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Cina. Exhibition Design: designed by curatorial team of China Section

“Inequalities”. La 24a Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dedicata al tema delle disuguaglianze

By Gianluca Moreschi
Pubblicato il
Giugno 2025

Dopo aver esplorato nelle precedenti edizioni i temi della sostenibilità (nel 2019 con Broken Nature) e i misteri dell’universo, dallo spazio cosmico fino alla scala invisibile dei virus (nell’edizione del 2022, Unknown Unknowns), la 24ª Esposizione Internazionale (aperta fino al 9 novembre 2025) focalizza la riflessione sulla dimensione umana e affrontando un tema urgente e politico, ovvero quello delle crescenti diseguaglianze che caratterizzano le città e il mondo contemporaneo, come ben esplicato dal titolo Inequalities. Stefano Boeri, commissario generale dell’esposizione scrive: “Nasciamo diseguali. Tutti noi. Tra di noi. Non solo per i geni che ereditiamo, ma per la famiglia, il luogo, la parte del mondo in cui veniamo alla luce. Le disuguaglianze e le differenze segnano fin dall’inizio la vita di ciascuno di noi. A volte come opportunità, a volte come vincoli. Possono agire come risorse, come radici identitarie da modificare nel tempo o come catene che ci impediscono di cambiare, lacci da cui liberarsi”, Tutto ciò non necessariamente va visto in modo ineluttabile, anche se milioni di individui fanno fatica a uscire dalla loro condizione di povertà. I segnali positivi ci sono malgrado quello che un tempo si definiva ascensore sociale si sia inceppato anche nei Paesi dove maggiori erano le possibilità di riscatto e chi parte dal basso soffre indicibili problemi ad avanzare nella società, anche a causa di scriteriate scelte politiche dovute principalmente a voti di protesta, che non fanno che aumentare il gap tra ricchi e poveri, assottigliando sempre più il numero di chi si poneva tra i due estremi, socialmente ed economicamente. Il numero di chi è al di sotto della soglia minima della povertà è comunque in regressione, nuove idee e progetti migliori riescono a trasformare le disuguaglianze in fertili differenze, in qualità condivise che permettono a individui, pur differenti, di scambiarsi i valori, arricchendosi reciprocamente. Francesco Billari, rettore della Università Bocconi aggiunge: “Nella storia dell’umanità le disuguaglianze non sono mai state statiche nel tempo e nello spazio. Cangianti e multidimensionali, hanno influenzato significativamente il percorso di vita di individui, famiglie e comunità, giungendo a livello globale. Comprendere queste trasformazioni è cruciale per affrontare le sfide sociali del futuro”. Anche gli altri rettori degli atenei milanesi sono orientati sul tema delle sfide sociali nel futuro relativi alla disuguaglianza. Elena Beccalli dell’Università Cattolica dice: “Viviamo in un’epoca caratterizzata da laceranti disuguaglianze, fonti di ingiustizia, polarizzazioni e tensioni sociali. Se definiamo la povertà come un reddito inferiore a cinque dollari e mezzo, sono quasi tre miliardi le persone che si trovano in tale situazione”. Marina Brambilla dell’Università Statale parimenti mette in evidenza come: “L’identità della nostra università si è sviluppata nel tempo all’insegna della trasversalità e contaminazione tra linguaggi e saperi diversi. Quanto mai necessaria, questa contaminazione, per trasformare la rapidità dello sviluppo tecnologico in atto in valore pubblico, che sia realmente a disposizione di tutta la collettività, mantenendo la persona al centro”. Giovanna Iannantuoni dell’Università di Milano Bicocca esplicita: “Il concetto di biodiversità, sancita dalla costituzione italiana dal 2022. La nostra esperienza propone di riportare la natura nelle città, affinché diventi un modello replicabile”. Infine Donatella Sciuto del Politecnico: “L’università, soggetto di pensiero indipendente, non solo forma le menti del futuro, ma contribuisce anche alla costruzione di un mondo più equo e giusto”.

