CONDIVIDI
Installazione di Olafur Eliasson per la mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh” al Van Gogh Museum di Amsterdam. Photo Michael Floor

Il giallo è luce: Van Gogh e l’energia visibile del colore

By Paola Testoni
Pubblicato il
Febbraio 2026

Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Vincent van Gogh, Campo di grano con mietitore, 1889, Van Gogh Museum, Amsterdam, (Vincent van Gogh Foundation)

C’è un momento, nella pittura di Vincent van Gogh, in cui il colore smette di descrivere e comincia a irradiare. Non rappresenta più la luce: diventa luce. È in questa soglia sottile tra pigmento e luminosità che si inserisce la mostra del Van Gogh Museum di Amsterdam Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh (Geel. Meer dan Van Goghs lievelingskleur), visitabile fino al 17 maggio 2026.

Il progetto espositivo non si limita a ribadire l’evidenza – il giallo come cifra iconica dell’artista – ma indaga la natura stessa della luce nella modernità. Perché il giallo, nella pittura di fine Ottocento, non è solo una tonalità cromatica: è una forma di energia.

Dipingere la luce, non l’oggetto

Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Vincent van Gogh, Girasoli, 1889, Van Gogh Museum, Amsterdam, (Vincent van Gogh Foundation)

Quando Van Gogh arriva ad Arles nel 1888, scrive al fratello Theo di voler dipingere “la luce del Sud”. Non si tratta di realismo atmosferico. Nei Girasoli, nei campi di grano, nelle stanze immerse in riflessi dorati, la luce non è più un effetto naturale ma una forza che struttura lo spazio.

Il giallo – spesso steso puro, denso, stratificato – non delimita le forme: le attraversa. Le dissolve in vibrazione. In questo senso, la pittura di Van Gogh anticipa una concezione moderna della luce come fenomeno instabile, pulsante, quasi elettrico.

La mostra di Amsterdam evidenzia proprio questo passaggio: dalla luce come elemento esterno alla luce come esperienza interiore.

Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Vincent van Gogh, Pile di romanzi francesi, Parigi, ottobre-novembre 1887, olio su tela, 54,4 cm x 73,6 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)
Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Ramon Casas, Giovane decadente (dopo il ballo), 1899, olio su tela, 46 × 56 cm, Museo de Monserrat, Barcelona, donation Josep Sala Ardiz, 1980

Il secolo della luce artificiale

Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Edouard Manet, Il limone, 1880, olio su tela, 14 × 22 cm. Photo © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Il contesto storico è decisivo. Tra XIX e XX secolo l’Europa conosce una trasformazione radicale del paesaggio luminoso: l’introduzione dell’illuminazione elettrica, i progressi nella chimica dei pigmenti, gli studi scientifici sulla percezione visiva. La luce diventa oggetto di ricerca tecnica e simbolica.

Il giallo, in questo scenario, assume una nuova centralità. È il colore che più direttamente richiama il sole, ma anche quello che meglio restituisce l’intensità delle nuove fonti artificiali. Non è un caso che molti artisti della modernità – da Turner fino a Kandinsky – lo carichino di una tensione quasi sonora, dinamica.

La mostra suggerisce che Van Gogh non sia un caso isolato, ma un punto di snodo in questa storia della luce che attraversa pittura, scienza e cultura urbana.

Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Cuno Amiet (1868 - 1961), La collina gialla, 1903, 1903, tempera su tela, 98.0 x 72.0 cm, Kunstmuseum Solothurn, Dübi-Müller-Stiftung. Photo © Kunstmuseum Solothurn/David Aebi.
Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Wassily Kandinsky, Large Study, 1914, olio su tela, 101 × 79.3 cm. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

La luce come ambiente

Il dialogo con il presente è affidato alle installazioni di Olafur Eliasson che trasformano il giallo in uno spazio abitabile. Qui la luce non è più rappresentata su una superficie, ma costruita come ambiente percettivo. Il visitatore non guarda la luce: ne è immerso.

È un passaggio cruciale. Se Van Gogh ha tentato di catturare l’intensità luminosa con il pigmento, l’arte contemporanea la materializza direttamente nello spazio. Il giallo diventa atmosfera, campo visivo, esperienza fisica.

Installazione di Olafur Eliasson per la mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh” al Van Gogh Museum di Amsterdam. Photo Michael Floor
Visitatori di fronte all'installazione di Olafur Eliasson per la mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh” al Van Gogh Museum di Amsterdam. Foto Michael Floor

Vedere il giallo, sentire la luce

Un visitatore annusa il profumo esposto nella mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Museo Van Gogh. Foto Michael Floor

In fondo, Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh è una mostra sulla percezione. Ci ricorda che la luce non è neutra: è interpretata, culturalmente e biologicamente. Il giallo può essere calore, febbre, energia, spiritualità, allarme. È il colore più vicino al limite della visibilità, quello che cattura lo sguardo con maggiore intensità.

Van Gogh lo aveva intuito: per esprimere la vita, occorreva aumentare la luce fino quasi alla saturazione. Non per descrivere il mondo, ma per renderne palpabile la vibrazione.

Oggi, nell’epoca degli schermi retroilluminati e delle immagini ad alta luminosità, questa riflessione torna attuale. Il giallo non è solo il colore dei girasoli. È la soglia in cui la pittura incontra l’energia luminosa del mondo.

Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. James Tissot, Serata (Il ballo), 1878, olio su tela, 91 × 51 cm. Photo © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / René-Gabriel Ojéda
Mostra “Giallo. Più del colore preferito di Van Gogh”, Van Gogh Museum di Amsterdam. Abito da ballo (autore sconosciuto), c. 1895, velluto giallo, treccia dorata, piume di struzzo, raso e stecche di balena, Amsterdam Museum

AUTHOR

Paola Testoni

Paola Testoni, storica dell’arte e giornalista, vive da quasi 40 anni nei Paesi Bassi da dove collabora a diverse testate tra cui Repubblica, Il Sole 24 ore, Art e Dossier, scrivendo di arte e cultura.

CONDIVIDI

Newsletter

STAY UPDATED ON ALL THE NEWS

Resta sempre aggiornato sul mondo della luce. Iscriviti alla nostra Newsletter



    LUCEWEB significa tendenze, scenari e innovazione della luce in relazione al design, all’architettura, alle città e all’arte. Una piattaforma editoriale integrata (cartacea, digitale e web) che racconta come la luce influenzi e cambi i luoghi del nostro abitare, la scenografia delle nostre città e migliorare l’ambiente. Ogni giorno pubblichiamo notizie per comunicare e scoprire percorsi inaspettati e sorprendenti in cui la luce è protagonista