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ULRICH UND DIOTIMA. Photo courtesy Artemide

Nel segno dell’universalità: la collezione 2026 di Artemide

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Aprile 2026

Universalità, ovvero progetti architettonici che si inseriscono in ogni spazio. È questo il “filo rosso” che lega le nuove proposte presentate da Artemide azienda che, nel segno del fondatore Ernesto Gismondi, da più di 60 anni “progetta e produce luce attraverso la sintesi di visione umanistica, ricerca scientifica e saper fare misurati dai valori della sostenibilità ambientale e sociale”.

L’universalità nei nuovi prodotti si declina nel loro indagare luce in tutte le sue scale, “come elemento strutturale che appartiene all’architettura e la completa o come elemento che appartiene alla mobilità del progetto degli ambienti, della vita e delle relazioni. Sono progetti flessibili e trasversali tra le varie applicazioni che si occupano di portare una buona luce in ogni spazio, in interni ed esterni”.

D’altra parte tutti i prodotti dell’azienda, dai più tradizionali ai più innovativi, integrano principi ottici brevettati, tutta la luce “si relaziona allo spazio e al benessere psicologico e fisiologico di chi lo vive con parametri misurati per una percezione perfetta e una grande attenzione all’impegno energetico, sempre più ridotto grazie a soluzioni optoelettroniche che garantiscono efficienze molto elevate”.

Anche per questo 2026 le novità sono frutto di importanti collaborazioni con designer e studi di architettura internazionali. Autori delle ultime collezioni sono BIG – Bjarke Ingels Group, Foster+Partners Industrial Design, Herzog & de Meuron, Giulia Foscari UNA/UNLESS, Carlo Colombo, OBR – Open Building Research, Neil Poulton, SOM – Skidmore, Owings & Merrill.

Dieci anni di collaborazione nel segno della luce

In particolare, come ricordato da Carlotta de Bevilacqua, Presidente e CEO del gruppo Artemide, la Milano Design Week 2026 è stata l’occasione per celebrare 10 anni di collaborazione con BIG – Bjarke Ingels Group, con un percorso espositivo nello showroom di Corso Monforte che ha riproposto tutti i progetti sviluppati nei 10 anni di dialogo e ricerca, “soluzioni di luce trasversali e aperte che si occupano di tutti gli spazi di vita e lavoro, personali e condivisi, privati e pubblici” e che testimoniano un percorso di ricerca e sperimentazione con la luce che entra in dialogo con l’architettura.

Tra questi, il primo è stato Alphabet of Light, oggi tra i bestseller della collezione, un “semplice” linguaggio di luce modulare che “si disegna seguendo ogni esigenza spaziale e di layout portando una buona luce in ogni tipologia di spazio. Iconico ed essenziale nella sua semplicità formale racchiude ben due brevetti di invenzione, ottici e meccanici che aprono a una libertà inedita di interpretare la luce nell’architettura”.  Da qui sono nate varie famiglie di prodotto che hanno portato a sviluppare otto brevetti di invenzione.

I prodotti sviluppati negli anni con BIG hanno interpretato di volta in volta “matericità e tecnologie differenti, dalla tradizione dei vetri soffiati di Gople e Stellar Nebula combinate a innovative e sostenibili finiture PVD, agli stampaggi in plastica delle Gople outdoor, dall’alluminio tagliato con intelligenti nesting di Silicing a quello declinato in differenti tecnologie produttive per la leggerissima Vine Light. Ma il principale materiale di espressione è sempre la luce, “controllata o uniformemente diffusa da soluzioni ottiche brevettate come in Alphabet of Light o elemento scenografico ed espressivo che nutre la natura (Gople RWB) e l’uomo seguendo i nostri ritmi circadiani come in Dusk, progetto del 2025 con cui si è raggiunta una luce che unisce narrativa spaziale e psicologica.

Insomma una visione comune che si è tradotta in soluzioni innovative capaci di ridefinire il dialogo tra luce, uomo e spazio.

