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Manuela Bedeschi, Un caffettino?..., 2012, e PAX TIBI, 2020. Ph. Daniele Portanome

Passato e presente, tangibile e invisibile si incontrano: il Museo Bagatti Valsecchi sotto la luce di Manuela Bedeschi

By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Ottobre 2025

Manuela Bedeschi, Questo non è il colore del sangue, 2022-2025. Ph. Daniele Portanome

Manuela Bedeschi (Vicenza, 1950), Light Artist italiana, riconoscibile per le sue scritte al neon colorato in latino, apre la programmazione espositiva 2025/2026 del Museo Bagatti Valsecchi a Milano con la mostra Illuminate riflessioni a cura di Matteo Galbiati, in cui si accendono in-segne che attivano connessioni tra passato e presente, tangibile e invisibile (fino al 4 gennaio 2026).

Stiamo parlano della prima mostra di Light Art in una Casa Museo prestigiosa, dimora storica aperta al pubblico dal 1994, ispirata ai palazzi signorili del Quattro e Cinquecento lombardo e considerata tra le più importanti Case Museo d’Europa, incastonata nel quadrilatero della moda milanese (Via Gesù, 5), che rappresenta il gusto collezionistico dei baroni Giuseppe e Fausto Bagatti Valsecchi che dagli anni Ottanta del XIX secolo si dedicarono alla ristrutturazione della dimora di famiglia. È tra i primi palazzi illuminati con la luce elettrica, dotati di riscaldamento e acqua corrente, ed è stato arredato da due personalità opposte, brillante e mondano Fausto, più pacato e incline alla quieta vita domestica il fratello Giuseppe, che hanno scelto per la loro casa manufatti, dipinti, sculture, armi e oggetti d’uso comune di inestimabile valore, nel rispetto dell’allestimento ottocentesco e in armonia con la modernità. E in questo scrigno di bellezza, tra via Gesù e via Santo Spirito, tra dipinti di Giovanni Bellini, Bernardino Zenale, Gentile Bellini, arredi lignei e manufatti in vetro e ceramica straordinari e tanto altro ancora, per la prima volta ci sorprendono 11 opere al neon di Manuela Bedeschi. Queste opere al neon, materiale paradigma della modernità, capace di creare un momento di contemplazione e relazione tra memoria ed emozione, accompagnano lo spettatore a ripercorrere e percepire l’antica dimora, sotto un’altra luce in cui la storia e la memoria suscitano emozione.

Percorso espositivo a ritroso: un “finizio” per riflettere sulle nostre azioni e sul significato delle cose

Manuela Bedeschi, HUMANITAS, 2025. Ph. Daniele Portanome

Ripercorriamo il Museo a ritroso, dalla fine della mostra, partendo dall’opera site-specific intitolata, non a caso, Respice Finem (guarda o pensa alla fine), una maestosa scritta al neon rosso ideata per l’occasione e che resterà esposta per tutto il 2026, collocata sulla terrazza affacciata sul cortile all’interno della Casa Museo Bagatti Valsecchi, un messaggio di valore etico e morale di immediato impatto estetico. Questo monito-manifesto ci invita a rallentare il “logorio della vita moderna” per invitarci a riflettere sulle nostre azioni di un tempo dispotico, in cui l’odio sembra prevalere sull’amore. Nella Galleria delle Armi, specchio del collezionismo lombardo ottocentesco, spiccano Questo non è il colore del sangue (2022-2025), quattro forme geometriche che incorniciano la parola HUMANITAS (2025), collocata sopra il cassone riccamente intagliato, un’autentica dichiarazione (come altre) contro la smaterializzazione della cultura digitale nell’epoca delle “non cose”, come direbbe il filosofo coreano Byung-Chul Han. Nella Camera privata di Giuseppe Valsecchi, molto austera, nel grande camino ipnotizza lo sguardo Fuoco (2025), installazione al neon che prende vita al di sotto del motto “Bramo assai poco, spero nulla, chiedo”, che non invade lo spazio ma ne crea uno ex novo, come la luce è solita fare

Manuela Bedeschi, RESPICE FINEM, 2025. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, Fuoco, 2025. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, sogna / vola, 2021. Ph. Daniele Portanome

All’interno della Camera Rossa, stanza matrimoniale di Giuseppe e Carolina, compaiono le scritte al neon verde Vola (2021) e Sogna (2021), e, accanto a un piccolo nucleo di arredi, c’è Pausa azzurra (2014), una sedia al neon azzurro capace di evocare momenti di leggerezza e un’atmosfera di domestica vita famigliare dove tutto è ordinaria e metafisica bellezza nelle piccole azioni quotidiane. Nella sala della Stufa Valtellinese, ex salotto della coppia Bagatti Valsecchi, sopra il pianoforte cattura lo sguardo PAX TIBI (2020), una scritta rosso fuoco, messa lì come imperativo e auspicio di pace di scottante attualità, affiancata all’opera Un caffettino? (2011), sagome luminose di una sedia e di un tavolo evocanti contesti domestici in sospeso tra conflitto e armonia; e sappiamo tutti che intorno a un tavolo si decidono la guerra e la pace, matrimoni e conflitti.

