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Panta Rei. Photo Courtesy Eliurpi

Disegni di luce: le installazioni luminose del Fuorisalone

By Cristina Tirinzoni
Pubblicato il
Aprile 2025

Il Fuorisalone della Milano Design Week? Un itinerario impegnativo ma entusiasmante, visto che gli eventi sono più di mille e invadono le vie di tutta la città. E anche in questa edizione 2025 ci prende la voglia di vedere tutto (il Fuorisalone riesce sempre a dare un’energia unica) tanto più che quest’anno la luce diventa la protagonista, dando spazio alle ultime novità in termini di prodotti che le aziende presentano al mercato e che si fanno interpreti dei cambiamenti, dei comportamenti e degli stili di vita delle persone, anche sui i temi strettamente contemporanei della sostenibilità e delle tecnologie. Accogliendo progetti affascinanti e sorprendenti di artisti internazionali, installazioni emozionali luminose, a partire da, Robert Wilson, regista teatrale e drammaturgo statunitense famoso per l’utilizzo della luce, che firma Mother, un progetto di rara intensità tra arte, luce e suono che dialoga con il non-finito della Pietà Rondanini, l’ultimo capolavoro di Michelangelo, al Castello Sforzesco. Splendida anche Library of Light, allestita per il Cortile d’Onore della Pinacoteca di Brera: una monumentale scultura luminosa, rotante, tra scaffali illuminati e oltre 2mila libri da sfogliare, progettata dall’artista e scenografa britannica Es Devlin, celebrata in tutto il mondo come una “poetessa della luce”.

Difficile farsi un piano, inevitabile trascurare o saltare qualcosa. In qualsiasi presentazione, dalla più piccola alla più grande e variegata, c’è un qualcosa di forte impatto per attrarre, che invita, anzi pretende attenzione. Perché dietro c’è sempre un pensiero, una riflessione. Più o meno nascosta. Più o meno spiegata. Più o meno comprensibile. Ecco cosa ci è piaciuto di più.

Robert Wilson. Mother. Museo della Pietà Rondanini Castello Sforzesco. Salone del Mobile.Milano 2025. © Lucie Jansch
Es Devlin. Library of Light. Pinacoteca di Brera – Cortile d’Onore. Salone del Mobile.Milano 2025. © Monica Spezia

Le installazioni

Light Bites di Habits. Photo di courtesy

Luce e materia, tradizione e innovazione si uniscono in Prismatique, la creazione site-specific di Nick Maltese Studio – Nick Maltese e Fede Pagetti, due monumentali portali di pregiato travertino dalla raffinata luminosità e dalle delicate venature color panna che ridefiniscono i due punti di accesso a via della Spiga. Di straordinaria potenza espressiva, richiamano la solidità di primordiali massi, con forme essenziali e scolpite da tagli geometrici netti.

In zona Tortona, tra i protagonisti del Superdesign Show lo studio Habits Design espone un progetto di stoviglie interattive che reagiscono al cibo e ai gesti con variazioni luminose, creando una connessione tra percezione, emozione e convivialità destinato al campo della ristorazione.

Villa Bagatti Valsecchi, a Varedo, fa da sfondo per il Fuorisalone di Alcova: al piano terra, l’installazione di Plato Design firmata da Studiotamat, sfida la gravità con 120 lampade a LED dai forti colori che trasformano la nuova collezione Lola in un’architettura luminosa che fonde il design minimalista con l’eleganza ruvida del cemento. Nell’immenso giardino, nella grande fontana sorge Sun Chatcher (l’acchiappa sole), installazione site-specific realizzata dal duo di Amsterdam Rive Roshan (Ruben de la Rive Box, olandese e Golnar Roshan, australiana) con SOL R&D, startup specializzata nel settore del fotovoltaico “estetico”, un semicerchio, come il sole al tramonto, caratterizzato da suggestivi effetti cromatici. L’arco radiante di questa installazione è progettato per catturare la luce del sole durante il giorno, immagazzinata in una batteria e utilizzata per illuminare dopo il tramonto.

