Eventi
La Biennale dello Stretto 2026: Mutazioni e Visioni Mediterranee
By Monica Moro
Pubblicato il
Giugno 2026
INDICE
- 1 Una riflessione sull’identità mediterranea
- 2 Le Mutazioni al centro di un nuovo pensiero mediterraneo
- 3 Il programma 2026: i curatori e i collaboratori
- 4 La call for project di OAPPC Reggio Calabria
- 5 Una mostra nella mostra sull’America Latina
- 6 Ricerca e progetto con le nuove generazioni
- 7 La sede espositiva e il programma di conferenze
Il 18 settembre verrà inaugurata la Biennale dello Stretto, visitabile fino al 13 dicembre, giunta alla sua terza edizione, progetto promosso da Fondazione Le Città del Futuro, realizzato da 500×100 (progetto culturale che investiga i processi dell’architettura e del design nell’integrazione con la città e il territorio, creato nel 2015 per iniziativa di Alfonso Femia, Marco Predari, Giorgio Tartaro e Simonetta Cenci) e ideato dall’architetto Alfonso Femia (Atelier(s) Alfonso Femia). La Biennale si pone come un laboratorio permanente di riflessione sulle trasformazioni dei waterfront e dei territori d’acqua, nato con l’obiettivo di valorizzare le straordinarie bellezze naturalistiche, storiche e culturali dello Stretto di Messina e per incoraggiare un dialogo tra le regioni Sicilia e Calabria, due territori ricchi di tradizioni, innovazione e diversità.
Una riflessione sull’identità mediterranea
Questa terza edizione, dal titolo Mutazioni, si svolgerà in diversi sedi tra le città di Reggio Calabria e Messina, inserendosi in un momento di rilancio e di riflessione sull’identità mediterranea, per esplorare le dinamiche di cambiamento che interessano non solo l’area dello Stretto bensì, per estensione, l’intero bacino del nostro Mar Mediterraneo. L’evento, che si concretizza in mostre e conferenze su architettura e arte, è un’indagine multidisciplinare che coinvolge paesaggio, antropologia, ecologia e le “città del futuro”, in un’epoca come la nostra di crisi climatica e transizione sociale, partendo da un territorio per molti aspetti fragile del nostro Paese.
Quest’anno la direzione della Biennale dello Stretto è affidata ad Alfonso Femia, ad Annalisa Metta, paesaggista e professoressa ordinaria di Architettura del Paesaggio all’Università degli Studi Roma Tre e Presidente di IASLA (Italian Academic Society of Landscape Architecture), e a Salima Naji, antropologa e architetta marocchina.
Nel presentare il progetto, Alfonso Femia ha dichiarato: “Questa edizione della Biennale dello Stretto è molto più di un progetto culturale. È una ricerca che si dipana su un percorso complicato e denso di asperità, perché così sono le Mutazioni. Porterà a visioni imperfette, ma quello che importa è che sia chiaro il fine ultimo, l’impegno di noi tutti: recuperare, con strumenti diversi, in situazioni poco sperimentate e con consapevolezza e coscienza nuove, l’equilibrio minimo che consentirà al futuro di essere tale, provando a non adattarci, semplicemente e in modo rassegnato, a un mondo alterato”.
Le Mutazioni al centro di un nuovo pensiero mediterraneo
Il termine Mutazioni trae ispirazione dalle teorie evolutive in ambito biologico, applicate, in questo caso, all’evoluzione del territorio urbano e extraurbano. In biologia, una mutazione è un’alterazione permanente e casuale nella sequenza del DNA, “una variazione del materiale genetico fondamentale per l’evoluzione e la diversità biologica”. La mutazione, qui, non è vista come una perdita di identità, ma come un adattamento resiliente. “Mutazioni intende esprimere ed esasperare l’irrevocabilità e la profondità del cambiamento, che non è più lineare, né filtrato da una progressione temporale”.
Lo Stretto, con Reggio Calabria e Messina, ha una posizione strategica, si affaccia sul Mediterraneo verso Paesi che, in termini demografici, saranno prevalenti nei prossimi anni: l’area Mena – Middle East and North Africa – dal Marocco all’Iran, ovvero Nord Africa e Golfo Persico. Secondo Save the Children, entro il 2030, questa regione avrà oltre il 40% della popolazione giovanile mondiale. Significa che entro il 2035, tra otto anni, ci saranno più giovani africani che entreranno nel mondo del lavoro ogni anno, rispetto a tutti gli altri Paesi messi insieme. “È un cambiamento, una mutazione sostanziale in cui la terna geografia-territorio-paesaggio è campo d’azione per lavorare e mitigare il disallineamento evolutivo”.
