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Emilio Ferro, “Direction to”. Chiesa dei Battuti, Vignale Monferrato (AL). Photo Chiara Ferrando

Opere di luce per valorizzare il territorio. Il Germinale Monferrato Art Festival

By Cristina Tirinzoni
Pubblicato il
Ottobre 2025

Tra le colline e i borghi del Basso Monferrato è in corso, dal 12 settembre fino al 12 ottobre, il Germinale Art Fest che porta l’arte contemporanea sul territorio. Si tratta di una manifestazione diffusa che coinvolge 22 comuni, 27 location e circa una cinquantina di artisti, organizzata dalla Quasi Fondazione Carlo Gloria e Casa degli Alfieri con Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano e curata da Francesca Canfora che inserisce opere e installazioni dentro borghi storici, palazzi antichi, chiese sconsacrate, castelli, cascine, distillerie, musei civici, cappelle barocche, cantine vinicole, contribuendo alla loro conoscenza, tutela e valorizzazione.

Il nome è una dichiarazione di intenti. Il Monferrato è una terra accogliente, fertile, e il suo festival è comunanza artistica generatrice di idee e di un interscambio continuo: fra l’artista e il luogo in cui espone, fra l’Io e la comunità, fra l’opera e lo sguardo che osserva. La bellezza del paesaggio – colline morbide e ondulate a perdita d’occhio, ricoperte di vigneti – è un invito a rallentare. Grande protagonista è la luce naturale che scandisce i ritmi della natura e degli uomini: Illumina, rischiara, si diffonde, accarezza, ma anche incide, scava, perfora, unisce e crea emozioni. Pennellate di luce inondano il paesaggio di colori e di sfumature, dalle mille gradazioni, sparse da una mano invisibile per il godimento esclusivo degli occhi e dei sensi. La luce si insinua fin nelle profondità delle cavità sotterranee dove si conserva il vino. Qui l’arte inglobata non è oggetto, ma atmosfera. E si esce rigenerati.

Il percorso è ricco e articolato, tante le opere di luce in esposizione da scoprire. La luce, che si fa materia dell’opera stessa, il prodigio insostituibile che trasforma un luogo o ne crea un continuum, che spinge a riconsiderare l’esperienza del visibile e del vedere. Dove il rapporto fra arte e luce e spazio trova suggestivo compimento “germinale”. Vi proponiamo una selezione delle installazioni imperdibili che, ovviamente, non ha la pretesa di essere esaustiva.

Tutte le sedi espositive sono aperte dalle 10.30 alle 19.00 il sabato e la domenica nei fine settimana dal 12 settembre al 12 ottobre.

Alfiano Natta (AL) — Castello di Razzano. Attorno al nucleo

Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo, “Attorno al nucleo”, 2025. Castello di Razzano, Alfiano Natta (AL). Photo Chiara Ferrando

Ogni anno l’obiettivo del Festival è produrre un’opera permanente che, per questa seconda edizione, è stata affidata al duo Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo, entrambi architetti. L’opera, esposta al Castello di Razzano ad Alfiano Natta (AL), in cui rimarrà anche dopo la fine dell’evento, in acciaio inox intagliato a laser e integrato con la Pietra di Luserna (nota per la sua resistenza, durabilità e brillantezza), si intitola Attorno al Nucleo. Un nucleo attorno al quale turbina la vita: un branco di pesci che si muove nell’acqua, collocata proprio sulla fontana del giardino del castello. I leggeri movimenti si trasformano in giochi di luce e ombra. Le masse scure improvvisamente rivelano lampi di luce, mentre i corpi illuminati spariscono alternando rivelazioni improvvise e dissolvenze silenziose. L’installazione richiama un tempo – a cavallo tra la fine del periodo Terziario e l’inizio del periodo Quaternario – in cui il Monferrato, che oggi è culla di vigneti, prati, boschi e romantici borghi, non era altro che un fondale marino, come documentato ancora da sedimenti fossili visibili sul territorio e da reperti conservati nei musei. Le tecnologie fanno parte della ricerca artistica di Albertelli e Abbaldo che dal 2006 utilizzano il cosiddetto taglio laser. Un semplice raggio di luce, effimero e intangibile eppure così potente e veloce quando si tratta di tagliare i metalli più duri. Come è possibile? “Caratteristica principale del laser è quella di produrre un fascio di luce perfettamente costante, molto intenso ed estremamente concentrato. Con una precisione pressoché assoluta, il laser consente tagli di qualsiasi forma, anche sottilissimi, infinitesimali, materiali come l’acciaio, anche per spessori considerevoli. Vera novità in questo settore è la tecnica di micro foratura, che presenta un dettaglio di disegno impeccabile, affascinanti sfumature cromatiche e una stupefacente trasparenza“, ci racconta l’architetta Abbaldo, che è stata proprio lei a insistere con disinvoltura per utilizzare questa tecnica industriale al fine di creare opere scultoree animate da un autentico respiro poetico.

