CONDIVIDI
Progetto dello studio di architettura CRA – Carlo Ratti Associati: isole flottanti al largo di Helsinki che convogliano le acque calde in un bacino termico. Vista aerea. Courtesy CRA-Carlo Ratti Associati

Carlo Ratti: “L’avvenire è dei curiosi di professione” (LUCE 348, giugno 2024)

By Mariella Di Rao
Pubblicato il
Agosto 2025

INDICE

Carlo Ratti. Photo © Andrea Avezzù

Curioso, aperto alle novità e al confronto interdisciplinare, attento all’interpretazione della società e dei suoi cambiamenti. Sono alcuni aspetti salienti che caratterizzano la personalità dell’architetto e ingegnere torinese che è stato scelto per la curatela della Biennale di Architettura di Venezia 2025. Carlo Ratti è anche direttore del Senseable City Lab al MIT – Massachusetts Institute of Technology di Boston, un laboratorio dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie per trasformare le città in luoghi sempre più green e sostenibili. Già nel 2008 Ratti era stato incluso nella lista dei sessanta migliori innovatori internazionali degli ultimi sessant’anni. Il suo rapporto con la tecnologia che applica sia nella costruzione degli edifici che nell’urbanistica è scientifico e olistico nello stesso tempo. Un rapporto che ci racconta in questa intervista dove emerge un pensiero libero, innovativo e sempre aperto alle nuove side che caratterizzano tutto il suo percorso formativo e professionale.

Architetto, come nasce la sua passione per l’architettura e quali erano i sogni di Carlo Ratti da bambino e da ragazzo?

Da piccolo ho passato molto tempo in campagna dove mio padre, che era ingegnere come anche mio nonno, aveva deciso di trasferirsi con tutta la famiglia. Da adolescente andavo bene a scuola, ma ero polemico verso l’ordine costituito. Leggevo Ivan Illich e mi ero appassionato alla sua visione anarcoide che in una certa misura ha continuato a condizionarmi anche da adulto. All’università, ho iniziato a seguire un percorso di studi e lavoro che poteva sembrare contorto perché comprendeva insieme ingegneria, architettura, informatica e, per arrotondare un po’, anche scrittura. C’è voluto del tempo, ma alla fine tutti i punti sparsi si sono uniti e hanno condizionato la mia formazione e il mio percorso professionale. La mia visione del lavoro di architetto è stata molto influenzata dalle parole del geografo anarchico (sempre per restare in tema) francese Elysée Reclus che, alla fine del diciannovesimo secolo, ha scritto: “L’uomo dovrebbe avere il duplice vantaggio dell’accesso ai piaceri della città […], le opportunità offerte per lo studio e la pratica dell’arte e, allo stesso tempo, dovrebbe poter godere della libertà insita nella natura e che si spiega nel campo del suo vasto orizzonte”.

Progetto dello studio di architettura CRA – Carlo Ratti Associati. MEET, entrata. Photo © Michele Nastasi
Progetto dello studio di architettura CRA – Carlo Ratti Associati. MEET, nucleo verticale, vista interna. Photo © Michele Nastasi

Che consiglio darebbe a un giovane architetto che si affaccia al mondo della progettazione in questo preciso momento storico?

“Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito” perché, come diceva il professor Albert Sorel in Jules et Jim di François Truffaut, “L’avvenire è dei curiosi di professione”.

È d’accordo con la definizione che il lavoro dell’architetto consiste nella capacità di leggere il futuro?

Sono d’accordo con Richard Buckminster Fuller quando diceva che dobbiamo essere architetti del futuro e non le sue vittime. Questo concetto può declinarsi in diverse forme e sicuramente si traduce nella multidisciplinarietà. Così, ad esempio, tutti gli architetti che si laureano oggi al MIT o a Harvard sono anche programmatori. L’Europa invece, in tal senso è ancora un po’ indietro. Inoltre, ci sono sempre più corsi al confine tra design e informatica. Io penso che solo dominando le nuove tecnologie gli architetti di domani potranno continuare a esistere.

Quindi l’interdisciplinarietà può essere un nuovo modello innovativo di approccio alla progettazione?

Sì, l’interdisciplinarietà oggi è fondamentale. In particolare, se vogliamo che l’architettura sappia sviluppare strumenti per rispondere alle sfide del climate change, bisogna sapere dialogare con diverse discipline come ingegneria, biologia, scienza dei dati, scienze sociali e politiche, scienze planetarie e altre ancora.

Cosa definisce il termine “urbanità” che è il titolo di un suo libro? Come stanno cambiando le relazioni tra politica, committenza e nuove tecnologie?

