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Distretti resilienti. Photo courtesy Repubblica del Design

Nuova vita agli scarti. Luci sostenibili sulla città

By Gaia Fiertler
Pubblicato il
Aprile 2026

Storie di innovazione accompagnano le lampade sostenibili che abbiamo intercettato nella grande kermesse della Design Week 2026. La ricerca punta sulla scelta dei materiali, da scarti edili lapidei e plastici a un polimero composto biodegradabile, in una logica di economia circolare secondo il nuovo Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). Il trend riguarda anche metodi di produzione innovativi, secondo i criteri dell’Industria 4.0 con la stampa 3D che permette la prototipazione digitale, ottimizzando i tempi e offrendo maggiore libertà geometrica. Inoltre, a livello illuminotecnico, si associano sempre più sistemi di controllo intelligenti a corpi illuminanti in ottica di adattabilità e di risparmio energetico.

Sibilla+ illumina il futuro

Sibilla+. Photo courtesy LecugiNe Design

Dal nome evocativo rivolto al futuro, Sibilla+ è un prototipo di lampada in bioplastica, progettato e realizzato da LecugiNe Design con un materiale biodegradabile brevettato che non necessita di processi meccanici per lo smaltimento. L’applique, che può diventare l’elemento di base di forme più articolate da terra e in sospensione, è stata presentata presso la sede dell’Ordine degli Architetti ed è esposta presso Pollice Illuminazione in via Guido D’Arezzo a Milano. Le due architette milanesi che l’hanno progettata, Laura Ammaturo Arnaboldi e Natasha Calandrino Van Kleef, hanno utilizzato un polimero naturale di nuova generazione, brevettato e prodotto dal Gruppo Maip, PHA IamNature®, che mantiene tutte le qualità della plastica (leggerezza, resistenza, durevolezza, duttilità), ma è biodegradabile. Si tratta infatti di un polimero composto ottenuto tramite fermentazione batterica di zuccheri e lipidi che si trasforma in acqua, anidride carbonica e biomassa. Per aumentare la riflettanza le architette hanno aggiunto biossido di titanio bianco sulla superficie, con delle fessure per aumentare la luminosità. L’applique è separata dal corpo illuminante per rendere immediato il disassemblaggio del componente biodegradabile da quello elettrico.

Sibilla+ presso Pollice Illuminazione. Photo courtesy LecugiNe Design
Sibilla+ varianti rendering. Photo courtesy LecugiNe Design

Stampa 3D con materiali di scarto riciclabili

La stampa 3D con utilizzo di materiali di scarto di produzione sta entrando sempre più nel design industriale, con esempi di applicazione anche alle lampade. La logica è sicuramente quella dell’economia circolare, ma anche di ottimizzazione progettuale con prototipazioni digitali. Un esempio è quello dei blocchi luminescenti realizzati da Arche 3D (startup innovativa fondata a Mantova nel 2017 da tre architetti) per la Città delle Idee, l’installazione progettata da Mario Cucinella Architects – MCA nella sede del Corriere della Sera per i 150 anni del giornale. Sono moduli componibili cubici per spazi pubblici, realizzati con stampa additiva con un polimero antifiamma certificato, riciclato e riciclabile, il Formfutura R-Petg, recuperato da fonti post industriali. La parte illuminotecnica è stata curata da Artemide, partner dell’intero progetto con MCA.

Blocchi luminescenti realizzati da Arche 3D per la Città delle Idee. Photo courtesy Arche 3D
Blocchi luminescenti realizzati da Arche 3D per la Città delle Idee. Photo courtesy Arche 3D

Monoliti luminosi in 3D da scarti di marmo

Monolithes Lumineux. Photo courtesy B&Y

In occasione della mostra No space for waste alla Fabbrica Sassetti, la startup B&Y S.r.l. di Gravina in Puglia ha esposto la nuova linea di lampade in 3D Monolithes Lumineux, firmate dall’architetto argentino Santiago Carot. I materiali di scarto utilizzati sono marmo, granito e altre pietre locali, recuperati a chilometro zero dalla marmeria della famiglia Gurrado e da altre aziende del distretto lapideo.

La storia di B&Y S.r.l. parte da Vincenzo Gurrado, founder e CEO della startup che, dopo aver studiato sostenibilità applicata agli istituti finanziari, ha deciso di tornare nella sua Puglia e di fare innovazione, in una logica di sostenibilità, partendo da materiali di scarto naturali della sua terra. Qui apre un laboratorio accanto all’azienda di famiglia e, con una sperimentazione durata circa tre anni, mette a punto una miscela fluido-densa compatibile con la stampa 3D secondo la tecnologia Liquid Deposit Material (LDM), basata sull’estrusione controllata di impasti ad alta viscosità. Questo processo consente la deposizione continua del materiale in forma pastosa, permettendo di ottenere geometrie complesse, spessori variabili e una marcata espressività materica legata alla stratificazione.

La tecnologia viene ingegnerizzata con i partner dell’azienda Aivox di Monza (società di ingegneria per la manifattura digitale tra design, software e automazione industriale) e LaMaquina di Barcellona, specializzata in stampa 3D. Le lampade B&Y, illuminate con sistemi LED, assumono un aspetto scultoreo e, grazie a imperfezioni controllate e alla deposizione stratificata tipica del processo LDM, conservano la memoria della pietra. Monolithes Lumineux è la seconda linea di lampade da terra e da tavolo, dopo le due Tulipan da tavolo e da sospensione.