L'installazione Sun Catcher by Rive Roshan con SOL R&D ad ALCOVA - Villa Bagatti Valesecchi. Photo Courtesy Rive Rochan

Presso le Cavallerizze all’interno del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, in via Olona 4, lo studio Eliurpi di Barcellona (formato dal duo spagnolo Elisabet Urpí e Nacho Umpiérrez) presenta Panta Rei, una serie di sculture luminose in rafia naturale, di cui colpisce l’eleganza sobria, ispirate alle alghe del Mediterraneo che per vivere hanno bisogno di luce. L’installazione vuole sottolineare che tutto scorre e cambia, che niente è permanente e che l’essenza della vita è il cambiamento. Gli artigiani-designer traducono la rafia in un tessuto finissimo che panneggiano, cuciono a mano e tendono su esili strutture a raggiera in legno. Le sculture sono illuminate dalla luce che pulsa all’interno e dall’esterno, creando suggestivi giochi di ombre. “L’incontro folgorante che ha arricchito il nostro linguaggio artistico è stato con l’Elogio delle Ombre dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki, che esalta il chiaroscuro come apice della bellezza”, ci racconta Nacho Umpiérrez. “Vorrei riportare il mondo dell’ombra, che stiamo dissipando, oscurare le pareti, spingere nell’ombra le cose troppo visibili”, scriveva Tanizaky. Se non fosse per l’ombra, non ci sarebbe bellezza, le ombre sono essenziali perché danno le sfumature. Dicono celando, come gli oracoli. Ciò che dà valore alla luce è l’oscurità, il bello sta in quello spazio indefinito, in quel vuoto dove si addensa l’ombra, come nella lattescenza della carta shoji, usata per schermare la luce del sole. Probabilmente Tanizaki sarebbe impallidito di fronte alla trasformazione epocale che il Giappone ha subito.

Panta Rei. Photo Courtesy Eliurpi

L’installazione Graffito di Luce nel chiostro piccolo e nella Sacrestia di Santa Maria delle Grazie (che per l’occasione è stato aperto in esclusiva), nasce da un progetto di Luca Trazzi in collaborazione con F.A.N. Europe Lighting e si pone in continuità con i precedenti interventi dell’architetto Trazzi per Santa Maria delle Grazie, di cui ha già progettato l’attuale illuminazione che ne valorizza l’architettura esterna di notte. L’elemento ispiratore, ci racconta l’architetto veneto, è stato un dettaglio nascosto e quasi dimenticato: un graffito decorativo murario raffigurante piccoli fiori, inciso nell’intonaco del chiostro, facendolo diventare l’elemento centrale dell’installazione luminosa. Nel cuore del chiostro, al centro della fontana si eleva una colonna di luce che si apre a ombrello, evocando simbolicamente un albero della vita, una sorgente di acqua viva, una fonte di luce. Otto lampade a terra con trentadue raggi, sono disposte all’interno delle quattro aiuole del giardino e in continuità, in un percorso lineare nella sacrestia bramantesca. La disposizione dei fili di alluminio anodizzato color oro intorno a un alto fusto con piccole terminazioni richiamano i fiorellini del graffito. La scelta dell’otto, ci spiega l’architetto, ha una valenza simbolica, associato all’ottavo giorno dedicato alla Resurrezione e all’Uomo Nuovo.

Graffito di Luce. Photo dell'autrice
Graffito di Luce.

A Palazzo Litta Alessandra Pasqua, l’artista romana classe 1975, laureata in ingegneria edile, dall’animo rock, fondatrice di Wanderart (indica la necessità di errare, to wander, per cogliere e rivelare la meraviglia, wonder), presenta un’installazione multimediale con suoni, proiezioni luminose e sculture colorate della sua serie Soundmakers e promette: We Will Be Light / Noi Saremo Luce. È un polmone vivo che assorbe e rilascia le frequenze emozionali di ognuno di noi, dando voce al nostro stato interiore. La scenografia di We Will Be Light è curata dallo Studio Venturoni, mentre il progetto illuminotecnico e gli apparecchi illuminanti sono di Flos Outdoor. L’immagine apre a una suggestione poetica ed esperienziale, la stessa che risuona nei versi della poetessa Livia Chandra Candiani: Essere luce, non riceverla, né contemplarla, e nemmeno diventarla, essere luce (da Fatti vivo). Una gabbia luminosa del designer e art director belga Luc Druez, realizzata con materiali di recupero e fili di rame smaltati, avvolge il maestoso lampadario della sala degli specchi di Palazzo Litta. L’installazione crea un effetto ottico in cui i riflessi della luce sul metallo e sullo specchio del suolo confondono pavimento e soffitto. Vuole evocare la fragilità del nostro tempo e quell’istante di bellezza con la sua presenza effimera in sole quattro parole, il desiderio di infinito, di pienezza, dell’essere umano, oltre il visibile, forse legata a un momento di illuminazione interiore: M’illumino d’immenso. Vi ricordate questi versi di Giuseppe Ungaretti? ll divenire parte integrante del cosmo. L’interiorizzazione della luce che diventa emozione, stato d’animo, stato di grazia.

