Tra passato e futuro, fantascienza e dimensione onirica: “Light that moves time”, l’installazione site specific di iGuzzini

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LUCE, COLORE, REPORTAGE, GLAMOUR: INAUGURATA LA SETTIMA EDIZIONE DEL BRESCIA PHOTO FESTIVAL

Panoramica della mostra di Franco Fontana
photo Alberto Mancini

Lo scorso 8 marzo a Brescia è stato inaugurato il Brescia Photo Festival, la manifestazione annuale che porterà nei luoghi espositivi più prestigiosi della città e della provincia un ricco programma di mostre di alcuni dei più importanti e celebrati nomi della fotografia italiana contemporanea.

L’evento, giunto alla sua settima edizione, a cura artistica di Renato Corsini, è stato promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana. Quest’ultimo è uno spazio espositivo dedicato alla fotografia italiana, aperto nel maggio 2016 nella sede del palazzo barocco Martinengo Colleoni, affidato alla direzione artistica di Renato Corsini e che si avvale della consulenza di un comitato scientifico formato da Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas (protagonisti della fotografia italiana) e dalla storica della fotografia Tatiana Agliani.

IL TEMA 2024: TESTIMONI

Panoramica della mostra di Maurizio Galimberti
photo Alberto Mancini

Titolo dell’edizione 2024 è Testimoni, termine che “sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico”, concentrandosi sul loro “occhio documentario” e di reportage che li rende testimoni della realtà e degli avvenimenti attraverso il mezzo fotografico, oltre che della fotografia stessa, in quanto attori dello scatto.

Ma anche perché, come spiegato da Renato Corsini, la fotografia sta scomparendo di fronte all’avanzare dell’AI. Non esiste più un rapporto tra realtà e fotografo che vede la realtà stessa attraverso la macchina fotografica, i fotografi non devono più cercare la stagione, la luce giusta. Di conseguenza non più fotografia (disegno con la luce) ma produzione di immagini.

Da qui il tema Testimoni, necessità di preservare la testimonianza dei grandi autori di questa stagione della fotografia che si sta concludendo, ma anche di individuare nella storia della fotografia italiana quegli autori che la rappresentano, di creare appunto una “fotografia italiana” che ha una sua storia e dignità e di cui i Testimoni sono protagonisti.

IL BRESCIA PHOTO FESTIVAL

Panoramica della mostra di Franco Fontana
photo Alberto Mancini

Nell’ambito della kermesse, spiega Stefano Karadjov, direttore Fondazione Brescia Musei, sono previste 12 mostre temporanee, tutte inedite, che si svolgeranno sia a Brescia (presso il Museo di Santa Giulia, il Mo.Ca. – Centro per le Nuove Culture e lo Spazio Fondazione Negri) sia presso poli sul lago di Garda e sul lago d’Iseo. Protagonisti sono grandi nomi della fotografia italiana, dal secondo dopo guerra, “testimoni della trasformazione della nostra società che, dal dramma della guerra è riuscita a entrare prima nella modernità poi nelle contraddizioni, nel benessere, quindi negli abusi dell’opulenza e ora nell’epoca dell’incertezza. Quattro generazioni di fotografi che ci accompagneranno da marzo a settembre in un percorso davvero straordinario tra Brescia e la Provincia”.

Temi dominanti, oltre alla luce e al colore di Franco Fontana e la ricomposizione della storia di Maurizio Galimberti, sono il reportage (di guerra, di eventi storici, della società) e il glamour (reportage cinematografico e delle grandi personalità contemporanee), ma anche l’interpretazione personale del Vittoriale degli Italiani, storica residenza del poeta Gabriele d’Annunzio.

LE MOSTRE AL MUSEO DI SANTA GIULIA: FRANCO FONTANA

FRANCO FONTANA┬® APPENNINO 1962

Hub del Brescia Photo Festival sarà, come sempre, il Museo di Santa Giulia.

Uno degli eventi più attesi è senza dubbio la mostra monografica Franco Fontana. Colore dedicata a Franco Fontana, uno dei pionieri della fotografia a colori, in occasione dei suoi novant’anni.

La grande rassegna, visitabile dall’8 marzo al 28 luglio, è curata dallo Studio Franco Fontana, promossa da Fondazione Brescia Musei e co-prodotta con Skira Arte, e presenta 122 immagini realizzate dal Maestro tra il 1961 e il 2017, esito di un “lungo e significativo lavoro di indagine e restauro sulle opere dell’artista, analogiche e digitali, che ha dato vita a un corpus di immagini capace di raccontare il lungo lavoro di Franco Fontana e del suo studio negli ultimi sei decenni”.

FRANCO FONTANA┬® FLORIDA 1985

Questo perché, come spiegato da Caterina Mestrovich, advisor Franco Fontana Studio, nel testo di accompagnamento al catalogo “La grammatica del linguaggio di Fontana si manifesta nitidamente sin dai primi scatti e si mantiene coerente per i successivi decenni: l’estrapolazione di oggetti che grazie a tagli imprevedibili perdono il loro riferimento reale, un’attenzione assoluta per l’equilibrio della composizione, la rigida partizione del campo visivo, la ricerca di geometrie e giochi di linee, l’uso ingannevole della prospettiva e l’appiattimento della profondità di campo”.

