibrazioni visive che evocano una dimensione introspettiva e misteriosa, sospesa tra presenza e assenza, finito e infinito. L’effetto è volutamente ambiguo: la luce bianca appare al tempo stesso industriale e artificiale — per il materiale e la tecnologia del neon — e immateriale e atmosferica, poiché tende a dissolvere la presenza fisica dell’oggetto.

Laura Grisi, Spiral Light, 1968, neon, plexiglas, acciaio, cm. 232x30x30. Courtesy Laura Grisi Estate, Roma, e P420, Bologna; ph. C. Favero
Laura Grisi, Sunset Light, 1967, neon, plexiglas, acciaio, cm. 219x30x30. Courtesy Laura Grisi Estate, Roma, e P420, Bologna; ph. C. Favero

Fra le opere esposte al secondo livello, spicca Smoking Bench di Jeppe Hein, artista danese di stanza di Germania, tra il gioco e l’interattività, una panchina che invita il visitatore a sedersi di fronte a un grande specchio, salvo poi sorprenderlo con improvvisi sbuffi di vapore che trasformano un gesto quotidiano in un’esperienza inattesa e giocosa

Jeppe Hein, Smoking Bench, 2002, fog machine, stainless steel, technical apparatus, pillow, mirror bench 45x50x50 cm, mirror: variable. Courtesy the artist, KÖNIG GALERIE, Berlin and 303 GALLERY, New York; Ph. Per Kristiansen exhibited at Bonniers Konsthall, 2013
Jeppe Hein, Smoking Bench, 2002, fog machine, stainless steel, technical apparatus, pillow, mirror bench 45x50x50 cm, mirror: variable. Courtesy the artist, KÖNIG GALERIE, Berlin and 303 GALLERY, New York; Ph. Per Kristiansen exhibited at Bonniers Konsthall, 2013

Produce invece continuamente bolle di schiuma leggere e instabili che vanno a creare in maniere casuale delle sculture effimere che ricordano le nuvole la bubble machine Cloud Canyons dell’artista David Medalla.

Notevole, ed esplicita sin dal titolo, è la fotografia Free di Laetitia Ky, classe 1996. Al centro di questo gesto di libertà si trovano i capelli afro della fotografa, ritratta di spalle, intrecciati con fili di metallo: sembrano ali della libertà, pronte a spiccare il volo verso un nuovo orizzonte luminoso. Sculture aeree che scuotono e invitano alla riflessione sui temi cari all’artista ivoriana, come la discriminazione, il razzismo, la decolonizzazione e la rivendicazione identitaria.

David Medalla, Cloud Canyons (Bubble machines auto-creative sculptures), 2017, legno mogano marino laccato, bronzo, plexiglas, cm. 217x160 (diametro). Courtesy Galleria Enrico Astuni, Bologna; Ph. Michele Alberto Sereni
Laetitia Ky, Free, 2023, Fotografia, c-print mounting on diasec, plexiglass satin, cm. 80x120. Courtesy LIS10 Gallery; Copyright Laetitia Ky

Magnifico il Cielo anemico di Mario Schifano, tempera del 1964 attraversata da pochi segni grafici che evoca un cielo vibrante e astratto, con due grandi nuvole scure, e che trasmette un forte senso di sospensione poetica e di silenzio.

Achrome, 1961-62, fibra di vetro, di Piero Manzoni è la rappresentazione di ciò che la nuvola è: impalpabilità, leggerezza, cromia inafferrabile, fatta di “una luce pura ed assoluta capace di afferrare l’eternità”, come affermò il grande artista lombardo.

Mario Schifano, Cielo anemico, 1964, tempera, grafite, trielina su tela, cm. 114x61. Coll. Meneguzzo, Milano. Photo di courtesy
Piero Manzoni, Achrome, 1961-62, fibra di vetro, 61,5×46 cm. Fondazione Piero Manzoni, Milano, foto: Agostino Osio; © Fondazione Piero Manzoni, Milano

Appartengono a uno dei cicli più importanti e rivoluzionari dell’artista Fausta Squatriti, recentemente scomparsa, Cubo con nuvola gialla e Cubo con nuvola blu del 1967, piccole sculture connotate da una vivace componente cromatica. Realizzate in acciaio specchiante e plexiglas generano una visione caleidoscopica trasportando lo spettatore in un mondo immaginifico gioioso.

