Personaggi
Fabio Novembre: “Il presente è la mia bussola” (LUCE 347, marzo 2024)
By Monica Moro
Pubblicato il
Agosto 2025
INDICE
- 1 Architetto Novembre, ci racconta gli oggetti sulla sua scrivania?
- 2 La fotografia come la cinematografia parla con la luce...
- 3 Uno degli ultimi progetti è all’interno del Policlinico, come ha trattato la luce?
- 4 E la luce nelle mostre?
- 5 Il suo estro creativo si estende allo spettacolo musicale dove la luce svolge un ruolo importante...
- 6 E Laura Pausini...
- 7 Per Driade ha disegnato “Welcome”, un oggetto luminoso “inclusivo” di altre funzioni...
- 8 Che cosa pensa dell’Intelligenza Artificiale?
- 9 Ha detto di voler vivere intensamente il presente
Chi s’incammina in via Perugino a Milano, a un certo punto si trova davanti a un portone che attrae l’attenzione e porta a un cortile ornato da un grande mosaico murale. È l’ingresso della casa studio di Fabio Novembre, progettista poliedrico “a tutto tondo”. Impegnato in tanti progetti importanti a livello internazionale, spaziando dall’architettura e dal design degli interni fino al product e al graphic design. Laureato in Architettura, ha studiato Cinema a New York e cura la direzione creativa di spettacoli musicali dove la luce è protagonista. Colto e curioso dichiara “non puoi circondarti solo di cose tue”, per cui il suo studio è una galleria d’arte e di objets trouvés. A Milano, la sua città d’elezione, sta portando avanti progetti importanti come il reparto pediatrico del nuovo Policlinico di Milano e il Padel Pavilion a CityLife
Architetto Novembre, ci racconta gli oggetti sulla sua scrivania?
La mia è una accumulazione (Fabio Novembre si alza per prendere in mano gli oggetti e farli vedere e toccare). Non puoi circondarti solo di cose tue. Questo libro sulla scrivania Canti della Gratitudine è di un amico, il poeta Franco Arminio, che è passato a trovarmi. Qui c’è una bambolina indiana snodabile che ho fatto sposare con un Totocchio di Riccardo Dalisi, poi una normalissima maschera veneziana presa in un laboratorio prima che fosse decorata per turisti, perché mi piace il non-finito. Colleziono molte maschere, Oscar Wilde diceva “tutti gli uomini mentono ma dategli una maschera e diranno la verità”. Anche i pezzi d’arredo nello studio sono tutti oggetti a cui sono affezionato e ognuno di loro rappresenta un ricordo, come questo serpente in metallo fatto con Tom Dixon che era un porta-abiti da sposa per un negozio di Anna Molinari a Londra di 30 anni fa. Lì sulla parete c’è un mio ritratto fatto dal fotografo Giovanni Gastel.
La fotografia come la cinematografia parla con la luce...
Mi sono sempre interessato al significato della parola “fotografia” che deriva dal greco vuol dire dipingere con la luce. I grandi artisti hanno lavorato con l’ombra, la penombra e la luce ricreandola sulla tela, ma coloro che sono riusciti a “domare” la luce sono i grandi fotografi. Con una sorgente di luce si gioca in modo simile, schermandola come si faceva con il paralume in un gioco d’ombre. È sempre stato un’oscillazione tra il mostrare e il non mostrare.
Uno degli ultimi progetti è all’interno del Policlinico, come ha trattato la luce?
L’illuminazione all’interno del reparto di Pediatria del Nuovo Policlinico di Milano svolge un ruolo cruciale, soprattutto nelle stanze dove i giovani pazienti sono ricoverati. È ampiamente dimostrato che la luce abbia un impatto positivo sull’umore, motivo per cui abbiamo progettato l’integrazione di lampade che emulano quella naturale e che seguono il ritmo circadiano sopra ciascun letto. Il controllo dell’ambiente, la personalizzazione e la cromoterapia possono notevolmente migliorare il benessere e ridurre lo stress; per questo, l’utilizzo appropriato del colore è diventato un’esigenza che ci ha accompagnati non solo nel contraddistinguere gli spazi, ma soprattutto nella costruzione di una narrazione.
E la luce nelle mostre?
Il nostro è sempre un lavoro di squadra e quando ci occupiamo di mostre, come quella di Dalisi al Maxxi o di Goya a Palazzo Reale, cerchiamo di circondarci di eccellenze che possano garantire il miglior risultato progettuale – nel caso di Goya si trattava di descrivere lo stato d’animo dell’artista attraverso un percorso di luce che variava dal chiarore degli anni giovanili alla penombra dell’età adulta.
Il suo estro creativo si estende allo spettacolo musicale dove la luce svolge un ruolo importante...
Uno spettacolo dal vivo è una messa in scena, una rappresentazione in cui la luce riesce a descrivere gli stati d’animo e raccontare una storia. Nel teatro e nel cinema lo vedi molto bene: a seconda di come fai un taglio di luce disegni la scena. La stessa cosa succede anche nei concerti. Prendiamo, ad esempio, il cantante Blanco (Riccardo Fabbriconi, NdA) e il suo Blu Celeste Tour con 35 date: per lui è stato il primo tour, per me il primo approccio alla musica come progettista e direttore creativo. Premetto che trovo un po’ fuorviante l’uso indiscriminato di colori nella luce e le luci cambia colore oggi sono abusate anche nello spettacolo. Ho detto a Riccardo: “Ti chiami Blanco, hai fatto un album che si chiama Blu Celeste: proviamo a tenere questi toni, questa gamma cromatica nel tour. In più tu hai un pubblico di ragazzi, proviamo a imprimere sulla loro retina ricordi in bianco e nero. Teniamo tutto completamente desaturato con dei lampi di celeste”.