Lampada Stellar Nebula, design BIG. Photo courtesy Artemide
Dusk. Photo courtesy Artemide

Le novità 2026

Iperbole. Photo courtesy Artemide

Da questa collaborazione tra BIG e Artemide sono nati prodotti che armonizzano i valori espressi, tra cui la sostenibilità, come la novità di questo 2026: Iperbole. Si tratta di un sistema di sospensioni, singole, ripetute o composte in cluster, minimale e leggero, espressione della “bellezza del togliere” e capace di controllare in modo confortevole la luce senza sprechi e di combinarsi in un sistema aperto, flessibile e trasversale, sempre diverso nella percezione delle leggere geometrie e di dinamiche combinazioni. Il nome deriva dal fatto che ogni lato descrive una iperbole, creando degli archi che, dai diversi punti di vista, lasciano più o meno intravedere l’interno bianco del corpo della lampada, una superficie di luce. “Per amplificare la libertà compositiva alla geometria quadrata si affianca una soluzione a base triangolare così da consentire composizioni curvilinee e non solo lineari”. Di fatto ogni elemento raccoglie e gestisce l’energia e, come un mattone, può combinarsi con gli altri a creare composizioni.

Iperbole. Photo courtesy Artemide
Iperbole. Photo courtesy Artemide
ULRICH UND DIOTIMA. Photo courtesy Artemide

Prende ispirazione da Ulrich, l’uomo (apparentemente) senza qualità del romanzo di Robert Musil, tanto ricco intellettualmente quanto privo di qualsiasi passione esteriore, e da Diotima, la cugina più frivola ma capace di coinvolgere tutti con il suo fascino e la sua intelligenza, Ulrich und Diotima di Carlotta de Bevilacqua. Si tratta di una collezione di applique essenziali e pure (Ulrich) che si combinano con una sfera di vetro soffiato trasparente Craquelé, luminoso, elegante e ricco nella sua interazione con la luce (Diotima), con una texture decorativa ottenuta per shock termico ogni volta unica e differente, attraversato da un intreccio di sottili crepe che si animano con la luce riflettendo la texture stessa in un leggero gioco di luci e ombre. Le due basi, che sostengono la sfera di vetro, presentano geometrie ridotte al minimo, dettate da un’estrema sintesi che si bilancia con necessità tecniche. La prima “è una piccola base quadrata con angoli arrotondati che si sporge il minimo sufficiente per distribuire correttamente la luce nello spazio e nasconde il fissaggio a parete in un sistema ad incasso”, mentre la seconda “aggiunge un profilo che segue la parete definendo una sezione a L così da consentirne il fissaggio”.

ULRICH UND DIOTIMA. Photo courtesy Artemide
ULRICH UND DIOTIMA. Photo courtesy Artemide

Sempre dal libro di Musil nasce Agathe (di Carlotta de Bevilacqua) una applique essenziale e rigorosa, caratterizzata da un volume compatto a forma di parallelepipedo con emissione luminosa bidirezionale (la luce viene emessa verso l’alto e verso il basso da due diffusori arretrati nel corpo dell’apparecchio), le cui geometrie squadrate si combinano con una gamma di finiture più essenziali o più calde per adeguarsi a ogni ambito applicativo. La lampada prende il nome da Agathe, l’enigmatica e intensa sorella di Ulrich, alter ego dell’uomo senza qualità.

Agathe. Photo courtesy Artemide
Agathe. Photo courtesy Artemide

Non mancano anche le famiglie che si arricchiscono di ulteriori elementi o prodotti che presentano nuove funzioni, elementi, colori.

Include tre nuove dimensioni di moduli luminosi Criosfera, la lampada di Giulia Foscari (UNA/UNLESS) ispirata al carotaggio del ghiaccio dell’Antartide, la cui stratificazione è composta da un cilindro di vetro riciclato soffiato, completato da un nucleo ottico rivettato, che trae spunto dalla natura rifrangente della superficie ghiacciata dell’altopiano antartico stesso, e da un nucleo interno di luci a LED che evocano la stratificazione del ghiaccio polare. Il primo di questi moduli, “più corto, si inserisce nello spazio con tre diverse strutture essenziali che rimandano agli strumenti scientifici utilizzati per estrarre e analizzare le carote di ghiaccio. Poi, un bicchiere di un metro è sospeso, orizzontale o verticale. Un nuovo modulo luminoso più lungo compone ora una sospensione orizzontale e una versione minimale da terra”. Tutto questo permette a Criosfera di appartenere allo spazio in tutte le dimensioni, rendendola un progetto universale.