Monolithes Lumineux. Photo courtesy B&Y
Monolithes Lumineux. Photo courtesy B&Y

Stampi in 3D per i vetri di Murano

Scarsità di manodopera? Necessità di ottimizzare tempi e consumi nella realizzazione di stampi per piccoli lotti personalizzati? A queste esigenze dei maestri vetrai e produttori di lampade di Murano risponde il progetto Murano 3D, promosso dalle Rete Innovativa Regionale Euteknos – Manifattura Artistica Veneta e finanziato dalla Regione Veneto tramite il programma PR Veneto FSE+ 2021-2027. I primi risultati sono stampi in 3D realizzati da scarti edili ignifughi e i relativi manufatti in vetro, via via più sofisticati e declinabili anche in lampade, secondo la tradizione illuminotecnica di Murano. Tali stampi sono stati esposti nella sezione Distretti resilienti presso il Rifugio 87 di via Bodio a Milano, nell’ambito della mostra 100 cose da non dimenticare ideata e sviluppata dall’Associazione Repubblica del Design che promuove un’azione coordinata di recupero di bunker e rifugi antiaerei della Seconda Guerra mondiale per restituirli alla comunità come luoghi culturali contemporanei. Il progetto Murano 3D è a un TRL 7 (Technology Readiness Level), quindi prossimo a entrare sul mercato, e ha coinvolto principalmente l’Università IUAV di Venezia e l’Università di Padova come partner scientifici e alcune aziende di Murano che si sono prestate alla sperimentazione. La tecnica di stampa usata è quella di “fusione a letto di polvere” con testina a nebulizzazione, con un agente che fonde selettivamente le particelle di una polvere (proveniente da materiali di scarto) disposta su una piattaforma, creando lo stampo uno strato alla volta.

Stampo Murano 3D. Photo courtesy Repubblica del Design
Stampo Murano 3D. Photo courtesy Repubblica del Design

Sostenibilità con consapevolezza del consumo energetico

Distretti resilienti. Photo courtesy Repubblica del Design

Nella Sezione Distretti resilienti della mostra 100 Cose da non dimenticare erano esposti anche prodotti lighting delle aziende aderenti alla Rete di Imprese Luce in Veneto, partner del progetto di ricerca LUMINA. Il progetto, co-finanziato dalla Regione Veneto con fondi PR FESR 2021-2027, è finalizzato a mettere in dialogo imprese e Organismi di ricerca (Università IUAV di Venezia e Università degli Studi di Padova), con l’obiettivo di ripensare la luce con soluzioni di illuminazione innovative e sostenibili, attraverso attività di ricerca, workshop e sperimentazione condivisa.

Sempre nel Rifugio 87, ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha presentato i principali risultati della Call Energia fatta ad arte, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, rivolta ad artisti e designer under 40 per realizzare opere e oggetti “educanti”, in grado di interpretare e rendere visibili le diverse forme di energia.

Tra le opere vincitrici della sezione Arti visive abbiamo trovato la Lampada 0-255, progettata da Andrea Veronica Cimino per Sistemi Reggio Emilia, che rende visibile l’energia come processo, trasformando l’accensione in una esperienza sensibile sul consumo e la trasformazione della materia. La pellicola termosensibile, che riveste internamente il diffusore in plexiglass montato su una struttura in acciaio inox spazzolato, registra il calore e svela gradualmente la luce, lasciando emergere la fonte luminosa. Nell’area Design, tra gli oggetti “educanti”, la Lampada IVI di Matteo Marinaro, sempre per Sistemi Reggio Emilia, ha ricevuto una menzione speciale della Giuria per aver reso visibile il consumo energetico quotidiano, trasformando la luce in interfaccia consapevole che cambia colore e dà alert sonori quando raggiunge determinati consumi. La lampada è portatile e composta da una base di ricarica, da un bicchiere segnaletico e da un fulcro luminoso dimmerabile ed estraibile: esempio di trasformazione dell’energia da infrastruttura invisibile a materia progettuale.

Lampada 0-255. Photo Gaia Fiertler
Lampada IVI. Photo Gaia Fiertler

Da bidone a lampada

LampMU. Photo Gaia Fiertler

Un’altra lampada della sezione Design della mostra Energia fatta ad arte è LampMU di Francesca Sparacino per ISI Plast che ha riutilizzato direttamente il bidone MU18600 da 19 litri in polipropilene, evitando processi di fusione e trasformando uno scarto industriale in un bene durevole, senza ulteriori emissioni né consumi. Attraverso tagli strutturali e lavorazioni mirate, lo stesso modulo si declina in lampada a sospensione, applique o luce da tavolo. È disponibile in due versioni, la prima con una estetica industriale essenziale; l’altra, Ambient Afrique, con tagli decorativi e filtri materici che modulano la luce e proiettano ombre narrative.

AUTHOR

Gaia Fiertler

Gaia Fiertler è giornalista freelance e public speaker certificata Toastmasters, segue l'impatto delle nuove tecnologie sulle competenze, le professioni, i luoghi di lavoro, i processi e l'organizzazione aziendale per il Gruppo Tecniche Nuove. È appassionata di arte e design.

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