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La fontana Ardea Purpurea, particolare dell'illuminazione. Photo courtesy B5 Srl

Arte, restauro e progettazione architettonica come resilienza, rigenerazione, memoria, dialogo e collaborazione. Nuova luce per la Fontana Ardea Purpurea di Beirut

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Ottobre 2025

“Un modello virtuoso di diplomazia culturale”, che dimostra “come l’arte e il patrimonio condiviso possano diventare strumenti di dialogo e collaborazione tra i popoli, anche in tempi difficili”. Così viene definito il progetto, portato a termine lo scorso settembre, di restauro e ricollocazione della fontana monumentale Ardea Purpurea, opera dell’artista italiano Marco Bravura e situata nella capitale libanese Beirut, frutto di una significativa iniziativa culturale promossa da Assorestauro con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia in Libano e dell’Ufficio ICE di Beirut.

L’intervento di restauro

La fontana Ardea Purpurea inserita nel contesto urbano. Photo courtesy B5 Srl

Oltre al restauro delle ali della scultura ospitata nella fontana, l’intervento ha inoltre riguardato “la rigenerazione urbana dell’area, che ha coinvolto anche la definizione di una nuova vasca e l’integrazione nel contesto di nuove sedute urbane”, ed è stato seguito in ogni fase da Marco Bravura che ha offerto indicazioni per garantirne la coerenza artistica e tecnica. Il coordinamento scientifico è stato affidato all’architetto Francesca Brancaccio, delegata all’internazionalizzazione del Consiglio Direttivo di Assorestauro (che ha assicurato un dialogo costante tra competenze tecniche e visione culturale), mentre l’esecuzione è ad opera di aziende “eccellenze italiane del settore della conservazione e dell’innovazione tecnologica” e di imprese libanesi, e il restauro è stato effettuato dal restauratore Carlo Chinellato del Gruppo Pouchain, con l’assistenza dei militari del LAF (Forze Armate Libanesi), che hanno garantito un supporto logistico fondamentale, e con gli strumenti tecnici forniti da Ibix Srl. La progettazione architettonica è stata curata da B5 Srl e l’esecuzione dal gruppo Rockland, con il contributo tecnico di Mapei e iGuzzini.

Un simbolo di rigenerazione, memoria e speranza

La fontana Ardea Purpurea, articolare del mosaico. Photo courtesy B5 Srl

“Ideata nel 1999 come dono dell’artista alla collettività, in un periodo di rinascita per la comunità, Ardea Purpurea si presenta oggi nuovamente come simbolo di rigenerazione, memoria e speranza”.

La scultura si sviluppa attraverso due grandi ali elicoidali, la cui forma sinuosa, quasi fiammeggiante, richiama sia la doppia elica del DNA umano sia le ali dell’Araba Fenice (chiamata dagli antichi, appunto, Ardea Purpurea), simbolo di rinascita in quanto capace di rigenerarsi dalle proprie ceneri. Ed è proprio come la mitica Fenice che l’opera, grazie al restauro, rinasce oggi in una nuova luce.

Lo sviluppo verticale della scultura è accompagnato da un alleggerimento formale, mente, in parallelo, la superficie musiva (composta da tessere di vetro, ceramica, klinker, resina, ecc. variamente riflettenti e opache) che riveste l’opera si arricchisce crescendo nella densità dei materiali, nella complessità delle superfici e nella profondità del messaggio simbolico. Le tessere, inclinate secondo angolazioni diverse e che vibrano al passaggio della luce, dando vita a una superficie dinamica e cangiante, veicolano infatti un messaggio universale creando “immagini e caratteri tratti da alfabeti e simboli di diverse culture e religioni — fenici, cristiani, egizi, ebraici e musulmani — che si compenetrano in un’unica armonia visiva, evocando l’ideale di una pacifica convivenza tra i popoli”.

La fontana Ardea Purpurea. Photo courtesy B5 Srl
La fontana Ardea Purpurea. Photo courtesy B5 Srl

Il progetto illuminotecnico

La fontana Ardea Purpurea, particolare dell'illuminazione. Photo courtesy B5 Srl

Parte importante è stato il progetto di illuminazione della fontana, nato “da un’interpretazione notturna dell’opera, pensata non solo in relazione al contesto architettonico in cui è inserita, ma anche in dialogo con l’ambiente urbano più ampio”. La luce, che accompagna il movimento ascensionale della scultura, rafforzandone la trasformazione percettiva, “diventa così strumento di valorizzazione artistica, culturale e simbolica, trasformando uno spazio precedentemente destinato al traffico carrabile in una piazza pubblica dal carattere contemplativo”.

Dal punto di vista del restauro conservativo, la nuova illuminazione ha sostituito i giochi d’acqua precedentemente collocati al centro della fontana che avevano contribuito al degrado delle superfici musive. “La luce assume quindi un duplice ruolo: dal lato tecnico, come soluzione compatibile con la conservazione dell’opera; dall’altro, simbolico, diventando nuovo elemento narrativo al posto dell’acqua”.

Il sistema di illuminazione accompagna l’andamento elicoidale e ascensionale della scultura attraverso una gerarchia luminosa crescente dal basso verso l’alto, con faretti incassati “lungo il perimetro della fontana, dai fasci asimmetrici e orientati” che “illuminano la parte inferiore e centrale della struttura, mentre il basamento — simbolo delle ‘ceneri’ e delle ‘macerie’ — rimane in penombra”.

Il corpo, fino alla sommità delle ali elicoidali, viene evidenziato gradualmente da proiettori a fascio largo, installati su supporti esterni ancorati ai pali della pubblica illuminazione, che mettono in risalto “la ricchezza materica e simbolica e trasformando l’opera in un nuovo landmark urbano visibile anche da lontano, lungo la strada di Verdun”.

Insomma, il restauro della Ardea Purpurea fa tornare a risplende un’opera, “concepita originariamente come emblema dell’amicizia tra i due Paesi, inviando un messaggio di resilienza e di cooperazione tra i Paesi e tra numerose istituzioni”. L’esperienza ha avuto anche la funzione di cantiere-scuola guidato da esperti italiani.

La fontana Ardea Purpurea, particolare dell'illuminazione. Photo courtesy B5 Srl

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Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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