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Nicky Assmann, Solaris. Photo © Jacqueline Fuijkschot

L’invisibile diventa visibile. La Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam

By Chiara Testoni
Pubblicato il
Ottobre 2026

Immagine della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR). Photo © Jacqueline Fuijkschot

Gli spazi ruvidi e scarni dell’ex complesso produttivo di Hunter Douglas a Feijenoord ospitano fino al 29 novembre la dodicesima edizione della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR): un percorso alla scoperta dei sistemi invisibili che fanno funzionare l’ambiente costruito.

Quest’anno la Biennale sposta lo sguardo dagli edifici e dalle città alle reti e ai sistemi che ne rendono possibile la costruzione e il funzionamento: acqua, energia, materiali, infrastrutture ed economie, spesso fuori dal campo visivo ma determinanti nella configurazione dei territori. Il presupposto è che ogni elemento sia interconnesso e che dinamiche apparentemente distanti possano avere conseguenze dirette sul modo in cui abitiamo e trasformiamo lo spazio.

Sull’onda della crisi climatica, della scarsità di risorse e della crescente fragilità dei sistemi globali, la mostra Systems of Support, curata da Wouter Veldhuis, Carola Hein e Martina Muzi, propone un cambio di prospettiva: indagare le infrastrutture invisibili che sostengono l’ambiente costruito per ripensare i processi attraverso cui produciamo, trasformiamo e viviamo.

Immagine della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR). Photo © Jacqueline Fuijkschot
Immagine della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR). Photo © Jacqueline Fuijkschot

Una fabbrica come manifesto

La scelta di Rotterdam è quasi inevitabile. Porto, acqua, industria e logistica hanno costruito l’identità della città e continuano a determinarne il paesaggio. E altrettanto significativa è la scelta della Piekfabriek, a Feijenoord, sulla riva sud della Mosa, come sede della manifestazione. Per decenni il complesso è stato un luogo di fabbricazione, legato alla produzione di schermature solari in alluminio e componenti per l’architettura del colosso Hunter Douglas. Oggi, mentre l’area dismessa è interessata da un processo di rigenerazione, la struttura diventa un manifesto dell’esposizione che ospita. La chiusura della fabbrica non sottende infatti solo la fine di un’attività produttiva, ma si pone come il risultato di trasformazioni più ampie, legate alla riorganizzazione delle filiere e alle nuove geografie dell’industria su scala globale. La trasformazione dell’area diventa così la testimonianza locale di un cambiamento che ha origine globale.

Foto aerea del 1924 dello stabilimento a Fijenoord. Photo courtesy IABR
Sognare il futuro – il KCAP e il Comune di Rotterdam. Photo courtesy IABR

Lo spazio della mostra

Immagine della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR). Photo © Jacqueline Fuijkschot

L’ex complesso industriale conserva ancora oggi il carattere della sua origine produttiva. Un’architettura scarna, ruvida, costruita per sostenere l’efficienza produttiva più che per essere contemplata: grandi campate, pilastri e travi a vista, superfici grezze, materiali lasciati nella loro dimensione originaria. Proprio per questo funziona come un potente dispositivo espositivo: le opere entrano in rapporto con la sua struttura, con la sua scala e con la sua materia.

Oltre 50 progetti, ricerche e installazioni raccontano le infrastrutture materiali ed economiche che sostengono il mondo contemporaneo. Acqua, energia e materiali sono i principali fili conduttori: dalle pratiche estrattive alle rotte commerciali, dal ciclo di vita dell’acciaio alle trasformazioni dei paesaggi costieri per via dell’inesorabile innalzamento del livello dei mari. Altre riflessioni cercano invece possibilità alternative, tra sistemi abitativi, forme di riuso, nuovi rapporti tra comunità e ambiente: dal condominio per insetti (Insect Cooperative di Studio Basic e de Nieuwe Meent, 1926) alla micro-abitazione realizzata con pale eoliche dismesse (Nacelle Tiny House, 2024), fino all’ecosistema abitativo socio-economicamente ed ecologicamente sostenibile di Sawa (Mei Architects and Planners, Rotterdam 2025).

Immagine della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR). Photo © Jacqueline Fuijkschot
Immagine della Biennale Internazionale di Architettura di Rotterdam (IABR). Photo © Jacqueline Fuijkschot

La luce come materia espositiva

La luce è un elemento determinante della narrazione. Attraverso le grandi vetrate la luce naturale penetra negli ambienti e si distribuisce sulle superfici industriali in modo diffuso. Non un effetto spettacolare, ma una presenza continua che rende leggibili la profondità degli spazi, la trama delle strutture e le diverse consistenze dei materiali e delle opere.

Tra gli interventi più accattivanti emerge Solaris di Nicky Assmann, un’installazione che lavora con luce, colore e movimento per costruire una condizione percettiva in continua trasformazione. L’opera consiste in una scultura cinetica composta da sottili telai che lo spettatore può sollevare manualmente attraverso un sistema a manovella, sui quali si distendono membrane di sapone, come vere e proprie superfici-schermo.

Nicky Assmann, Solaris. Photo © Jacqueline Fuijkschot
Nicky Assmann, Solaris. Photo © Jacqueline Fuijkschot

Disposti in sequenza, sei schermi formano un dispositivo spaziale attraverso cui la luce attraversa, riflette e deforma i diversi strati della pellicola. Un’illuminazione calibrata ne rende visibili i movimenti interni, facendo emergere una coreografia imprevedibile di colori iridescenti, riflessi e forme fluide in continua mutazione. La dinamica e la gravità della membrana, l’incidenza della luce e la presenza dello spettatore entrano così a far parte di un unico sistema percettivo, nel quale ogni variazione produce una nuova configurazione dell’immagine, ipnotica ed effimera allo stesso tempo.

A metà tra scultura, cinema e installazione, Solaris indaga il processo, insieme fisico e mentale, attraverso cui qualcosa di invisibile diventa percepibile. Un’esperienza immersiva e fragile, che sembra tradurre in forma poetica uno dei temi centrali della Biennale: la ricerca di nuovi modi per leggere le forze impercettibili che trasformano il mondo contemporaneo.

Nicky Assmann, Solaris. Photo © Jacqueline Fuijkschot
Nicky Assmann, Solaris. Photo © Jacqueline Fuijkschot

AUTHOR

Chiara Testoni

Chiara Testoni si è laureata in Architettura con tesi in progettazione architettonica, con il massimo dei voti, presso l’Università di Ferrara. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologia dell’Architettura presso l’Università di Ferrara, da cui sono scaturite diverse pubblicazioni scientifiche. Si occupa di pianificazione strategica e processi di rigenerazione urbana. Svolge costantemente attività editoriale nell’ambito di collaborazioni con testate nazionali e internazionali inerenti alla cultura del progetto nelle sue diverse scale

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