Progetti
Tre sedi per un unico racconto condiviso di sport, accoglienza e arte. Casa Italia Milano Cortina 2026
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Febbraio 2026
INDICE
- 1 Un omaggio al ruolo ispiratore dell’Italia. Il tema di Casa Italia Milano Cortina 2026
- 2 La montagna come MUSA: il progetto di architettura e interior design
- 3 Il progetto della luce: un racconto che unisce e valorizza le peculiarità
- 4 Casa Italia a Milano
- 5 Casa Italia a Cortina
- 6 Casa Italia a Livigno
Dal 6 al 22 febbraio, in occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, nelle località olimpiche di Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo è presente il CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano con Casa Italia, spazio di accoglienza e punto di accesso privilegiato alle eccellenze del nostro Paese, oltre che casa degli atleti e fulcro delle celebrazioni sportive, che si apre al pubblico diventando luogo di incontro e condivisione dedicato al racconto dell’Italia olimpica e dello sport. “Attraverso cultura, innovazione e tradizione, il progetto dà vita a un sistema integrato di spazi e contenuti: un percorso immersivo nel cuore dei Giochi che valorizza, sulla scena internazionale, il patrimonio culturale, artistico e umano del nostro Paese grazie all’arte, all’architettura, al design e al food”.
Un omaggio al ruolo ispiratore dell’Italia. Il tema di Casa Italia Milano Cortina 2026
Per questo appuntamento olimpico, il Direttore Marketing CONI, Lorenzo Pellicelli e Beatrice Bertini, curatrice della mostra, hanno scelto MUSA come tema di Casa Italia Milano Cortina 2026, “un omaggio al ruolo ispiratore che l’Italia esercita da secoli sull’immaginario e sulla cultura mondiale, un richiamo alla bellezza, alla storia e alla creatività che rendono l’Italia un punto di riferimento globale”, in quanto, nella tradizione classica, le nove Muse sono simbolo dell’ispirazione che trasforma il sapere in visione. E l’Italia, forte di una storia millenaria e di una profonda varietà culturale e geografica, si propone “come luogo ideale per accogliere e valorizzare la diversità, tra i valori fondanti del Comitato Olimpico Internazionale. In questa prospettiva, Casa Italia assume MUSA come chiave interpretativa, configurandosi come spazio di racconto capace di restituire la complessità del Paese”.
Il tema rappresenta il punto di arrivo di un processo avviato nel 2016, il compimento di un cammino decennale che ha consolidato Casa Italia come piattaforma culturale e istituzionale, complementare allo sport e l’ha proiettata in una dimensione internazionale, trasformandola progressivamente, appunto, da semplice Hospitality House a “progetto culturale di rilievo internazionale, capace di raccontare la cultura italiana e il Sistema Paese attraverso le sue eccellenze artistiche, progettuali e valoriali”.
Casa Italia si articola in tre differenti sedi, localizzate nelle località olimpiche, Triennale Milano, Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda Livigno e Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo, dando vita ad ambienti ed esperienze emozionali in profondo dialogo tra loro. Veri e propri progetti artistici con cui il CONI riafferma il legame tra arte e disciplina sportiva immaginato da Pierre de Coubertin, padre dei Giochi Olimpici moderni e fondatore del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), dalle origini dei Giochi, ponendo lo sport al centro del Parnaso, come arte tra le arti, riprendendo il modello dell’antica Grecia.
All’interno degli spazi è possibile ammirare opere di Claudio Abate, Camilla Alberti, Juan Araujo, Arman, John Armleder, Pablo Atchugarry, Atelier dell’Errore, Matteo Attruia, Giacomo Balla, Per Barclay, Giulio Bensasson, Ruth Beraha, Jessie Boswell, Fernando Botero, Stefano Cerio, Massimo Campigli, Luca Campigotto, Mario Ceroli, César, Christo e Jeanne-Claude, Giorgio De Chirico, Filippo de Pisis, Tristano di Robilant, Binta Diaw, Ifeyinwa Joy Chiamonwu, Elmgreen & Dragset, Slawomir Elsner, Bekhbaatar Enkhtur, Elger Esser, Chung Eun-Mo, Jean Fautrier, Gelitin, Piero Gemelli, John Giorno, Itamar Gov, Wang Haiyang, Keith Haring & L.A. II, James Hillman, Craigie Horsfield, Bryan Hunt, Carlos Idun-Tawiah, JR, Hayv Kahraman, William Kentridge, Jiri Kölar, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Susanne Kutter, Sol LeWitt, Miltos Manetas, Roberto Sebastian Antonio Matta Echaurren, Giulia Mangoni, Gerhard Merz, Mario Merz, Jonathan Monk, Davide Monteleone, Vik Muniz, Shirin Neshat, Hermann Nitsch, Denis Oppenheim, Adrian Paci, Park Eun Sun, Yan Pei-Ming, Alejandra Varela Perera, Alessandro Piangiamore, Laura Pugno, Robert Rauschenberg, Davide Rivalta, Ugo Rondinone, Ottone Rosai, Anri Sala, Eva Sajovic, Mario Schifano, Daniel Spoerri, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Newsha Tavakolian, David Tremlett, Lihi Turjeman, Tursic & Mille, Cy Twombly, Ben Vautier, Ai Weiwei, Uwe Wittwer e Sislej Xhafa.