FRANCO FONTANA┬® NEW YORK 1979

Dal 1958 Franco Fontana decide di utilizzare il colore in tutti i suoi scatti, una scelta radicale, rivoluzionaria in controtendenza rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi e della fotografia artistica in bianco e nero, rendendo protagonista il colore non come mezzo, ma come messaggio, non come fatto casuale, ma come attore principale della scena. All’epoca, infatti, il colore era ritenuto retaggio della pubblicità, del giornalismo e dei souvenir di famiglia, parte quindi di un mondo prettamente commerciale o da dilettanti.

Partendo dall’assunto che, per l’artista, tutto è o diventa paesaggio, la mostra racconta la sua ricerca attraverso un allestimento, curato dallo studio di architettura Top Tag, e un percorso espositivo diviso in 4 sezioni che conducono i visitatori verso una progressiva elevazione, iniziando con scene dense di umanità nella prima sezione e culminando in paesaggi quasi astratti in quella finale.

FRANCO FONTANA┬® autostrada 1974

L’esposizione inizia con People che documenta la ricerca del Maestro sui “paesaggi umani”, ovvero sulla presenza della figura umana nelle sue fotografie. La sezione parte dagli anni Ottanta con i Frammenti, dove il paesaggio urbano si allarga per consentire anche alle persone, o almeno ad alcune parti di esse (tronchi, braccia, gambe, dettagli di vestiti) di entrare in gioco come elemento, parti del corpo umano presenti anche nelle Piscine, dove Fontana si sbizzarrisce in composizioni in cui tali elementi diventano oggetti che si stagliano sul fondo azzurro metafisico della piscina.

FRANCO FONTANA┬® BASILICATA 1975

Seconda sezione sono i Paesaggi urbani, lavori che costituiscono la piena maturità del linguaggio dell’artista e che esplorano scenari e oggetti còlti da una prospettiva particolare: edifici, scorci cittadini, dettagli come graffiti, palme, elementi decorativi che diventano protagonisti della scena. I paesaggi americani, ovvero le superfici nette, le geometrie e i colori sgargianti di New York, di Los Angeles, di San Francisco sono uno stacco visivo rispetto al panorama urbano italiano e ispirano opere in cui diversi piani di profondità vengono appiattiti, mettendo uno accanto all’altro oggetti vicini e lontani come parti di un dipinto astratto o di una scena metafisica.

Panoramica della mostra di Franco Fontana
photo Alberto Mancini

Un nuovo paesaggio, quello delle autostrade e delle superfici asfaltate, è il tema della sezione Asfalti, una serie di fotografie nata in maniera casuale negli anni Settanta, ma continuamente approfondita fino al 2005. Protagonisti sono gli orizzonti e i loro complementi, segnali stradali, linee di verniciatura o fessure sulla strada, le cui superfici sono trasfigurate rivelandone l’unicità e la sorprendente bellezza.

L’esposizione si completa con Paesaggi, che documenta l’indagine sul paesaggio naturale. Si tratta di immagini, catturate durante i viaggi dell’artista intorno al mondo (in particolare nel sud Italia) che si caratterizzano per l’intenso contrasto tra colori e geometrie composte sulla luce dove Fontana crea un effetto straniante, al punto che chi le guarda fatica a capire se si tratti di una fotografia o di un dipinto.

Le immagini, come spiega lo stesso Franco Fontana, sono senza significato, solo gioia. La fotografia nasce dentro di lui, è quello che ha vissuto e digerito, e si distingue dalla pittura perché i quadri sono invenzione, le fotografie interpretazione.

LE MOSTRE AL MUSEO DI SANTA GIULIA: MAURIZIO GALIMBERTI

Panoramica della mostra di Maurizio Galimberti
photo Alberto Mancini

Il 2024 rappresenta per Brescia il cinquantesimo anniversario della strage di piazza della Loggia avvenuta il 28 maggio 1974 quando un ordigno, posizionato all’interno di un cestino portarifiuti, esplose provocando la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue che si erano riunite per una manifestazione contro il terrorismo neofascista.

L’avvenimento viene celebrato con la mostra Maurizio Galimberti. Brescia, Piazza Loggia 1974, sempre a Santa Giulia dall’8 marzo al 28 luglio, promossa dalla Fondazione Brescia Musei e Ma.Co.f., curata da Renato Corsini, da un’idea di Paolo Lodovici, in collaborazione con Casa della Memoria di Brescia nella ricerca di alcune fonti iconografiche.