Journey Into Biodiversity Telmo Pievani. Octopus. Photo Peter Godfrey-Smith
Vedute dell'allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. Shapes of Inequalities Fragapane. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia - DSL Studio © Triennale Milano

Mostre e progetti speciali per un nuovo umanesimo

Vedute dell'allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. Atlas of the Changing World. Foto Alessandro Saletta e Agnese Bedini - DSL Studio © Triennale Milano

Attaccato sia da destra che da sinistra, via via che il sogno di prosperità si scontra con le drammatiche realtà di ingiustizia economica, l’umanesimo necessita di un totale ripensamento. Divisi tra un mondo lacerato da fondamentalismi rivali in una contrapposizione estrema e un mondo che sia un luogo più prospero per tutti, bisogna saper mediare tra tradizione e innovazione senza che una prevalga sull’altra. Possiamo definire questo come il secolo nomade non solo per le migrazioni che attraversano tutto il pianeta, ma anche per invertire la tendenza di aumento della temperatura media che ha superato i livelli preindustriali di un grado e mezzo, soglia pericolosamente vicina a quella dei due gradi, definita come non superabile per il benessere del pianeta e degli esseri viventi. Una realtà sconcertante è come l’aspettativa di vita dipenda, più che dal codice genetico, dal quello postale. Questo paradosso viene messo in evidenza dalla profonda influenza dei fattori sociali e ambientali per gli individui. Ad esempio a Chicago si registra un divario di trenta anni tra quartieri ricchi e poveri nell’aspettativa di vita e ventotto a Glasgow. Una perdita secca di milioni di individui a causa di malattie prevenibili e morti premature dovute alle disuguaglianze sanitarie. Numeri impressionanti, disparità inaccettabili. Un dato sorprendente è quello in cui non solo la metà della popolazione globale ha accesso a cure sanitarie di base, ma addirittura il 50% degli abitanti urbani contemporanei ha una diversità batterica rispetto al passato che lo rende più vulnerabile alle malattie. Riflettere sulle disuguaglianze significa comprendere l’impossibilità di guardare a un singolo aspetto senza considerarne altri. Tutto questo è evidenziato in una serie di data visualization e cartine che mettono in evidenza come la complessità del fenomeno delle disuguaglianze necessiti di un approccio multidisciplinare, un lavoro straordinario eseguito da Federica Frangipane in cui si dimostra la perdita di biodiversità, alfabetizzazione, divario retributivo di genere, mobilità sociale, resistenza agli antibiotici e tantissimi altri aspetti.

Dalla sempre maggiore urbanizzazione della popolazione, che ormai da dieci anni ha superato in percentuale quella rurale, alle tragedie come quella della Grenfell Tower di Londra dove, a causa della scarsa qualità dei materiali usati, ci fu una perdita di molte vite umane, sino alla affascinante sezione sui batteri We the Bacteria, è tutto un susseguirsi di argomentazioni che rendono questa esposizione particolarmente interessante.

Ciondolo di una delle vittime della Grenfell Tower. Courtesy Noel Douglas
Vedute dell'allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. We the Bacteria. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia - DSL Studio © Triennale Milano

Le partecipazioni internazionali

L’edizione 2025 comprende venti partecipazioni internazionali che hanno espresso il concetto attraverso installazioni diverse e ricche di significato, guardando alla propria storia e situazione attuale.

La Repubblica di Armenia, presenta spazio concettuale progettato per somigliare a un garage, modulo minimo assurto all’avanza urbana nella capitale Yerevan. Originariamente costruiti per ospitare automobili, ora molti garage, infatti, giacciono abbandonati a causa dei cambiamenti socioeconomici, un tempo necessità funzionale, ora si ergono come simbolo di trasformazione e come uno specchio immaginario che riflette le disuguaglianze sociali, offrendo però al tempo stesso ambienti liberi e flessibili dove la creatività può fiorire.

L’Angola, nazione ricca di risorse naturali ha conosciuto un rapido sviluppo dal 2002, anno degli accordi di pace susseguenti a una pluridecennale guerra civile. Ciò però ha anche portato profonde disuguaglianze sociali ed economiche. Nonostante la crescita economica, sostenuta dagli introiti petroliferi e minerari, gran parte della popolazione affronta difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali come istruzione e sanità. La capitale Luanda alterna grattacieli a baraccopoli, qui chiamate Musseques, dove vivono ben tre milioni di cittadini. Su queste aree urbane degradate si tende a incorporare i valori storici, sociali ed estetici presenti.

