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Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. vista d'insieme. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito

“Mt 25,40”: arte e luce si fondono nella cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia a Tortona

By Federica Capoduri
Pubblicato il
Maggio 2025

Nell’abside semicircolare della cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona (da pochi mesi riaperta al pubblico dopo un fine restauro), l’artista di fama internazionale Andrea Mastrovito – bergamasco, classe 1978 – ha abilmente intagliato gli strati murali di otto nicchie, ottenendo un’opera suggestiva e ricercata dove ogni colore rappresenta un livello materico diverso.

“Mt 25,40”, questo il nome dell’opera che si rifà all’ultimo versetto di un brano del Vangelo di Matteo – Mt 25,31-40 che recita “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” –, è basata intorno alla figura di Don Luigi Orione, proclamato santo nel 2004. Nello specifico, l’azione artistica nella cripta piemontese prende spunto dagli interventi che Don Orione realizzò in occasione dei terremoti che sconvolsero l’Italia all’inizio del Novecento: Messina nel 1908 e Avezzano nel 1915.

Andrea Mastrovito con l’opera Agnus Dei alle sue spalle, vincitrice del concorso per la Sagrada Familia a Barcellona, Spagna. Fonte: Artribune
Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. vista d'insieme. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito

Tutto questo ha spinto Mastrovito a individuare nell’immagine delle macerie il punto di partenza per concepire l’intervento: un dialogo con i mattoni a vista dell’intera struttura.

L’artista non ha costituito gli strati, ma ha lavorato in sottrazione, scalpellando e scavando l’intonaco fino ad arrivare al mattone sottostante, trasformando, di fatto, le nicchie in finestre che danno su un’unica, grande scena. Da qui si apre un’immensa distesa di macerie, ispirata ai terremoti, a partire da quelli italiani del Novecento fino a quello disastroso che ha colpito la Turchia nel 2023.

Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Vista dettaglio. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito
Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Vista dettaglio. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito

Intervista alla lighting designer Sara Moroni

Ammirevole è poi l’illuminazione di queste nicchie, che la lighting designer Sara Moroni declina in quattro obiettivi principali:

  1. Restituire una visione d’insieme dell’opera.
  2. Valorizzare ogni strato, colore e texture.
  3. Rispettare il luogo.
  4. Integrare il prodotto luce nell’architettura.
Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Vista dettaglio. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito
Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Vista dettaglio. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito
Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Vista dettaglio. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito
Andrea Mastrovito, Mt 25,40, 2023, incisioni sul muro, dimensioni ambientali, cripta della Basilica Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Vista dettaglio. Photo credit: Walter Carrera, courtesy Andrea Mastrovito

Da quale criterio è partita, considerato questo contesto sacro?

L’approccio illuminotecnico adottato è di tipo oggettivo, non lascia spazio all’interpretazione soggettiva e mira solo alla valorizzazione dell’opera, dove il punto centrale è stato proprio il rispetto del luogo e il dialogo con l’artista.

Mastrovito ha creato otto scene diverse, ricche di paesaggi e figure umane, che mostrano stratificazioni eterogenee di materiali tipici dell’architettura: pittura bianca (film sottile), intonaco grigio (profondità 5 mm-10 mm circa), mattone rosso (40-50 mm) e cavità buie prive di materiale. Ogni nicchia ha una specifica percentuale di superficie bianca, rossa e grigia che influisce sulla percezione dell’opera. La luce è riflessa in modo diverso da nicchia a nicchia, ma i fedeli, seduti in aula, possono osservare le nicchie tutte insieme e leggerle come un’unica grande quinta luminosa. Per questo era importante amalgamare e ridurre le discrepanze per rendere godibile l’opera.

Ho usato la luce come strumento per esaltare le sue capacità tecniche, estetiche ed espressive.

Ha dovuto soppesare le quantità di luce e ombra in un luogo comunque sempre buio, che non è un museo…

In questi luoghi la luce assume un valore fortemente simbolico, oltre che funzionale, che è opportuno considerare: non deve essere fonte di eccessiva distrazione, ma deve conciliare il raccoglimento e accompagnare i vari momenti liturgici.

Per questo sono stati determinanti sia la gestione delle riflessioni dei materiali che il controllo delle luci/ombre (proprie e portate). Ombre troppo lunghe e scure erano da evitare perché si sarebbero potute sovrapporre agli intagli finemente scolpiti, creando l’offuscamento di dettagli e arrecando un’indesiderata drammaticità.

La ricerca progettuale ha portato a ottenere quindi una buona uniformità non totalmente priva di ombreggiature funzionali, che ha restituito un’unica scenografia luminosa, ben bilanciata.

In termini pratici, quali soluzioni sono state scelte?

Sia i calcoli illuminotecnici sia le prove in loco hanno dimostrato l’idoneità di sorgenti LED lineari con temperatura colore di 3000 K e l’efficacia della tecnica di “semi-radenza” che evita eccessivi contrasti e fa risaltare i piccoli bassorilievi.

L’atmosfera luminosa risulta per questo delicata, calda e avvolgente, e si attenua leggermente nella parte alta delle nicchie per meglio integrare l’opera in tutto il contesto.

Per la buona riuscita del progetto è stato determinante anche il posizionamento dei prodotti luminosi: tutti sono efficacemente nascosti alla vista.

Un altro riconoscimento per Mastrovito

Riportiamo infine anche la notizia sulla vittoria, di poche settimane fa, di Andrea Mastrovito al concorso per la realizzazione dell’Agnus Dei alla Sagrada Familia di Barcellona. La sua proposta – realizzata e rivestita da schegge in vetro soffiato, collocata all’interno di una struttura in foglia d’oro – è stata scelta tra quelle di altri artisti internazionali per “l’eleganza della luce dorata e la trasparenza luminosa dell’Agnello”.

AUTHOR

Federica Capoduri

Laurea in Disegno Industriale alla Facoltà di Architettura di Firenze. Si interessa al mondo editoriale scrivendo di design e architettura curando articoli e interviste a professionisti italiani e internazionali. Dal 2013 è membro del team di ricerca del Laboratorio MD del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. Giornalista, dal 2017 collabora a LUCE.

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