Maurizio Galimberti, StudioN03, Piazza Della Loggia, Brescia, 2024

La rassegna presenta un progetto espositivo tematico con immagini di reportage del tragico evento riassemblate da Galimberti, partendo da alcune delle sedici fotografie realizzate dall’architetto e fotografo Renato Corsini, giunto nella piazza pochi minuti dopo l’esplosione, con la macchina fotografica lasciatagli da un collega che stava fuggendo sconvolto. Tali immagini, di alto valore storico e documentale, a cui sono stati aggiunti manifesti, carte d’identità, articoli di giornale e disegni di bambini, sono state sottoposte a un processo di scomposizione e ricomposizione, tipico della cifra tecnica più caratteristica di Galimberti che parte dall’affermazione di Italo Calvino che è inutile creare nuove immagini, ma si può riscrivere quello che già esiste. Il risultato è una installazione di 40 fotocollage di grande formato e sei Polaroid 50×60, ottenute attraverso la trasposizione dell’immagine su lastra e sviluppo a strappo da negativo, in cui, come spiegato da Francesca Bazoli, presidente Fondazione Brescia Musei, si uniscono la Storia e le storie personali di chi ha vissuto quei tragici momenti. Galimberti crea in questo modo un nuovo racconto dove gli elementi che compongono le sue opere sono messi in evidenza per un nuovo e diverso tono di drammaticità con i fatti documentati per stimolare inediti spunti di riflessione.

Il risultato è forte e di grande impatto, frutto di un lavoro che lo stesso Maurizio Galimberti descrive come doloroso e che restituisce tutto l’orrore e la sofferenza di una storia che ci tocca, ci sollecita e ci fa male. Tra le varie immagini spicca quella di una farfalla che, incurante di quanto stava accadendo intorno a lei, è rimasta posata per alcuni minuti su un porta tovaglioli e che l’artista ha visto come metafora delle anime delle persone.

LE ALTRE MOSTRE AL MUSEO DI SANTA GIULIA: GABRIELE MICALIZZI E MASSIMO SESTINI

Atene. Grecia. 07.07.2011
Photo Gabriele Micalizzi

Dal 23 aprile al 1° settembre avrà luogo Gabriele Micalizzi. Legacy, mostra site specific curata dallo stesso artista, fotografo di reportage di guerra, ma anche di fotografie di stampo umanitario, sociale e artistico e fondatore del Collettivo Cesura, in cui emerge l’aspetto materico e la concretezza dell’immagine creata attraverso la luce. Partendo dal suo lavoro di reporter e da uno specifico impiego editoriale, Gabriele Micalizzi espone una selezione di fotografie scattate durante eventi e avvenimenti della contemporaneità, analizzando l’evoluzione del supporto e del linguaggio, s’interroga sul ruolo della fotografia storico-documentaristica nella società contemporanea e “prova a rispondere a quesiti fondanti il lavoro del fotogiornalista, ovvero cosa sia degno di essere ricordato o quale sia il valore che riesce a conferire a una fotografia lo status di testimonianza storica, analizzando sia il significato del medium, attraverso un excursus sulla sua esperienza, sul suo lavoro e sulle sue immagini, sia il medium stesso, cercando di portare alla luce la dicotomia tra digitale e analogico”. Il percorso espositivo è organizzato in tre sezioni e si presenta come un viaggio attraverso il senso della fotografia, il cui punto di approdo diventa un affresco fotografico, un concetto su cui la ricerca artistica di Micalizzi si è concentrata negli ultimi anni, che dialoga con lo spazio circostante.

Dal 13 settembre al 15 gennaio 2025 il Museo di Santa Giulia ospiterà anche la mostra personale di Massimo Sestini, uno dei testimoni più accreditati del photo-reportage italiano, che racconterà la trasformazione del nostro Paese attraverso una trentina di immagini aeree, caratteristiche della sua cifra espressiva più che riconoscibile. Le immagini, di grandissime dimensioni, saranno presentate in un’installazione site-specific allestita nelle logge del Chiostro di San Salvatore e guideranno i visitatori lungo quarant’anni di storia italiana, periodo coincidente con la carriera di Sestini, mentre nelle Sale dell’Affresco sarà proposta l’esplorazione dell’ideale atelier dell’artista.

BRESCIA, MO.CA. – CENTRO PER LE NUOVE CULTURE: FEDERICO GAROLLA, CHIARA SAMUGHEO, CARLO ORSI, FRANCESCO CITO E MAURO RAFFINI

