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Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Tommaso Baraldo: “Oggi la produzione d’arredo è come l’agricoltura di precisione”

By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Aprile 2026

A Milano il DDD – DURINI DESIGN DISTRICT, inclusi via Larga, Piazza San Babila e Corso Europa, è tra i principali luoghi del design di lusso. L’area comprende 40 prestigiosi brand di cucine e mobili focalizzati sul Made in Italy, in stile classico-moderno incentrato su qualità dei materiali e innovazione. Questi marchi storicizzati sono accorpati in un progetto sinergico associativo e di condivisione di eccellenze attorno al tema “Essere Progetto”, un invito a guardare il design non soltanto come il risultato formale di un prodotto finale, bensì come processo cultuale, attitudine e responsabilità di costruire spazi di relazioni tra persone, luoghi, comunità e natura. In questo Urban Hub design luxury, abbiamo incontrato Tommaso Baraldo, nato a Desio nel 1986, un artigiano-imprenditore che ha avviato con successo la sua impresa Baraldo Arredamenti, “un marziano” che paragona l’arredo all’agricoltura, una (rara) voce critica dell’effimera vacuità degli eventi Fuorisalone, per lo più a invito per veri o presunti vip.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Ci parli un po’ di lei, di come è nata la sua passione…

La mia identità professionale non è nata sui libri, ma sul pavimento di un laboratorio artigiano che oggi definirei il mio “asilo creativo”. Sono cresciuto spazzando la segatura per terra, mosso dal piacere genuino di dare una mano in mezzo ai ritmi frenetici della bottega. I miei maestri sono stati mio nonno Rino, mio padre Ezio, mia madre Giuliana e Giancarlo, il nostro mastro d’ascia e memoria storica. Mentre con mio fratello giocavo a duellare con spade di legno costruite da noi, Giancarlo mi osservava dietro il bancone. È stato lui a insegnarmi il rigore: mi lasciava fare e sperimentare, ma, con quel tono tipico di chi non ammette repliche, mi ricordava sempre l’ordine nell’esecuzione: “Mi raccomando, rimetti a posto!”.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Qual è stato suo percorso formativo?

Il mio percorso è stato un equilibrio perfetto tra incentivo e libertà: mio nonno premiava la mia voglia di aiutare con le vecchie 5.000 lire per il gelato, mentre mio padre mi trasmetteva il sapere tecnico senza mai imporsi. Accanto a lui, mia madre Giuliana è stata la mia guida nell’estetica e nell’empatia: da lei ho imparato l’arte di ascoltare il cliente e di tradurre i suoi desideri in soluzioni d’arredo che fossero allo stesso tempo accattivanti e concrete. La mia formazione artistica già alle medie inferiori andava oltre i programmi: discutevo, con la mia professoressa, di cartapesta e teoria del colore avanzata per applicare luci e ombre ai miei modelli. La vera svolta nello scegliere il precorso di studi è avvenuta davanti a un semaforo pedonale, mi sono chiesto da dove arrivasse l’energia per accendere le lampadine. Quella curiosità mi ha spinto a studiare elettrotecnica e automazione, portando come tesi la domotica integrata nel mobile. Dopo aver sfiorato il sogno di progettare sistemi robotici per lo spazio, ho deciso di sedermi in negozio con mio padre. Ho scelto di restare non per ripiego, ma per una missione: onorare le tre generazioni precedenti (l’azienda è stata fondata dal mio bisnonno Angelo) e traghettare questa storia centenaria verso la quarta (la mia), rendendola capace di parlare il linguaggio del futuro.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Cosa produce Baraldo Arredamenti e perché ha scelto questo mestiere?

