Personaggi
La luce olistica e responsabile di Carla Wilkins (LUCE 351, marzo 2025)
By Monica Moro
Pubblicato il
Agosto 2026
INDICE
- 1 Come è iniziata la sua carriera professionale? Ci può presentare Lichtvision?
- 2 Cosa si intende per progettazione illuminotecnica e qual è il ruolo del professionista della luce in un approccio culturale sempre più trasversale e interdisciplinare?
- 3 Quando la luce fa la differenza? Ci racconta qualche esempio di progetti nella sua esperienza con Lichtvision?
- 4 In Italia oggi la figura del lighting designer fatica ancora a trovare una sua collocazione e anche un riconoscimento ufficiale. Quanto cambia l'approccio alla luce nei Paesi in cui lei lavora, anche nei confronti di questa figura professionale?
- 5 Lei è presidente eletto dello IALD: visto che stiamo attraversando anni imprevedibili e difficili in Europa e nel mondo, quali sono i suoi principali obiettivi e quali le aspettative dei soci?
- 6 Innovazione tecnologica, legislazione e sostenibilità: dove si colloca il mondo dell'illuminazione?
- 7 Ci parli della nuova iniziativa del Light Forum che si è svolto il 10 e l’11 aprile a Milano durante Euroluce dove è stata presente come relatore
- 8 Quali sono i punti di forza della progettazione illuminotecnica oggi?
- 9 Guardando al futuro cosa spera per i lighting designer?
Nell’intervista Carla Wilkins, Senior Partner del prestigioso studio Lichtvision Design e presidente eletto dello IALD (International Association of Lighting Designers) racconta la sua visione della luce e del ruolo del lighting designer in un contesto culturale sempre più fluido e trasversale
Come è iniziata la sua carriera professionale? Ci può presentare Lichtvision?
Ho una formazione in architettura con un interesse specifico per il tema generale dei musei, in particolare per l’illuminazione museale. Nel 1989 ho avuto la fantastica opportunità di fare uno stage nello studio statunitense Fisher Marantz Renfro Stone. Ho quindi potuto cogliere, in una città come New York, con colleghi altamente qualificati, lo spirito e la magia della progettazione dell’illuminazione architetturale prima di diventare assistente di progetto. È stata un’esperienza molto stimolante. A quel tempo i miei team leader erano tutte donne, tra cui Teal Brodgen e Susan Brady a cui sono grata per la pazienza e gli insegnamenti prestati a una neofita come me.
Nel 1997 ho fondato Lichtvision con Karsten Ehling, Raoul Hesse, Thomas Müller e Thomas Knoop, ideatori dello spinout della TU Berlin (Università Tecnica di Berlino). La fusione di tecnologia, scienza e design è stata un veicolo trainante per avviare l’attività e portare la progettazione della luce a un livello olistico. Nel 2012 abbiamo aperto le sedi di Hong Kong e Londra, seguite da quelle di Barcellona e Shanghai nel 2021. Oggi Lichtvision continua a potenziare la sua presenza a livello globale, integrando le sue competenze di progettazione e ingegneria in diversi mercati internazionali.
Cosa si intende per progettazione illuminotecnica e qual è il ruolo del professionista della luce in un approccio culturale sempre più trasversale e interdisciplinare?
La progettazione illuminotecnica è di per sé una disciplina fortemente trasversale, in quanto l’illuminazione risponde alle esigenze funzionali, alle emozioni e alla responsabilità ambientale. L’intelligenza progettuale di Lichtvision è diretta alla creazione di luoghi unici e memorabili, siamo alla ricerca di un design iconico, e/o diventiamo invece tutt’uno con il design complessivo dell’architettura, degli interni e del paesaggio dove siamo chiamati a intervenire. Il DNA del lighting design è comunque sempre nel contesto di una collaborazione interdisciplinare per servire al meglio il cliente e gli utenti.
