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GUARDARSI DALL’ACQUA di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani

Luce, suono e arti visive si fondono in un’esperienza sensoriale. La mostra “ROOMS – il posto migliore per sparire” a Milano

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Gennaio 2026

“Un’esposizione immersiva che trasforma ogni sala in un’opera sensoriale tra luce, suono e arti visive”. È così che fino a domenica 18 gennaio ROOMS – il posto migliore per sparire, mostra immersiva di luce e suono, trasforma gli ambienti di SLAP – Spazio Lambrate per le Arti Performative, laboratorio creativo aperto nel quartiere Lambrate di Milano “che, con un ricco programma di residenze artistiche, percorsi formativi ed eventi dal vivo, offre a performer e a creativi un luogo dove sviluppare i propri progetti in piena libertà”, ospitando residenze come dimoraSLAP e dimora365. Nato in una casa costruita nel 1918 da Giuseppe Gerosa, SLAP ha trovato nuova vita nel 2013 grazie a Laura Maddalena Gerosa, nipote del fondatore, e dal 2023 è sotto la direzione artistica di Massimiliano Balduzzi.

L'ALBA DENTRO ALL'IMBRUNIRE di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani
PHILIA (un’opera che respira) di Laura Maddalena Gerosa. Photo Michele Milani

Luce come attrice principale

GUARDARSI DALL’ACQUA di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani

L’iniziativa, che si svolge con il patrocinio del Comune di Milano, si articola in una mostra in cui sarà possibile “vivere e attraversare” quattro installazioni, tre delle quali realizzate dai fratelli artisti Angelo ed Eva Luna Thomann, nel corso della loro residenza artistica da SLAP, e una dell’artista visiva Laura Maddalena Gerosa, che invitano i visitatori, divisi i gruppi di 10-15 persone, “a entrare in connessione con lo spazio e a vivere un’esperienza narrativa, estetica e simbolica”, mutando le sale “da luoghi della performance a spazi che performano, dei luoghi attivi che interagiscono con le opere e con il pubblico e che lo invitano ad allontanarsi dalla realtà esterna per perdersi e ritrovarsi in una dimensione poetica”.

Attrice principale e fondante dell’esperienza è la luce che trasforma ogni stanza “in un antico manufatto, generando immagini che hanno la capacità di farsi portatrici e creatrici di senso”. L’esperienza inizia al buio “per abituare gli occhi alle basse intensità luminose, ma anche per respirare, rallentare, attivare i sensi e prepararsi al viaggio”, per poi iniziare il percorso, con ogni stanza che diventa “un’opera immersiva basata su principi luminosi e sempre accompagnata da un sound design costruito e intrecciato con essa. Il pubblico sarà invitato a sdraiarsi, a sedersi o a entrare dentro un santuario fatto di tende. La funzione vuole essere contemplativa e il desiderio è riuscire a coinvolgere lo spettatore sul piano sensoriale, invitandolo a partecipare ad un’esperienza narrativa, estetica e simbolica”.

Il pubblico, infatti, non è mai spettatore passivo ma diventa parte integrante dell’opera che attraversa. “La percezione si fa materia viva e ogni movimento, sguardo o gesto contribuisce a modificare ciò che si vede e si ascolta. Le opere propongono così un temporaneo distanziamento dalla realtà esterna, invitando a rallentare, ad attivare i sensi e a lasciarsi guidare dall’intuizione, in un’esperienza poetica e immersiva in cui la tecnologia non sostituisce l’emozione, ma la amplifica”.

Le opere e la visione artistica

Le componenti delle installazioni sono realizzate artigianalmente per una precisa scelta estetica, etica e politica per riaffermare “l’autonomia creativa e prendere le distanze dalla standardizzazione della produzione di massa, riportando il lavoro artigianale al centro del processo artistico”, e nascono da un processo di autoproduzione che riflette pienamente la visione degli artisti. “Questo approccio si traduce nell’uso di componentistica costruita ad hoc e nella volontà di limitare il più possibile il ricorso a strumenti e software proprietari, rendendo il fare manuale parte integrante dell’opera stessa”.