Castell’Alfero - Località Rebrondata (AT) — Chiesa della Madonna della Neve. Miracolo d'Agosto

Lorenzo Gnata, “Miracolo d’Agosto”. Chiesa della Madonna della Neve, Castell’Alfero - Località Rebrondata (AT). Foto Chiara Ferrando; su concessione di APICKGALLERY

Lorenzo Gnata (nato a Biella nel 1997) ha realizzato l’installazione Miracolo d’Agosto che rielabora la leggenda religiosa di una nevicata in piena estate (all’origine del prodigio, un’apparizione onirica della Vergine, che chiese a un patrizio romano di costruire una chiesa nel punto esatto dove sarebbe caduta la neve) proponendone una rilettura contemporanea, trasformando il miracolo meteorologico avvenuto in un contesto mistico in segno di fragilità della terra e invocazione di protezione. Un fascio conico di tulle e filamento PLA, il materiale più popolare nella stampa 3D, disceso dall’oculo della chiesa come raggio di luce tangibile, percorre la navata fino all’altare. Qui incontra una mano scultorea, verticale e aperta. La mano diventa simbolo di rinascita e appartenenza alla terra, mentre all’esterno un’altra mano, collocata nella nicchia accanto all’oculo, evoca la dimensione divina che aziona l’evento.

Cerreto D'Asti (AT) — Osservatorio Astronomico. Corpi Celesti (Observatorium)

Marco Tagliafico, “Corpi Celesti (Observatorium)”. Cerreto d'Asti (AT), Osservatorio Astronomico. Foto Chiara Ferrando; su concessione di APICKGALLERY

Con l’installazione Corpi Celesti (Observatorium), Marco Tagliafico (Alessandria, 1985), trasforma materia e luce in sculture cosmiche, presenze enigmatiche, che nascono al buio e si completano con la luce solare. Sono pietre formate da gesso e liquido fotosensibile derivante dalla tecnica di stampa della cianotipia, unite nel buio della camera oscura e successivamente esposte alla luce solare. La parte esterna dei Corpi Celesti si solidifica per prima quando viene portata all’aria aperta diventando una sorta di guscio che nasconde al proprio interno una struttura che attende di essere rivelata. Opere in continuo cambiamento: sono corpi fotosensibili orientati verso l’alto, seguono il ritmo del cielo, della luce e degli agenti atmosferici che ne alterano il colore in maniera incontrollabile nel tempo. Ogni corpo diventa così un invito a confrontarsi con l’imprevedibilità e con il limite umano di fronte all’universo. Un proiettore, con immagini di esplorazioni spaziali, amplifica la tensione tra materia e dissolvenza, tra ciò che appare e ciò che resta nascosto.

Montemagno Monferrato (AT) — Voltoni della Scalea Barocca. Equilibrium

Nicola Bolla, “The Acrobat”, 2005. Montemagno Monferrato (AT), Voltoni della scalea barocca (P.zza San Martino). Photo courtesy Photo & Contemporary

Leggerissima, trasparente e “creata dalla luce” è The Acrobat, la scultura di Nicola Bolla (Saluzzo, 1963), completamente ricoperta di cristalli Swarovski che riluce sospesa su un trapezio, sotto la volta, in Equilibrium, dal titolo dell’intervento, precario. Teschi e scheletri si inseriscono anche negli ossari nascosti dietro la cripta, fanno capolino su sedie, tra una scala appoggiata al muro e un elegante unicorno sdraiato per terra.

Il lavoro di Nicola Bolla, che ruota intorno all’equilibrio, è allestito nell’ambiente spoglio della cripta dei Voltoni della Scalea Barocca a Montemagno Monferrato, con le sue grandi volte ad arco fatte di mattoni a vista, circondata da due deambulatori di cui uno porta al cimitero prenapoleonico, dove sono presenti i loculi riservati ai notabili del paese, mentre nell’area di accesso si trovano ampi ossari interrati, che costituivano il luogo di sepoltura.

“L’idea dell’opera mi è venuta da un dipinto di Francisco de Zurbarán (pittore spagnolo del Seicento, NdR) in cui è ritratto San Pietro Crocefisso con la croce capovolta”, racconta a LUCEweb l’artista. “Il mio equilibrista ha un doppio significato: rappresenta sia un San Pietro moderno sia la figura dell’artista, una persona sempre in equilibrio. Nel mio caso in equilibrio tra la professione di scultore e quella di medico” (Bolla è anche un affermato oculista, NdR).

