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Il Braille illumina l’arte, lo sport e l’inclusione. La mostra “Cortina di Stelle” di Fulvio Morella
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Febbraio 2026
Braille Stellato che si trasforma in luce e il punto tattile che diventa sorgente luminosa, frutto non di “un semplice passaggio tecnico, ma di una riflessione sul modo in cui percepiamo, traduciamo e condividiamo la conoscenza”. È questo il nuovo approdo della ricerca di Fulvio Morella, artista che ha fatto dell’inclusione e della multisensorialità la propria cifra distintiva e la cui ricerca artistica — dalla materia alla luce — assume l’inclusione come metodo con le opere che trovano il proprio compimento nell’incontro tra saperi e sensibilità diverse, perché nessuno comprende tutto da solo.
Sotto una Cortina di Stelle
Tutto questo si concretizza in Braillight – Eclissi, il nuovo ciclo di opere inedite che costituisce il cuore della mostra Cortina di Stelle, capitolo conclusivo del progetto I LIMITI NON ESISTONO, nato per mettere in relazione arte, sport e inclusione nei luoghi simbolo delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. L’esposizione, visitabile fino al 5 aprile al Lagazuoi Expo Dolomiti di Cortina d’Ampezzo, a 2.732 metri di altitudine, rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 e accompagna e completa le celebri opere tessili in legno di amaranto di Morella.
La location è stata scelta anche in base al nome, poiché, come spiegato da Sabino Maria Frassà, curatore della mostra, in italiano il termine “cortina”, riportato pure nel titolo della mostra, significa “velo o tenda: separa e protegge, ma può anche nascondere. Anche Cortina d’Ampezzo porta nel nome questa ambivalenza: una conca abitata, una ‘corte’ alpina circondata da cime aperte sul cielo. La mostra sceglie di stare qui per sollevare il velo e accompagnare lo sguardo in quota fino a sfiorare le stelle”. Cortina di Stelle, infatti, mostra “l’infinito fuori, cui l’essere umano anela da sempre, coincide con l’infinito dentro quando la comunità accetta di essere strumento reciproco: l’arte smette di essere immagine da contemplare e diventa lingua comune, lo sport torna impresa corale. Qui, davvero, i limiti non esistono: esistono cortine da sollevare”.
La mostra
Il percorso espositivo si configura come un dialogo tra le opere dell’artista e la storia del Paralimpismo, “intrecciando arte contemporanea, cimeli storici e le testimonianze di alcuni tra i più significativi atleti paralimpici italiani, tra cui René De Silvestro (portabandiera dell’Italia Paralimpica a Milano Cortina 2026), Moreno Pesce e Francesca Porcellato. Le opere multisensoriali in mostra, che integrano il Braille come parte strutturale del linguaggio artistico, trasformano la percezione tattile in esperienza estetica condivisa, offrendo strumenti per ripensare il concetto stesso di limite come barriera solo apparente”.
Le sculture di Braillight – Eclissi sono state create come doppie pupille di stelle, unite da un disco centrale in legno di amaranto tornito, materiale che richiama la fase fondativa del percorso di Morella, che diventano luogo di apertura, in cui lo sguardo individuale si amplia in una visione corale in quanto, come ricordato da Paul Klee, “l’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. La rappresentazione del cielo “non coincide più con una restituzione visiva, ma diventa una soglia percettiva: uno spazio in cui mente, memoria e relazione concorrono alla costruzione del senso”.
Ogni scultura, fino ai dettagli elettrici e di finitura, è interamente progettata e realizzata dall’artista. “Il nero opaco delle superfici assorbe la luce e ne amplifica la percezione tattile, mentre la sorgente luminosa, celata all’interno, affida allo spettatore un gesto decisivo: scegliere la colorazione della luce”, che porta di fatto completare a l’opera e permette che lo stesso cielo venga letto ogni volta in modo differente.
“Il titolo Eclissi non allude a un’assenza, ma a una metamorfosi – continua Frassà –. Se nel Braille il senso nasce dal rilievo — dal punto che affiora e si lascia leggere — in Braillight avviene l’inverso: Morella lavora per sottrazione. I punti non vengono aggiunti, ma scavati nella materia; ed è proprio da quella cavità che sgorga la luce. Eclissi è il nome di questo passaggio: dalla luce come evidenza alla luce come evento, una luce tremula, simile alla fiamma, che rinuncia allo spettacolo per farsi orientamento e relazione. Così il Braille, lingua tattile, si trasfigura in un alfabeto luminoso che non illumina l’opera, ma la costituisce”.
La relazione tra arte, sport e inclusione si esprime anche nel dialogo con la memoria olimpica e paralimpica che si concretizza nell’accostamento delle opere di Morella alle fiaccole olimpiche prestate dal Museo dello Sport e dell’Olimpismo della Repubblica di San Marino, in particolare alla torcia di Roma 1960, Giochi della XVII Olimpiade e primo momento storicamente riconosciuto come nascita dei Giochi Paralimpici, atto con cui lo sport inizia a riconoscere l’inclusione come valore strutturale. “In questo contesto, la luce di Braillight – Eclissi assume il carattere di una fiamma contemporanea, non celebrativa ma orientativa, capace di suggerire prossimità e accompagnamento”.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
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