Il linguaggio del futuro che parliamo oggi consiste nello stravolgere il concetto classico di produzione. Il mercato e la domanda sono cambiati molto in fretta e così deve evolvere il modo di produrre. Se pensiamo al “mobile su misura”, immaginiamo ancora il falegname curvo sulla raspa in una bottega polverosa. Ma quella è una visione romantica che oggi non basta più a garantire l’eccellenza. Oggi la produzione d’arredo è paragonabile all’agricoltura di precisione: come un trattore usa il GPS per mappare al centimetro il terreno, così nel mobile esistono linee produttive automatizzate da milioni di euro. Qui entra in gioco la Baraldo Arredamenti. Noi uniamo il “saper fare” ereditato dal mio bisnonno Angelo — ebanista che già nel 1910 curava i dettagli per Galtrucco e per i cantieri navali di Genova — con l’utilizzo intensivo di comparti produttivi ingegnerizzati. Siamo pronti a creare seguendo l’incipit del committente, rendendo reale ogni visione fisicamente realizzabile. La differenza rispetto ai negozi tradizionali sta nella precisione: mentre la maggior parte dei rivenditori adatta misure standard (i classici 45, 60, 90 cm) tramite tamponamenti, il nostro sistema ci permette di produrre un mobile largo esattamente 73,2 mm se lo spazio lo richiede. Questo è il vero “su misura” contemporaneo: unire l’anima del maestro d’ascia alla precisione di un software di automazione. Ho scelto questo mestiere perché solo qui posso fondere la mia natura tecnica con la sensibilità estetica di una famiglia che da 110 anni modella la materia.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Materia è Essere Progetto? Qual è il suo concept di casa e di abitare il (meglio) mondo?

La materia non è un’entità inerte da incasellare; è viva. Qui si innesta la mia costante ricerca sull’abitare, alimentata da una formazione continua tra riviste specializzate, web e il dialogo con le realtà locali che mi supportano. Ho sviluppato una sensibilità che si muove tra il rigore tecnico dei rapporti aeroilluminanti e delle norme catastali e gli studi energetici più sottili, come i nodi di Hartmann o il Feng Shui. Il mio concept di casa è quello di un ambiente che aiuti lo spirito di chi ci vive senza che questi debba accorgersene razionalmente. È un’armonia di flussi naturali che porto “nero su bianco” in fase progettuale. Oggi pochi capiscono che una madia posizionata in un punto specifico serve a generare un senso di calda accoglienza che parla direttamente all’”Es” (la componente più primitiva, istintiva e inconscia della psiche umana nella teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, NdR). Anche la cromoterapia segue regole ferree: non dipingerei mai di blu una zona pranzo, poiché attenua la percezione del gusto. Abitare il mondo, però, significa anche fare i conti con la sostenibilità: ho collaborato con architetti che propongono ristrutturazioni con grafite per l’isolamento o rivendo prodotti, come il miscelatore FFQT by Formafantasma, che ne tengono conto. La sostenibilità è un tema controverso: è lo scontro tra l’etica e la tentazione del basso costo. Viviamo in un’Europa vecchia e burocratizzata che si confronta ad es. con una Cina pronta a tutto pur di produrre a prezzi stracciati, anche sacrificando salute e qualità della vita nella corsa alle terre rare. La mia visione non è quella di un crociato, ma quella di un uomo consapevole. Abito questo mondo costruendo un futuro solido per la mia famiglia e per le mie bambine, traghettando la nostra tradizione verso un domani meno predatorio.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Cosa pensa del design di scena in via Durini, distretto luxury dei marchi storici d’arredo?

Vivo da anni la Milano Design Week come una ricerca del bello coerente con il motto: “Alla ricerca del bello dal 1910”. Tuttavia, oggi percepisco una frattura: ciò che la società definisce “bello” non coincide sempre con il prodotto autentico. Per vendere la bellezza al mondo, abbiamo finito per snaturarla. È un processo simile a quello che avviene con i canoni estetici orientali: in Asia si cerca di “armonizzare” gli occhi rendendoli più tondi, mentre noi europei troviamo affascinante proprio quel taglio esotico. Allo stesso modo, il mercato italiano delle “cose belle” è quasi sparito per inseguire un’estetica standardizzata e priva di anima. Oggi il bello sembra risiedere nell’assenza di personalità, in un vuoto squadrato che mi ricorda il Cubismo. In via Durini questa vacuità emerge sotto una facciata di cristallo. È un mondo di vetrine per un’eccellenza accessibile a pochissimi. È un luxury che trascina con sé la noia di chi possiede tutto e si sposta da un cocktail all’altro. In quel contesto, parlare la mia lingua — fatta di bottega e tecnica — è quasi impossibile. I grandi marchi storici sono diventati predatori alla ricerca della prossima commessa milionaria, vestiti a festa per convenienza più che per amore del bello. È un gioco di potere: se non hai l’architetto “X”, sei fuori. Io, in tutto questo, cerco ancora una bellezza che abbia il coraggio di essere autentica.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Quali materiali predilige?

