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Museo Guggenheim Bilbao (1997), vista esterna. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP and Guggenheim Bilbao

La geniale resilienza di Frank Gehry, architetto visionario e gentile

By Monica Moro
Pubblicato il
Dicembre 2025

Frank Gehry, ritratto. Photo © Alexandra Cabri; Courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP

Questo 2025 si chiude con la scomparsa di tanti grandi personaggi che hanno inciso in diversi modi sulla realtà presente, e l’architetto canadese Frank Gehry (1929-2025, a 96 anni), vincitore del Premio Pritzker nel 1989, ne è un esempio visionario e gentile. “Le sue opere architettoniche trasmettono un’audace vitalità, un raro virtuosismo tecnico e un’immaginazione sconfinata, rivelando un profondo ottimismo attraverso la forma scultorea … Il suo corpus di opere, a volte controverso, ma sempre accattivante, è stato variamente descritto come iconoclasta, turbolento e impermanente, ma la giuria, nell’assegnare questo premio, elogia questo spirito inquieto che ha reso i suoi edifici un’espressione unica di contemporaneità…”: è questa la motivazione della giuria che gli ha assegnato il Premio, conferito agli architetti più rappresentativi dei nostri tempi.

L’effetto Bilbao

Tra le sue opere, alcune divenute vere e proprie mete turistiche, che spesso nelle forme ci ricordano (volutamente) vele mosse dal vento, va assolutamente ricordato il Museo Guggenheim Bilbao (1997). Diventato inaspettatamente un simbolo dei Paesi Baschi, l’edificio ha riscosso un successo internazionale così grande da generare l’“effetto Bilbao(fenomeno per cui la costruzione di un’architettura iconica e di grande impatto, contribuisce alla rivitalizzazione, economicamente e culturalmente, di una città, NdR) e creare un ritorno economico locale dando nuova vita al territorio. O ancora il Walt Disney Concert Hall (2003) a Los Angeles, celebrato per la sua ottima acustica (dovuta al contributo dell’ingegnere acustico Yasuhisa Toyota) e per le eccellenti soluzioni funzionali e che, nonostante le continue critiche in fase di cantiere, gode di un enorme successo.

Museo Guggenheim Bilbao (1997), vista esterna. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP and Guggenheim Bilbao
Museo Guggenheim Bilbao (1997), vista interna. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP and Guggenheim Bilbao

Un’architettura scintillante

LUMA Tower Arles (2020), vista notturna. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP

Le sue architetture sono delle sculture fatte di riflessi, colori iridescenti metallici, dovuti all’utilizzo di metalli, dall’acciaio al titanio che si “trasforma” in oro a seconda della variabilità del cielo, usato per la prima volta proprio a Bilbao. È invece ricoperta da 11mila pannelli d’alluminio la LUMA Tower, la torre del complesso museale Luma Arles della collezionista svizzera Maja Hoffmann (erede della fortuna del colosso farmaceutico Hoffmann-La Roche) inaugurata nel 2020. Ma, sono pur sempre opere pesantemente criticate, non credute, e Gehry ha costantemente trovato montagne di opposizioni da scalare.

LUMA Tower Arles (2020), vista al tramonto. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP
LUMA Tower Arles (2020), vista di giorno. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP

La resilienza geniale

Walt Disney Concert Hall (Sede della Los Angeles Philharmonic, 2003), vista esterna diurnal. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP and WDCH Los Angeles Philharmonic

C’è da chiedersi come questo architetto straordinario, sempre sottoposto a critiche ma anche amatissimo, riuscisse a superare ogni ostacolo e la risposta è che univa alla genialità uno spirito profondamente collaborativo e filantropico. “È vero, sono inquieto, sto cercando di trovare me stesso come architetto e anche il modo migliore per contribuire a questo mondo pieno di contraddizioni, disparità e disuguaglianze, ma anche di passione e opportunità – come spiegato dallo stesso Frank Gehry –. È un mondo in cui i nostri valori e le nostre priorità sono costantemente messi in discussione. È semplicistico aspettarsi un’unica risposta giusta. L’architettura è solo una piccola parte di questa equazione umana, ma noi che la pratichiamo crediamo nel suo potenziale di fare la differenza, di illuminare e arricchire l’esperienza umana, di abbattere le barriere dell’incomprensione e fornire un contesto meraviglioso al dramma della vita”.