Mutazioni si addentra in un ambito complesso, concepito appositamente per immaginare un futuro che va oltre i confini delle previsioni prestabilite e delle rappresentazioni pianificate. Esplora l’intricato rapporto tra le evoluzioni urbane e territoriali, e l’architettura, ponendo l’arte come precursore visionario del pensiero, mentre la fotografia funge sia da testimonianza che da interpretazione della trasformazione. Questo approccio ci invita a ripensare il cambiamento non come un semplice evento, ma come un processo dinamico e in continua evoluzione che plasma il nostro mondo.
“La Biennale dello Stretto, sin dalla prima edizione si è contraddistinta come un luogo di incontro e di pensiero che nasce tra due città e due regioni unite dal mare e dalla storia: Reggio Calabria e Messina – ha sottolinato Carmelo Versace, sindaco di Reggio Calabria, che ha sostenuto il progetto dal suo esordio –. Il tema che guida questa edizione, le mutazioni del clima e della società, ci riguarda tutti da vicino. La Biennale dello Stretto rappresenta, dunque, non solo un evento culturale, ma un progetto di futuro: un invito a ripensare il rapporto tra uomo, natura e città, mettendo al centro la qualità della vita, la tutela del paesaggio e la forza delle comunità”.
La Biennale dello Stretto 2026 è un’occasione per segnare un punto di svolta nella valorizzazione di un territorio unico al mondo, contribuendo a scrivere un nuovo capitolo di storia culturale e sociale per lo Stretto di Messina e le sue terre. Come già sperimentato nella precedente edizione, la Biennale si costruisce su un processo curatoriale aperto e condiviso con le comunità locali delle due città coinvolte. Gli otto curatori per l’area progettuale scientifica e i quattro curatori per le sessioni di arte, fotografia e design svilupperanno ricerche paradigmatiche delle Mutazioni in corso.
La Manifestazione vuole stimolare il turismo culturale, favorire lo sviluppo economico locale e rafforzare il ruolo dell’area come crocevia di incontri internazionali. Un evento da non perdere, che promette di lasciare un’impronta indelebile nel cuore del Mediterraneo e di tutti coloro che avranno il privilegio di viverlo.
Il programma 2026: i curatori e i collaboratori
I tre direttori lavoreranno insieme a:
- Clément Blanchet, architetto, con il progetto Naturale e Artificiale.
- Gaetano di Gesu, architetto (Palatina Cultural Group), per Mediterranei, similitudini e paralleli, analizzando la nuova architettura in Cina oltre gli spazi urbani.
- Daniele Durante, architetto (BV36), con Modelli di aggregazione spontanea, esplorando la convivenza tra le dimensioni storicamente sviluppate e codificate delle città europee.
- Alessandra Ferrari, architetta (CNAPPC) con uno studio sugli spazi urbani pubblici e privati, intitolato Underground.
- Ico Migliore, architetto (Migliore+Servetto) sul tema della mutazione come atto di sovrascrittura, tra confine e divergenza, e la relativa trasformazione artistica e progettuale.
- Filippo Pagliani, Michele Rossi e Michele Versaci, architetti (Park), con il progetto Water Resilience, incentrato sulla resilienza idrica come passaggio da approccio emergenziale a progettualità continua.
- Federico Parolotto e Delia Valastro, architetti pianificatori (MIC-HUB), che proseguiranno le ricerche sui mutamenti delle logiche di spostamento in relazione ai cambiamenti globali;
- Paolo Verri, (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori), sul futuro dei Luoghi della Cultura in un momento di disallineamento tra passato e futuro.
- Marco Introini, architetto e fotografo che curerà la sessione di fotografia su Post paesaggio e sugli effetti dell’assuefazione all’immagine
- Angela Pellicanò, artista e curatrice che lavorerà con artisti sul tema L’imperfezione dell’assoluto.
- Pasquale Piroso che, con un gruppo di artisti, svilupperà progetti live Tra terra e forma.
