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Audrey Irmas Pavilion in Los Angeles progetto di OMA NY, lighting design de L’Observatoire International. Photo © Jason O'Rear

Hervé Descottes: “Ciò che mi interessa è sfidare i confini” (LUCE 352, giugno 2025)

By Ann-Marie Baculard
Pubblicato il
Agosto 2026

Incontriamo Hervé Descottes, fondatore dello studio di progettazione e consulenza illuminotecnica L’Observatoire International a New York. Conquistato dalla luce, Descottes abbraccia il lighting design, crea personalmente i concept luminosi per tutti i progetti che firma, supervisiona lo sviluppo del progetto fino al suo completamento e collabora con i più grandi nomi internazionali dell’architettura

Come è iniziata la sua carriera professionale?

Hervé Descottes. Photo courtesy of L’Observatoire International

Nei miei vent’anni, durante un viaggio a Los Angeles, negli Stati Uniti, ho avuto la fortuna di conoscere alcuni lighting designer – all’epoca non avevo idea che esistesse questa professione. Ed è stata una vera rivelazione per me. Proprio questa nuova sensibilità alla luce mi ha aperto un universo completamente nuovo. Poco dopo, di ritorno in Francia, partecipando alla ristrutturazione dell’ala Richelieu del Louvre, la passione per la luce si è radicata in me. Ero affascinato dall’idea di spostare la progettazione illuminotecnica in un ambito più creativo.

Il resto è storia. Quando ho fondato L’Observatoire International a New York nel 1993 era una società molto piccola. Vivevo in una casa nel West Village e l’ufficio si trovava al primo piano. Da allora ho curato molti progetti di luce.

Credo che ciò che ci distingue come studio di lighting design sia il nostro team eclettico e internazionale, composto da designer, tecnici, creativi e ricercatori. Alcuni fanno parte del team principale, mentre altri contribuiscono come consulenti, ma ognuno di loro porta la propria prospettiva ed esperienza unica. Collaboriamo tutti insieme per dare forma a una visione più organica e completa della luce.

Processo creativo e filosofia di progetto...

Milano Design Week 2025, Hermès, allestimento alla Pelota firmato da Charlotte Macaux Perelman e Alexis Fabry. Lighting design de L’Observatoire International. Photo © Maxime Verret

Oggi il settore dell’illuminazione si sta evolvendo rapidamente e, non solo nell’ambito dell’architettura, le persone cercano connessioni emotive con gli spazi che abitano. La luce è senz’altro uno degli strumenti più potenti per dare forma a questa esperienza. All’Observatoire International creiamo spazi attraverso la luce perché la luce ha una sua materialità specifica: possiamo darle una presenza fisica e concreta e, così facendo, evocare emozioni profonde e potenti.

Il processo progettuale è un’indagine che avviene sia a livello concettuale che contestuale ed è spesso costellato di domande che ci poniamo come, per esempio: “Perché stiamo facendo questo? Come si fa a creare un senso di comunità in un progetto residenziale? Come si può favorire un’esperienza intima e personale in uno spazio pubblico o commerciale?”. Sta a noi, poi, trovare una giusta risposta. Come nell’installazione per Hermès, durante il Salone del Mobile 2025 a Milano, dove abbiamo evidenziato il concetto chiave dello spazio scenografico immersivo disegnato da Charlotte Macaux Perelman e Alexis Fabry. L’illuminazione non solo serviva a rivelare le forme – volumi fluttuanti nello spazio –, ma creava un’interazione tra i confini spaziali e la materialità della luce suggerendo un dialogo tra presenza e sospensione, dando forma a un ponte tra filosofia, processo creativo ed esperienza.

È stato invitato alla tavola rotonda Light for Spaces organizzata quest'anno (2025) dal Salone del Mobile di Milano. Cosa pensa del nuovo forum sulla luce di Euroluce?