Installazione We will be light di Alessandra Pasquale. Photo dell'autrice
Golden light cage di Luc Druez. Photo dell'autrice
Making the Invisible Visible @ GOOGLE - © Lachlan Turczan

Lì l’immateriale leggerezza della luce diventa tangibile con l’installazione del colosso tecnologico GOOGLE, all’interno del Garage 21, Making the Invisible Visible, un progetto co-creato dalla Chief Design Officer of Consumer Devices di Google, Ivy Ross, e dal suo team di progettazione in collaborazione con l’artista della luce e dell’acqua Lachlan Turczan, che prosegue in quella scia di operazioni alchemiche presentate al Fuorisalone nel corso degli ultimi anni. Quest’anno la sfida è forse la più ardua: dare spessore materico alla luce. La luce la possiamo toccare con mano. Esserne attraversati. Appare nell’oscurità Lucida, un’installazione composta da otto cilindri di pura luce che attendono di essere attraversati e “performati” attraverso l’uso di ottiche a grande scala, in quanto capaci di reagire alle sollecitazioni del corpo. Attraverso un sofisticato gioco di algoritmi, quando i visitatori si muovono all’interno del cilindro, la loro presenza attiva il movimento dei fotoni che rifrangendosi sul corpo proiettano a terra nuove e fugaci cosmogonie. Impossibile non giocare con i fasci luminosi, che appaiono incredibilmente realistici.

L’installazione diventa così una sorta di laboratorio in cui i visitatori sono incoraggiati a toccare la luce e a riflettere su come la luce possa trasformare la nostra percezione quotidiana, capace di rivelare connessioni profonde e spesso impercettibili. Per tornare a vedere l’invisibile. Che va oltre il Tempo e lo Spazio. È un viaggio nella sinestesia, dove i sensi si mescolano in una esperienza multisensoriale dentro un cilindro di luce.

Chiudiamo il giro (ma avremmo potuto iniziarlo da qui) sulle tracce delle forze sottili che legano il visibile all’invisibile a costruire connessioni segrete tra forma e sostanza al numero 14 di via Cesare Correnti, atrio quattrocentesco con colonne tuscaniche in granito e palazzo ottocentesco con al primo piano un appartamento di 600 metri quadrati. Stanza per stanza, terrazza compresa, l’emozione della luce. L’energia creativa fra artigianato e design, luce e colori. C’è lo studio olandese di design mo man tai (fondatori Ulrike Jurklies e Paul Bas) che con Quilted Mirror Objects reinterpreta gli scarti di specchio acrilico in vivaci composizioni geometriche che giocano con luce naturale, trasformandola in un mezzo di espressioni cromatiche. L’interior designer Cecilia Pantaleo, con Studi, ripensa il paralume come elemento architettonico, stilizzato creando una piccola città luminosa.

Chiaroscuro A Light in the Darkness, instalalzione di Rive Roshan. Photo © Design&Practice

Infine lo studio Rive Roshan propone Chiaroscuro, una installazione in vetro multisensoriale della durata di due minuti e quaranta secondi: un invito a celebrare ogni gesto di luce, indipendentemente dalle sue dimensioni, perché, secondo i designer, questi gesti, cumulativamente, hanno il potenziale per dare vita a qualcosa di più grande e potente di quanto possiamo immaginare. Il co-fondatore Golnar Roshan afferma: “In un periodo di così grande incertezza, ci siamo sentiti spinti a concentrarci sulla meraviglia quotidiana che ci circonda e sui piccoli gesti umani che ci rigenerano e ci ispirano. Scopriamo che questi momenti ci aiutano a radicarci e ci regalano un senso di stupore, avvicinandoci a noi stessi e agli altri”.

AUTHOR

Cristina Tirinzoni

Cristina Tirinzoni, laureata in scienze politiche, giornalista professionista e critico teatrale, iscritta all’Associazione Nazionale Critici di Teatro, ha collaborato con le maggiori testate femminili, occupandosi di cultura, libri, teatro, arte. Convinta che la bellezza (forse) salverà il mondo e che non si finisce mai di scoprire e raccontare grandi e piccoli costruttori e seminatori di bellezza. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: "Di Parole e Silenzio" (Genesi Editrice, 2026). "Come un taglio nel paesaggio" (Genesi Editrice, 2014) e "Sia pure il tempo in un istante" (Neos Edizioni, 2010)

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