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Luci d’Artista Torino 2025-26. Nuove installazioni illuminano possibili connessioni tra istituzioni museali e altre realtà della città con i linguaggi di arte contemporanea
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Gennaio 2026
INDICE
L’edizione di quest’anno di Luci d’Artista di Torino (proroga nuove luci fino al 1° febbraio), comprensiva di 32 installazioni site-specific e 8 ricollocazioni, annovera nuove collaborazioni istituzionali, ovvero con la Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea nel segno luminoso dell’opera di Maurizio Nannucci, completamente restaurata collocata sul tetto dell’edificio stesso, il Castello Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, incluso il lavoro restaurato di Mario Merz, con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e con la luce dell’artista polacca Paulina Olowska. Tutte opere che trasformano il capoluogo piemontese in un museo di luce a cielo aperto.
Luci d’Artista è una istituzione culturale di ricerca artistica riconosciuta a livello internazionale che annovera installazioni realizzate dal 1998 a oggi di autori italiani e stranieri di fama, un appuntamento annuale che coincide con le luminarie del periodo natalizio, curato per il terzo anno consecutivo da Antonio Grulli. Dal 2023 la Città di Torino ha affidato il progetto Luci d’Artista alla Fondazione Torino Musei, dimostrando come pubblico e privato raggiungono risultati eccellenti quando fanno rete in un’ottica manageriale, partendo da una direzione curatoriale autonoma e investendo sulla grafica coordinata, nell’eccellente sito internet, che racconta la storia delle di Luci d’Artista, oltre che su mappe cartacee e tour serali guidati in bus, a piedi e in un tram storico, con l’obiettivo di potenziare il valore culturale di una Manifestazione diventata modello per altri festival della luce sparsi da nord a sud d’Italia. Inutile sottolineare che il potenziamento della comunicazione nei canali social ha aumentato l’appeal scenografico di Torino, piattaforma attiva di arte contemporanea in dialogo con il territorio.
Light Art come mezzo e non fine per intrecciare relazioni tra arte e impresa culturale
La Manifestazione, voluta dalla Città di Torino, e realizzata da Fondazione Torino Musei con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, valorizza il ruolo inclusivo nell’Arte pubblica, attraverso una comunicazione dalla grafica chiara di Torino come Museo di luce che “illumina” processi relazionali di arte diffusa, un progetto ambizioso dotato di una identità autonoma, volta ad aprire la città a sempre nuove collaborazioni e inclusioni di altri attori e realtà culturali. Il progetto di Luci d’Artista 2025/26 affianca alla collezione principale collaborazioni con istituzioni museali territoriali e nazionali grazie a COSTELLAZIONE, una sezione collaterale di Luci d’Artista in cui sono presentate le opere luminose realizzate dalle istituzioni del territorio che per la prima volta quest’anno sconfina, estendendosi all’Italia e all’Europa. È sorprende per qualità il programma stabile di collaborazioni all’estero con DUET, la nuova sezione di Luci d’Artista volta favorire una rete di collaborazioni con il Lithuanian Culture Institute e con il macLyon Musèe d’Art Contemporain di Lione (Francia), dove è nata l’iconica Fête des Lumières, una festa annuale di installazioni luminose che risale al 1643 e che si tiene a dicembre e che celebra la vittoria della luce sulle tenebre e del bene sul male, oltre a un public program ridenominato e strutturato in una Accademia della Luce in collaborazione con dipartimenti di tutti i musei. Il tutto naturalmente è supportato da un efficace PIANO DI COMUNICAZIONE e uno stabile PROGRAMMA DI RESTAURI.
Bando agli elenchi, miriamo alla sintesi
Tralasciamo l’elogio del lungo elenco di partner, compreso l’encomio del main sponsor Gruppo Iren, che da oltre vent’anni segue i restauri e il rifacimento delle opere della collezione, grazie anche alla sponsorizzazione tecnica di NeonLauro, e miriamo al commento delle quattro nuove installazioni accese fino al 1° febbraio 2026, di cui due opere che portano la firma della Fondazione CRT, mentre le altre due si avvalgono del contributo di Fondazione Arte CRT e della OGR Torino, importanti istituzioni che hanno puntato sul legame tra arte contemporanea come pratica di cultura d’impresa per la città sabauda. Le piazze, le strade e i quartieri della city, tempio dell’arte concettuale e relazionale, si arricchiscono di nuove opere di Tracey Emin e Chiara Camoni, del Soundwalk Collective con Patti Smith e Philip Glass, di Riccardo Previdi e Gintaras Didžiapetris, realizzate grazie al sostegno di importanti partner, che hanno contribuito a trasformate la 28 edizione di Luci d’Artista in un paradigma di connessioni tra territorio e il mondo, all’insegna della sinestesia tra diversi linguaggi artistici.
