Personaggi
Julio Le Parc: la luce della sua arte brilla ancora
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Giugno 2026
A fine maggio si è spento a 97 anni Julio Le Parc (1928-2026), pittore e scultore nato a Palmira, in Argentina, e naturalizzato francese, l’indiscusso protagonista dell’Optical Art e dell’arte cinetica, capace di scolpire forme di luce nello spazio fin dal 1960, anno in cui fonda GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visuel), gruppo di ricerca artistica, condiviso con Horacio Garcia Rossi, Francisco Sobrino, François Morellet, Joël Stein e Jean-Pierre Vasarely, noto come Yvaral, figlio di Victor Vasarely, che si dedica all’arte cinetica e alla sperimentazione visiva.
La ricerca artistica
All’età di 15 anni, entra nella Scuola di Belle Arti di Buenos Aires, dove si diploma presso la scuola Superiore. Da subito s’interessa ai movimenti d’avanguardia in Argentina, in particolare al Mouvement art – concrete – invention, e al Movimento spazialista fondato da Lucio Fontana. Nel 1958, Julio Le Parc ottiene una borsa di studio dal governo francese e si trasferisce a Parigi, dove ha vissuto per il resto della sua vita, devoto alle sperimentazioni basate sul movimento e agli effetti cinetici con la luce. Il pioniere della Light Art, dopo lo scioglimento del gruppo GRAV nel 1968, ha incentrato la sua ricerca sulla luce, sugli effetti ottici e soprattutto sulla partecipazione attiva dello spettatore nel processo artistico. Negli stessi anni Le Parc ha aderito anche al movimento Nuova Tendenza, una rete internazionale di artisti impegnati nella ricerca programmata e nella sperimentazione percettiva, aprendosi all’uso di materiali plastici, come fili di nylon, bande meccaniche azionate da sistemi nascosti e fluorescenti, e alle illuminazioni artificiali, capaci di dare forma a effetti ottici seducenti.
Le Parc ha intrapreso un percorso autonomo, basato sull’organizzazione sistematica della superficie pittorica e sulle infinite possibilità combinatorie del colore, trasformando riflessi e movimento in dispostivi plastici, al fine di alterare la percezione dello spazio. Alcuni cicli di opere sono realizzati con 14 tonalità cromatiche predeterminate, in altri prevale il bianco, nero e grigio, dove tutto è vibrazione all’insegna di regole rigorose, in cui le illusioni ottiche disegnano nello spazio dinamiche visive volte al coinvolgimento dell’osservatore, avviando nuove ricerche sulla percezione dei sensi.
Sperimentazioni di luce
Le Parc è passato dall’utilizzo di materiali naturali, nei primi lavori, a supporti industriali, orientando la sua ricerca verso opere dai codici grafici astratti e tridimensionali che sfidano la percezione statica. Dal 1962, la luce artificiale diventa la protagonista delle sue opere cinetiche, trasformando lo spettatore in protagonista di un’esperienza sensoriale unica e totalizzante. Il 1966 è l’anno della consacrazione internazionale delle ricerche ottico-cinetiche dell’artista, quando vince il Premio Internazionale per la Pittura conferitogli dalla 33° Biennale di Venezia, mentre l’anno dopo ha presentato una delle opere più significative, Desplazamientos (Spiazzamenti), all’Instituto Torcuato di Tella di Buenos Aires e ha partecipato alla mostra Luz y Movimento (Luce e Movimento), organizzata dal Museo d’arte Moderna di Parigi. Seguiranno numerose mostre in tutto il mondo e riconoscimenti prestigiosi ricevuti fino alla fine dei suoi laboriosi giorni, dedicati alla sperimentazione delle possibilità espressive della luce, dei colori in movimento. Negli anni Settanta l’artista sviluppa sculture di grandi dimensioni, gli Ensemble volume-couleur, realizzate con materiali industriali volti a produrre esperienze immersive.
Dalle prime opere cinetiche ai quadri geometrici in bianco e nero Le Parc, sempre devoto alla luce, fino alla curiosità per l’Intelligenza Artificiale, non ha mai smesso di sperimentare le nuove tecniche, attento com’era ai processi di cambiamento nelle opere e nella vita. Gli esperimenti di luce e movimento facevano parte del suo modus operandi, dalle Formes Virtuelles (1969), ai Relief (1970), opere in bianco e nero, fino alla coloratissima serie di Ondes 134 e Alchimie (dagli anni Novanta). Nell’arco di sette decenni l’artista franco-argentino ha influenzato generazioni di artisti e designer, ridefinendo i confini tra pittura e scultura, tra scultura e installazione all’insegna della partecipazione attiva dello spettatore. Le Parc attendeva con entusiasmo l’apertura della grande retrospettiva a lui dedicata alla Tate Modern Gallery di Londra, Julio Le Parc. Light, Color, Action, prevista per l’11 giugno. Una mostra che non vedrà e che ripercorre settant’anni della ricerca artistica di un pensatore radicale, sostenitore del cambiamento, che si è sempre battuto per i diritti umani e che credeva nella creazione collettiva, nel potere dell’arte come processo di cambiamento sociale come testimoniano le sue opere pubbliche prodotte dagli anni Ottanta.
Le Parc nella luce trovava l’espressione di un moto interiore in una danza alternante tra peni e vuoti, è l’energia irradiante di Lumières alternées (1967-1993) e di Melodia (2024), opera esposta in occasione di una straordinaria mostra personale a Palazzo delle Papesse, Siena. Ai figli Yamil e Juan Le Parc e, in Italia, alla Galleria Continua, che lo rappresenta, spetta il compito di illuminare il futuro delle prossime generazioni con mostre diffuse in tutto il mondo.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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