Personaggi
Lee Broom: “La luce è autentica magia” (LUCE 352, giugno 2025)
By Nancy Tollins
Pubblicato il
Agosto 2026
INDICE
- 1 Ci introduce nel suo mondo?
- 2 Perché ha scelto la luce e che cosa l’appassiona nella sua professione?
- 3 Le sue lampade fondono poeticamente la ricca tradizione artigianale con l’innovazione tecnologica e sono realizzate con materiali preziosi che conferiscono ai suoi pezzi splendore e unicità...
- 4 Ci racconta della sua collaborazione con l’azienda spagnola Lladró?
- 5 È un materiale inconsueto...
- 6 Il design è legato ai processi produttivi?
- 7 Sono celebri le sue installazioni ipnotiche, penso a opere scenografiche come Scented Candle Collection durante il London Design Festival, o ancora Maestro e Kaleidoscopia.
- 8 Una lampada o un oggetto che rappresenta per lei una pietra miliare...
- 9 In Divine Inspiration e Requiem si osservano oggetti celestiali e ricordi d’infanzia.
- 10 Ha un metodo di progettazione?
- 11 Che cosa pensa dell’IA, l’Intelligenza Artificiale?
Lee Broom, designer britannico, fondatore nel 2007 dell’omonima azienda a Londra, firma oggetti unici e di grande impatto. Considerato uno dei designer più influenti sulla scena internazionale, paragonato ad altrettanti brillanti designer del mondo della moda quali Tom Ford e Marc Jacobs, Lee Broom ha ricevuto il premio British Designer of the Year Award e il Queen’s Award for Enterprise, dalle mani della Regina Elisabetta II. Attualmente ha due showroom monomarca a Londra e a New York e collabora con una selezione di marchi del lusso globali come Wedgwood, Christian Louboutin, Bergdorf Goodman e Lladró
Ci introduce nel suo mondo?
Naturalmente. Mi sono da sempre interessato all’arte e all’estetica. Fin da bambino e durante l’adolescenza ho lavorato come attore televisivo e teatrale, recitando con la Royal Shakespeare Company; mio padre, un artista, mi ha fatto appassionare al disegno, tanto che a diciassette anni ho partecipato a un concorso vincendo il premio Young Designer of the Year e un conseguente stage dalla stilista di moda Vivienne Westwood. Lavorando da lei ho potuto sviluppare una mia filosofia progettuale e coltivare la mia identità di designer. In seguito mi sono laureato al Central Saint Martins di Londra, mentre progettavo locali alla moda. Ora sono un designer che progetta e produce oggetti per la luce, ma anche arredi, installazioni e interni. Questo è ciò che sono e che amo fare.
Perché ha scelto la luce e che cosa l’appassiona nella sua professione?
Sono innamorato della luce. È un elemento che, con il suo essere fisico e anche emozionale, mi affascina profondamente. Se ci pensiamo bene, la luce è un’autentica magia. Lavorare con la luce produce qualcosa di alchemico, trasformativo. Ciò che mi appassiona maggiormente nel mio lavoro è la libertà di creare. La tecnologia che abbiamo a disposizione oggi, così avanzata, permette, in un certo senso, di porre in atto degli “incantesimi”. È possibile creare pezzi scultorei esprimendo bellezza, produrre quindi estetica e non solo funzione.
Le sue lampade fondono poeticamente la ricca tradizione artigianale con l’innovazione tecnologica e sono realizzate con materiali preziosi che conferiscono ai suoi pezzi splendore e unicità...
Trovo interessante sperimentare ed esplorare con molti materiali diversi, specialmente nell’ambito dell’illuminazione. Giocando con i materiali e le loro qualità è possibile creare soluzioni inedite e sorprendenti. Nella lampada a sospensione Chamber Light, per esempio, ho applicato il marmo italiano di Carrara usandolo per diffondere la luce dentro a un involucro di cristallo. Amo il marmo e l’ho usato anche per il grande orologio a pendolo dell’installazione Time Machine 2007-2017 che celebrava i miei 10 anni di attività.
Ci racconta della sua collaborazione con l’azienda spagnola Lladró?