Il fatto di avere design team e progetti interculturali ci permette di pensare globalmente e di agire a livello locale. Comprendere a fondo la nostra intelligenza progettuale e le esigenze del cliente sono aspetti chiave per noi.
Quando la luce fa la differenza? Ci racconta qualche esempio di progetti nella sua esperienza con Lichtvision?
Non è mai una questione di “quando” perchè la luce “fa” la differenza in tutti i suoi aspetti: luce diurna, luce artificiale o media visivi.
Nel nostro ampio portfolio tutti i progetti riguardano luoghi iconici e di grande impatto.
L’allestimento di Christie’s nell’edificio Henderson di Hong Kong, progettato da Zaha Hadid Architects, risponde a diversi requisiti di illuminazione di alta gamma, in spazi espositivi che devono essere estremamente flessibili. Infatti, in questo ambiente, il cliente deve poter cambiare la disposizione degli interni al momento giusto per presentare nel miglior modo possibile, con un’illuminazione perfetta, oggetti molto diversi tra loro, dalle opere d’arte ai beni di lusso. In questa eccezionale location nel centro di Hong Kong è stato necessario bilanciare tutto il progetto con aree hospitality e la creazione di un’atmosfera accogliente anche tramite il nostro intervento di illuminazione.
Uno dei primi progetti di Lichtvision è stato il Museion a Bolzano, premiato per l’illuminazione naturale e artificiale e per le facciate multimediali usate come strumento per gli artisti. Il progetto della facciata è stato sviluppato in modo olistico, combinando le tre le tre figure professionali del progettista di facciata, dell’ingegnere strutturale e del lighting designer per fornire uno strumento al cliente, ai curatori e agli artisti.
Altri esempi nella progettazione d’interni sono lo spazio commerciale di Augustinus Bader Store a Londra, o i negozi Jil Sander che si stanno diffondendo in tutto il mondo: abbiamo creato una forte riconoscibilità del marchio grazie alla luce che riflette i valori fondamentali di ciascun brand e lo rafforza. Il dialogo tra gli apparecchi di illuminazione e i livelli di luce con i materiali degli interni supporta l’esperienza complessiva degli utenti.
Nel retailtainment, il centro commerciale LOOP5 di Weiterstadt è diventato una nuova meta di intrattenimento anche grazie al lighting. La nostra stretta collaborazione con Dan Pearlman ha migliorato l’esperienza del cliente anche nelle aree secondarie, diventate luoghi che oggi vengono definiti “instagrammabili”, requisito ormai diventato requisito fondamentale per gli spazi pubblici.
Un altro contesto di progetto sono gli spazi esterni, dove l’equilibrio tra luce e ombra è fondamentale e dove cerchiamo di rispettare sempre il buio e la vista sulla natura. Affrontiamo anche il design biofilico, tema oggi essenziale per i lighting designer. Noi siamo al servizio non solo degli esseri umani ma anche della natura. Ne sono esempi il Blue Cinema, sala proiezione all’aperto su un tetto a Coira in Svizzera, per il quale abbiamo definito un’atmosfera piacevole e riservata e il centro per eventi sull’isola Guanyang a Chongqing in Cina.
Infine un progetto iconico su larga scala è il Dong’an Lake Sports Park di Chengdu, sempre in Cina, dove abbiamo curato il lighting che guida il visitatore nel paesaggio, dove abbiamo previsto un’illuminazione dinamica e diverse scene di luce per l’illuminazione festiva.
In Italia oggi la figura del lighting designer fatica ancora a trovare una sua collocazione e anche un riconoscimento ufficiale. Quanto cambia l'approccio alla luce nei Paesi in cui lei lavora, anche nei confronti di questa figura professionale?