Armenia. "Massiv 1” by Mitya Lyalin
Angola. Fashion show in Luanda. Photo © Sara Li for AO Criativa

In un’epoca caratterizzata da sistemi digitali che esercitano il proprio potere su economie, ecosistemi e strutture sociali, l’Austria, con il suo contributo, invita a riflettere criticamente sulle basi del nostro progresso tecnologico, grazie all’installazione multimediale Soft image, brittle grounds, commissionata dal Mak, museo di arti applicate di Vienna. Partendo dal film d’essai Brute force e proseguendo con l’installazione video a tre canali Valley of the heart’s delight, il designer e regista Felix Lenz indaga le implicazioni materiali, ecologiche e politiche cogliendo il contrasto tra la complessità del mondo in cui viviamo e il pensiero semplificato che caratterizza l’era digitale.

Indaga invece su come nel corso della storia lo sviluppo della civiltà umana è stato accompagnato da disuguaglianze, squilibri e mancanze il padiglione della Cina. Come osservò Lao Tze la reversibilità è il movimento del Dao, lo sviluppo e la trasformazione delle cose si realizzano spesso attraverso l’interazione e la convergenza di forze opposte, una conversione ciclica che si perpetua all’infinito, favorendo la continua rigenerazione di tutte le cose

Austria. Felix Lenz, Brute Force [Exhibition Cut], 2025 Film still: West Desert Sinkhole, Utah, USA. Photo © Felix Lenz
Cina. Exhibition Design: designed by curatorial team of China Section

Presenta la diffusa urbanizzazione Cuba, il centro storico della cui capitale, l’Avana, è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Un ambizioso progetto di conservazione è in atto da alcuni decenni, creando un modello di gestione autofinanziato e indipendente, unico al mondo, un lavoro di restauro affascinante atto a recuperare un centro storico tra i più belli al mondo.

Senza titolo, Cuba. 2022. Foto Néstor Martí
Senza titolo, Cuba. 2021. Foto Néstor Martí
Guinea Bissau. Panu de Pinti "Dus Rostu". Photo © Luigi Repetto

Tende alla tradizione la Guinea Bissau con Panu de Pinti, un tessuto fatto a mano utilizzato nella nazione africana per cerimonie e rituali come matrimoni, funerali, iniziazioni. Patrimonio culturale unificante di tutti i 23 gruppi etnici del Paese, tale tessuto è realizzato esclusivamente da uomini che hanno imparato a tessere dai loro nonni e padri, a simboleggiare la vita umana coi suoi sentimenti felici e infelici, gioie e disperazioni, benessere e dolore. Tessere significa allineare, prolungare, trasmettere.

Parte dall’architettura tradizionale della tenda costruita però impietra il Qatar con Tiamat, una creatura in divenire che prende forma dall’architettura gotica, dalle formazioni di sabbia del deserto, evolvendosi in un organismo potente che stabilisce nuovi standard per l’architettura contemporanea. Tale modulo abitativo, pur essendo ottenuto con tagli precisi grazie alla tecnologia e ai macchinari, non può fare a meno delle competenze uniche dei maestri artigiani e da una profonda conoscenza del materiale usato. L’aggiunta della macchina serve solo come potenziamento in modo da lavorare più velocemente.

Tracciare i rifiuti, svelare il potenziale: da qui parte out do fashion del Togo, nazione dell’Africa Occidentale affacciata sul Golfo di Guinea. Il colonialismo dei rifiuti, dovuto alla sovrapproduzione di beni da parte dei Paesi occidentali unita alla continua necessità di crescita del capitalismo, porta una serie di problemi devastanti nel sud del mondo che sta affogando nei rifiuti. Questi capi non più indossati vengono esportati in Paesi con capacità limitate per gestire tale enorme afflusso, malgrado l’ingegnosità che permette un utilizzo alternativo.

Qatar. ADN-D2. Photo © Edmund Sumner
Togo. Image of Concept Model by Studio NEiDA

Insomma Inequalities è sicuramente un’edizione della Triennale che rimarrà nella storia.

AUTHOR

Gianluca Moreschi

Gianluca Moreschi è giornalista con studi scientifici alle spalle e una laurea in farmacia, trait d’union con la parte artistica della quale si occupa da anni, avendo visto moltissimi musei nel mondo e le mostre più importanti degli ultimi decenni. Si occupa altresì del mondo food and beverage come esperto del settore. È di stanza a Milano ma si muove spesso soprattutto in Italia per recensire arte e la parte food.

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