In tutte le sedi l’ingresso è segnato da un portale rivestito in pannelli di alluminio riflettente, “elemento simbolico che definisce un percorso condiviso”, soglia architettonica a cui si affianca un lavoro di John Giorno, concepito come varco poetico e visivo. A Milano e Livigno è presentato We Gave a Party for the Gods and the Gods All Came (2026), “un wall painting che restituisce la ricerca dell’artista sul linguaggio come esperienza visiva, poetica e spirituale, invitando alla libera interpretazione”, mentre a Cortina d’Ampezzo l’opera Abbiamo dato una festa per gli Dei e tutti gli Dei sono venuti configura Casa Italia come “luogo di pluralità e condivisione, in cui l’arte si afferma come esperienza collettiva”.
La montagna come MUSA: il progetto di architettura e interior design
Il progetto architettonico, sviluppato dallo studio It’s, “interpreta il tema MUSA partendo dal paesaggio montano, inteso come elemento fondante naturale e simbolico: scenario privilegiato dei Grand Tour settecenteschi e, al tempo stesso, teatro degli sport invernali e delle Olimpiadi”, visione che l’allestimento traduce in un linguaggio unitario, un fil rouge che connette le tre sedi di Casa Italia “valorizzando le specificità secondo principi comuni di leggerezza, temporaneità e rispetto del contesto. I riferimenti all’architettura di montagna e alle infrastrutture sportive — dai bivacchi ai sistemi di risalita — emergono nell’uso di forme modulari, seriali e dinamiche, capaci di evocare movimento, velocità e spirito tecnico”.
Il dialogo con la natura viene costruisce grazie a dispositivi architettonici che “inquadrano” il paesaggio, rendendolo parte integrante dell’esperienza spaziale, mentre il cuore del progetto è sintetizzato dal binomio materico tra alluminio e legno. “All’esterno, l’alluminio riflettente richiama i rifugi d’alta quota, amplifica la presenza della neve e smaterializza l’architettura nel paesaggio; all’interno, il legno restituisce una dimensione calda, intima e accogliente, riaffermando i valori di ospitalità, condivisione e senso di casa che definiscono l’identità di Casa Italia”.
Il tema è alla base anche del progetto di interior design, con la montagna che, come MUSA, assume una duplice valenza di paesaggio, con i suoi minerali, i legni e i riflessi, e di atmosfera calda e avvolgente propria degli ambienti alpini, un doppio filo conduttore che collega le tre sedi, “declinandosi in modo specifico in ciascuna di esse e costruendo, in sinergia con il progetto complessivo – in cui ogni contributo è parte di un unico sistema – un paesaggio interno distinto ma coerente per ognuno degli spazi”.
Il tutto è stato reso possibile anche grazie agli arredi realizzati dalle aziende partner di Casa Italia: Edra, B&B Italia, Ethimo, Glas Italia, Poltronova, Riva 1920, Gufram, Meritalia®, Impatia e Flos per l’illuminazione.
Il progetto della luce: un racconto che unisce e valorizza le peculiarità
La luce è un elemento fondante dell’identità di Casa Italia, fulcro di un progetto illuminotecnico distintivo e immediatamente riconoscibile, che da anni ne accompagna e rafforza il racconto.
Il progetto di illuminazione per gli spazi interni delle tre sedi di Casa Italia, sviluppato da FABERtechnica con Flos, in veste di partner tecnico, crea un’atmosfera accogliente e genera un filo conduttore comune e allo stesso tempo capace di valorizzare l’identità di ciascun luogo, nel rispetto delle sue specificità e del suo carattere. A illustrarlo è Marco Frascarolo di FABERtechnica, Team Leader del progetto stesso.