Penso sia un’ottima iniziativa. Sempre più persone si interessano all’impatto della luce sulla nostra vita quotidiana ed è un dialogo in crescita, sempre più attuale. Credo che, contribuendo attivamente e dando forma alla ricerca, si possa costruire un settore forte.

Come si approccia all'illuminazione in termini di impatto emotivo ed esperienziale?

La luce cerca l’emozione. Quando l’illuminazione è progettata solo per risolvere un problema, spesso manca di profondità e interesse. Il cuore di tutto è trovare un equilibrio tra luce naturale e artificiale, non solo perché sono profondamente interconnesse, ma anche perché il confine tra loro è spesso labile. Ed è proprio in questa zona di sfocatura che può emergere qualcosa di veramente unico. Ne è un esempio il Kinder Building del Museum of Fine Arts di Houston, firmato da Steven Holl, un architetto che ritiene il dialogo tra luce diurna e notturna fondamentale per il nostro modo di collaborare. In questo progetto, abbiamo applicato il concetto di ritmo di luce diurno e notturno, ottenuto cambiando la temperatura del colore e adattandone l’intensità. Si fonda sulla semplice fisica e sui principi fondamentali dell’illuminazione che a volte vengono trascurati. I soffitti agiscono come impercettibili riflettori, interagendo con la qualità mutevole della luce, sia naturale che artificiale, in modo che la percezione del colore nello spazio rimanga costante, anche quando le condizioni esterne cambiano. Questo approccio utilizza l’architettura stessa come mezzo per la luce, esplorando la materialità di questo elemento sulle superfici.

Kinder Building parte del MFAH Museum of Fine Arts in Houston, progetto di Steven Holl Architects, lighting design de L’Observatoire International. Photo © Iwan Baan

Innovazione tecnologica, inclusione, legislazione e sostenibilità, sono tutti temi di attualità, ma dove si colloca il mondo dell'illuminazione?

Viviamo in un mondo in accelerazione tecnologica, sociale e culturale. Tutto si muove più velocemente, si adatta più rapidamente e, di conseguenza, il design deve evolversi costantemente per soddisfare le nuove possibilità e le richieste emergenti. Per creare un design dell’illuminazione più inclusivo dobbiamo, innanzitutto, capire come la luce funzioni in questi specifici contesti sociali, sia dal punto di vista simbolico che pratico.

Quali sono le sfide del lighting design?

Dipende dal tipo di progetto. Se parliamo di edifici storici la sfida più grande è spesso quella di bilanciare il passato con il presente. Lavorare su progetti storici è un delicato gioco di equilibri: bisogna in primis comprendere l’intenzione alla base del progetto originale, per poi potergli dare un sottile tocco di modernità.

Per la Frick Collection di New York, ad esempio, una delle principali considerazioni è stata quella di bilanciare correttamente l’illuminazione con la conservazione delle opere d’arte. Il patrimonio storico deve essere illuminato in modo da esaltarne la bellezza ma nello stesso tempo preservarlo e gran parte della sua valorizzazione, in questo caso, è data da come siamo riusciti a simulare la luce del giorno. Nelle gallerie dove erano presenti lucernari abbiamo inserito strati di luce elettrica sopra i pannelli vetrati per simulare la luce naturale quando si abbassano i livelli di luce esterna, mantenendo la sensazione di luce diurna e garantendo al contempo la sicurezza delle opere d’arte. L’edificio che ospita la collezione, con la sua atmosfera “domestica”, è stata un’ulteriore sfida: abbiamo dotato tutti i lampadari e le applique di LED con temperature di colore calde, progettate per imitare il bagliore morbido e invitante della luce a incandescenza: in questo modo, è stato possibile mantenere l’atmosfera originale pur rispettando i moderni standard di illuminazione e di efficienza.

L'approccio all'illuminazione degli edifici culturali e civili deve essere diverso da quello degli spazi residenziali o commerciali?