Per la Treccani “urbanità” è tutto quello che “appartiene al vivere in città”. Non solo lo spazio fisico e il mondo costruito, ma anche il modo in cui le persone vivono quello spazio. Il libro, pubblicato due anni fa con Einaudi, è un viaggio attraverso quattordici città: una raccolta di luoghi ma anche di personaggi. Come i sindaci: da quelli assolutisti a quelli aperti alle idee dei cittadini che in tutti i modi provano ad attivare energie di cambiamento dal basso. Se parliamo di politica, i sindaci hanno un ruolo importante, possono persino incarnare una nuova utopia di governo capace di superare gli Stati nazione ottocenteschi e spesso sono circondati da squadre di collaboratori che, più eterogenee sono, più sono essenziali alla salute della città: filosofi ed economisti, sociologi e avvocati, scrittori e matematici e molti altri. Insomma, parafrasando Umberto Eco, bisogna pensare alla città come a un’Opera Aperta.

Quale sarà il rapporto dell’architetto con l’Intelligenza Artificiale?

Intelligenza Artificiale (IA) vuol dire molte cose. Ci sono sistemi che ci permettono di interpretare meglio i Big Data e leggere in maniera inedita l’ambiente costruito, come facciamo ormai da molti anni al MIT. Ci sono strumenti che permettono di verificare la congruenza di un progetto, per esempio rimpiazzando le tradizionali verifiche dell’ingegnere strutturale con un semplice click. Uno degli aspetti più interessanti riguarda gli scenari del cosiddetto text-to-BIM – una specie di ChatGPT dell’architettura che potrebbe permetterci di passare dalla descrizione testuale al progetto vero e proprio. L’utilizzo di questi strumenti porterà alla morte della professione dell’architetto? Moriranno, certo, molti aspetti della nostra professione, sicuramente, quelli più ripetitivi e basati sulla sintesi di idee preconcette. Ma resterà sempre un aspetto che nessuna IA potrà scalfire: inventare quello che ancora non c’è.

La svolta tecnologica è l’unica da considerare pensando alla città contemporanea? Il modello di città smart city secondo lei è appannaggio solo delle grandi città?

Favelas 4D. Progetto realizzato dal Senseable City Lab di Carlo Ratti al MIT di Boston. Courtesy Senseable City Lab

Prima di tutto una precisazione. Non credo al paradigma della “smart city”, troppo concentrato sulla tecnologia, e preferisco parlare di “Senseable city”, dal nome del mio laboratorio al MIT di Boston, la cui idea è sviluppare per i designer una percezione speciale, analitica e attenta a ogni dettaglio in diversi campi, dall’urbanistica alle scienze umane, ma anche sulla sensibilità come strumento di indagine e progettazione. Nella “Senseable city” la tecnologia è solo uno degli elementi a servizio delle persone e dello spazio urbano. Proprio per questo l’innovazione non riguarda solo le metropoli. Credo che la sfida sia quella di unire il naturale e l’artificiale. È quello che cerchiamo di fare con i progetti dello studio di architettura CRA-Carlo Ratti Associati.

Cosa significa per lei città sostenibile e inclusiva?

La sola strada che abbiamo per il futuro!

Architettura biofilica o design nature-positive?

Apprezzo molto il lavoro di Edward O. Wilson, che per primo negli anni Ottanta parlò di biofilia intesa come la nostra tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali. Oggi il termine è persino inflazionato, ma rimane l’importanza di obiettivi di decarbonizzazione, ridurre il consumo di suolo e portare la natura dentro la città.

Ci può fare qualche esempio?

Faccio un paio di esempi che ci riguardano da vicino. Il primo: con CRA stiamo sviluppando il progetto di decarbonizzazione più grande d’Europa: Hot Heart a Helsinki, dove isole flottanti a largo della capitale finlandese convogliano le acque calde in un bacino termico per accumulare tutta questa energia proveniente da diverse fonti rinnovabili e rilasciarla nel sistema in inverno o quando è necessario. Inoltre, grazie all’energia accumulata, queste isole possono diventare spazi pubblici aperti alla cittadinanza. Il secondo: è importante lavorare sull’idea di natura nella città accessibile e alla portata di tutti, come abbiamo fatto a Singapore, con la torre CapitaSpring (progettata insieme ai danesi BIG) che comprende una foresta tropicale sospesa a metà di un grattacielo di 280 metri di altezza.

Progetto dello studio di architettura CRA – Carlo Ratti Associati: isole flottanti al largo di Helsinki che convogliano le acque calde in un bacino termico. Vista aerea. Courtesy CRA-Carlo Ratti Associati
Progetto dello studio di architettura CRA – Carlo Ratti Associati: isole flottanti al largo di Helsinki che convogliano le acque calde in un bacino termico. Vista della sauna. Courtesy CRA-Carlo Ratti Associati

Qualche altro progetto per il futuro?