Casa Italia a Milano
All’interno di Triennale Milano il percorso espositivo si articola in nove sezioni, “ciascuna dedicata alla musa ispiratrice di una disciplina: linguaggio, architettura, arti figurative, paesaggio, gusto, musica, arte drammatica, innovazione e sport. La rappresentazione di ogni musa è affidata a un oggetto iconico delle Olimpiadi proveniente dal Museo Olimpico situato in Svizzera nella città di Losanna, sottolineando come i valori espressi siano condivisi e promossi dal Movimento Olimpico”.
L’esposizione è arricchita da alcuni cimeli che hanno scritto la storia italiana ai Giochi Olimpici, provenienti dalle collezioni del Museo Olimpico, tra cui le racchette usate da Marco Albarello e i guanti di Stefania Belmondo ad Albertville (1992), gli scarponi e la tuta di Manuela Di Centa e la tuta di Deborah Compagnoni a Lillehammer (1994), la divisa di Armin Zoeggeler a Sochi (2014), i guanti e la tuta di Federica Brignone a PyeongChang (2018) e Beijing (2022).
I visitatori sono accolti all’ingresso del percorso dall’opera al neon Welcome di Matteo Attruia che celebra l’ospitalità e l’accoglienza, valori distintivi di Casa Italia sin dalla sua fondazione (Los Angeles, 1984).
Come spiegato da Marco Frascarolo, il Lighting Desing ha lavorato “su una coerenza con l’identità del luogo, bilanciata dalla creazione dell’atmosfera Casa Italia. L’identità della Triennale è rappresentata dai suoi spazi monumentali, dall’alternarsi di spazi espositivi e spazi di relazione, dalla dialettica tra spazi interni e spazi esterni, tra luce naturale e luce artificiale. La luce entra negli spazi espositivi come puro elemento di servizio, impalpabile, e diventa oggetto fisico, scultoreo, identitario negli spazi di relazione. In particolare, nel salone monumentale la luce, insieme ai tendaggi, contribuisce a donare un’atmosfera calda e accogliente, senza rinnegarne la monumentalità. Gli arredi scelti da Bianca E. Patroni Griffi e le lampade decorative creano dei target visivi all’altezza dello sguardo, a definire uno spazio percettivo a misura umana. La luce radente accentua la dialettica tra il mosaico, espressione del carattere originario duro e freddo del salone e il bancone – con il legno sapientemente curvato dalle mani dell’ebanista Stefano Marolla – espressione della morbidezza e del calore che riportano all’atmosfera di Casa Italia”.
Le nove sezioni rivelano ed esplorano aspetti e temi diversi: con Calliope, musa della parola e del racconto, l’Italia si svela attraverso testi, immagini e segni, invece con Clio, musa della memoria e della fama, si esplora il tema dell’architettura come traccia duratura del gesto umano.
Con Polimnia, musa della poesia sacra, della pantomima, della retorica, della danza e della memoria, la mostra si apre al territorio italiano e alla sua biodiversità, mentre Talia, musa della festa, celebra l’Italia come luogo di incontro, scambio e trasformazione. In questa sezione, i visitatori possono anche vivere, un’esperienza immersiva in realtà virtuale che li porta nella Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia, attraverso una ricostruzione digitale realizzata da Skylab Studios, con affreschi e simboli del mondo etrusco che si rivelano in un racconto che unisce sport, ritualità e cultura antica.
Con Erato, musa della poesia amorosa, lirica ed erotica, il percorso si concentra su desiderio, gusto e dimensione sensoriale; nella sezione di Euterpe, musa della musica, l’opera di Arman, Carousel 1 accompagna un jukebox interattivo per ascoltare tutti gli inni olimpici e nazionali dei Paesi che partecipano ai Giochi.
Il racconto diventa più intenso con Melpomene, musa della tragedia, nella cui sezione teatro e cinema si intrecciano in una riflessione su sfide, cadute e rinascite nello sport come nella vita, mentre Urania, musa del cielo, fa aprire lo sguardo al futuro e all’innovazione. A parlare di innovazione concorrono due contributi speciali- Il primo è “E nel futuro…”, di Enel, installazione, ideata e curata da Gabriele Simongini, che mette in dialogo arte, luce e tecnologia attraverso le visioni di Giacomo Balla, Fernando Jacopozzi e Alex Braga; il secondo è un’esperienza immersiva del Gruppo FS Italiane che intreccia mito, storia e innovazione per raccontare il viaggio come elemento fondante dell’identità collettiva del Paese.
Il percorso si conclude con Tersicore, musa della danza, sezione dove lo sport diventa protagonista assoluto, grazie ai prestiti del Museo Olimpico situato in Svizzera nella città di Losanna e delle Federazioni Sportive Nazionali Italiane.
