Milano Design Week 2026
L’Incanto della Luce: Davide Groppi a Volumnia
By Monica Moro
Pubblicato il
Aprile 2026
Questa primavera, per gli appassionati di design e della luce Piacenza è una città da mettere in agenda. Infatti, oltre alle bellezze architettoniche e pittoriche, alle specialità enogastronomiche e alla pasticceria, in questi giorni la città offre un’opportunità unica per conoscere il lavoro del designer Davide Groppi, in mostra fino al 26 maggio nello spazio Volumnia.
La mostra antologica Un’ora di luce, a cura di Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano, racconta il percorso di Davide Groppi, iniziato nel 1988, e rappresenta un momento di sintesi straordinaria tra la ricerca contemporanea sul design della luce e l’architettura storica. La mostra è allestita nell’ex Chiesa di Sant’Agostino, ora restituita alla città nella veste di spazio dedicato all’arte e al design con il nome Volumnia, grazie alla gallerista Enrica De Micheli.
Rigore progettuale e visione poetica
la mostra a Piacenza conferma Davide Groppi come uno dei maestri indiscussi della luce, capace di coniugare rigore progettuale e visione poetica in un connubio che eleva l’oggetto di design a opera d’arte totale.
La storia di questo straordinario designer rappresenta un esempio di eccellenza nell’innovazione illuminotecnica. Come designer e imprenditore di livello internazionale, in oltre quarant’anni ha sviluppato un’estetica distintiva applicata alla luce che ha consolidato il suo riconoscimento nel settore. La sua collezione di lampade, premiata e apprezzata a livello globale – ricordiamo qui tra i riconoscimenti ricevuti il Compasso d’Oro ADI per le lampade Nulla, nel 2014, Sampei, nel 2014 e Anima, nel 2024 – testimonia il successo di una strategia di design e innovazione orientata al mercato e sostenuta da una profonda e ispirata visione.
Storie da raccontare. Le nuove lampade Vera e Umasi
In questa mostra debuttano le due nuove lampade Vera e Umasi, che verranno presentate anche nello Spazio Davide Groppi in via Manzoni 38 a Milano durante la Milano Design Week.
Umasi, omaggio al rinomato designer giapponese Isamu Noguchi (il nome della lampada è la lettura al contrario di Isamu), è composta da tre delicati fogli-schermo appesi, di cui uno può essere anche nero, e dà la possibilità di far salire e scendere le lampadine per creare scenografie di luce.
Vera – presente qui in tiratura limitata, solo per Volumnia, nella finitura rosso amaranto laccata, mentre nello store di via Manzoni è disponibile in nero opaco, bronzo spazzolato e alluminio naturale – è come un’illusione. La lampadina è un ologramma che appare all’accensione: è un esercizio di estrema leggerezza, un segno grafico che sembra fluttuare nell’aria come un pensiero sospeso. La sua struttura, ridotta all’essenziale, sfida la gravità, proiettando una luce che non invade lo spazio, ma lo definisce con una delicatezza quasi eterea. È la luce che si fa invisibile per lasciare che sia l’oggetto, o l’emozione che esso evoca, a brillare.
Chiediamo a Davide Groppi: “Come vede il futuro della luce oggi?”, Davide Groppi risponde: “Quello presente è un mondo dove l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale e della robotica è già avvenuto. Credo che la luce artificiale debba comunque essere l’emanazione della luce naturale. In qualche modo quello che cerco di fare è di rendere umana la luce artificiale, di creare delle lettere di un mio alfabeto. Credo che non ci si debba dimenticare il ruolo significante della luce, ovvero che la luce non è semplicemente qualcosa che serve per illuminare, ma è fondamentale che abbia delle storie da raccontare”.
Al calar della sera nello spazio della ex-Chiesa di Sant’Agostino la cupola appare completamente illuminata di blu, mentre tre colombe la attraversano in volo e ci trasmettono un sentimento di poter anche noi volare alti, di una possibilità che l’umanità ce la possa fare. Usciamo speranzosi, confortati anche dai salumi piacentini e dall’ottimo pasto del ristorante Sant’Agostino nell’annesso ex-monastero.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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