Recensioni
L’eco del vuoto nel silenzio luminoso di Cristina Tirinzoni
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Luglio 2026
Scrittura, pittura, poesia e silenzio si appartengono nel vuoto delle illusioni e suggestioni, come il buio e la luce, il pieno e il vuoto, la parola e il linguaggio, la vita e la morte. Cristina Tirinzoni, navigata giornalista e cultrice maniacale della parola, ripete come un mantra la parola silenzio, oltre 40 volte nell’introduzione di “Di parole e silenzio”, il suo nuovo libro, e, oltre 60 volte nei versi delle sue poesie intense e taglienti come lame di un coltello affilato che fendono l’anima del lettore. Il suo silenzio è un atto creativo di reinvenzione e rivelazione di nuovi significati evocanti delle parole di un alfabeto mai scritto. L’autrice tesse l’elogio del silenzio come attitudine percettiva e filosofica; una volontà in atto di un qualcosa di metafisico, verso dopo verso, immaginando un infraspazio del tutto abitato dal vuoto, dove tempo, memoria, rigore e invenzione, melanconia e nostalgia danzano al ritmo di motti arguti, profondi e lievi come un fiocco di neve di un gelido inverno in un fiabesco paesaggio imbiancato.
Il suo silenzio è un esercizio del dubbio, è una traccia sonora di un non detto, contro il fastidioso brusio del mondo in un deserto d’amore, come “luogo del vuoto e dell’assenza” scrive Tirinzoni. La sua ossessiva autopsia della parola stuprata, banalizzata, svuotata del suo significato etimologico nel flusso carsico della comunicazione in rete, dove tutto, o quasi, è spettacolo e nulla è compiuto, la poetessa si oppone con il silenzio al naufragio della lingua “ridotta a niente”, scrive lei.
Il silenzio come comunicazione
Il suo silenzio equivale alla cancellatura bianca di Emilio Isgrò, non nega, bensì svela qualcosa d’altro; è un gesto che apre un varco nel caos dei pensieri, compiendo una rivalutazione della parola, come strumento di comunicazione e costruttore di nuovi significati. Il suo silenzio è bagliore illuminante, parte del linguaggio non verbale: è parola che modella il pensiero, premessa di assenze e di incognite presenze, per cogliere l’ordinaria metafisica del quotidiano e comprendere una sezione spazio-temporale più ampia della realtà. Scrive Tirinzoni nell’introduzione: “Il silenzio non è vuoto, ma linguaggio potente, può essere considerato un pieno, una pienezza, una tonalità. Incontrarsi col silenzio, vuol dire altresì ascoltare l’anima che vive in noi, che prevede l’esistenza e l’essenza umana”. Nel suo pacato silenzio vibra l’essenza del desiderio, sul precipizio dell’Eros ammantato dal buio della notte, all’orizzonte dell’esistenza di struggente bellezza tra l’alternarsi di visioni e di attese in un tutto, dove c’è il mistero di una verità dell’assoluto. E in questa inafferrabile tonalità di silenzio, il lettore, verso dopo verso, si spinge fino ai margini di un abisso non pronunciabile. Il suo silenzio è una luce nel buio palpitante nelle citazioni dei suoi artisti preferiti, in primis Beato Angelico, Edward Hopper, Vilhelm Hammershøi, Mark Rothko, Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico e, aggiungo, le non citate “attese”, ovvero i tagli di Lucio Fontana con lo sguardo fisso sull’infinito, dove i suoi silenzi inventano nuove parole, immaginazioni, alfabeti che raccontano un silenzio tutto da immaginare, sentire e ascoltare.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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