Lladró mi ha chiesto di lavorare a una collezione di lampade e, sebbene io raramente firmi prodotti per un’altra azienda, ho accettato perché collaborare con altre persone mi dà l’opportunità di fare qualcosa di diverso. Mi ha conquistato l’idea di creare usando la porcellana in modo nuovo e di sperimentare con questo materiale per capire come risponde alla luce. Ho visitato i loro laboratori vicino a Valencia, dove i maestri d’arte dell’azienda creano sculture, oggetti e gioielli esclusivi in porcellana, realizzandoli interamente a mano, e ne sono rimasto impressionato. È una fabbrica dove tutti i processi sono manuali e artistici. La loro porcellana, fatta con una lavorazione molto raffinata e un impasto segreto, mi ha fatto subito pensare alla carta di riso giapponese e all’estetica delle lanterne antiche che venivano accese per celebrare una festa, o qualche evento memorabile, magari una nascita. Volevo quindi ottenere una luce più simile al bagliore di una candela, riprodurre la sua qualità dietro uno schermo di carta. Siamo riusciti a trovare un modo in cui si poteva far trasparire la luce in una tonalità ambrata, cercando di interpretare la mia visione del rapporto tra luce e porcellana, la sua traslucenza e le sue sfumature di colore. Le lampade della collezione Cascade comunicano un senso di festa e gioia, suscitano emozioni ancestrali felici.
È un materiale inconsueto...
Non è solamente un materiale insolito, è meraviglioso. Quando la sorgente luminosa è spenta la lampada diventa un oggetto bianco e puro, mentre, quando è accesa, cambia colore emettendo una luce calda e avvolgente. Con Lladró volevo progettare sia lampade realizzate in un singolo pezzo che in più elementi abbinabili per creare lampadari modulari. Queste tecniche risalgono ai tempi antichi e sono utilizzate anche nelle vetrerie veneziane (per i famosi lampadari Rezzonico, N.d.A.), ma, a differenza del vetro, la porcellana presenta più sfide, perché è un materiale che cambia durante la cottura ed è difficile ottenere le forme geometriche precise, minimali e “pure” che volevo per questo progetto. Cascade è composta da volumi semplici come sfere e cilindri perfetti, con linee orizzontali e verticali che ne esaltano il materiale.
Il design è legato ai processi produttivi?
Per me visitare le fabbriche e assistere alle varie fasi di lavorazione è una grande fonte di ispirazione, forse la più pratica. Mi ispirano i materiali, le tecniche di produzione e mi affascina capire come è possibile utilizzare la tradizione in modi nuovi e inediti, trovando un equilibrio tra contemporaneità e un senso di nostalgia per il passato, anche giocando con le forme.
Sono celebri le sue installazioni ipnotiche, penso a opere scenografiche come Scented Candle Collection durante il London Design Festival, o ancora Maestro e Kaleidoscopia.
Il teatro ha influenzato il mio lavoro, soprattutto nella progettazione di mostre, installazioni e nell’interior design. Quando creo allestimenti cerco di trasporre drammaticità e movimento, di giocare con illusioni ottiche e specchi per dare vita a opere di luce gioiose e suggestive e di costruire uno spazio che possa immergere idealmente i visitatori in un’atmosfera luminosa e magica per creare un’esperienza coinvolgente.
Una lampada o un oggetto che rappresenta per lei una pietra miliare...
Tutti i miei progetti, anche se tra le serie di maggior successo del mio marchio ci sono Eclipse e Crescent Lights. Ogni pezzo ha una sua caratteristica speciale o una sfida nascosta. In Crescent, ad esempio, la meccanica che fa funzionare così bene la luce è stata molto difficile da realizzare.
In Divine Inspiration e Requiem si osservano oggetti celestiali e ricordi d’infanzia.
Sono ispirati da tutto ciò che eleva l’essere umano, da un’aspirazione che tende verso l’alto. Requiem è una serie di mie sculture luminose che appaiono leggere e fluide alla vista e che si ispirano ai drappeggi delle statue del passato.
Ha un metodo di progettazione?
Quando creo parto sempre dagli schizzi, il processo inizia con un’idea che prende forma attraverso il disegno. Poi, in seguito, con il mio team di progetto realizzo visual e animazioni per creare i modelli, fino ad arrivare al prototipo. Ho 35 dipendenti che lavorano con me nella mia azienda. Sviluppiamo nostre tecnologie che ci consentono di produrre lampade esclusive. Per me è importante collaborare con i migliori artigiani, produttori e tecnici; il nostro team a Londra assembla quasi tutti i prodotti a mano. Questa parte del processo è fondamentale per mantenere un elevato standard qualitativo.
Che cosa pensa dell’IA, l’Intelligenza Artificiale?
Credo che si possa usare l’IA come uno strumento non creativo. L’IA non mi preoccupa affatto, credo che si stia evolvendo con i tempi. Se osserviamo la storia dell’umanità, come ci siamo evoluti, possiamo vedere come in ogni singolo periodo storico sia stato inventato qualcosa di cui le persone inizialmente avevano paura e che poi è diventato del tutto normale. Persino qualcosa di apparentemente innocuo come l’enciclopedia ha suscitato paura quando è apparso per la prima volta.
AUTHOR
Nancy Tollins
Nancy Tollins, architetto, scrittrice e appassionata di viaggi, anche virtuali, curiosa e appassionata della bellezza in tutte le culture e in tutte le forme ancor più se connessa alla luce
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