Il progetto architettonico e di design assume un carattere concettuale, proponendo una lettura astratta della montagna come musa. Nel Salone d’Onore, uno spazio monumentale alto quasi 12 metri, l’intervento ridefinisce il volume attraverso drappeggi tessili e superfici inclinate a evocare le pendici montane, mentre il bianco, scelto come colore dominante, richiama la luce, la neve e la dimensione rarefatta dell’alta quota, trasformando l’ambiente in uno spazio astratto, immersivo e fortemente luminoso.
Casa Italia a Cortina
Per Casa Italia a Cortina d’Ampezzo è stata scelta la sede di Farsettiarte, aperta nel 2020 a seguito di un progetto visionario che ha convertito in spazio espositivo la stazione di partenza della vecchia funivia che univa il Belvedere a Pocol. L’intervento architettonico integra la struttura già esistente con un padiglione temporaneo affacciato sulla piazza e concepito come spazio dedicato agli atleti e ai momenti di celebrazione. Il portale d’ingresso e il padiglione richiamano il concept del bivacco e rispondono a criteri di sostenibilità e reversibilità. Design e l’architettura si orientano verso un’altra interpretazione della montagna, quella più intima e accogliente degli interni, con prevalenza di materiali caldi e avvolgenti, come il legno e i tessuti in tonalità che spaziano dai marroni agli ocra fino a riflessi dorati, una palette cromatica studiata per trasmettere un senso di calore, protezione e rifugio.
Il progetto illuminotecnico, spiega ancora Marco Frascorolo, “porta lo spazio della galleria Farsetti a dilatarsi in un nuovo volume pensato in chiave contemporanea dallo studio di architettura It’s, modulando in modo differente la relazione visiva tra paesaggio interno ed esterno, anche grazie al lavoro sulla vegetazione sviluppato dallo studio Natura e Architettura, contribuendo a creare un’armonia tra l’architettura preesistente e il nuovo manufatto, con una particolare attenzione alla valorizzazione delle opere d’arte. La luce sottolinea la modularità della struttura, evidenziando i nodi del soffitto ligneo attraverso l’utilizzo di sfere luminose diffondenti, che rendono la luce oggetto fisico e ammorbidiscono la presenza degli apparecchi con convocazione funzionale”.
MUSA racconta, attraverso le voci di 18 artisti italiani e stranieri, la capacità dell’Italia di accogliere, custodire e valorizzare la diversità, principio fondante del Movimento Olimpico Internazionale. La scelta delle opere d’arte esposte, operata in collaborazione con Farsettiarte, “evidenza come, in diversi momenti del XX secolo e con linguaggi artistici diversi, l’Italia, con il suo paesaggio, la sua storia di dominatori e dominati, di monumenti di inestimabile valore, varia umanità e complessità culturale, sia una complice naturale di quel processo magico che chiamiamo ispirazione”.
Il percorso culmina nello svelamento della vista sulle Tofane, rendendo il paesaggio parte integrante dell’esperienza.
Casa Italia a Livigno
Livigno rappresenta la sede più giovane e dinamica, anche dal punto di vista del design d’interni, rileggendo l’immaginario montano in una chiave più leggera e giocosa. Oltre ai riferimenti materici tipici dell’ambiente alpino, c’è un richiamo agli interni di montagna degli anni Sessanta e Settanta.
Per quanto riguarda la luce, “Casa Italia si inserisce all’interno del Centro di Preparazione Olimpica di Aquagranda. La continuità con la storia del luogo in questo caso è fondata sullo sport e la luce aiuta a enfatizzare la funzione dell’accoglienza sia nei confronti del pubblico (lo spazio è a ingresso libero), che degli oggetti d’arte e design. La luce segna l’inserimento del volume metallico che richiama l’intervento di Cortina: attraverso il progetto illuminotecnico e l’introduzione di nuove superfici e materiali, alla luce viene affidato il compito di aggiungere un livello di preziosità a spazi originariamente caratterizzati da una vocazione prevalentemente funzionale”, conclude Marco Frascarolo.
Casa Italia a Livigno si configura anche come un hub dinamico di attivazioni creative, animato da un ricco programma di eventi serali, musica e incontri aperti al pubblico, dal pomeriggio fino a mezzanotte, diventando luogo dedicato all’incontro tra intrattenimento ed energia olimpica, tra sport, arte ed emozione.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
LEGGI DI PIÚ
Progetti
Una nuova piattaforma per i progetti agrivoltaici. Nasce NT Innovo Agri
BY Cristina Ferrari | 13 Mar 26
Progetti
Eni Winter Village: dove la luce diventa linguaggio narrativo
BY Cristina Rivadossi | 9 Mar 26