- ADI nazionale e ADI delegazioni Calabria e Sicilia che, in continuità con il progetto Non in senso stretto realizzato nell’ambito della Biennale dello Stretto 2024 approfondiranno i Nuovi Codici del design, curati da Francesco Alati.
La call for project di OAPPC Reggio Calabria
Per il 2026 Santina Dattola, presidente OAPPC Reggio Calabria (partner istituzionale dell’Evento) ha aperto una call for project all’interno dell’Ordine per stimolare gli associati a immaginare la propria città e in termini di futuro, mentre l’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria prosegue il suo impegno di sensibilizzazione al senso civico e ai temi dell’architettura attraverso il coinvolgimento delle scuole superiori sul tema della mutazione ambientale e sullo specifico calabrese e reggino a seguito di eventi meteorologici estremi.
Per l’evento, i due partner istituzionali ANCE Reggio Calabria e OAPPC Reggio Calabria hanno collaborato insieme a TEHA Group (The European House – Ambrosetti), knowledge partner.
Una mostra nella mostra sull’America Latina
Il team di Biennale dello Stretto sta inoltre sviluppando “una mostra nella mostra”, una ricerca sull’architettura dell’America Latina, con attenzione alla progettualità femminile. Questo perché, come testimonia con la propria esperienza Salima Naji, è nel Sud del mondo che l’architettura si confronta con la continua mutazione dei territori, delle comunità e dei sistemi naturali, richiedendo un approccio che sappia combinare rispetto per la fragilità con la proiezione verso l’innovazione e verso una sostenibilità reale.
Ricerca e progetto con le nuove generazioni
Nell’ambito della Manifestazione, sono state attivate anche partnership con Università e Accademie nazionali e internazionali:
Consuelo Nava e Marina Tornatora, docenti dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, presenteranno in mostra un progetto di ricerca realizzato con la partecipazione di studenti internazionali dell’area mediterranea.
Fabio Mollo, regista e docente di cinema all’Accademia di Belli Arti di Reggio Calabria, Aldo Zucco, Accademia di Belle Arti di Catania, e Vincenzo Castellana, docente di ABADIR – Academy of Design and Visual Communication di Catania faranno sviluppare ai propri studenti progetti focalizzati su una declinazione del tema Mutazioni.
Verranno inoltre presentati in mostra progetti, sempre sul tema Mutazioni, sviluppati con studenti e dottorandi, a cura di:
- Mariella Annese, Politecnico di Bari;
- Michele Bonino e Cristina Coscia, Politecnico di Torino;
- Daniele Durante, Dipartimento di Architettura – Università degli Studi di Ferrara;
- Massimo Faiferri, Università degli Studi di Cagliari e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare;
- Adam Kaasa, Royal College of Art, Londra;
- Luigi Latini, Università IUAV di Venezia;
- Ina Macaione e Laura Pavia, Università degli Studi della Basilicata;
- Annalisa Metta e Marco Ranzato, Università degli Studi Roma Tre;
- Ico Migliore, Politecnico di Milano;
- Giovanni Multari, Università degli Studi di Napoli Federico II, insieme a School of Architecture, Chinese University of Hong Kong;
- Maria Livia Olivetti, Università degli Studi di Palermo.
La sede espositiva e il programma di conferenze
Come per le precedenti edizioni, sede principale della mostra sarà il Forte Batteria Siacci a Campo Calabro (RC), architettura militare affacciata sullo Stretto di Messina. “Per la terza volta Forte Batteria Siacci interpreta il perno attorno al quale ruota questo splendido e innovativo progetto culturale profondamente legato a un territorio e a una esperienza rigenerativa che incarna al meglio lo spirito e la sfida delle mutazioni. Cresciuto e svelato assieme alla Biennale, questo luogo ne rappresenta l’anima nella dimensione del cambiamento che migliora la qualità della vita”, ha affermato Rocco Alessandro Repaci, sindaco di Campo Calabro.
Oltre che al Forte Batteria Siacci, i dibattiti previsti nell’ambito della Manifestazione si svolgeranno al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (dove sono conservati i Bronzi di Riace), in coordinamento con il direttore Fabrizio Sudano; a Villa Genoese Zerbi a Reggio Calabria, con la collaborazione di Vincenzo Pennestrì, e in location diffuse sulla sponda siciliana.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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