Personaggi
L’architettura leggera e sostenibile di Kengo Kuma (LUCE 350, dicembre 2024)
By Monica Moro
Pubblicato il
Agosto 2025
INDICE
- 1 Vorrebbe introdurre i nostri lettori al suo mondo?
- 2 Lo studio KKAA firma edifici iconici dotati di un’apparente leggerezza, come il V&A Museum in Scozia, l’Exchange in Australia, il bagno termale Sazae Spa in Giappone, infine l’UCCA Clay Museum in Cina, indimenticabili nel film culti di Wim Wenders Perfect days sono le TTT - The Tokyo Toilet, i bagni pubblici divenuti attrazione turistica nel quartiere alla moda di Shibuya, uno dei quali, che si erge a oasi di pace e dignità, è stato proprio progettato da lei. I primi due elementi che lei prende in esame nei suoi progetti sono proprio il paesaggio e la cultura del luogo.
- 3 La luce si declina in molte dicotomie, la luce naturale o artificiale, diurna o notturna, pubblica o privata: ma quando la luce gioca un ruolo importante?
- 4 Lo studio KKAA è impegnato a rendere le realtà urbane più a misura d’uomo e anche la luce nelle città deve essere progettata con cura...
- 5 Architetto Kuma, ha qualche consiglio da dare ai giovani designer e architetti
- 6 C’è qualcosa in particolare che vorrebbe poter fare nel suo tempo libero?
- 7 Un progetto speciale?
LUCE ha incontrato Kengo Kuma, architetto giapponese di fama internazionale e maestro nell’uso di materiali naturali come il legno e la pietra. L’utilizzo del cemento, infatti, è un gesto del passato e quindi un materiale che va usato con moderazione e cautela e sostituito, dove possibile, con materiali leggeri, naturali e sostenibili. La sua progettazione si connette alla cultura della carta di riso, elemento che crea quell’atmosfera rarefatta e delicata tipica del Giappone, e del rapporto ancestrale dell’uomo con la foresta anche attraverso pratiche come lo shinrin yoku (il bagno nella foresta).
Nell’architettura di Kuma lo spazio viene spesso espresso attraverso il vuoto e la traslucenza – ed è forse una delle caratteristiche più conosciute – come, ad esempio, quando i materiali dei suoi progetti vengono forati o “parcellizzati” per essere poi ricostruiti secondo la tecnica del kigumi (assemblaggi senza chiodi o colle), seguendo schemi precisi per ottenere una trasparenza o, meglio, una semi-opacità luminescente. È soprattutto negli ambienti interni, creati da Kengo Kuma, che si produce una luce avvolgente e luminosa. Elemento frequente nei luoghi pubblici progettati dallo studio KKAA-Kengo Kuma & Associates, è la canopy, la tettoia che serve “a ottenere ombra e a far fluire all’interno la luce e il vento in modo gentile”, con cui viene ricreato il komorebi, un’altra espressione giapponese sulla natura che si riferisce all’effetto tenue della luce del sole che filtra attraverso le fronde degli alberi. Nel 2024, durante il Salone del Mobile di Milano, Kuma ha presentato la sua scultura Kodama, Lo Spirito della Foresta, a simbolizzare un ritorno dell’uomo alla natura: kodama nella tradizione nipponica è uno spirito che abita negli alberi, nei boschi. In Italia Kuma sta lavorando al progetto di un futuristico ufficio biofilico, intitolato Welcome Milano, Feeling at work, ed è stato protagonista di una mostra antologica a lui dedicata nel 2023 a Venezia. In Giappone contribuisce con i suoi progetti alla rinnovata immagine di Tokyo, accompagnando con edifici e luoghi pubblici creati in chiave antimodernista la trasformazione di questa città densamente popolata, splendida, immensa. Un esempio di questo è il nuovo Stadio Nazionale del Giappone, costruito per le Olimpiadi del 2020, dove l’uso del legno ricorda un paesaggio quasi naturale dando luogo a un effetto di dissolvenza. Questo edificio rappresenta un nuovo modo di interpretare l’impianto sportivo, come si può notare semplicemente facendo un confronto con lo Stadio Yoyogi di Kenzo Tange, costruito per le Olimpiadi del 1964.
I suoi progetti sono intessuti di tradizione, ma non rappresentano un ritorno al passato, bensì sono luoghi ipertecnologici come la Takanawa Gateway Station di Tokyo, una stazione governata dall’Intelligenza Artificiale e dalla robotica, ma caratterizzata da un’atmosfera fatta di luminosità e trasparenza.
Vorrebbe introdurre i nostri lettori al suo mondo?
Sono nato nel 1954 a Yokohama, nella prefettura di Kanagawa, in Giappone, e ho vissuto la mia infanzia abitando in una piccola casa tradizionale in legno con porte scorrevoli in carta. Quando avevo 10 anni mio padre mi ha portato allo stadio disegnato da Kenzo Tange, un edificio che mi ha ispirato in giovane età a intraprendere la professione di architetto. Mi sono laureato in questa disciplina all’Università di Tokyo nel 1979 e poi, dal 1985 al 1986, ho vissuto a New York e ho studiato alla Columbia University come Visiting Scholar. Poi, nel 1990, ho fondato il mio studio KKAA Kengo Kuma & Associates. Il nostro team oggi conta circa 400 professionisti e, attualmente, abbiamo progetti in corso in oltre 50 Paesi del mondo. Abbiamo uffici a Tokyo in Giappone, a Parigi in Francia, a Pechino e Shanghai in Cina e a Seoul in Corea del Sud, quindi sono sempre in viaggio per lavoro. A tutto questo si aggiunge il mio ruolo di professore universitario e professore emerito all’Università di Tokyo e la mia attività di autore di libri sull’architettura.
