Progetti
Dove la luce diventa esperienza. Il ristorante Coro a Orvieto
By Federica Capoduri
Pubblicato il
Maggio 2026
INDICE
Nel cuore della città di Orvieto, tra pietre antiche, scorci e panorami autentici fatti di luce e dettagli storici, dentro una chiesa sconsacrata del XVI secolo, nasce il ristorante Coro.
Una presenza forte e delicata allo stesso tempo, in cui lo studio Giuliano Andrea dell’Uva Architetti ha lavorato con precisione per restituire voce e verticalità nel restauro di uno spazio prezioso, ricco di memoria.
L’ambiente, in equilibrio tra sacro e quotidiano
Fondato da Ronald Bukri (chef) e Francesco Perali (direttore di sala), amici e compagni di viaggio di questa esperienza, Coro è uno spazio per sua natura identitario: tra arcate, affreschi e volte di tufo, unisce tracce storiche come quelle di un altare religioso alle opere d’arte contemporanea, arredi e dipinti moderni. Un luogo in cui, senza rumore, Bukri e Perali dedicano la propria concentrazione all’offrire un’importante esperienza gastronomica, legata a una filosofia di cucina gourmet e al senso di un’ospitalità discreta – 30 coperti su 2 piani, con una sala privata –, in puro stile umbro.
L’illuminazione: in equilibrio tra luce e ombra
Il servizio, l’atmosfera e l’attenzione ai dettagli di Coro, riflettono un rituale autentico e ricercato che si trova coerentemente anche nella creazione dei piatti proposti, nella scelta dei materiali – prevalentemente lignei – degli arredi e nella particolare illuminazione, indagata sia valutando la luce naturale che predisponendo apparecchi d’accento, per puntualizzarla solo dove serve. Una ricerca e una precisa scelta tecnica di prodotti e apparecchi illuminotecnici non invasivi e senza orpelli, studiata per non distogliere l’attenzione dal valore, intrinseco e armonico, del luogo.
Un dialogo tra vista e gusto
Proprio come l’unione di più voci che compongono un coro, il ristorante propone una combinazione equilibrata anche nel gioco di chiaroscuri tra luce e ombra, tra i volumi delimitati da soffitti alti oltre dieci metri e nicchie tufacee che hanno contribuito, e contribuiscono tutt’oggi, a mantenere l’aspetto e l’atmosfera di uno spazio suggestivo e affascinante, perfetto teatro dell’espressione di quella che è la filosofia dei due soci fondatori e dello studio d’architettura che ne ha curato il progetto d’insieme.
AUTHOR
Federica Capoduri
Laurea in Disegno Industriale alla Facoltà di Architettura di Firenze. Si interessa al mondo editoriale scrivendo di design e architettura curando articoli e interviste a professionisti italiani e internazionali. Dal 2013 è membro del team di ricerca del Laboratorio MD del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. Giornalista, dal 2017 collabora a LUCE.
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