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Euroluce 2025 e il potere della bellezza della luce
By Mariella Di Rao
Pubblicato il
Aprile 2025
INDICE
Una dicotomia quella tra il pessimismo derivante dalla congiuntura economico-politica, internazionale e l’energia che ha accompagnato la settimana appena conclusa che ci fa considerare sempre attuali e vere le parole di Alessandro Mendini. Il famoso architetto, una delle personalità più eclettiche e rappresentative del panorama culturale italiano e scomparso nel 2019, sulla rivista Domus aveva definito il Salone del Mobile un transatlantico perché “…porta merci, persone e va avanti imperterrito con il suo incedere lento, continuo e un po’ sollevato nelle acque in cui naviga…”. In effetti, anche in questa ultima edizione della Milano Design Week e della biennale Euroluce, come traspare dagli articoli che pubblichiamo su questo magazine on line e nel prossimo numero di LUCE, dedicati alla kermesse appena finita, sono tante le storie che dimostrano passione e bravura a dispetto del clima di incertezza che domina lo scenario internazionale. Storie di aziende che investono tantissimo in innovazione, ricerca e sostenibilità, storie di creatività di artisti, architetti, designer, light designers che, con le loro installazioni, progetti e prodotti, ci hanno dimostrato la forza dirompente della cultura e di come questa possa costituire l’antidoto più potente contro ogni forma di qualunquismo, violenza e degrado. In particolare, la luce ritorna a dare messaggi forti, chiari e potenti in un caos mondiale dove certezze e valori si sono ribaltati.
Lo fa molto bene l’installazione Library of Light di Es Devlin, una scultura cilindrica di 18 metri di diametro, composta da scaffali rotanti illuminati che ospitano oltre 3mila libri, ispirata da una citazione di Umberto Eco, secondo cui i libri sono la bussola della mente, indicando mondi ancora da esplorare. Concetto incarnato nella scultura stessa che non solo celebra la conoscenza contenuta nei libri, ma crea anche uno spazio interattivo per i visitatori. La conoscenza ci deve portare a riflettere anche sul rapporto tra la luce, l’arte e la propria dimensione più intima e spirituale come emerge dall’installazione Mother di Robert Wilson che esplora il concetto del “non finito” trasformando la Pietà Rondanini di Michelangelo in un’esperienza immersiva che sfida il tempo e lo spazio, evocando un dialogo drammaturgico con lo Stabat Mater di Arvo Pärt. La luce diventa poesia, racconto, dimensione onirica anche in alcune delle novità presentate in questa settimana sia al Salone che nel Fuorisalone grazie a un uso sapiente della tecnologia, dei materiali e dal dialogo con mondi e ambiti diversi dall’illuminazione (la natura, l’arte, il teatro, il cinema, la moda, la filosofia, etc…) dai quali attingere suggestioni, concetti e visioni per arrivare a parlare di un nuovo umanesimo dove ritrovare al centro di ogni forma di progettazione l’uomo nella sua interezza che ha bisogno anche di nutrire l’anima e il pensiero con la bellezza.
Sarà per questo che abbiamo visto alla Triennale, nell’installazione Light in Matter di Emmanuel Gargano, la luce emergere dalla materia, nascosta nei pannelli di mobili e oggetti di arredo di grande suggestione attraverso l’uso di una nuova tecnologia frutto di sette anni di ricerca. E sarà per questo bisogno di ritornare a un maggiore senso di benessere che, sia nei prodotti che nelle installazioni proposte durante la Milano Design Week, abbiamo visto molti materiali che evocano calore, tradizione, eleganza come il vetro, i tessuti, il marmo, il rame che spesso dialogano fra di loro e con una luce sempre più calda e rassicurante. Ma accanto a tante novità interessanti abbiamo ancora una volta potuto constatare che tutto ciò che luccica non è oro, perché, alla base di qualsiasi prodotto e soluzione innovativa proposta, ci deve essere sempre un progetto dove ricerca e sperimentazione permettono di trovare la sintesi perfetta tra fisicità e concettualità, tecnologia e poesia per creare oggetti di design e icone di luce senza tempo.
Un nuovo umanesimo che non può prescindere dal ritrovare un legame forte dell’uomo anche con la natura dalla quale attingere per ragionare su un futuro duraturo e sostenibile come ci hanno spiegato, secondo prospettive diverse, l’antropologo sociale Tim Ingold e il neuroscienziato, botanico e saggista Stefano Mancuso che sono stati presenti come relatori di tavole rotonde e masterclass alla prima edizione dell’International Lighting Forum organizzato da Assoluce con la collaborazione di APIL e il patrocinio di AIDI. Un evento che ha rappresentato la novità più importante di questa edizione di Euroluce e che, con oltre venti relatori, ha prodotto un arricchimento culturale di alto profilo emerso dal confronto tra il mondo del lighting, rappresentato da importanti lighting designer internazionali, anche se forse qualche italiano in più sarebbe stato apprezzato, e autorevoli esponenti provenienti da altre discipline.
Cuore pulsante del Salone del Mobile anche quest’anno è stato Il SaloneSatellite, un luogo pieno di storie, progetti, visioni, incontri e passioni, sempre animato dai sogni, dalle speranze e dall’energia dei giovani che da più di 25 anni sono diventati protagonisti del mondo del design grazie all’intuito e alla passione della sua fondatrice Marva Griffin. Anche in quest’ultima edizione è stata molto presente la luce e il terzo premio del SaloneSatellite Award è stato assegnato alla lampada Fil Rouge del designer italiano Riccardo Toldo, un oggetto dove nella semplicità della forma emergono la poesia, la magia e l’emozione della luce. Una premiazione che conferma quanto sia sano e vitale il design italiano e il suo riconoscimento nel mondo.
AUTHOR
Mariella Di Rao
Direttore LUCE e Luceweb
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