Walt Disney Concert Hall (Sede della Los Angeles Philharmonic,2003), vista interna. Image available from: Gehry Partners, LLP. © Frank O. Gehry. Getty Research Institute, Los Angeles (2017.M.66)
Walt Disney Concert Hall (Sede della Los Angeles Philharmonic,2003), vista esterna. Image available from: Gehry Partners, LLP. © Frank O. Gehry. Getty Research Institute, Los Angeles (2017.M.66)

Lo studio Gehry Partners

Walt Disney Concert Hall (Sede della Los Angeles Philharmonic, 2003), vista di un particolare esterno al tramonto. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP and WDCH Los Angeles Philharmonic

Fondatore dello studio Gehry Partners, che oggi conta oltre 100 dipendenti, nel 1962 a Los Angeles in California, la sua città d’elezione, culla del cinema hollywoodiano, e nelle vicinanze dei Walt Disney Studios (a Burbank), Frank Gehry è diventato statunitense. O forse più che altro Losangelino o Angeleno: un abitante della “città degli angeli” immersa in un’aura magica. Così come sono anche le sue architetture, scintillanti, immaginifiche e improbabili.

Lo studio Gehry Partners opera attraverso un processo dove il cliente viene trattato come un membro del team di progettazione, rendendo il progetto una vera collaborazione tra architetto e cliente stesso, ma non solo, perché il processo e prevede inoltre l’inserimento e il coinvolgimento della comunità interessata dall’intervento architettonico. Le sue architetture invitano le persone ad abitare lo spazio come una “sequenza di scoperte esaltate dalla luce”, soprattutto naturale, dai riflessi e dalle ombre, dalle prospettive mutevoli e dalla topografia (disciplina per misurare e rappresentare graficamente porzioni di superfici complesse, utilizzando principi di matematica, geometria e fisica, NdA), impiegando complessi software di calcolo, anche aeronautici. Frank Gehry amava collaborare con artisti e ispirarsi a loro, tra cui la coppia artistica Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, autori dell’Ago, filo e nodo a Milano.

Frank Gehry e il modello della Fondation Louis Vuitton di Parigi, opened 2014. Photo courtesy Frank O. Gehry and Gehry Partners, LLP

Dalla fondazione del suo studio, lui e il suo team hanno realizzato più di 150 opere in tutto il mondo, compresi il Vitra Design Museum (Weil am Rhein, Germania, 1989), la Fondation Louis Vuitton (Parigi, Francia, 2014), il Biomuseo (Panama City, Panama, 2014), il Guggenheim Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) attualmente in costruzione.

Una vita costellata di premi, e di pro bono

Gehry ha ricevuto più di 100 premi e riconoscimenti nel campo dell’architettura, tra cui la RIBA Royal Institute of Architects Gold Medal assegnata nel 2000 dal Royal Institute of British Architects per conto della Regina Elisabetta. Nel 2016 ha invece ricevuto sia il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia che la Presidential Medal of Freedom (Medaglia Presidenziale della Libertà) la più alta onorificenza civile della nazione conferita dal presidente degli Stati Uniti di quegli anni Barack Obama assegnata quell’anno a 21 personalità di diversi settori, dal “Boss” della musica Bruce Springsteen e Diane Ross, ai celebri attori Robert De Niro, Tom Hanks, Robert Redford fino al leggendario giocatore di pallacanestro Michael Jordan, detto Air Jordan (la Nike gli ha dedicato un famoso modello di scarpe e ha recitato in Space Jam della Warner Bros nelle vesti di se stesso) e i coniugi Bill Gates, il fondatore di Microsoft, e Melinda per la loro fondazione di beneficenza.

Durante tutto il corso della sua carriera, Frank Gehry ha inoltre continuato a dedicarsi ad attività filantropiche sia a livello locale che internazionale. A Los Angeles si è impegnato in una serie di progetti di design pro bono, come la sede centrale del Children’s Institute Inc., un’organizzazione no profit situata nel cuore del quartiere di Watts che fornisce servizi ai bambini e alle famiglie vittime di violenza, e, più recentemente, un nuovo centro per la LA Philharmonic’s Youth Orchestra Los Angeles a Inglewood che offre corsi di musica gratuiti agli studenti di tutta la città.

Si può proprio dire che, con le sue opere e la sua vita, Frank Gehry ci lascia molta materia e molte tematiche su cui riflettere.

AUTHOR

Monica Moro

Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga

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