Giudizio estetico e soggettivo delle nuove opere in situ a parte, a mio avviso non tutte originali nelle soluzioni formali e non sempre in dialogo con lo spazio circostante, le installazioni sono una testimonianza della vitalità dei linguaggi dell’arte contemporanea, che acquistano nuovi significati sono collocate in punti strategici della città per fare brillare nuove narrazioni di luoghi incantati, con visioni e suoni di Torino laboratorio dell’arte contemporanea. La migliore opera, per me, è quella di Mummer Love (2019-2025) di Soundwalk Collective, laboratorio di sound art composto da Stephan Crasneanscki e Simone Merli, un progetto speciale ideato per la monumentale Corte Est di OGR, in Corso Castelfidardo 22, con la voce ipnotica della poetessa e cantautrice Patti Smith e la musica di Philip Glass, mito del rock globale nonché capofila del minimalismo musicale. Questa installazione multimediale immersiva, realizzata in collaborazione con OGR TORINO, esplora il potenziale visivo e sonoro della tecnologia in ambito artistico, ed è basata sull’approccio sinestetico tra le poesie di Rimbaud e la luce come rivelazione e relazione con il luogo, dimostrando come l’arte per la città continua a svilupparsi a crescere con progetti “glocali” sempre più connessi ad altre istituzioni museali e non.
Un esempio significativo interessante sul piano concettuale, ma deludente nella sintesi formale, che dimostra la sinergia tra luce e sport, è l’installazione di cerchi di luce dal titolo Bouncing the Ball (2025) di Riccardo Previdi, concepita e realizzata per Piazza San Carlo, che segna la collaborazione con Nitto APT Finals, l’importante manifestazione sportiva che dal 2021 si svolge a Torino. L’opera, che prende spunto dal movimento iniziale del gioco del tennis e pensata in dialogo con le chiese della piazza, non aggiunge e non toglie nulla all’incantevole bellezza del luogo. Con l’opera al neon Untitled (2013) dell’artista lituano Gintaras Didžiapetris (già protagonista di manifestazioni internazionali come la Biennale di Venezia), realizzata grazie al contributo del Lithuanian Culture Institute nell’ambito dell’anno della cultura lituana in Italia, collocata sulla facciata del Museo Regionale di Scienze Naturali, via Accademia Albertina angolo via Giolitti, vediamo due opere a prima vista astratte che evocano qualcosa di concreto, organismi unicellulari bioluminescenti che popolano gli abissi oceanici e alludono a meccaniche sommerse e misteriose capaci di accendere riflessioni sull’origine della vita.
È senza lode e senza infamia la scritta al neon Sex and Solitude (2025) di Tracey Emin, iconica artista britannica che come in tutte le sue scritte luminose al neon anche qui trasforma la parola in codice visivo per accendere nuovi sguardi su un mondo che cambia velocemente; perché la luce mette in chiarezza, ovvero porta in superficie riflessioni profonde su problematiche complesse legate all’identità e alla complessità del presente. Ma questa scritta, collocata ai Giardini Reali bassi, a mio avviso, non viene percepita da tutti come un grido di dolore, qual è in realtà, in cui il neon permette al “verbo di farsi luce” di problematiche esistenziali. Ai posteri l’ardua sentenza! Le brevi frasi di Emin, rese con la luce al neon, colorato mettono in forma parole che rimandano a stadi ed emozioni dell’essere, per racchiudere in “slogan” d’effetto pulsioni, gioie, crisi esistenziali, ossessioni soggettive e collettive, in bilico tra speranza e paura.
Più di tutto mi ha deluso Swarms (Sciami) (2025) di Chiara Camoni, al 43° piano del Grattacielo Regione Piemonte, con le sue luci ed effetti specchianti tipo discoteca che creano sciami luminosi, bagliori in contrapposizione con la rigidità dell’edificio verticale. L’artista piacentina sarà l’unica protagonista del Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia, restiamo in attesa di vedere se includerà materiali luminosi nella sua nuova opera. Chi vivrà vedrà!
Torino come una lucciola, rischiara le tenebre anche con l’opera di Andreas Angelidakis, rappresentante del Padiglione della Grecia alla 61. Biennale Arte di Venezia: la sua luce, VR MAN, un gigante fatto di luce atterrato nella città sabauda che non dorme mai, nell’essenziale silhouette richiama l’immagine dell’atleta realizzata in occasione dei FISU WORLD UNIVERSITY GAMES WINTER (Torino, gennaio 2025), è visibile in piazza Bodoni e, per rendere omaggio all’artista, rimarrà accesa tutto il 2026. E per concludere questo articolo sul ruolo della luce nell’arte pubblica, ricordiamo che gli esseri umani sono “condizionati” da cose, tangibili e intangibili come la luce per aprirci a voli incondizionati verso un’epoca trans e post umana in cui la Light Art è traccia visiva e concettuale di scambi di informazione, conoscenza che forma nuove narrazioni connesse tra natura artificiale, naturale e umana di un futuro ancora tutto da esplorare.
Per maggiori informazioni: www.lucidartistatorino.org
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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