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La luce come pensiero nei progetti dello Studio BIG (LUCE 353, settembre 2025)
By Monica Moro
Pubblicato il
Agosto 2026
INDICE
- 1 Ci introduce al suo lavoro con BIG?
- 2 Qual è il ruolo dell’illuminazione nel mondo di BIG?
- 3 Applicate innovazioni anche nell’illuminazione?
- 4 Questa primavera (2025) avete presentato nuovi progetti...
- 5 Che cos’è la luce?
- 6 State lavorando anche ad alcuni progetti a Milano, come City Wave nel quartiere City Life...
- 7 Come definirebbe le lampade che disegnate?
- 8 Come è nato Dusk, l’altro nuovo prodotto lanciato quest’anno (2025) con Artemide?
- 9 Cosa direbbe a chi vuole diventare un designer?
A Milano nel 2025, durante il lancio di alcune straordinarie nuove lampade, abbiamo incontrato Jakob Lange, project leader ed esperto di design, tecnologie e illuminazione e partner di BIG. Lo studio, fondato dall’architetto danese Bjarke Ingels, vanta un ampio team di architetti, designer e pensatori che si occupano d progettazione, pianificazione, ricerca e sviluppo di nuovi concetti, utilizzi e forme. BIG è noto per la sua particolare filosofia progettuale che coniuga la consapevolezza ambientale con la piacevolezza estetica degli spazi
Ci introduce al suo lavoro con BIG?
Collaboro con Bjarke Ingels da 22 anni. Ho iniziato a lavorare in BIG mentre studiavo architettura, come stagista al progetto Bjerget (Mountain Dwellings), un nuovo quartiere suburbano a Copenaghen, costituito da un blocco di case con giardino disposte a cascata su un parcheggio di 10 piani che ne costituisce la base. In seguito ho continuato a lavorare con lo studio fino all’inizio dei lavori di costruzione del quartiere, prima come architetto, in seguito come associato e infine come uno dei primi soci. Pur essendo architetto di formazione, sono la figura responsabile di tutto ciò che riguarda il design dei prodotti di BIG, quindi di tutto l’arredo, dalle sedie alle maniglie delle porte e, naturalmente, dell’illuminazione.
Qual è il ruolo dell’illuminazione nel mondo di BIG?
L’illuminazione è un aspetto fondamentale per noi del team BIG Products. La luce è senz’altro un elemento chiave nell’“abbellimento” di edifici, città e paesaggi.
Il nostro studio gestisce un’enorme quantità di progetti in tutto il mondo, avvalendosi di oltre 700 dipendenti, 22 soci e 6 sedi internazionali. È uno studio di grandi dimensioni e ci sono sempre più di 50 team al lavoro su progetti in corso. Sono a capo del team di progettazione dei prodotti, chiamato BIG Products, che supporta i team di progetto rendendo gli interni un’estensione naturale dell’edificio. Questo può includere qualsiasi cosa, dai mobili alle maniglie delle porte, ma li guidiamo anche sulle soluzioni di illuminazione e sviluppiamo progetti su misura.
Inoltre, creiamo e firmiamo anche prodotti e sistemi di illuminazione destinati principalmente ai nostri edifici o ai nostri progetti architettonici.
Applicate innovazioni anche nell’illuminazione?
La lampada Gople, uno dei primi prodotti che abbiamo sviluppato con l’azienda italiana Artemide – che originariamente era stata progettata per Area 2071, nel cuore di Dubai –, è stata ideata per valorizzare e nutrire le piante e, nello stesso tempo, abbiamo voluto che fosse esteticamente gradevole. La tecnologia di illuminazione RWB (red, white, blue) brevettata da Artemide, che emette luce con valori di PPFD (Photosynthetic Photon Flux Density), ci offriva l’opportunità di poter illuminare le piante con una luce che riproduce quella naturale attraverso una finitura sul corpo lampada che è una sorta di grande “pillola” con una parte superiore traslucida che nasconde la sorgente luminosa. Abbiamo allestito una grande installazione per Gople e successivamente l’abbiamo sviluppata in una serie con molti altri tipi di luci.
Questa primavera (2025) avete presentato nuovi progetti...
Ad aprile abbiamo lanciato, sempre con Artemide, Arctic, una collezione di lampade per un hotel che stiamo realizzando nelle regioni artiche settentrionali della Finlandia, luoghi in cui la neve d’inverno copre il paesaggio e non c’è sole, mentre d’estate il sole non tramonta mai. Ecco quindi che la luce diviene un fattore vitale. Quando ci troviamo completamente al buio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, quello che vediamo è solo il tingersi di rosso dovuto alla presenza del sole che rimane in basso sotto la linea dell’orizzonte. Qui il sole è nascosto, non si vede mai. Ispirati da tale fenomeno naturale, abbiamo voluto creare una fonte di luce che in un certo senso potesse prenderne il posto, quando è impossibile vederlo, e per questo avevamo bisogno di qualcosa che si adattasse agli spazi sia interni che esterni dell’hotel e che potesse creare atmosfera.
Il nuovo hotel avrà forme geometriche e per questo abbiamo progettato una lampada con caratteristiche formali geometriche, come la struttura dei fiocchi di neve. Se immergiamo la mano nella neve per afferrarne un po’, otteniamo una manciata di cristalli scintillanti: le lampade Arctic saranno come dei cristalli a sé stanti e verranno distribuite in tutto l’hotel.
Che cos’è la luce?