Audrey Irmas Pavilion in Los Angeles progetto di OMA NY, lighting design de L’Observatoire International. Photo © Jason O'Rear

Sì e no. Naturalmente esistono differenze evidenti a seconda della natura e della funzione di uno spazio; tuttavia, ciò che mi interessa è sfidare i confini, senza dovermi limitare a un’unica “estetica”, ma esplorando invece come i diversi princìpi d’illuminazione possano intersecarsi e contaminarsi a vicenda.

Il nostro progetto per l’Audrey Irmas Pavilion – uno spazio polifunzionale con una forte funzione comunitaria disegnato dallo studio di architettura OMA a Los Angeles – ben illustra questo superamento con un approccio illuminotecnico pensato per supportare sia grandi raduni che momenti di minore affluenza, e quindi più contemplativi: tramite un’attenta articolazione e attraverso contrasti sfumati e transizioni morbide, la luce contribuisce alla flessibilità e al dialogo tra diversi tipi e utilizzi di spazi.

Audrey Irmas Pavilion in Los Angeles progetto di OMA NY, lighting design de L’Observatoire International. Photo © Jason O'Rear
Audrey Irmas Pavilion in Los Angeles progetto di OMA NY, lighting design de L’Observatoire International. Photo © Jason O'Rear

La High Line e la terrazza Edge sono due progetti all'aperto molto famosi che lo studio ha realizzato a New York. In città densamente popolate, come si può progettare l'illuminazione dell'edificio in modo che non disturbi l'ambiente pubblico, bensì lo valorizzi?

Una delle sfide principali della High Line è stata realizzare l’idea di un’illuminazione invisibile e, dunque, valorizzare in modo sottile un percorso, e un luogo simbolo della città, con un gesto quasi magico, traducendo poi questa visione in realtà tecnica. L’obiettivo era creare un ambiente sicuro e accogliente, pur mantenendo un senso di mistero e nascondendo tutte le fonti di luce visibili. All’aperto, di notte, i nostri occhi sono molto sensibili al contrasto e alla luminanza e, per vivere in pieno l’effetto della luce, abbiamo dovuto evitare abbagliamenti e transizioni brusche, ridistribuendo una luce più morbida e uniforme in tutto lo spazio.

Questo approccio risuona profondamente con il progetto per la terrazza panoramica Edge. In questo caso, l’obiettivo non era solo creare uno spazio a grande altezza sopra la città, ma anche offrire un nuovo modo di vederla e intenderla. La terrazza, quasi come un tappeto volante, diventa una piattaforma sospesa, uno spazio che appartiene alla città e al tempo stesso galleggia al di sopra di essa. Giocando con gli spostamenti di scala, come nei mondi cinematografici di George Lucas (la saga Star Wars, Guerre stellari, N.d.A.), abbiamo cercato di dare allo spazio una propria identità, pur mantenendo un senso di connessione con il vasto paesaggio urbano sottostante.

High Line, parco lineare su una linea ferroviaria sopraelevata dismessa a Manhattan, New York, su progetto di Diller Scofidio + Renfro, James Corner Field Operations e Piet Oudolf. L’Observatoire International ha progettato l’illuminazione. Photo © Halkin Mason
The Edge, terrazza panoramica con spazio eventi al 100simo piano (340 m), New York, progetto di Kohn Pedersen Fox, lighting design de L’Observatoire International. Image courtesy of Related and Oxford, L’Observatoire International

Come vede il futuro dell'illuminazione?

Mi piacerebbe molto che l’illuminazione venisse maggiormente riconosciuta nei progetti architettonici. Svolge un ruolo così importante, ma a volte ci sentiamo un po’ in disparte. Tutti trarrebbero beneficio da una maggiore integrazione e narrazione tra illuminazione e architettura, perché nella realtà della progettazione vanno davvero di pari passo.

AUTHOR

Ann-Marie Baculard

Ann-Marie Baculard, canadese, è una designer grafica, appassionata di filologia come metodo d’indagine. Collabora con riviste internazionali.

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