Progetti
Prior Ecclesia: nuove trame di luce trasformano un’antica chiesa sconsacrata
By Federica Capoduri
Pubblicato il
Ottobre 2025
INDICE
In pieno centro ad Alcamo (Trapani), fra storia e presente, seguendo i principi di un minimalismo mediterraneo che non impone ma valorizza e accoglie, gli architetti dello studio siciliano didea hanno trasformato, con un intervento audace, una chiesa sconsacrata del 1500 in un ufficio contemporaneo illuminato in larga parte da una magnifica luce naturale.
Pochi gli elementi a disposizione per immaginare e realizzare la metamorfosi di questa sfida progettuale e architettonica: della chiesa originaria, sottoposta nella seconda metà del ‘900 a un radicale svuotamento degli interni e all’inserimento di una struttura in cemento armato di sostegno, restavano intatte solo le mura perimetrali.
Luce come fulcro
Il principale intervento nel progetto Prior Ecclesia è stato “liberare” lo spazio dal buio, rimuovendo uno dei soffitti per sfruttare l’altezza a doppio volume e integrare l’edificio con un vasto lucernario. “Come in tutti i nostri lavori, l’elemento più prezioso è la luce, insieme a un minimalismo che amiamo definire mediterraneo. Procedendo per sottrazione, puntiamo a valorizzare il fascino intrinseco di un luogo, in questo caso un esempio suggestivo di architettura religiosa siciliana, rispondendo al tempo stesso alle esigenze di chi fruirà del progetto”, spiega l’architetto Nicola Andò, CEO e Creative Director didea.
La parola alla bellezza
La luce naturale, fluendo dall’alto, permea l’intero spazio, accarezza ogni angolo, sfiora la pietra tufacea delle antiche mura che, riportata a vista, vibra come un consistente fondale materico. Per contrasto la scansione degli interni punta sulla leggerezza, evitando volutamente le opere murarie. Il robusto telaio in cemento armato preesistente viene riutilizzato per sorreggere un pilastro che si slancia su due livelli e articola gli spazi in quattro porzioni che alternano legno e vetro.
Spazi narrativi e sostenibili
L’organizzazione degli interni di Prior Ecclesia è aperta e versatile. Si alternano open space, dove le persone possono lavorare in modo flessibile, a zone più raccolte e silenziose per la concentrazione e aree più dinamiche per incontri e scambi informali, oltre agli uffici amministrativi, fino a una grande sala riunioni e, attorno al lucernario, uno spazio per il relax open air.
La palette materica è elegante e naturale. Le superfici interne combinano cemento e legno per creare un’atmosfera contemporanea ma rispettosa del contesto storico, in sintonia con la pietra antica delle mura.
L’approccio sartoriale, con lavorazioni artigianali e funzionalità pensate per incontrare le esigenze del committente, convive con la ricerca della massima sostenibilità, dell’efficienza energetica e di un buon livello di comfort acustico.
I riferimenti
Il minimalismo “mediterraneo” si vede soprattutto nella scelta dei materiali e delle cromie e nel plasmare i volumi con la luce. Aperto e cosmopolita nel prendere ispirazione dal mondo del design, dell’arte e della fotografia.
“A guidarci nel processo creativo di Prior Ecclesia diversi riferimenti. Il lavoro di Luigi Ghirri, per la sua sensibilità verso lo spazio e la luce, l’architettura di John Pawson per il suo linguaggio essenziale e di James Turrel per l’uso evocativo, nelle sue opere, della luce come elemento di trasformazione architettonica”, conclude Nicola Andò.
Studio didea
Lo studio associato, fondato nel 2012 a Palermo dagli architetti Nicola Andò, Giuseppe De Lisi, Emanuela Di Gaetano e Alfonso Riccio, conta oggi su due sedi, nel capoluogo siciliano e a La Valletta, Malta. Specializzato in progettazione architettonica e d’interni nei settori residenziale, commerciale, retail, office e hospitality.
AUTHOR
Federica Capoduri
Laurea in Disegno Industriale alla Facoltà di Architettura di Firenze. Si interessa al mondo editoriale scrivendo di design e architettura curando articoli e interviste a professionisti italiani e internazionali. Dal 2013 è membro del team di ricerca del Laboratorio MD del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. Giornalista, dal 2017 collabora a LUCE.
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