Criosfera. Photo Ferrari
Criosfera, family. Photo courtesy Artemide
Boltons. Photo courtesy Artemide

Unisce uno studio ottico brevettato alla bellezza del vetro lavorato a mano, la cui geometria permette un’ampia libertà di movimento del riflettore superiore fissato con una sfera magnetica, Boltons di Herzog & de Meuron che si arricchisce di una nuova lente. La lente indirizza l’emissione sul piano od orientata, controllandola con precisione così che il disco possa poi rifletterla secondo la sua inclinazione mentre il vetro, attraversato dal fascio di luce, si anima di riflessi senza perdite di efficienza del sistema ottico.

Boltons. Photo courtesy Artemide
Boltons. Photo courtesy Artemide

Presenta versioni più grandi Alambicco (di Neil Poulton), “una sospensione modulare che interpreta la bellezza del vetro soffiato, gioca con trasparenze e texture per controllare e diffondere la luce, i cui diversi elementi che ne compongono il diffusore rifrangono la luce e l’immagine del cuore tecnologico scomponendolo e trasformandolo in una riflessione di geometrie e colori che si uniscono ai riflessi cromatici dell’ambiente circostante”. Cuore tecnologico, attorno a cui si sviluppano i diversi layer, è la struttura centrale estrusa in alluminio che supporta circuiti LED sulle quattro facce opposte.

Alambicco. Photo courtesy Artemide
Alambicco. Photo courtesy Artemide
Vea, floor outdoor. Photo courtesy Artemide

Si declina un’ampia famiglia capace di illuminare spazi interni ed esterni in diversi contesti (anche in due bollard di diversa altezza che aprono la luce in modo uniforme per illuminare aree verdi o percorsi) dalla testa di Vea (di Foster+Partners Industrial Design), lampada da terra per interni ed esterni, un elemento leggero, minimale ed elegante che combina un lungo e sottile stelo con un diffusore a una base a V, centro del progetto. Vea Suspension è costituita da un semplice cono che restituisce una ricca qualità percettiva ed è fortemente caratterizzata dalle scelte cromatiche: “il colore del corpo esterno si combina a una tonalità calda dell’interno per rendere percettivamente più morbida l’emissione luminosa e animare Vea anche da spenta”.

Vea, bollard. Photo courtesy Artemide
Vea. Photo courtesy Artemide

È una famiglia di soluzioni outdoor essenziale e funzionale che combina differenti tipologie di installazione a un range di performance ottiche capace di offrire una luce corretta in molteplici situazioni e di evolversi anche in soluzioni indoor, Conus di OBR – Open Building Research. Alle diverse altezze di installazione corrispondono crescenti dimensioni delle teste luminose che si sviluppano con un diametro di 48, 60 e 80 mm, libere di muoversi per orientare la luce a 360° nello spazio grazie alla rotazione su due assi. La possibilità di lavorare con soluzioni ottiche e angoli di emissione differenti consente una grande versatilità per creare scenari di luce dinamici adatti all’illuminazione architetturale, di aree verdi o di percorsi. La lampada parte dal concetto di illuminare “con meno”: meno materiali, meno consumo ma più senso. Qui architettura non significa edifici, ma vita vissuta in rapporto agli edifici stessi, in un incontro tra dento/fuori, uomo/ambiente, naturale/artificiale (universalità).

Conus. Photo courtesy Artemide
Conus. Photo courtesy Artemide

Infine sono state presentate anche riedizioni di prodotti iconici che hanno “fatto la storia” dell’azienda, a partire da Sintesi (1975), il primo prodotto di Artemide firmato dal suo fondatore, Ernesto Gismondi.  Sintesi è nata come un sistema intelligente, minimale ma orientabile e ad altezza variabile, elementare nei suoi componenti condivisi che danno vita a un’ampia famiglia, alla cui base c’è la versione da tavolo. “A questa prima riedizione viene ora aggiunta una piccola staffa per il fissaggio a parete. La libertà di movimento consente di portare luce nello spazio. Un semplice accessorio apre nuove funzionalità” nel segno dell’universalità dell’applicazione nello spazio.

Sintesi. Photo courtesy Artemide
Sintesi. Photo courtesy Artemide

AUTHOR

Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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