Dopo 35 anni di attività nel settore dell’illuminazione, nutro una forte fiducia nel fatto che possiamo cambiare la percezione dei lighting designer. All’inizio della mia carriera in Europa dovevo spiegare che non vendevo apparecchi di illuminazione, oggi il rispetto verso la nostra professione si sta diffondendo su scala globale. Il nostro compito consiste nel cercare la soluzione migliore per le esigenze del cliente, rispettando il design generale e i costi. Siamo gli architetti della luce. Offriamo la nostra proprietà intellettuale e creativa.
Lei è presidente eletto dello IALD: visto che stiamo attraversando anni imprevedibili e difficili in Europa e nel mondo, quali sono i suoi principali obiettivi e quali le aspettative dei soci?
Siamo nel secolo della comunicazione. L’illuminazione e i lighting designer hanno bisogno di una voce che non si rispecchi solo nella nostra comunità di progettisti. Come voce dell’illuminazione dobbiamo essere coinvolti nella legislazione, nelle norme che sono alla base del nostro lavoro. Il nostro bagaglio di competenze è inestimabile e dobbiamo essere inseriti di diritto nelle discussioni. Non esiste una regola generale, ma se riusciamo a capirci tra soci e a rafforzare la nostra comunicazione, possiamo sopravvivere anche come concorrenti. Lo IALD ha appena modificato il proprio codice deontologico. L’Associazione ora è aperta a diverse figure del campo dell’illuminazione, non solo ai progettisti indipendenti dell’illuminazione architetturale, e quindi ha assunto una nuova struttura. Rafforzeremo le sezioni locali dello IALD e offriremo programmi formativi. C’è ancora molto da fare.
Innovazione tecnologica, legislazione e sostenibilità: dove si colloca il mondo dell'illuminazione?
Come già detto, dobbiamo partecipare alle discussioni. Siamo tutti chiamati a riflettere sul fatto che l’Intelligenza Artificiale ci offre diverse nuove opportunità. Il nostro pensiero critico è un punto di forza anche rispetto a questo strumento. I lighting designer devono studiare le future evoluzioni della tecnologia. Il nostro progetto deve poter superare la fase di progettazione, dall’ideazione alla costruzione, anche se però a volte viene realizzato anni o addirittura decenni dopo.
Per quanto riguarda la sostenibilità, questa è una parola che esiste da decenni. Oggi dovremmo considerarla in tutti i progetti e monitorare l’economia circolare. È necessario agire in modo responsabile per il nostro ambiente locale e globale, per gli esseri umani e per le risorse.
Ci parli della nuova iniziativa del Light Forum che si è svolto il 10 e l’11 aprile a Milano durante Euroluce dove è stata presente come relatore
Mi sento molto onorata di poter partecipare a questo importante evento e ringrazio gli organizzatori per aver pensato a me. È un format ideale per tutta la comunità internazionale del design e della luce che si riunisce in fiera per imparare, comunicare e lasciarsi ispirare. È una possibilità fantastica per i designer e gli architetti di poter sperimentare questa nuova piattaforma direttamente durante la visita al Salone del Mobile.
Quali sono i punti di forza della progettazione illuminotecnica oggi?
Con la tecnologia LED abbiamo esplorato la riduzione dei consumi e la miniaturizzazione degli apparecchi. E lo smart lighting come elemento distintivo degli apparecchi d’illuminazione decorativi è ormai un’esigenza di mercato, a partire dalla dimmerizzazione della luce nelle singole lampade domestiche. Il livello successivo potrebbe essere l’approccio olistico, includendo anche l’ubicazione, le dimensioni e la manutenzione dei driver, e poi anche avviare un dibattito sulla riduzione del livello e dell’uniformità della luce per evitare effetti nocivi alla salute e alla sicurezza degli esseri umani e dell’ambiente.
Guardando al futuro cosa spera per i lighting designer?
Che possiamo approfondire il nostro campo in modo responsabile e scoprire nuovi aspetti che creino momenti magici per noi stessi e per tutti coloro che apprezzano il nostro lavoro.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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