Federico Garolla, Fernanda Gattinoni, collezione primavera-estate, Roma, 1955

Secondo polo espositivo del Brescia Photo Festival nella città è il Mo.Ca. – Centro per le Nuove Culture, in cui, dal 16 marzo al 28 aprile, verrà esposta Federico Garolla. Saper leggere il tempo, la retrospettiva dedicata a Federico Garolla (1925-2012), uno dei maestri della fotografia italiana, il cui stile, tra gli anni Settanta e Ottanta, ha illuminato il percorso di molti altri fotografi. La mostra, curata da Margherita Magnino e Carolina Zani, presenta una serie di circa 70 fotografie vintage provenienti dall’Archivio Federico Garolla, tra cui una decina di inedite, che ritraggono grandi attori teatrali, stelle nascenti della televisione, modelle, artisti e persone comuni immersi in ambienti inconsueti e sorprendenti. D’altra parte Garolla è stato anche tra i primi a documentare l’ascesa dell’altra moda italiana portando gli abiti degli atelier più prestigiosi nelle strade al mattino presto, nelle periferie urbane, sulle scalinate di una Roma deserta, e in contesti inaspettati. La sua idea di glamour si basa sul confronto tra immagini dissonanti, su antitesi estetiche e su divisioni di classe inequivocabili, che conferisce alle sue fotografie un’eleganza unica e uno stile sofisticato, in cui ogni dettaglio è orchestrato con cura e nulla è lasciato al caso, ma tutto appare disinvolto, sofisticatamente casuale, con un approccio che va oltre la semplice documentazione visiva, catturando l’essenza e lo spirito di un’epoca in continuo cambiamento.

Chiara Samugheo, Monica Vitti, anni ’60, Courtesy Archivio Mauro Raffini

Invece dal 16 marzo al 12 maggio sarà possibile ammirare anche Chiara Samugheo. Dentro il cinema, la personale curata da Mauro Raffini di Chiara Samugheo (1935-2022), artista che ha rivoluzionato la fotografia legata al mondo delle celebrità con il suo approccio innovativo concentrato sui protagonisti che hanno contribuito a rendere il cinema una delle espressioni artistiche più amate, dando vita al reportage cinematografico. La fama di Chiara Samugheo divenne rapidamente globale, tanto che è stata chiamata a collaborare con le principali riviste di cinema, moda e costume, tra cui Cinema Nuovo, Epoca, Stern, Vogue, Paris Match, Life e Vanity Fair e a firmare copertine entrate a far parte della storia dell’editoria e del costume. Il suo sguardo femminile ha contribuito al movimento di liberazione sessuale che ha caratterizzato gli anni ’60 e la mancanza di premeditazione, dalla sintesi tra la foto “posata” e l’istantanea catturata al volo, l’ha portata a creare servizi fotografici molto apprezzati.

Carlo Orsi, Mariangela Melato, anni ’80, Courtesy Archivio Carlo Orsi

Dal 18 maggio al 21 luglio con PercORSI. Le forme del ritratto nelle fotografie di Carlo Orsi, curata da Silvana Beretta e Margherita Magnino, si renderà omaggio a Carlo Orsi (1941-2021), altro grande maestro della fotografia italiana e autore capace di spaziare dalla moda al reportage, dal ritratto alla ricerca e dal glamour alla sperimentazione, mantenendo iconico e immediatamente riconoscibile il suo stile. La mostra indaga i ritratti che l’artista ha realizzato nel mondo dell’arte, del cinema, dello sport, della musica, della moda e della cultura, attraverso 90 immagini provenienti dall’Archivio Carlo Orsi che raccontano l’evolversi della società attraverso gli sguardi e le pose dei suoi interpreti.

Francesco Cito, Cavalli in allenamento per le corse clandestine al quartiere di Scampia, Napoli, 1985

Dal 18 maggio al 30 settembre si terrà anche ARCHIVE IN PROGRESS – Editi e Inediti, mostra curata da Renato Corsini che ripercorre la vicenda professionale del fotografo napoletano Francesco Cito, per offrire l’opportunità di scoprirne l’evoluzione attraverso fotografie realizzate e pubblicate all’epoca in cui sono state scattate, ma anche immagini inedite, preziose testimonianze di un modo di fare fotografia impegnato e colto. Consapevole di essere “testimone” di frammenti di storia, Francesco Cito ha affrontato temi sociali con lucida consapevolezza, dai reportage di guerra, ai fatti di mafia e camorra, passando attraverso il palio di Siena e i matrimoni napoletani, fino alla Sardegna meno conosciuta dai flussi turistici e ai ritratti di colleghi fotografi.

Mauro Raffini, Centro Città, Torino 1977
Courtesy Mauro Raffini

Infine, dal 18 maggio al 19 giugno sarà possibile ammirare Masnà. Vite sospese tra centro e periferia, personale di Mauro Raffini curata da Sandra Raffini. La rassegna ripercorre gli anni della grande migrazione dal sud al nord, più precisamente a Torino per lavorare alla FIAT, dentro un quadro sociopolitico che risentiva ancora degli effetti del boom economico, attraverso bambini che giocano e scavano buche, che addentano di fretta un panino, che guardano dalle scale di case di ringhiera o dietro le porte semichiuse, inevitabile riferimento al film I bambini ci guardano di Vittorio De Sica (1943). Le immagini coprono gli anni dal 1969 al 1979, periodo che rappresenta anni cruciali densi di entusiasmo rivoluzionario, di conquiste di diritti fondamentali, di lotte e sconfitte, gli anni della “strategia della tensione” e della tragica stagione del terrorismo che Raffini ha attraversato come giovane fotografo, sensibile tanto alle manifestazioni quanto alle condizioni di vita di una nuova classe operaia.