“Alla base delle opere vi è l’energia elettrica, intesa come flusso vitale che rende possibile la generazione della luce, l’amplificazione del suono, il movimento e la proiezione delle immagini. Su questo livello si innesta il codice, utilizzato attraverso software sviluppati dagli artisti o strumenti tecnologici personalizzati, che permettono alle installazioni di funzionare in modo indipendente e di esprimere pienamente la loro natura performativa”. In questo senso le installazioni stesse “possono essere lette come esempi di arte programmata, in cui tecnologia e visione artistica si fondono per generare ambienti autonomi e in continua trasformazione”.

Tutte, infatti, utilizzano linguaggi diversi, ovvero luce, suono, video, pittura e, in parte, anche scultura, “per dare forma a un’esperienza immersiva in cui ogni elemento diventa struttura narrativa ed emozionale” e sono concepite come oggetti che occupano e trasformano lo spazio, dando vita a veri e propri spazi performativi, luoghi attivi che acquistano una propria autonomia e capacità di agire.

Le tre installazioni dei fratelli Thomann nascono dalla loro ricerca “sulla luce come materia viva, che scava, costruisce e trasforma lo spazio in architettura e gioco percettivo”.

GUARDARSI DALL’ACQUA di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani
GUARDARSI DALL’ACQUA di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani

Luce come protagonista anche di UNO, installazione con al centro un ottaedro ricoperto da pellicola specchiante che riceve e riflette la luce, “trasformandola attraverso movimenti circolari ipnotici che tracciano forme mutevoli e avvolgenti. Non è solo uno specchio che riflette il mondo, ma un organismo che ne rivela l’essenza: immaginazione, memoria, coscienza”. Insomma, un invito “ad abbandonarsi alla stessa contemplazione ipnotica di quando si osserva lo zampillare continuo del fuoco e intorno a questo riunirsi, ritrovarsi nella condivisione di uno stesso spazio; di uno stesso tempo”.

UNO di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani
UNO di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani

Installazione immersiva, “un dispositivo di contemplazione composto da luce e suono che parla del ciclo del Sole” è infine L’ALBA DENTRO ALL’IMBRUNIRE che “parla del Sole di mezzogiorno, la cui luce rende tutto visibile, e di quello di mezzanotte, visibile soltanto agli occhi dell’anima e ne fa metafora dell’elevazione e della caduta dell’angelo-umano”. Gli esseri umani hanno, infatti, da sempre visto il Sole nascere e morire ogni giorno, “nascere dalla terra e compiere un viaggio notturno per mare” e l’opera “analizza il topos del passaggio dal buio alla luce attraverso il colore, come strumento per indagare l’innalzamento spirituale che parte dalla materia putrefatta e culmina nella fusione dello spirito con il mondo”.

L'ALBA DENTRO ALL'IMBRUNIRE di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani
L'ALBA DENTRO ALL'IMBRUNIRE di Angelo ed Eva Luna Thomann. Photo Michele Milani

Aggiunge invece una dimensione archetipale, evocando linee, cerchi e forme universali che parlano all’inconscio collettivo e costruiscono spazi che trascendono la percezione ordinaria PHILIA (un’opera che respira) di Laura Maddalena Gerosa, “un organismo fragile e potente che unisce immagine e suono in un flusso continuo, evocando i legami invisibili tra tutte le forme di vita”. I disegni, realizzati con biro e pastelli su rotoli di carta, scorrono “come vene o rami, accogliendo ogni errore del tratto come parte del processo. Questi supporti effimeri diventano superfici sensibili, simbolo di una poetica del recupero e di una valorizzazione del quotidiano. Il movimento dei rotoli, controllato da un sistema motorizzato, viene ripreso da una telecamera e proiettato in tempo reale, creando una ‘proiezione dal vivo’”. Il fluire delle immagini è accompagnato da una componente sonora sincronizzata che “trasforma l’insieme in un’esperienza immersiva, visiva e uditiva, in cui il disegno stesso sembra respirare”.

PHILIA (un’opera che respira) di Laura Maddalena Gerosa. Photo Michele Milani
PHILIA (un’opera che respira) di Laura Maddalena Gerosa. Photo Michele Milani

AUTHOR

Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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