Attraverso l’uso del cristallo Swarovski, Bolla, figlio d’arte (il padre Piero era un eccellente ma appartato pittore e la madre, Silvia Aimone, una scenografa), porta avanti una riflessione sulla caducità della vita e sulla vanitas, un tema che ebbe il massimo sviluppo nel Seicento, e ne aggiorna il lessico, con un linguaggio ironico, pop, leggero. “Nel mio lavoro richiamo la morte per elogiare la vita e lo faccio con la luce, che è sempre sinonimo di vita. Senza luce le cose non vivono e lo stesso vale per le mie sculture. Mi sono chiesto come potesse essere una vanitas contemporanea, fu così che nel ’97 feci un teschio con gli Swarovski” (molto prima del famoso teschio di diamanti di Damien Hirst, NdR).

“Lo Swarovski è lo strumento perfetto per incarnare il memento mori, la vanitas contemporanea: brillante, seduttiva, ma al tempo stesso vuota, come la promessa del lusso che, in verità, non è mai autentico. Il cristallo, inoltre, porta in dote una fisicità ambigua: appare solido ma si sgretola facilmente, si impone alla vista ma non ha peso”.

Le sue sculture appaiono preziose ma sono fragili, sembrano monumentali ma sono evanescenti. La luce, elemento costitutivo del suo lavoro, è essa stessa soggetto: attraversa le superfici, le frammenta, ne dissolve i contorni. Come il tempo e come la memoria.

L’unicorno scintillante di Swarovski collocato in questo contesto diventa “stupore”, “meraviglia”, “sorpresa”. Ci riporta a un immaginario infantile: Bolla non fa mistero d’aver manifestato la sua inclinazione per l’arte quando, da piccolo, preferiva costruirsi i giocattoli da solo.

Castagnole Monferrato (AT) — Villa La Mercantile. Io-Io e Golgota

Gli ambienti affrescati con fitti decori di ispirazione esotica delle sale espositive, con tendaggi e colonne ornate da dettagli blu, accolgono due videosculture dell’artista ferrarese Maurizio Camerani (1951), uno dei primi a sperimentare il linguaggio multimediale già dalla fine degli anni ’70, riflettendo intorno alle dinamiche temporali e spaziali che, nella suggestiva sede della ottocentesca villa La Mercantile nel comune di Castagnole Monferrato, intreccia scultura e immagine elettronica, trasformando il video in corpo e la forma in spazio interiore, intrecciando un vero e proprio dialogo di equilibrio e contrasti.

La scultura Io-Io è un cubo dalla forma rigorosa e perfettamente squadrata che al suo interno racchiude un video con le immagini di un’ombra danzante, quasi nascoste dalle rigide geometrie della struttura entro cui è inserita. Un apparato scenico potente che costringe lo sguardo a soffermarsi a guardare. L’opera fonde la fisicità della scultura con l’immaterialità dell’immagine in movimento, evocando l’equilibrio precario e i contrasti tra la forma e lo spazio interiore. Il colore blu metallico richiama i dettagli degli affreschi della sala, mentre la forma squadrata contrasta con l’ambiente storico, suggerendo al tempo stesso il dialogo tra passato e contemporaneo.

Nella stanza accanto, il video Golgota mostra frammenti di luoghi lontani, da Bali e dallo Sri Lanka fino a Ferrara, montati in contrasti visivi di dritto e rovescio, velocità e lentezza, bianco e nero, luce e ombre. Le immagini di alternano a quelle di una ballerina balinese che danza al contrario. Il tema dell’equilibrio ritorna nel legame spaziale tra le due opere, segnato dalla trave che attraversa le stanze del palazzo.

Altavilla Monferrato (AL) — Distilleria Mazzetti. Corpo Unico

Salvatore Astore, “Corpo Unico”, 2024. Distilleria Mazzetti D’Altavilla, Altavilla Monferrato (AL). Photo Chiara Ferrando; courtesy l’artista e Mazzoleni