MARONE – LAGO D’ISEO: LORENZO ANTONIO PREDALI

Come ogni anno, il Brescia Photo Festival va oltre ai confini della città, allargandosi a location del territorio.

Dal 13 aprile al 30 settembre 2024 le vie del centro di Marone sul lago d’Iseo accoglieranno la mostra diffusa Percorsi – La fotografia sul lago, interamente dedicata al lavoro di Lorenzo Antonio Predali, curata da Renato Corsini, anticipazione della realizzazione dell’ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO PREDALI, un museo interamente dedicato alla fotografia che verrà organizzato dall’amministrazione culturale.

Nativo proprio di Marone, attivo come fotografo dai primi anni del ‘900, attento interprete della società, delle tradizioni e della cultura sebina fino agli anni ’50 e Testimone dell’evoluzione di una società che ha attraversato il dramma della guerra, Predali dimostra di saperne interpretare con lucida puntualità i momenti più significativi negli ambiti del lavoro, del tempo libero, delle cerimonie e della trasformazione edilizia. Il suo lavoro vanta un archivio di circa 15.000 immagini, prevalentemente realizzate sul lago d’Iseo, che gli eredi hanno voluto donare al Comune di Marone, il cui valore documentale e storico diventa patrimonio di un’intera comunità e motivo di studi e approfondimenti non solo per appassionati di fotografia.

GARDONE, LAGO DI GARDA – VITTORIALE DEGLI ITALIANI: UNO SGUARDO FEMMINILE. MARIA VITTORIA BACKHAUS, SILVIA CAMPORESI, RAMONA ZORDINI, MARIAGRAZIA BERUFFI, LUISA MENAZZI, GIULIA CALIA, ANTONELLA MONZONI, CATERIAN MATRICARDI, ALESSANDRA CHEMOLLO E PATRIZIA BONANZINA

La VII edizione del Brescia Photo Festival si riveste anche di uno sguardo femminile, grazie alla collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera.

Dal 25 maggio al 30 settembre la dimora di Gabriele d’Annunzio, una delle case-museo più visitate al mondo, ospiterà Il Vittoriale delle Italiane, inedita mostra collettiva, sempre a cura di Renato Corsini, di 10 fotografe italiane, Maria Vittoria Backhaus, Silvia Camporesi, Ramona Zordini, Mariagrazia Beruffi, Luisa Menazzi, Giulia Calia, Antonella Monzoni, Caterina Matricardi, Alessandra Chemollo e Patrizia Bonanzina, con una serie di scatti che coniugano la fotografia al femminile con il mito del Vate.

Le dieci artiste hanno realizzato un lavoro site-specific all’interno e all’esterno della struttura museale di Gardone, con lo scopo di interpretare, ognuna con il proprio stile, questo luogo unico e le tematiche che si possono incontrare. Al termine della mostra alcune delle opere esposte resteranno in dono al Vittoriale stesso.

BRESCIA, SPAZIO FONDAZIONE NEGRI: GIANNI PEZZANI

Gianni Pezzani, Viaggio senza ritorno, 1978

Dal 29 giugno al 31 agosto il Brescia Photo Festival tornerà in città, presso lo Spazio Fondazione Negri, con Inclassificabile, mostra a cura di Margherita Magnino e Carolina Zani dedicata a Gianni Pezzani, autore che ha caratterizzato e influenzato la fotografia italiana a partire dagli anni Settanta (momento importante per la fotografia italiana che cercava di distaccarsi dall’immaginario neorealista), che insiste sulla polifonia della ricerca dell’artista in più di quarant’anni di carriera.

Gianni Pezzani, Bluesmoke 02, 2019

Il percorso si apre con la serie Viaggio senza ritorno, appartenente agli esordi di Pezzani e che si focalizza sul paesaggio italiano, soprattutto sulla “bassa” parmense, luogo d’origine del fotografo stesso, dove l’auto diventa simbolo di un errare disordinato, ma necessario. Continua poi con Brescia dorme, progetto iniziato nel 2008 che vede la restituzione di alcune città italiane e internazionali durante le ore notturne. Prosegue con Humus (2004 – 2013), un’esplorazione che abbandona la sedimentazione urbana per addentrarsi nel bosco, e si conclude con Tensione superficiale (2016) e Blues Smoke (2017 – 2018), lavori che evidenziano la sua volontà di portare alle estreme conseguenze il mezzo fotografico, immortalando la forma dell’acqua e del fumo. Il colore diventa lo strumento con cui l’autore si distanzia dall’immagine/documento per assecondare una narrazione onirica.

GLI EVENTI COLLATERALI: UN RICCO PROGRAMMA

Insomma una kermesse straordinaria, correlata da un cartellone ricco di appuntamenti che animeranno i sette mesi di durata della manifestazione con visite guidate, incontri con gli artisti, talk con le protagoniste della mostra Il Vittoriale delle Italiane e workshop con i fotografi, occasioni di approfondimento per avvicinarsi alla fotografia e alle proposte.

