Milano Design Week 2026
Nilufar Grand Hotel, l’arte dell’accoglienza
By Jihye Choi
Pubblicato il
Aprile 2026
In occasione della Milano Design Week 2026, Nilufar presenta Nilufar Grand Hotel, un progetto espositivo dal forte impatto scenografico in cui il collectible design ridefinisce l’arte dell’accoglienza.
Ambientata negli spazi del Nilufar Depot (via Lancetti 34, Milano), la mostra esprime la visione creativa della fondatrice di Nilufar, Nina Yashar, valorizzando al contempo le diverse identità di molte figure autorevoli del design contemporaneo e storico. Grande spazio è dato anche a nuove creazioni firmate Nilufar Edition: nell’ambito di questo progetto, unico nel mondo dell’arredo e libero dalle logiche di mercato, il design incontra l’alto artigianato della bottega rinascimentale. In questa cornice, gli oggetti non sono semplicemente esposti, ma abitano lo spazio, diventando protagonisti di una costruzione scenica che trasforma gli ambienti della sede milanese in un hotel immaginario, sospeso tra realtà e immaginazione. Qui linguaggi ed estetiche differenti si intrecciano, invitando chi osserva a prendere parte al dialogo con le opere e i loro creatori. Ritorna come logo il fiore di loto, in persiano “nilufar”, simbolo di armonia e purezza, da sempre legato alla storia e all’identità di Nilufar, nonché emblema della firma curatoriale di Nina Yashar.
Design come pratica culturale ed espressiva
Più che una costruzione scenica, Nilufar Grand Hotel rappresenta un nuovo capitolo della ricerca che Nilufar conduce sul design inteso come pratica culturale ed espressiva. L’ospitalità diventa terreno di sperimentazione, un ambito in cui l’azienda afferma la propria identità aprendosi a nuove possibilità progettuali.
L’allestimento si dispiega tra le varie stanze in un susseguirsi di scenari e atmosfere ispirati al mondo dell’hôtellerie, un racconto fluido capace di attivare i sensi e generare un’esperienza immersiva e ricca di significato. L’ingresso, luogo di arrivo e scoperta, segna l’inizio del percorso, come una soglia in cui architettura e arredi catturano il visitatore, rivelando da subito i codici e la ritualità dell’accoglienza.
Nell’atrio principale la hall prende forma come una dimensione relazionale, viva e accogliente, non come semplice luogo di passaggio, in cui sedute, luci e dettagli selezionati organizzano un ambiente conviviale che favorisce l’incontro e stimola lo scambio.
La narrazione si sposta nella dimensione più intima delle camere da letto – tre progetti distinti che portano la firma di david/nicolas, Filippo Carandini e Allegra Hicks. Ciascuna si configura come un microcosmo coerente con la poetica del proprio autore e, al tempo stesso, come parte di un disegno più ampio: interpretazione personale, materiali pregiati e cura artigianale trasformano ogni stanza in una composizione stratificata dove forme, superfici e dettagli si offrono allo sguardo, svelando continui stimoli visivi e sensoriali.
In un ulteriore spazio del piano terra si apre un ambiente che equilibra socialità e riservatezza in cui si inseriscono una sala da pranzo raccolta, dominata dal tavolo Raw Pebble di Gal Gaon, e un fumoir (sala riservata ai fumatori) appartato, dove debuttano le sedute della collezione Disposition della giovane designer turca Derin Beren Yalcin. Insieme, questi ambienti creano un’atmosfera in cui convivialità e discrezione convivono armoniosamente, evocando esclusività e raffinatezza.
Al primo piano, una stanza dedicata al riposo e alla meditazione si affianca ad ambienti dal carattere meta-espositivo, proponendo momenti di benessere attraverso la contemplazione estetica.