Manuela Bedeschi, Un caffettino?..., 2012. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, Un caffettino?..., 2012, e PAX TIBI, 2020. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, LIMPIDA FLVIT, 2025. Ph. Daniele Portanome

Nella Galleria della Cupola, ponte tra due ali del Palazzo, il passaggio tra gli appartamenti di Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, al centro della sala fa capolino l’imponente scritta PANTA REI (2020), in omaggio alla filosofia classica di Eraclito, perfettamente in linea con il nostro tempo che, in seguito all’Intelligenza Artificiale, sta radicalmente modificando la percezione del mondo, per riflettere sulla certezza del cambiamento alla base dell’evoluzione umana. Sono più decorative, ma perfette nella compostezza formale, tre ammiccanti sculture luminose geometriche al neon dall’estetica neoplasticista e minimalista, pensate per il Passaggio del Labirinto, di forma quadrata e composte con neon colorati, collocate sul tavolo ottagonale, capaci di creare una continuità visiva tra lo stile ottocentesco dei fratelli Bagatti Valsecchi e la modernità. L’intervento più suggestivo, che innesta corti circuiti concettuali e filosofici tra parola, luogo, spazio e tempo, raggiunge l’apice nella Sala del Bagno, in cui spicca un’iscrizione latina incisa sulla superficie marmorea sopra la vasca in marmo: LIMPIDA FLVIT. Bedeschi ha installato la stessa scritta al neon azzurro in modo inverso dentro la vasca per evocare l’effetto della riflessione della parola nell’acqua, in cui tutto è flusso e connessione tra classicità e innovazione.

Manuela Bedeschi, PANTA REI, 2020. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, LIMPIDA FLVIT, 2025. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, SCRIPTA MANENT, 2021. Ph. Daniele Portanome

Nella Camera da Letto di Fausto Bagatti Valsecchi, detta del Letto Valtellinese, tra l’imponente polittico del Giampietrino e altri manufatti decorativi raffinati, Bedeschi colloca sulla credenza lignea la scultura al neon rosso, come la passione, AMICI (2025), in omaggio alla famiglia Bagatti Valsecchi, i cui membri, filantropi e benefattori magnanimi, hanno tenuto fede a valori fondamentali quali accoglienza, amicizia e generosità, rendendo pubblica una dimora privata per condividere luoghi di intima bellezza. Nella Biblioteca, luogo di studio e di meditazione per eccellenza, ornata da una decorazione pittorica che si ispira alla sala capitolare della Chiesa di Santa Maria della Passione a Milano, si trova l’opera SCRIPTA MANENT (2021), incastonata tra diversi strumenti scientifici e volumi antichi in cui la scritta al neon verde, rappresenta l’elogio al sapere e, più in generale, alla conoscenza come materia dell’Umanità.

Manuela Bedeschi, AMICI, 2025. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, SCRIPTA MANENT, 2021. Ph. Daniele Portanome
Manuela Bedeschi, casa, 2021. Ph, Daniele Portanome

Nella Sala dell’Affresco accoglie lo spettatore DOMUS (2025), parola al neon rosso riprodotta in caratteri classici e posizionata a fianco della scultura al neon CASA (2012), scritta in semplice corsivo, il cui bagliore invita a entrare in una intimità domestica simbolica, di un rosso vivo che evoca il tepore di un camino accesso, un luogo rassicurante e confidenziale dove tutti ci sentiamo un po’ a casa.

“Pensa guarda ascolta”: la monografia di Manuela Bedeschi in cui parola scritta e luce impongono riflessione e comprensione sul significato delle cose, come epigrafi contemporanee votate all’eternità

Manuela Bedeschi, Fuoco, 2025. Ph. Daniele Portanome

Matteo Galbiati curatore della mostra a Museo Bagatti Valsecchi e dell’imponente monografia Manuela Bedeschi. Pensa guarda ascolta, Vanillaedizioni, Albissola (2025), scrive: “Bedeschi con la luce sa di poter riprendere elementi di senso che le sono cari, come intagliare con il finito l’infinito, il materiale nell’immateriale. Ecco allora che la luce al neon, duttile per eccellenza, modellabile, cromaticamente ricca di possibilità, compare come pennellata, come intromissione pulsante, attiva, non inerte, che muove di vita la staticità rigorosa delle opere; in quanto pensiero, il suo vigore, celebra la fruizione dell’opera”.

La monografia allineata alla mostra milanese mette in evidenza come e perché la scrittura di Bedeschi non è semplice slogan bensì epitaffio, sentenza, o meglio imperativo categorico, come direbbe Kant, con in-segne al neon colorato che si impongono al nostro sguardo perché luminose e ci invitano a ripensare il significato del mistero che aleggia intorno alle cose che produciamo e immaginiamo, ripercorrendo quarant’anni di vissuto artistico e intellettuale di un’artista fedele al neon dagli anni ’90, collocato dentro e fuori luoghi pubblici e privati carichi di significato. L’artista vicentina è riconoscibile con parole in lingua latina scritte in maiuscolo in cui esplora il concetto della permanenza della memoria nel tempo presente, mentre nelle parole scritte in italiano, minuscolo e corsivo, evoca dimensioni domestiche di ordinaria metafisicità, luoghi dell’accoglienza più intimi ed emozionali. Comunque sia in entrambi i casi la luce si fa materia di riflessione, innesto tra scrittura e manufatto, dispositivo visivo sul pensiero, gesto e segno, oggetto e soggetto al tempo stesso che rende tangibile una espansione verso la trascendenza, l’indeterminato, in cui il neon ha un valore di comunicare, enunciare imprevedibili possibilità dell’invisibile dentro le ombre del buio e fuori dalla sua resa visiva, ammantate nel silenzio della materia luminosa. Nelle sue opere in perenne oscillazione tra forme geometriche e scritture, in cui ragione e istinto sono connesse per fare luce sul concetto dell’indeterminatezza della memoria, tutto è spiritualità che va oltre l’orizzonte dell’esserci “qui e ora” e nella luce trova lo spazio astratto e una casa della relazione tra io, noi e loro.

AUTHOR

Jacqueline Ceresoli

Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.

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