Light Art
L’immensità del cielo nel museo ARoS in Danimarca. L’opera As Seen Below – The Dome di James Turrell
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Agosto 2026
As Seen Below – The Dome (2026) è la nuova installazione di James Turrell (1943), artista quacchero statunitense, ideata per l’ARoS Aarhus Art Museum di Aarhus in Danimarca, inaugurata a giugno dopo oltre un decennio di progettazione. Questo è il centesimo Skyspace dell’artista della luce, il maestro della percezione e dello spazio che ha portato il cielo come campo cromatico in trasformazione in un museo non soltanto da guardare, ma da attraversare come un viatico alla ricerca delle radici della luce dall’alba al tramonto, mutevole come il cielo della Danimarca è che alterna accumuli di nuvole plumbee a schiarite improvvise. In questo museo non ci sono dipinti, sculture, fotografie o installazioni, ma solamente la luce come dimensione contemplativa e tavolozza cromatica in divenire: è l’opera d’arte.
Si tratta del più grande Skyspace mai realizzato prima dall’artista in un museo, un esempio perfetto di convergenza tra arte, architettura, ricerca illuminotecnica e tensione spirituale, progettato in stretta collaborazione con lo studio Schmidt Hammer Lassen, autore dell’edificio originario del museo ARoS, che anche con questo intervento si pone come piattaforma di richiamo internazionale per installazioni immersive e monumentali.
Un dialogo con la luce esterna e interiore
James Turrell ci invita a guardare il cielo che ci unisce, che porta in uno spazio chiuso ciò che sta fuori, un luogo intimo e collettivo insieme, dove trovare nuove prospettive, sospeso tra terra e cielo, da attraversare come se fossimo travolti in un viaggio dantesco, portandoci dall’Inferno al Paradiso, dove tutto è luce, suono e armonia. Si cammina dentro una monumentale cupola sotterranea alta 16 metri e larga 40 metri, dotata di un’apertura circolare sul tetto che incornicia il cielo. Attraverso un sofisticato sistema di luci LED, Turrell altera la percezione visiva modificando i colori del cielo che si osserva dall’interno. L’installazione è stata concepita come un moderno Pantheon romano e, sul piano strutturale, presenta similitudini con agli osservatori astronomici dove, grazie a un sistema di illuminazione artificiale integrato alla struttura, tutto è in dialogo con la luce esterna e con quella interiore, come elemento materiale di una dimensione spirituale di immediato coinvolgimento fisico ed estetico nel significato greco del termine.
Turrell, che dedica da oltre cinquant’anni la propria ricerca ai limiti della percezione, porta nel museo una grande stanza di luce, concepita come un luogo sacro, dove tutto è silenzio e contemplazione, che però sta in terra, per farci elevare lo sguardo al cielo. Le sue celebri installazioni Skyspace sono opere monumentali che includono la Land Art, sono in relazione con l’architettura e si caratterizzano per un’ampia apertura nel soffitto che incornicia il cielo aperto. Le sue opere diventano strumenti ottici di contemplazione, azionano esperienze di percezione di uno spazio che appartiene a ciascuno di noi (ma che, se esperito in un museo, può essere condiviso con altre persone), in cui il visitatore sperimenta differenti tonalità e qualità della luce naturale in maniera artificiale.
Luce come materia dell’opera
Con As Seen Below –The Dome lo spettatore attraversa un lungo spazio ipogeo fino al centro di una grande cupola circolare dove un oculo aperto verso il cielo trasforma la volta celeste in uno strumento ottico ed estetico. Da oltre mezzo secolo l’artista incentra la sua ricerca intorno alla fenomenologia dello sguardo, attraverso le sperimentazioni del movimento californiano Light and Space; formatosi tra psicologia della percezione, matematica e aviazione, Turrell non ha mai utilizzato la luce per illuminare qualcosa, ma è la luce stessa il materiale dell’opera. Con le sue opere pone la domanda: “Cosa vediamo davvero quando guardiamo?”.
Le sue dimensioni di luce si sviluppano integrate con l’architettura, per l’artista è fenomenologico l’atto del vedere, il percepire la luce è il soggetto principale della sua ricerca. Un modus operandi che nel museo ARoS trova una perfetta collocazione sinestetica tra, appunto, luce intesa come materia progettuale integrata all’architettura. Questa nuova opera rappresenta metaforicamente la Cappella Sistina laica della Light and Space Art e conferma la strategia del museo ARoS di caratterizzarsi per opere osmotiche tra arte e architettura con la sperimentazione di nuovi linguaggi multimediali, come testimonia anche il caso di Your rainbow panorama di Olafur Eliasson, il percorso circolare panoramico del 2011 che incornicia il tetto dell’edificio stesso. Al piano interrato del museo si trovano opere immersive della collezione, inclusi altri lavori di Turrell e Eliasson, due colossi di una tipologia di arte monumentale e di forte impatto percettivo, che richiedono una partecipazione fisica attiva del pubblico che diventa a sua volta parte integrante dell’opera da fruire come esperienza diretta. ARoS è un luogo della meraviglia, connessione tra artificiale e naturale, riflessione su spirito e materia, come dispositivo del pensiero sull’arte e la progettazione urbana, che diventa strumento strategico di marketing territoriale, investendo in esperienze permanenti e uniche, non trasportabili in nessun altro luogo. All’interno di As Seen Below l’acustica assume un ruolo centrale, permettendo al visitatore di godersi l’esperienza in una totale immersione sensoriale, in un luogo dove è difficile comprendere dove finisce l’opera e inizia l’architettura, in cui come afferma Turrell: “Posso trasformare il cielo in qualsiasi colore desideriate”.
L’artista, infatti, plasma il modo in cui si percepisce il cielo, creando un mondo di immagini rigenerative che appaiono e scompaiono troppo velocemente, annullando la figurazione, e pone l’opera di luce come spazio del pensiero su ciò che stiamo guardando con attenzione. E il cielo è di tutti, un viatico di spiritualità universale che si percepisce soltanto quando lo osserviamo, come una variabile di essenze di luce.
Ricordiamo che in Italia le sue opere sono esposte a Villa e Collezione Panza a Varese, dove troviamo Lunette, Vigra (1974), Skyspace I (1974), una stanza con un’apertura zenitale sul soffitto che fonde la percezione della luce artificiale con quella naturale, e Ganzfeld Sight Unseen (2013), un grande ambiente immersivo progettato per esplorare i limiti della visione umana in cui non si percepiscono i confini visivi, creando una spiazzante esperienza che disorienta il visitatore.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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