Rimanda a una forma primigenia, a un minimalismo organico, la scultura Corpo Unico di Salvatore Astore (San Pancrazio Salentino, 1957). Di notevoli dimensioni, realizzata in corten, permette una suggestiva compenetrazione con il giardino, accanto alla Cappella Votiva La Rotonda (gioiello architettonico e ancora oggi consacrata), chiamata così per via della sua forma circolare, parte dell’antico Monastero e risalente ai primi dell’800, oggi sede della Distilleria Mazzetti a Altavilla. Monumentale fissità, presenza quasi metafisica. La materia si alleggerisce, la scultura in corten è segnata da un vuoto centrale assimilabile a una feritoia, attraverso cui lo spettatore percepisce frammenti di mondo che entrano a far parte dell’opera stessa (per l’artista, queste aperture diventano occhi, capaci di catturare la realtà. La materia dunque si “apre” al mondo, intessendo un rapporto più fluido e diretto con lo spazio esterno. In dialogo con la luce naturale, in continuo movimento, in un equilibrio dinamico, con il mutare della luce del sole durante il giorno. Il caratteristico colore bruno rossastro del corten cambia le sfumature con le luce, le ombre si accorciano e si allungano, deformano e svelano nuove ed emozionali geometrie dell’opera.

Vignale Monferrato (AL) — Chiesa dei Battuti. Direction to

Emilio Ferro, “Direction to”. Chiesa dei Battuti, Vignale Monferrato (AL). Photo Chiara Ferrando

L’interno buio e scarno della Chiesa dei Battuti a Vignale (edificata nel Seicento, legata alla Confraternita dei Battuti Bianchi, attiva per secoli nelle pratiche religiose e caritative, e sconsacrata nel 1977) accoglie l’installazione di light art di Emilio Ferro (Alba, classe 1988).

ll titolo Direction to segna l’incedere verso una direzione, tanto precisa e quanto sconosciuta, da intendersi sia come spostamento fisico che percorso interiore. Un concetto che si “materializza” in un fascio di luce bianca che, con la sua essenzialità e linearità, come una freccia luminosa si irradia da una struttura metallica totemica installata dietro l’altare, attraversando l’intera navata, accarezzata da luci LED dai toni verde blu. In un mondo che ci spinge costantemente a guardare fuori, per Ferro, la luce diventa una guida silenziosa che illumina la traiettoria esistenziale di chi la osserva, invita a riflettere sulle sue mete interiori, sul senso del proprio cammino, diventa quella luce interiore che spesso dimentichiamo ma che non si spegne mai.

Quando la porta d’ingresso della cappella si apre, la luce si diffonde all’esterno, estendendosi nel paese; quando è chiusa, la luce rimane contenuta all’interno, proiettando un alone luminoso sulla porta stessa. Sottolineando la presenza fisica di questa soglia materiale, la luce crea quindi un collegamento simbolico dinamico ma impalpabile tra l’interno e l’esterno.

“La luce è il medium che preferisco perché mi permette di creare qualcosa di immateriale rendendolo materiale”, racconta a LUCEweb Ferro, il primo artista al mondo a realizzare un’installazione di light art ai piedi delle Piramidi di Giza, intitolata Portal of Light. Con Direction to, l’artista crea uno spazio per la contemplazione, dove viaggio fisico e percorsi di ricerca interiore si intrecciano, facendo riemergere la forza simbolica della luce come manifestazione dell’invisibile, del trascendente. quell’Altrove quello che è già dentro di noi. La luce in forza della sua immanente pervasività ridefinisce gli spazi, trasformandoli in un crocevia tra luoghi fisici e orizzonti interiori, creando un ulteriore livello narrativo. Diventa una metafora universale: rappresenta il viaggio infinito dell’esistenza, fatto di andate e ritorni, cambiamenti e trasformazioni. “Ogni individuo è in un viaggio costante, alla ricerca di significato, connessioni e crescita”, ribadisce Ferro. L’esperienza diventa mistica, spirituale. Qui, in questa cappella sconsacrata attraversata da fasci di luce in cui si percepisce forte il senso del sacro, nella vaghezza di questa luce, si percepisce anche l’intervallo tra le cose, cioè questo nulla apparente capace di suggerire al contrario la luminosità di ciò che manca. Un invito a guardare – e a sentire – oltre il visibile

L’installazione prevede anche un intervento sonoro appositamente realizzato da Ferro che ha registrato i campi magnetici presenti nella Cappella, rivelando quello che normalmente sfugge all’orecchio umano.

AUTHOR

Cristina Tirinzoni

Cristina Tirinzoni, laureata in scienze politiche, giornalista professionista e critico teatrale, iscritta all’Associazione Nazionale Critici di Teatro, ha collaborato con le maggiori testate femminili, occupandosi di cultura, libri, teatro, arte. Convinta che la bellezza (forse) salverà il mondo e che non si finisce mai di scoprire e raccontare grandi e piccoli costruttori e seminatori di bellezza. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: "Di Parole e Silenzio" (Genesi Editrice, 2026). "Come un taglio nel paesaggio" (Genesi Editrice, 2014) e "Sia pure il tempo in un istante" (Neos Edizioni, 2010)

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