Grande attenzione è dedicata alle scuole di ogni ordine e grado, con un programma di iniziative e proposte curate dalla Fondazione Brescia Musei, tra i quali va ricordato l’incontro speciale con Gabriele Micalizzi, organizzato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia.

Il Brescia Photo Festival coinvolge anche il cinema Nuovo Eden, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, che vi dedica tre appuntamenti cinematografici per esplorare i grandi autori e i temi della fotografia italiana, Un paese ci vuole. Zavattini, Luzzara e il Po, di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, racconto poetico di Cesare Zavattini, padre del neorealismo italiano; Basilico – l’infinito è là in fondo, di Stefano Santamato, un documentario per ripercorrere le tappe principali del percorso umano e professionale di Gabriele Basilico (1944 – 2013), uno dei più grandi fotografi italiani; Gian Paolo Barbieri – L’uomo e la bellezza di Emiliano Scatarzi che racconta Gian Paolo Barbieri, uno dei fotografi italiani maggiormente legati alla moda, al teatro e al cinema.

Anche quest’anno la città partecipa alla kermesse attraverso il network dei Brescia Photo Friends, con attività commerciali che dedicheranno le proprie vetrine alla fotografia, colorando la città e unendola con un sottile fil rouge alle mostre in corso. Infine verranno coinvolte anche le biblioteche cittadine che metteranno a disposizione uno scaffale bibliografico con una rassegna di libri dedicati alla storia della fotografia e ai fotografi protagonisti del festival 2024.

Casambi Project of the Year Award 2024: il premio al progetto Ca’ d’Oro a Venezia

Ca’ d’Oro, scena Magritte
photo @ Angela Colonna; courtesy Studio Pasetti

Celebrazione del patrimonio, dell’innovazione e del design: è questo l’obiettivo dei Casambi Awards, i premi annuali assegnanti da Casambi, azienda operante nel campo nelle moderne soluzioni di controllo dell’illuminazione wireless basate su Bluetooth Low Energy, in riconoscimento di progetti e prodotti di illuminazione architettonica che si siano distinti per l’eccellenza nel design, nella funzionalità e nella sostenibilità.

Quest’anno il riconoscimento Casambi Project of the Year è stato assegnato alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, progetto promosso dalla Fondazione Venetian Heritage, realizzato dall’architetto e lighting designer Alberto Pasetti Bombardella di STUDIO PASETTI, coordinato dall’architetto Giulia Passante del Polo Museale Veneziano, con tecnologia di ERCO illuminazione Srl, che ha fatto “rivivere” la facciata dello storico palazzo Ca’ d’Oro, affacciato sul Canal Grande, grazie all’interazione tra morfologia architettonica dell’edificio stesso con l’impressione percettiva della sua riflessione nella laguna, di cui abbiamo parlato in LUCE n. 346 (dicembre 2023). Il premio è stato conferito considerando gli interventi conservativi, l’impatto e la creazione di scene luminose.

IL PROGETTO CA’ D’ORO

Ca’ d’Oro, scena trafori
photo @ Angela Colonna; courtesy Studio Pasetti

Il palazzo del XV sec. ha richiesto uno studio approfondito delle testimonianze documentali relative alle sue trasformazioni nei secoli, alle sue modifiche ornamentali e morfologiche, oltre alla comprensione dei restauri, e l’intervento conservativo ha portato alla scoperta dell’originale policromia, tra cui marmi rossi e bianchi, tracce di blu lapislazzulo e foglie d’oro. Il risultato è stato un progetto d’illuminazione dinamico, “pittorico” e rivelatore di nuove narrazioni emotive, “leggibili” sulla facciata.

Un sistema reversibile innovativo personalizzato permette di alternare diverse scene luminose per evidenziare la sua morfologia architettonica e il suo impatto scenografico, spaziando da effetti d’acqua a una visione tutta d’oro, passando attraverso l’evocazione di un tramonto, la rivelazione dei trafori e delle finestre. La programmazione delle varie composizioni luminose e interpretative è pilotabile da remoto con l’applicazione Casambi, ovvero da apparecchiature comuni quali smartphone o tablet connessi via web, che controlla oltre 90 apparecchi LED di ERCO per illuminare la facciata con scene di luce statiche e sequenze animate che si susseguono secondo uno schema ritmico con un effetto mozzafiato.

LE DICHIARAZIONI DEI GIUDICI

Ca’ d’Oro, scena tramonto
photo @ Angela Colonna; courtesy Studio Pasetti

L’utilizzo dell’applicazione Casambi come mezzo di controllo remoto è stato elogiato da Shoshanna Segal, direttrice di Hartranft Lighting Design e membro della giuria per i Casambi Awards 2024: “Questo è semplicemente un progetto esemplare in ogni senso della parola… L’uso di Casambi come mezzo per fornire il controllo ‘remoto’ della sorgente per le posizioni di illuminazione frontale e gli apparecchi di illuminazione sommersi sono esempi straordinari di unione tra prodotto e progetto! Sono rimasta colpita dall’attenzione posta nell’evitare l’inquinamento luminoso nel cielo notturno.”