In questo modo il concerto è diventato una pulsazione di luce monocromatica con sottolineature celesti. Tutto il visual era in bianco e nero, anche il dress code del pubblico, eccetto quando comparivano il cielo e il mare che erano dipinti di blu. Gli spettatori, ragazzi di vent’anni, si sono portati a casa ricordi in bianco e nero che appartenevano solo alla mia generazione. Poi nello spettacolo di Blanco c’era altro, la cameretta, gli oggetti fuori scala ecc., ma abbiamo costruito una storia con scelte di luce e colore che sono uno statement.
E Laura Pausini...
Con Laura parliamo di un World Tour, una macchina molto complessa che è iniziata all’Apollo Theater di New York passando per le piazze di San Marco a Venezia e Plaza de Espana a Siviglia, sfociando nei palazzetti in tutto il mondo. La cosa più interessante è che nei concerti l’architettura esiste solo se illuminata e il lavoro che abbiamo portato avanti insieme al light designer Ivan Pierri è stato quello di sottolineare tutte le facce degli elementi, sia che fossero grandi colonne nelle piazze rivestite in reti di Dot luminosi o passerelle a freccia nei palazzetti bordate di LED.
Per Driade ha disegnato “Welcome”, un oggetto luminoso “inclusivo” di altre funzioni...
Una volta la lampada era un bulbo luminoso da rivestire, con una serie di problemi come la dispersione del calore e i consumi. Con l’avvento del LED, la luce ha cambiato parametri. Oggi la luce dovrebbe innervare qualsiasi cosa, ogni cosa dovrebbe illuminarsi, avere una sua luce, a prescindere dall’oggetto. È una aggiunta, una caratteristica da inserire. La nuova generazione assume un atteggiamento nuovo, diverso nei confronti della luce. Le mie figlie teenager, ad esempio, mi dicono: “Papà vogliamo dieci metri di striscia LED poi noi ne facciamo quello che vogliamo”. Per loro diventa una specie di pittura luminosa. In qualche maniera, diventa la personalizzazione della materia luce che vive di vita propria. Oggi la luce potrebbe essere la personalizzazione totale di un ambiente, di un oggetto, qualcosa che ti fa inventare un’architettura. Non essendoci più confini, oggi, dobbiamo ragionare in termini di espressività della luce che diventa un linguaggio che può fare esprimere tutti gli oggetti.
Che cosa pensa dell’Intelligenza Artificiale?
Penso che sia un altro di quei salti quantici che cambiano tutto, come il LED. Certo, bisogna avere degli strumenti critici per capirla, la rivoluzione è epocale, cambia il lavoro delle persone, cambia il modo di rapportarti alla realtà. È un argomento enorme, però è il nostro futuro volenti o nolenti.
Brian May, uno dei padri della musica contemporanea, ha detto che il 2023 sarà ricordato come l’ultimo anno con musica prodotta da autori umani, ma quello musicale è solo un campo di applicazione. Quindi cosa dobbiamo fare? È come se avessimo trovato un cavallo selvaggio. Dobbiamo capire come rapportarci con quel cavallo, come poterci salire in sella e conviverci, in caso contrario comanda il cavallo selvaggio perché ha una potenza dirompente.
Ci sarà il pre e il post dell’Intelligenza Artificiale, è una pietra miliare. Devi surfare l’onda del tuo momento storico perché altrimenti gli devi andar dietro, invece tu, specialmente se sei giovanissimo, gli devi andar davanti. Devi capire ed espandere i tuoi limiti assieme a questi strumenti. Siamo figli del nostro tempo, io stesso cerco di capire che cosa sta succedendo. Un ragazzino non può avere modelli del passato, i modelli si aggiornano continuamente. Il nostro è un tempo troppo veloce: il mestiere di oggi probabilmente tra vent’anni non esisterà più, per questo devi essere sempre al passo con i tempi.
Ha detto di voler vivere intensamente il presente
È il mio mantra. Non sono un architetto del passato, non sono un designer del futuro: sono un designer del presente. Vivi il presente adesso perché “presente” vuol anche dire “regalo”. Il presente è un regalo, viviamolo. Personalmente cerco di formalizzare il mio tempo, siamo responsabili del nostro tempo e in questo senso il presente è fondamentale. È la mia bussola.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
LEGGI DI PIÚ
Interviste
Cesare Accetta: “Il nero può essere il colore più luminoso” (LUCE 350, dicembre 2024)
BY Cristina Tirinzoni | 27 Ago 25
Interviste
Nel nome del cane: arte, ricamo e memoria secondo Emily O’Leary
BY Sabino Maria Frassà | 26 Ago 25
Interviste
Stefano Poda: “Solo la luce può seguire intimamente le curve della musica” (LUCE 350, dicembre 2024)
BY Paolo Calafiore | 22 Ago 25
Interviste
Il design “radicale” di Lapo Binazzi (LUCE 350, dicembre 2024)
BY Pierluigi Masini | 19 Ago 25