La prima parte della stanza, ispirata ai ryokan giapponesi e caratterizzata da pavimenti in tatami, presenta una ricercata selezione di arredi vintage di autori del calibro di Gabriella Crespi, Ingo Maurer e George Nakashima, uniti da un fil rouge fatto di artigianalità e sensibilità culturali radicate nella tradizione orientale. Raccolto e contemplativo, questo ambiente invita a rallentare, osservare e percepire il dialogo tra materiali, luce e spazio
Si inserisce nel percorso espositivo una selezione di dipinti di Rebecca Moses, provenienti da due cicli distinti: Hair: Structure, Ritual, Identity, una serie di grandi ritratti che indagano il valore simbolico dei capelli, trasformandoli in elementi architettonici ed espressivi capaci di definire identità e presenza, e Private Moments, scene intime di figure femminili immerse in interni ricercati, in dialogo con i lavori precedenti. Insieme, queste opere mettono in luce il delicato equilibrio tra immagine pubblica e dimensione privata, tra ciò che si mostra e ciò che si custodisce. Questo corpus di opere è inoltre arricchito dalla performance live dell’artista che, in momenti dedicati, realizza ritratti in tempo reale, catturando la personalità dei visitatori che attraversano l’hotel e traducendola in pittura secondo un approccio di “real time painting” che restituisce l’immediatezza e l’unicità dell’incontro.
Da qui prende avvio un itinerario dove gli oggetti di design dialogano tra loro in base a una logica curatoriale rigorosa, ricordando le lounge degli hotel dedicate all’arte e alle esposizioni temporanee. Tra le opere esposte troviamo le lampade della serie Carbon Cycles, il nuovo progetto di Maximilian Marchesani, e Deconstructed Bourgeoisie, la divertente collezione di lampade da tavolo con cui VON PELT Atelier si presenta per la prima volta da Nilufar. Nel percorso anche una versione inedita del tavolo Sgraffito di Andrea Mancuso, presentato per la prima volta in marmo nero Marquinia. Caratterizzato da una trama di minuti intagli riempiti di vernice bianca, questa nuova creazione ribalta la gamma cromatica degli esemplari precedentemente, proposti nella collezione Pentimenti. La sua presenza scultorea dialoga con una selezione di arredi vintage firmati da maestri del design italiano quali Franco Albini e Gio Ponti.
All’ultimo piano chiude il percorso la Penthouse Suite, un ensemble d’autore, sintesi dell’approccio eclettico di Nilufar. Lo spazio si anima di dettagli unici, tra cui spiccano gli arredi di Bethan Laura Wood, che propone nuove interpretazioni della linea Meisen, e un nuovo specchio realizzato in collaborazione con i maestri vetrai veneziani di Barbini, affiancati alla testiera da letto e alle lampade della collezione Ornate.
Parte integrante dell’esposizione il cortile esterno del Nilufar Depot, un dehor raccolto che richiama l’immaginario della vacanza e introduce una pausa dal ritmo urbano, ospita le nuove creazioni della collezione Punteggiato di Andrea Mancuso.
Nel confrontarsi con i codici dell’accoglienza, la mostra apre uno spazio in cui al design non è richiesto soltanto di assolvere una funzione, ma di generare senso, bellezza ed emozione. Ed è in questa prospettiva che l’ospitalità si rivela un campo fertile per immaginare nuove possibilità e ribadire il ruolo del design come disciplina viva, in continua evoluzione, capace di rinnovarsi restando fedele alla propria visione.
AUTHOR
Jihye Choi
Ji hye Choi è laureata in arte & design in metallo a Seoul e, dopo la laurea, ha seguito il Master nella Domus Academy a Milano. Ha scritto numerosi articoli sul design. Ha ottenuto un Ph.D in Architettura e Urban design nel 2018, e dal 2019 al 2024 è stata direttrice di NMDS dove ha lavorato sul settore allestimenti e consulenza & ricerca. Attualmente è direttrice di Magma project, continuando la sua ricerca e consulenza nel design e architettura.
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