“L’aggiunta dell’illuminazione alla facciata di questo edificio storico gli dà vita. Il palazzo sembra risplendere dall’interno di una bellezza mozzafiato. L’aggiunta di illuminazione e controllo ha conferito un livello di dinamismo al progetto e ha messo in risalto la bellezza innata dell’edificio e dei suoi dettagli, oltre a proiettare una profondità di spazi che altrimenti non sarebbero stati apprezzati”, ha continuato Yvonne Soh, direttrice esecutiva del Singapore Green Building Council e a sua volta giudice dei Casambi Awards.

Gli elementi di illuminazione che bilanciano luce e oscurità e mettono in mostra i dettagli architettonici della Ca’ d’Oro sono stati lodati anche dai giudici, Giorgio Pierini, Design Liaison Manager, iGuzzini Illuminazione, e Fernando García, CEO di Electronica Olfer SL. “Illuminare edifici storici è sempre una sfida, e immagino che illuminare una facciata così meravigliosa nel centro di Venezia debba essere stata una sfida incredibile. I controlli wireless offrono un enorme vantaggio in un ambiente del genere, dove limitare i cavi e i punti di installazione è d’obbligo, mentre controllare le luci individualmente è altrettanto importante per creare quel delicato equilibrio tra luce e oscurità”, ha affermato Giorgio Pierini, mentre per Fernando García “I riflessi dell’acqua sulla facciata, così come le diverse scene create, non solo riflettono la magnificenza dell’edificio, ma creano anche scene di drammaticità e tensione che incantano il visitatore. Il dettaglio degli archi, l’illuminazione interna ed esterna sono perfettamente bilanciati ed eseguiti. L’illuminazione è un’opera d’arte all’altezza della stessa Ca’ d’Oro”.

“ARTE: SOSTANTIVO FEMMINILE 2024”. CARLOTTA DE BEVILACQUA TRA LE “SIGNORE DELL’ARTE” DELLA 16MA EDIZIONE DEL PREMIO CHE CELEBRA L’IMPEGNO E IL TALENTO DELLE DONNE

Ritratto di Carlotta de Bevilacqua
Photo © Pierpaolo Ferrari

Lunedì 11 marzo Carlotta de Bevilacqua, imprenditrice, architetto, designer e presidente e CEO del gruppo Artemide, considerata una delle principali protagoniste della progettualità e della visione imprenditoriale contemporanea, ha ricevuto il premio Arte: sostantivo femminile 2024.

Il riconoscimento, giunto alla sua 16ma edizione, è stato istituito da A3M – Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, mecenati della Galleria Nazionale, associazione a partecipazione volontaria che ha come valore l’arte e la sua diffusione, con l’obiettivo di celebrare le grandi figure femminili che hanno lasciato un segno in diversi ambiti del panorama culturale, artistico e imprenditoriale nazionale e internazionale che l’arte, in tutte le sue dimensioni e manifestazioni, ha un ruolo di primo piano nel plasmare.

“La sensibilità delle donne sta nel saper unire, nel mettere insieme nella vita come nella professione condividendo spazi, ricerca, pensiero e creatività. Femminile è l’aver cura, che significa soprattutto riaffermare una visione. Le donne lavorano soprattutto per la lunga durata, per il domani”, ha dichiarato la “Signora dell’Arte” Carlotta de Bevilacqua.

UN RICONOSCIMENTO DEL TALENTO FEMMINILE

Le Signore dell’Arte 2024: Bianca Bagnarelli – fumettista, Monica Biagiotti – Executive Vice President, Global Consumer Marketing and Sponsorships di Mastercard, Eleonora Buratto – soprano lirico, Evelina Christillin – presidente del Museo Egizio, Teresa Ciabatti – scrittrice e sceneggiatrice italiana, Carlotta de Bevilacqua, presidente & CEO Artemide Valeria Della Valle – linguista, Francesca Leone – artista e pittrice, Francesca Pennini – coreografa, regista e danzatrice, fondatrice e direttrice artistica di CollettivO CineticO.
Photo © Carlo Lanutti

La cerimonia di premiazione, svoltasi presso il Salone delle Colonne della Galleria d’Arte Moderna a Roma, ha visto un ampliamento del numero di categorie premiate, passando da otto a nove. Questo per offrire un ulteriore riconoscimento al lavoro e al talento di grandi donne che, grazie al loro impegno, sono riuscite a emergere in una società come la nostra, in cui la parità di genere non è stata ancora pienamente raggiunta, e che rappresentano un esempio per le nuove generazioni femminili di artiste e professioniste perché possano seguire i propri obiettivi e realizzare pienamente il proprio potenziale.