Fausta Squatriti, Cubo con nuvola gialla, 1967, acciaio specchiante e plexiglas, cm. 38,5x38,5x20. Archivio Fausta Squatriti ets, Milano
Fausta Squatriti, Cubo con nuvola blu, 1967, acciaio specchiante e plexiglas, cm. 38,5x38,5x20. Archivio Fausta Squatriti ets, Milano

In Anthropic Cloud, Martin Romeo mette in relazione materia, tecnologia e paesaggio attraverso un dispositivo che rende visibile l’invisibile. Una scultura in vetro di Murano trasparente, attraversata da delicate sfumature violacee, dialoga con uno schermo sul quale scorre il video di un paesaggio urbano. L’opera reagisce in tempo reale al traffico aereo che sorvola la città: ogni volta che un velivolo entra nell’area di rilevamento del sistema, una nube prende forma simultaneamente all’interno della scultura e sul monitor. Il passaggio degli aerei, normalmente percepibile solo attraverso il rumore o le tracce radar, si traduce così in una presenza eterea e mutevole, trasformando un flusso invisibile di dati in un evento poetico e tangibile.

Martin Romeo, Anthropic Cloud, 2022, vetro di Murano, legno, cm. 140x62x26. Courtesy l’artista e Galleria Enrico Astuni, Bologna
Martin Romeo, Anthropic Cloud, 2023-2025, video 4k. Courtesy l’artista e Galleria Enrico Astuni, Bologna

Divertente e surreale è Nuvola (2023) di Gabriele Picco, in cui un’iconica Fiat 500 trasporta sul portapacchi una nuvola: la fotografia documenta la sua scultura permanente nel Parco delle Madonie, in Sicilia. La nuvola, intesa come allegoria della vita, assume qui una dimensione poetica e visionaria, incarnando l’idea romantica e impossibile di portarne insieme il peso e la leggerezza. Accanto alla fotografia di Gabriele Picco sono esposti alcuni modellini che ampliano e reinterpretano in scala ridotta le poetiche e le visioni legate al tema della nuvola, creando un dialogo diretto con l’opera principale.

Gabriele Picco, Nuvola, 2023, Fotografia, Lambda print, cm. 100x130. Courtesy l’artista
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

Una mostra davvero imperdibile per chi ha la testa “fra le nuvole”. Un’esperienza immersiva, intensa e totalizzante, capace di suscitare riflessione, emozione e stupore. Oltre le Nuvole non è soltanto un titolo, ma un invito a superare i confini del visibile, a cercare ciò che sfugge e a ritrovare quella capacità di elevarsi che appartiene da sempre all’esperienza umana: un pensiero in movimento, che rifiuta ogni forma di fissità. Come le nuvole. Come la luce.

La luce non possiede una forma, così come le nuvole non ne trattengono una definitiva. La luce non ha dimora. Le nuvole non hanno memoria della forma. Entrambe abitano il confine tra presenza e dissolvenza, tra materia e visione. Si cercano, si riflettono, si trasformano reciprocamente, componendo un linguaggio silenzioso fatto di trasparenze, ombre e attese, dove il visibile affiora per un istante e subito si ritrae. Non si limitano a riflettersi: si generano reciprocamente. Come un respiro, luce e nuvole disegnano l’incessante metamorfosi del mondo, ricordandoci che ogni forma è soltanto il transito di una luce.

Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi
Immagine dalla mostra Oltre le nuvole – Beyond the Clouds. Photo Daniele Signaroldi

AUTHOR

Cristina Tirinzoni

Cristina Tirinzoni, laureata in scienze politiche, giornalista professionista e critico teatrale, iscritta all’Associazione Nazionale Critici di Teatro, ha collaborato con le maggiori testate femminili, occupandosi di cultura, libri, teatro, arte. Convinta che la bellezza (forse) salverà il mondo e che non si finisce mai di scoprire e raccontare grandi e piccoli costruttori e seminatori di bellezza. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: "Di Parole e Silenzio" (Genesi Editrice, 2026). "Come un taglio nel paesaggio" (Genesi Editrice, 2014) e "Sia pure il tempo in un istante" (Neos Edizioni, 2010)

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