La luce è ciò che dà vita a tutto quello che esiste su questo pianeta. Nell’Età della Pietra, quando era ancora allo stadio primitivo, l’uomo viveva nelle caverne e seguiva il ritmo naturale del sole e della luce dell’esterno. Poi, a un certo punto, ha imparato ad accendere il fuoco: un grande passo in avanti che gli ha consentito di illuminare la caverna di notte, prolungando così la durata del giorno. Oggi abbiamo acquisito il controllo sul “mezzo” luminoso, possiamo creare luce in qualsiasi situazione. In BIG, quando creiamo la luce, vogliamo che sia il più possibile naturale, semplice e integrata; se questo non è possibile, allora deve diventare una fonte di ispirazione. Credo che progettare una sorgente di luce senza che esprima un’intelligenza di pensiero sia solo un’occasione sprecata.
State lavorando anche ad alcuni progetti a Milano, come City Wave nel quartiere City Life...
City Wave è un complesso che comprende due edifici a uso ufficio collegati da una grande pensilina fotovoltaica che ha anche la funzione di spazio pubblico ombreggiato, gioca con la luce naturale. Un altro nostro progetto recente in Italia è la sede centrale della San Pellegrino. Per entrambi sono previste due linee di apparecchi di illuminazione firmate da BIG. Una è La Linea, che essenzialmente è un sottile tubo flessibile che permette di creare forme geometriche, l’altra è Alphabet of Light, una collezione di luci con cui è possibile formare lettere luminose a LED, pensata inizialmente con l’idea di fare un’insegna al neon più democratica, per offrire un modo semplice per scrivere le proprie parole sul muro.
Come definirebbe le lampade che disegnate?
Beh, esistono diverse categorie di lampade: ad esempio, esiste la luce scultorea che dà un piacere estetico o sensoriale, il tipo di lampada che vorresti vedere nel tuo spazio personale, che non è solo bella quando è accesa, ma è anche un elemento d’arredo accattivante da appendere sopra il tavolo del soggiorno o accanto a una poltrona. Poi c’è la luce integrata, dove l’apparecchio non si vede, la tipologia di lampada che diventa parte integrante dello spazio stesso. Come ho accennato, di solito partiamo da un progetto di architettura. Stellar Nebula, ad esempio, è stata ideata nell’ambito di un progetto in Nord America, in cui il nostro cliente ci chiedeva di disegnare delle luci che assomigliassero a bolle di sapone per i suoi bagni. Inizialmente questa idea non ci convinceva molto ma alla fine ci siamo detti: “Perché non progettiamo la bolla di sapone perfetta?” e, insieme al team di Artemide, abbiamo creato la famiglia Stellar Nebula, ora disponibile in quattro diverse dimensioni, inversione da terra, da soffitto e da tavolo. Spesso i nostri prodotti si espandono in famiglie, proprio come il nostro studio.
Come è nato Dusk, l’altro nuovo prodotto lanciato quest’anno (2025) con Artemide?
La filosofia progettuale di BIG è di proporre nuove idee e risolvere sfide che hanno un profondo impatto, anche sul modo di concepire la luce. Abbiamo avuto lunghe discussioni con Carlotta de Bevilacqua, presidente e CEO di Artemide, e con il suo team su “Come possiamo creare la prossima luce circadiana?”, insomma su come far evolvere gli apparecchi HCL Human Centric Lighting nati per cercare di ricreare i ritmi naturali nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. Un tipo di luce che ci accompagna in modo confortevole mentre il nostro corpo si adatta a una determinata impostazione di luce o temperatura di colore.
L’innovazione di Dusk (crepuscolo” in lingua inglese, NdA) è di essere una luce lineare, non puntiforme, che segue il ritmo circadiano, e che si allontana dal modo “classico” di creare luci circadiane con un solo punto luce apicale. Dusk è essenzialmente un wall washer, in pratica agisce sulla superficie di un’intera parete che si può inondare con un tramonto o un cielo che sfuma da una luce blu molto fredda a una luce più calda all’orizzonte. In effetti, se noi guardiamo il tramonto – od osserviamo il colore del cielo durante la giornata – non vedremo mai un punto, ma sempre una sfumatura che va da un colore all’orizzonte fino alla cima del cielo sopra di noi. In questo modo il cielo e il suo ciclo di trasformazione diventano davvero parte integrante del nostro soggiorno o della nostra camera da letto.
Sono convinto che sia un passo in avanti e che la nostra idea di creare una luce lineare in grado di illuminare una parete rappresenti una interpretazione della luce circadiana che porterà molti benefici per chi la vive.
Cosa direbbe a chi vuole diventare un designer?
Che ciò che conta è essere sempre curiosi e mai smettere di esserlo; che limitarsi a esplorare una nuova forma di lampada è un’occasione persa perché ce ne sono già così tante là fuori; di cercare piuttosto di scoprire se ci sono nuovi modi di usare la luce, se esiste una nuova funzione che la luce può avere, se ci sono nuove tecnologie che stanno avanzando e che potrebbero aprire la strada a un nuovo concetto di luce.
Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, ampiamente utilizzata dalle giovani generazioni, si può tranquillamente usare per i compiti in cui è particolarmente indicata, come, ad esempio, per mostrarci i modi con cui illuminare uno spazio. Poi però, certo, possiamo chiedere all’AI di progettare una lampada, ma il rischio è che (sicuramente) le manchi l’intelligenza umana, il “quid” che la rende significativa per noi esseri umani. In sostanza, l’AI attualmente si limita a ipotizzare, in base al nostro suggerimento, quale dovrebbe essere l’aspetto più probabile dell’oggetto. Non pensa in modo autonomo, quindi se noi, come designer, vogliamo spingerci oltre i nostri limiti, dobbiamo essere molto abili nel suo utilizzo.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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