Provengo da generazioni di falegnami, la risposta naturale è il legno: risiede nel tatto la bellezza autentica. Tuttavia, devo essere pragmatico. Devo confrontarmi con il committente odierno, spesso coppie giovani che hanno già impegnato le proprie risorse nel mutuo trentennale e faticano a sostenere i costi di un arredo interamente impiallacciato. Davanti a questo “collo di bottiglia”, la mia ricerca si evolve verso il melaminico di nuova generazione. Seleziono pannelli valutando maniacalmente la resa della carta decorativa e la sua capacità di restituire al tatto la matericità del legno. Ma la priorità è l’ecocompatibilità: emissioni di formaldeide quasi nulle, il cosiddetto “ecopannello”. Mi piace sperimentare con carte particolari, come quelle di Cleaf, anche se il mercato tende a rifugiarsi in colori neutri e legni desaturati nei toni del grigio e del beige. Sebbene la mia proposta abbracci anche vetri e ceramiche, è nel melaminico evoluto che trovo la risposta alla “pancia” del mercato. Questo approccio mi permette di sfruttare la potenza degli impianti produttivi di nuova tecnologia: materiali moderni che, lavorati con una precisione millimetrica, garantiscono un prodotto solido, sano e accessibile, senza tradire l’etica del “fatto bene” dei Baraldo.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Secondo lei il Fuorisalone è ancora utile per promuovere la cultura della progettualità tra innovazione e tradizione nel rispetto dell’ambiente?

Il Fuorisalone è l’esito di una scelta strategica delle ditte di scappare dalla fiera di Rho per spostare l’investimento sulla città. È pragmatismo: gli stessi soldi vengono usati per spazi dove la merce resta a terra, viene contestualizzata meglio e genera una filiera più gestibile per i rivenditori sul territorio. Tutto è alimentato dalla potenza dei contatti. In mezzo a questa “mondanità etilica”, però, pulsa ancora la cultura della progettualità italiana. Noi italiani abbiamo l’arte nel sangue. Se guardiamo un prodotto disegnato da un italiano, ne riconosciamo il carattere immediato. Il mondo ci invidia da sempre questa bellezza, anche se raramente lo ammette. Siamo figli di un campanilismo secolare che ci ha divisi nella competizione ma uniti in un saper fare unico, nella capacità di risolvere problemi “uscendo dalla scatola”. Il Fuorisalone è l’Italia che grida al mondo che ci siamo ancora. E quando il mondo ci guarda, non può far altro che restare a bocca aperta.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

È padre, quale futuro immagina per le sue figlie?

Essere padre di due bambine significa chiedersi quale traccia lasceremo in un mondo che ha perso il senso del “tempo lungo”. Il futuro che immagino per loro è fatto di consapevolezza. Vorrei che ereditassero quella stessa curiosità che mi spinse a interrogarmi sull’energia elettrica. Non so se decideranno di essere la quinta generazione della Baraldo Arredamenti, ma il mio compito è costruire per loro una base solida e un esempio di etica del lavoro che non si piega al basso costo, ma che ricerca la qualità della vita reale.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

A quali progetti sta lavorando?

Attualmente sto sviluppando sistemi di arredo dove la domotica e l’automazione — il mio vecchio sogno da studente — siano strumenti invisibili per migliorare il benessere quotidiano. Sto portando la nostra produzione verso una personalizzazione estrema, dove il “su misura” arrivi davvero al millimetro (i famosi 73,2 mm), unendo la potenza industriale alla cura del dettaglio che mio bisnonno Angelo metteva nei mobili per i cantieri navali.

Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo
Immagine di un progetto realizzato da Tommaso Baraldo. Prelievo fotografico realizzato da camera a 360° a cura di Tommaso Baraldo. Courtesy Tommaso Baraldo

Tre parole per definire ciò che pensa e produce?

Le mie tre parole sono: Curiosità, Precisione, Radici. La Curiosità di chi non smette di studiare l’abitare; la Precisione tecnica che trasforma un’idea in realtà millimetrica e le Radici di una storia iniziata nel 1910 che guarda al futuro.

AUTHOR

Jacqueline Ceresoli

Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.

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