Alcuni dei progetti più recenti presentati in CRA sono dei concept che descrivono bene la prospettiva del nostro lavoro. Dalla proposta per il nuovo ponte di Baltimora, negli Stati Uniti, al nuovo parco agrovoltaico alimentato con una centrale idroelettrica per Trieste. Senza dimenticare la sperimentazione sui materiali, come ad esempio nel progetto per il Fuorisalone 2024, sunRice, dove abbiamo esplorato le possibilità del riso come materiale anche da costruzione.

sunRice. Progetto dello studio di architettura CRA-Carlo Ratti Associati esposto durante il Fuorisalone della Milano Design Week 2024. Photo © Marco Beck Peccoz
sunRice. Progetto dello studio di architettura CRA-Carlo Ratti Associati esposto durante il Fuorisalone della Milano Design Week 2024. Photo © Marco Beck Peccoz

Quale sarà lo sviluppo dell’illuminazione delle città del futuro? Il fotovoltaico troverà una maggiore applicazione in ambito urbano?

L’illuminazione è uno dei temi cruciali per disegnare uno spazio urbano migliore e a servizio delle persone. Al Senseable City Lab abbiamo studiato il modo di usare i pali della luce come strumento di conoscenza urbana nel progetto Sensing Light, dove abbiamo immaginato una prossima generazione di lampioni dotati di una varietà di funzionalità digitali, dalla qualità dell’aria e dal rilevamento termico al rilevamento del movimento, all’imaging digitale e altro ancora. Con CRA invece abbiamo collaborato con Artemide per il progetto Free Pixel, un sistema per controllare la luce punto per punto, per esplorare un futuro in cui i LED possono funzionare come unità singole e libere.

Sensing Light. Progetto realizzato dal Senseable City Lab di Carlo Ratti al MIT di Boston. Courtesy Senseable City Lab
Sensing Light. Progetto realizzato dal Senseable City Lab di Carlo Ratti al MIT di Boston. Courtesy Senseable City Lab

Da poco è scomparso Italo Rota con cui ha avuto modo di collaborare anche in occasione del FuoriSalone. Un suo ricordo?

Era un vero innovatore. Capace di dare nuove risposte e di farsi domande nuove. Partiva da una lettura estremamente razionale della realtà che poi metabolizzava con espressioni ricche di poesia e di metafore. Alcune sue idee sul futuro della circolarità nel mondo del design stavano ispirando il lavoro che avevamo iniziato insieme per la curatela della Biennale di Venezia 2025.

A proposito della curatela dell’edizione 2025 della Biennale di Architettura. Rappresenta un bel messaggio che va verso l’innovazione e la sostenibilità…

Per la Biennale abbiamo voluto concentrarci sulla molteplicità delle intelligenze per suggerire un futuro più multiplo e inclusivo e che sfugga ai limiti eccessivi dell’odierna focalizzazione sull’IA. Da qui il termine Intelligens come titolo della Manifestazione. L’esposizione sarà dedicata all’ambiente costruito e alle numerose discipline che gli danno forma. L’architettura è al centro di esse ma non è da sola: fa parte di una compagine estesa che deve integrare arte, ingegneria, biologia, scienza dei dati, scienze sociali e politiche, scienze planetarie e altre discipline, collegando ciascuna di esse alla materialità dello spazio urbano.

L’ambiente costruito è tra i maggiori responsabili delle emissioni atmosferiche. In questo senso, all’architettura si può imputare gran parte del degrado ambientale del nostro pianeta. Di fronte all’accelerazione della crisi climatica, dobbiamo rassegnarci a questo ruolo o siamo ancora in grado di offrire soluzioni, sostanziali e non cosmetiche, efficaci e rapide da realizzare? Proveremo a tracciare nuove rotte per il futuro, suggerendo un ventaglio di soluzioni ai problemi più pressanti del presente con una raccolta di proposte progettuali sperimentali. Proposte ispirate da una definizione di “intelligenza” quale capacità di adattarsi all’ambiente a partire da un bagaglio di risorse, conoscenze o potere limitati.

Oggetti, edifici e piani urbani saranno disposti lungo l’asse di un’intelligenza multipla e diffusa (naturale, artificiale, collettiva). Alcune idee saranno destinate a fallire. Ma altre potranno indicarci percorsi promettenti. La Mostra immagina gli architetti come “agenti mutageni”, capaci di innescare processi evolutivi e dirigerli in nuove direzioni. Imparando da molteplici discipline scientifiche e avanzando per prova ed errore, questa mostra punta ad accelerare la trasformazione del presente, alla ricerca di futuri migliori.

Newsletter

STAY UPDATED ON ALL THE NEWS

Resta sempre aggiornato sul mondo della luce. Iscriviti alla nostra Newsletter



LUCEWEB significa tendenze, scenari e innovazione della luce in relazione al design, all’architettura, alle città e all’arte. Una piattaforma editoriale integrata (cartacea, digitale e web) che racconta come la luce influenzi e cambi i luoghi del nostro abitare, la scenografia delle nostre città e migliorare l’ambiente. Ogni giorno pubblichiamo notizie per comunicare e scoprire percorsi inaspettati e sorprendenti in cui la luce è protagonista