Lo studio KKAA firma edifici iconici dotati di un’apparente leggerezza, come il V&A Museum in Scozia, l’Exchange in Australia, il bagno termale Sazae Spa in Giappone, infine l’UCCA Clay Museum in Cina, indimenticabili nel film culti di Wim Wenders Perfect days sono le TTT - The Tokyo Toilet, i bagni pubblici divenuti attrazione turistica nel quartiere alla moda di Shibuya, uno dei quali, che si erge a oasi di pace e dignità, è stato proprio progettato da lei. I primi due elementi che lei prende in esame nei suoi progetti sono proprio il paesaggio e la cultura del luogo.
Proponiamo un’architettura che apre nuove relazioni tra natura, tecnologia ed esseri umani. Un principio fondamentale del mio progetto è creare un dialogo con il materiale e anche la dissoluzione delle forme, la trasparenza verso il paesaggio… Sono tutti elementi che ammorbidiscono l’ambiente costruito e lo rendono più human-centric, più centrato sull’uomo rispetto alle cattedrali di cemento del passato modernista, le quali però all’epoca rispondevano ai desideri del pubblico e dei clienti.
La luce si declina in molte dicotomie, la luce naturale o artificiale, diurna o notturna, pubblica o privata: ma quando la luce gioca un ruolo importante?
Credo che il ruolo della luce, e anche dell’illuminazione artificiale, sia quello di far emergere l’essenza dei materiali. La luce è anch’essa stessa un materiale e i due elementi non possono mai essere separati nella progettazione architettonica. Voglio portare l’esempio di una casa composta in gran parte da una struttura a membrana che ho progettato a Hokkaido qualche anno fa per una ricerca chiamata Memu Meadows. Abbiamo progettato un prototipo di casa per sperimentare l’adattamento delle situazioni abitative in climi o durante eventi estremi, come le sollecitazioni sismiche. La struttura a membrana, molto resistente, crea un ambiente in cui si viene esposti alla luce in molti modi, sia di giorno che di notte, momento in cui si può davvero sperimentare l’oscurità. Memu Meadows, modello importante per comprendere il rapporto con la luce, è una casa “intelligente” all’interno di un centro universitario di ricerca costituito una decina di anni fa nella città giapponese di Taiki-cho, ed è stato il primo di una serie di soluzioni innovative realizzate da varie università.
È costituita da una struttura in legno rivestita da due membrane traslucide, equipaggiate con vari tipi di sensori per la raccolta dati che isolano l’ambiente interno e lasciano entrare la luce naturale filtrandola. Inoltre integrano l’illuminazione artificiale, l’unica prevista, attraverso tubi luminosi posti alla base perimetrale della struttura.
Lo studio KKAA è impegnato a rendere le realtà urbane più a misura d’uomo e anche la luce nelle città deve essere progettata con cura...
La luce è un ulteriore protagonista della città. Il modo in cui la luce viene catturata e utilizzata può cambiare radicalmente l’impressione che si ha di una particolare città. Di conseguenza, possiamo affermare con certezza che la luce nelle realtà urbane gioca sempre un ruolo essenziale. Non dobbiamo dimenticare che anche la luce naturale, e non solo quella artificiale, svolge un ruolo vitale nelle città. Ad esempio nel progetto della Biblioteca Haruki Murakami (Waseda International House of Literature) di Tokyo, un centro letterario che raccoglie tutte le opere dello scrittore Haruki Murakami, è stata aggiunta una tettoia esterna che segna l’ingresso a un tunnel di legno che entra nell’edificio e lo attraversa, diventando biblioteca, teatro e sala conferenze. Le linee a onda della struttura interna ed esterna ricordano suggestivi giochi d’ombra e di luce che pervadono lo spazio ed evocano la luce variabile naturale di una foresta.
Architetto Kuma, ha qualche consiglio da dare ai giovani designer e architetti
Incoraggio i giovani a viaggiare e ad andare in posti dove non va nessuno. La ricerca di un luogo che gli altri non conoscono lo farà diventare il vostro luogo personale e aumenterà le vostre possibilità di lavorare come architetti.
C’è qualcosa in particolare che vorrebbe poter fare nel suo tempo libero?
Mi piace molto recarmi nelle Onsen, le stazioni termali giapponesi, lo trovo molto rilassante. Ci sono molte piccole ed eccellenti sorgenti termali nelle zone rurali del Giappone ed è questo il mio passatempo preferito, ma purtroppo non ho molto tempo a disposizione per farlo.
Un progetto speciale?
Gli alberi di Natale negli hotel Tokyo Edition, Komorebi e Kigumi. Per questo progetto ho concepito l’albero di Natale come una piccola struttura architettonica in cui il materiale, finite le festività, verrà recuperato e trasformato in mobili. Ognuno degli alberi di questo progetto è stato amorevolmente coltivato, ha una propria storia, e anche dopo la fine del progetto vivrà per sempre.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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