A diventare “Signore dell’Arte” 2024 sono state anche la fumettista Bianca Bagnarelli, l’imprenditrice Monica Biagiotti, la soprano Eleonora Buratto, la presidente del Museo Egizio Evelina Christillin, prima donna in Italia dirigente sportivo con delega speciale alle Olimpiadi, la scrittrice e sceneggiatrice Teresa Ciabatti, la linguista Valeria Della Valle, l’artista e pittrice Francesca Leone e la coreografa, regista e danzatrice Francesca Pennini, a testimonianza di quanto sia ampio e poliedrico il contributo femminile alla nostra società, spaziando dal settore dell’arte, della musica, della letteratura, della cultura, della linguistica, fino al design

ARTE E IMPEGNO SOCIALE

L’arte è un potente mezzo per difendere e diffondere i valori della diversità e dell’inclusione, come spiegato da Maddalena Santeroni, presidente dell’Associazione A3M: “L’arte ha il potere unico di riuscire a celebrare ed esprimere il concetto di diversità in molteplici modi attraverso infinite possibilità di forme e narrazioni. Attribuire ogni anno, proprio nel nome dell’arte, questo Premio a donne che, grazie alla loro unicità, si sono distinte in settori così diversi fra loro, significa per noi non solo premiarne il talento e l’impegno, ma anche contribuire a difendere i valori della diversità e dell’inclusione in una società che ci vorrebbe sempre più omologati, ma senza riconoscere a tutte e tutti eguali diritti”.

FRANCO BASAGLIA 1924 – 2024. LA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA DIFFUSA CHE PARLA DI SALUTE MENTALE, SANITÀ PUBBLICA E DIRITTI

Dal 13 marzo prende il via la rassegna cinematografica diffusa organizzata, in occasione del centenario della nascita di Franco Basaglia, dall’Archivio Basaglia, istituto fondato con l’obiettivo di promuovere ricerca e sviluppo progettuale intorno all’Archivio di Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, oltre che custodirne e renderne fruibili i materiali di lavoro, le lettere, la parte donata della biblioteca personale e i diversi formati audio/video che la compongono.

FRANCO BASAGLIA E LA BATTAGLIA PER I DIRITTI DEI PAZIENTI PSICHIATRICI

Nato a Venezia l’11 marzo 1924, Franco Basaglia è stato uno psichiatra e neurologo, innovatore nel campo della salute mentale, riformatore della disciplina psichiatrica in Italia e ispiratore della Legge 180/1978 (detta anche legge Basaglia) che sancì la chiusura dei manicomi, segnando una svolta nell’ordinamento degli ospedali psichiatrici e promuovendo grandi cambiamenti nel trattamento dei pazienti psichiatrici, ai quali venne restituita dignità.

All’epoca i manicomi erano, in alcuni casi, quasi un’alternativa al carcere e portavano all’annullamento dei ricoverati, come raccontato dallo stesso Basaglia che, quanto entrò per la prima volta in un manicomio nel 1961 “pensò immediatamente al carcere fascista conosciuto da ragazzo. Rifiutò di firmare gli ordini di contenzione e iniziò da subito l’opera di trasformazione dei luoghi e delle logiche manicomiali: l’eliminazione delle camicie di forza e dei lacci nei letti, delle ‘terapie’ a base di elettroshock e insulina, degli ambienti malsani, del sudiciume, della denutrizione”.

Per lui i pazienti sono persone, di cui è importante scoprirne la storia “vuole creare nel Paese una coscienza sanitaria, che poi è coscienza democratica, e per farlo sapeva quanto fosse necessario raccontare non solo l’orrore dei manicomi – per chiuderli e mai più riaprirli – ma anche le alternative possibili per la cura dei pazienti. Bisognava scoprire le storie delle persone che ne erano contenute, ritrovandone le identità perdute”. Questo perché “ …la testimonianza è fondamentale. Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo ‘vincere’, perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere” (Conferenze Brasiliane).

LA RASSEGNA DIFFUSA: OPERE CLASSICHE E CONTEMPORANEE

Basaglia vuole che questa realtà sia vista da tutti e per tale motivo invita giornalisti e cineasti a raccontare la rivoluzione pratica e di pensiero che sta accadendo, facendo entrare nei manicomi di Gorizia, Parma, Venezia autori del calibro di Bellocchio, Agosti, Depardon, Zavoli. Ne derivano lavori che, oltre a svolgere la funzione di documentari, diventano promotori del cambiamento sociale raggiungendo un pubblico sempre più vasto a cui vengono raccontare le alternative e le storie di questo mondo sconosciuto ai più.

La rassegna, che si svolgerà fino al 14 aprile nelle città di Piacenza, Venezia, Bologna, Milano e Roma, propone alcuni dei classici degli anni ‘60 e ’70 del secolo scorso, oltre a opere contemporanee come Kripton di Francesco Munzi e 50 anni di CLU di Erika Rossi e immagini d’archivio, riscoprendone l’attualità per parlare di salute mentale, sanità pubblica e diritti civili. Parteciperanno Marco Bellocchio, Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Silvano Agosti, Raymond Depardon, Francesco Munzi, Pirkko Peltonen, Erika Rossi, e sono previsti interventi di psichiatri, psicanalisti, scrittori con gli autori dopo le proiezioni.

Per maggiori informazioni e per il programma completo cliccare qui https://www.archiviobasaglia.com/