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La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo

Un “museo senza pareti” illuminato con luce fissa e mobile. La nuova sede di Fondation Cartier a Parigi

By Monica Moro
Pubblicato il
Ottobre 2025

La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo

La Fondation Cartier pour l’art contemporain (Fondazione Cartier per l’arte contemporanea) si prepara a inaugurare una nuova era con l’apertura della sua nuova sede parigina il 25 ottobre 2025, un evento che promette di ridefinire il panorama culturale della capitale francese. Questo ambizioso progetto – frutto della visione dello studio d’architettura di fama mondiale Les Ateliers Jean Nouvel e dello studio di lighting design L’Observatoire International, creato dall’ingegno illuminotecnico del francese Hervé Descottes a New York – non è solo un edificio, ma una dichiarazione d’intenti, un’opera d’arte in sé che mira a fondere architettura, natura e luce in un’esperienza immersiva e senza precedenti per l’arte contemporanea.

Fin dalla sua creazione nel 1984, la Fondation Cartier ha posto l’architettura al centro della sua programmazione, come strumento di dialogo interdisciplinare. Già il suo edificio storico, progettato da Jean Nouvel e inaugurato nel 1994 in Boulevard Raspail a Parigi, una struttura in vetro e acciaio, ha infranto tutte le convenzioni espositive con la sua apparente immaterialità. Trent’anni dopo, in una continuità filosofica, la Fondation Cartier ha commissionato di nuovo a Jean Nouvel la trasformazione di un edificio haussmanniano di metà Ottocento, al nuovo indirizzo Place du Palais-Royal 2, a Parigi, che un tempo ospitava i Grands Magasins du Louvre, i primi grandi magazzini parigini.

Il concept architettonico degli Ateliers Jean Nouvel

Il concept architettonico degli  Ateliers Jean Nouvel si basa su principi di trasparenza, leggerezza e integrazione con il contesto urbano. L’edificio si presenta come una serie di volumi vetrati, sovrapposti o interconnessi, che permettono alla luce di filtrare ampiamente all’interno e di creare un dialogo costante con l’esterno. L’uso estensivo del vetro non è solo una scelta estetica, ma funzionale: questo perché permette di modulare gli spazi espositivi in base alle esigenze delle diverse mostre, offrendo al contempo scorci sulla città o su giardini interni che saranno anch’essi parte integrante dell’esperienza museale. Il progetto si sviluppa su tre piani e su cinque piattaforme mobili che si possono muovere su più livelli, la struttura dell’edificio è pensata per essere flessibile, con pareti mobili e configurazioni variabili che consentono una grande libertà curatoriale.

La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo
La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo

Fondation Cartier, landmark per la capitale francese

L’obiettivo è creare un “museo senza pareti” in senso metaforico, dove i confini tra arte, architettura e natura si dissolvono, invitando il visitatore a un’esplorazione più libera e intuitiva. La nuova sede della fondazione sarà un esempio di come l’architettura possa essere al servizio dell’arte, creando spazi che ispirano e provocano, piuttosto che semplicemente contenere. Si prevede che l’edificio stesso diventerà un punto di riferimento architettonico per Parigi, una meta e un simbolo della sua continua evoluzione culturale e apertura all’innovazione.

L’ingegno illuminotecnico di L'Observatoire International

La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo

Il progetto illuminotecnico della nuova Fondation Cartier messo a punto da L’Observatoire International ha richiesto una attenta riflessione attorno alle esigenze museografiche e all’identità architettonica del luogo, fornendo al contempo una risposta tecnica e funzionale in grado di adattarsi a molteplici contesti, elevando l’illuminazione da semplice necessità funzionale a elemento architettonico e artistico. Per la Fondation Cartier, l‘approccio dello studio di Hervé Descottes si è concentrato sulla creazione di un’esperienza luminosa dinamica e sensoriale che si adatta alle diverse esigenze espositive e alle variazioni della luce naturale: l’illuminazione non è statica, ma si evolve nel corso della giornata e delle stagioni, interagendo con l’architettura trasparente di Nouvel per creare atmosfere sempre nuove.

Il primo passo è stato considerare la luce in termini di prospettive orizzontali – quelle che si estendono da Rue de Rivoli a Rue Saint-Honoré – attraverso il gioco di trasparenze tra percorsi e macchinari in movimento. A partire dall’atrio d’ingresso, sono la continuità tra gallerie interne ed esterne, nonché il rapporto con la struttura esistente, a porsi al centro del concept illuminotecnico. Il progetto si basa su due principi: illuminazione fissa e illuminazione mobile.

Il sistema di illuminazione è posizionato su una griglia di due metri, che si integra perfettamente con la visione generale del progetto architettonico e si adatta al ritmo della facciata. Ha richiesto soluzioni illuminotecniche estremamente flessibili da parte dei lighting designers. Gli apparecchi integrati ai controsoffitti acustici sono stati progettati per essere il più possibile discreti e tutti i downlight sono stati sviluppati in diametri molto ridotti privi di rifiniture, personalizzati con ottiche, potenze e accessori diversi a seconda dell’altezza dei soffitti.

Mentre i soffitti fissi e minimalisti creano una luce quasi invisibile e graficamente integrata che richiama la trasparenza delle vetrine e l’identità commerciale del quartiere Louvre-Saint-Honoré, il design dei soffitti mobili ne enfatizza la visibilità. L’illuminazione, montata su aste, è visibile e integrata nella griglia della piattaforma e può adattarsi a diversi scenari. La griglia è stata raddoppiata, con ogni proiettore che funziona a coppie (fasci larghi e stretti), consentendo un uso versatile senza moltiplicare le sorgenti. Quando cala la notte, questi stessi soffitti mobili possono aprirsi per rivelare i giardini pensili, evidenziati da una cortina di luce e, all’angolo tra Rue de Marengo e Rue Saint-Honoré, lo stesso sistema si estende all’auditorium, lo splendido spazio immersivo “Rouge Cartier” (il colore rosso Cartier) dove la luce bagna le superfici laccate.

La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo
La Fondation Cartier pour l’art contemporain, 2 place du Palais-Royal, Paris. © Jean Nouvel / ADAGP, Paris, 2025. Photo © Martin Argyroglo

Sinergia progettuale tra architetti e designer della luce

Il progetto per la nuova sede è stato sviluppato su misura dal team de L’Observatoire International, in collaborazione con Ateliers Jean Nouvel: il sistema, degno di una partitura classica, mette in risalto il ritmo della griglia scelto dall’architetto, a supporto di futuri progetti artistici, mentre più di 1.000 apparecchi di illuminazione sono stati accessoriati in base alla loro posizione, con una temperatura di colore di 4000 K e miniaturizzati per adattarsi al contesto museografico e all’identità grafica architettonica. La nuova Fondation Cartier offre così una moltitudine di possibilità espositive ed esperienziali, dove la luce diventa un elemento essenziale della messa in scena.

In occasione dell’inaugurazione, il progetto architettonico di Jean Nouvel verrà inoltre presentato in un libro riccamente illustrato che esplora la storia e le specificità tecniche dell’edificio.

Crediti

Luogo: Parigi, Francia

Progetto Architettonico: Ateliers Jean Nouvel

Lighting Design: L’Observatoire International

Design Team: direttore: Hervé Descottes – project leader: Solenn Borchers – team: Martina Durcekova, Egle Kucaite, Capucine Léonard, Vincent Chaigne

 

AUTHOR

Monica Moro

Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga

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