Eventi
Luce che prende forma dal buio. L’arte di LeoNilde Carabba
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Febbraio 2025
INDICE
“La luce come essenza immateriale che prende forma attraverso il buio, diventando un linguaggio che collega il mondo terreno e quello celeste, l’opera, lo spazio, lo spettatore, il simbolo, la memoria, l’identità e la meraviglia”.
È questa la luce di LeoNilde Carabba, unica artista italiana di orientamento junghiano, “che esplora le ricerche esoteriche e sperimenta la luce fosforescente usando i colori come strumenti per una ricerca interiore”, oltre al concetto di luce che emerge dal nero, il rapporto tra spirito e materia, scienza e magia, in un gioco spazio-temporale. Nelle sue opere, in esposizione fino al 28 febbraio nella mostra La luce del nero a Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, a cura di Jacqueline Ceresoli, la luce “diviene sinonimo di festa e vita, un segno che anticipa l’ignoto, un metaspazio dove l’artista trova una nuova armonia cosmica”.
La mostra
Nella mostra sono esposti lavori realizzati dal 2021 al 2024, in cui “la brillantezza del nero nasconde il significato originario del buio, luogo dove l’immaginazione prende vita, mentre l’ingegno dell’artista si manifesta attraverso forme spesso inscritte in un quadrato, ma non dipinto, con l’uso di colori fosforescenti che portano la luce a emergere dal buio”.
Carabba, nata a Monza nel 1938, ha esordito nel 1964 nell’ambito dell’astrazione geometrica, esponendo l’anno successivo a Caravate (Varese) con Fontana, Munari e altri artisti, ed è una pioniera della Light Art, attivista femminista degli anni ’70 e cofondatrice della Libreria delle Donne di Milano, città in cui vive.
“Le sue opere riflettono un percorso simbolico che parte dal buio per giungere alla luce, un tema ricorrente in questa mostra, dove il cerchio diventa simbolo di perfezione e di incontro tra maschile e femminile”. Il suo stesso nome, che unisce il maschile Leo e il femminile Nilde, “suggerisce un ‘matrimonio mistico’ che unisce due entità diverse in una trascendenza esoterica, dove la luce diventa un cammino di elevazione spirituale”.
In mostra, tra le opere più recenti, è esposto un ciclo di lavori “steineriani” appartenenti alla serie delle Black Light Paintings, gruppo fondato nel 2015 da Gisella Gellini, Gaetano Corica e Fabio Agrifoglio, in cui l’artista “esplora la rifrazione della luce con microsfere di vetro, creando superfici luminose che rispondono in modo diverso a seconda della fonte di luce che le illumina”. Omaggio a Lucio Fontana sono i “buchi bianchi” dove astrattismo e spiritualismo si incontrano per indagare nuove dimensioni spaziali.
Nella sua arte Carabba si ispira anche al movimento spiritualista modernista, “in particolare al lavoro della pittrice svedese Hilma af Klint, sfidando il canone razionale della modernità. E se nel pensiero biblico e religioso la luce è spesso simbolo del divino e il buio del male, i buchi bianchi di Carabba celebrano l’oscurità come il luogo primordiale da cui nasce la luce ammantata di fascino”.
LeoNilde Carabba, infatti, indaga nel profondo della sacralità con opere “che manifestano una visione della luce come forza metafisica che si connette agli eventi futuri, con raggi, traiettorie e onde cosmiche che ci trascinano nella notte; qui la luce nasce avvolta dal mistero per illuminare altre profondità, nell’assunto poetico che, nel caos dove si origina il divenire del mondo, la luce e il buio non sono intese come forze opposte, ma complementari e interconnesse”.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
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