Progetti
Luce naturale e materiali creano spazi privati e pubblici. Lo Snake Building di Aarschot (Belgio)
By Monica Moro
Pubblicato il
Luglio 2026
INDICE
In Belgio, nella città di Aarschot, un’edificazione sinuosa come un serpente di fiume cattura la luce con una vista verso l’Orleanstoren (chiamata anche Aurelianustoren), una storica torre di avvistamento situata sulla sommità della collina Kouterberg, dominando la valle del fiume Demer.
Riecheggia l’Agathos Daimon, dal greco “spirito buono”, una divinità minore e benevola della mitologia greca, simbolo di fortuna, salute e saggezza che per i Romani era associata alla figura del Genius loci, lo spirito protettore di un luogo che richiama anche il drago cinese. È lo Snake Building (in italiano Edificio Serpente) progettato e completato dal pluripremiato studio d’architettura C+S Architects, guidato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, che ha sedi a Treviso (Italia) e Londra (UK).
Il masterplan De Torens
Lo Snake Building nasce da una collaborazione con lo studio belga a2o architecten (due sedi: Hasselt e Bruxelles) che, su incarico del committente, ha coordinato il masterplan De Torens (Le Torri, in onore della Orleanstoren) dedicato a un’ex area industriale nel cuore della città, da riconvertire in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici, diviso in più lotti interessati da differenti progetti, tra cui appunto quello di C+S Architects. Il processo progettuale aveva preso avvio da una serie di workshop collettivi a Hasselt, durante i quali i diversi lotti dell’area sono stati affidati agli studi a2o architecten, C+S Architects, AJDVIV architecten De Vylder Vinck e DRDH Architects.
Per lo Snake Building, C+S Architects ha lavorato su un lotto al bordo della città storica, all’ingresso del nuovo quartiere, e ha puntato sul rafforzamento della continuità urbana, prolungando La Leuvenstraat — via che costituisce la spina dorsale della città — all’interno dell’area dismessa. Il progetto ha aumentato lo spazio pubblico proponendo e attuando “Un’erosione. Una sottrazione. Una ridefinizione dell’altezza e della massa costruita”: dove prima c’era un blocco costruito compatto ora lo Snake Building arretra sinuoso e apre la vista verso l’Orleanstoren sulla collina.
La trasformazione di uno spazio muto e in disuso
Quando prende forma concreta una nuova architettura cambia il paesaggio e lo skyline: nel caso dello Snake Building, dove, come già detto, un tempo sorgeva un’area industriale dismessa, oggi corre un’energia nuova e all’interno del nuovo quartiere De Torens spicca un’opera che sembra muoversi sinuosa come il fiume nel tessuto storico della città. L’ex sito industriale, un tempo barriera tra il centro storico e la periferia di Aarschot, è stato scardinato da un disegno urbano che fa della permeabilità il suo punto di forza: C+S Architects ha concepito lo Snake Building come un corpo fluido di mattoni e vetro con dettagli in legno che si snoda all’interno del lotto per definire nuove piazze e percorsi pedonali.
Stanze urbane private e pubbliche piene di luce
La scelta dei materiali — il mattone faccia a vista, le grandi vetrate e i dettagli in legno — rende omaggio alla tradizione costruttiva fiamminga, reinterpretata attraverso una sensibilità contemporanea. Le curve dell’edificio non solo assecondano l’andamento del sole, ottimizzando l’apporto di luce naturale all’interno degli appartamenti, ma creano anche una serie di “stanze urbane” all’aperto, invitando i cittadini a riappropriarsi di uno spazio che per decenni era rimasto loro precluso. L’edificio emerge così come una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea — tutti materiali riciclabili al 100% — introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.
“Abbiamo lavorato con artigiani locali — dichiara Maria Alessandra Segantini direttore creativo di C+S Architects —. Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera”.
L’articolazione dello Snake Building si sviluppa su più livelli, integrando diverse funzioni in modo organico. Al piano terra, ampie vetrate aprono i negozi e le attività commerciali verso la piazza pubblica, stimolando l’interazione sociale e la vita di quartiere. Ai livelli superiori, gli appartamenti godono di ampie terrazze loggiate che offrono viste panoramiche sul centro storico, garantendo al contempo la necessaria privacy grazie a un attento studio dei flussi visivi. C+S Architects ha saputo coniugare la densità edilizia richiesta dal masterplan con un’elevata qualità della vita, dimostrando come la rigenerazione urbana possa essere sinonimo di benessere collettivo e sostenibilità ambientale.
Future Heritage: un patrimonio culturale futuro
Questo progetto rappresenta un modello per le future trasformazioni delle medie città europee, dove il recupero del patrimonio industriale dismesso diventa l’occasione per ricucire ferite urbane e inventare nuovi modi di abitare lo spazio pubblico, un Future Heritage, termine che può essere tradotto come “eredità futura” o “patrimonio del domani” e con cui si definisce un concetto interdisciplinare che riguarda il modo in cui si riesce a reinterpretare la storia, la cultura o l’artigianato affinché mantengano la loro importanza e significato anche per le generazioni future. Con lo Snake Building, Aarschot non ha solo guadagnato un nuovo landmark architettonico, ma ha riscoperto la propria identità fluviale e comunitaria, proiettandosi con eleganza e sostenibilità verso il futuro.
“Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura — spiega Maria Alessandra Segantini —. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti […]. Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da ‘spazio comune’ (il ‘common ground’): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione […]. Oggi, in un’Europa in cui si assiste a una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi, La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana”.
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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