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Rigenerazione, riorganizzazione, sensibilità ambientale e architettonica, rispetto della storicità dei luoghi, esperienza di visita. Annunciati i vincitori del Premio italiano di Architettura 2025
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Novembre 2025
INDICE
Giovedì 30 ottobre 2025, in Triennale Milano, ha avuto luogo la cerimonia di premiazione della sesta edizione del Premio italiano di Architettura, promosso da Triennale e da MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.
La collaborazione tra Triennale Milano e MAXXI
“Siamo felici di accogliere in Triennale la sesta edizione del Premio italiano di Architettura, consolidando il rapporto con il MAXXI – ha affermato Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano –. Questa edizione del Premio si contraddistingue per la qualità e per la varietà delle proposte, che spaziano da progetti dedicati a istituzioni culturali a monumenti, da scuole per infanzia fino allo sport. Il Premio è un’occasione per il pubblico per conoscere le proposte più significative dell’architettura contemporanea, realizzate in luoghi e contesti molto diversi tra loro. Siamo orgogliosi di aver assegnato il Premio alla Carriera a Giorgio Grassi, protagonista dell’architettura dell’ultimo settantennio”.
Il progetto, a cadenza annuale, “creato a partire dalle esperienze della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana di Triennale Milano e del progetto YAP – Young Architects Program del MAXXI”, si svolge ad anni alterni tra Roma e Milano e “vede le due istituzioni collaborare per la valorizzazione dell’architettura italiana, attraverso la promozione di opere realizzate da progettisti italiani o attivi in Italia, il cui impegno è rivolto all’innovazione, alla qualità del progetto e al ruolo sociale dell’architettura”.
“La collaborazione tra il MAXXI e Triennale per il Premio Italiano di Architettura è una partnership dei cui risultati siamo felici e orgogliosi – ha dichiarato Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI –. In questi anni ci ha permesso da un lato di ribadire l’intenzione e la capacità di lavorare in rete con altre istituzioni di grande prestigio e dall’altro di scoprire e valorizzare un’ampia selezione di opere e autori di qualità assoluta, che ci consente un certo ottimismo sul futuro dell’architettura italiana. I premi assegnati delineano un panorama progettuale e culturale incoraggiante, che ci consente di affrontare con fiducia il doppio confronto con gli altri scenari, europei e globali, e con la complessità tecnologica, sociale e ambientale del mondo contemporaneo”.
Il Premio italiano di Architettura
Il Premio, la cui prima edizione è avvenuta nel 2019, prevede:
- il riconoscimento al miglior edificio o intervento realizzato negli ultimi tre anni da un progettista o da uno studio italiano o con base professionale in Italia;
- il Premio alla carriera.
Le candidature vengono analizzate da una giuria internazionale composta da esperti, nominati da Triennale e MAXXI, che decretano anche l’assegnazione del Premio alla Carriera.
Nel corso della cerimonia sono intervenuti Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano; Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI; Nina Bassoli, curatrice per architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale; Lorenza Baroncelli, Direttore Dipartimento MAXXI Architettura e Design Contemporaneo; Pippo Ciorra, Senior curator MAXXI Architettura; Mirko Zardini, architetto.
La giuria di questa sesta edizione, che “ha deliberato i vincitori su una shortlist di nove progetti finalisti individuati su trentuno candidature”, era composta da Nina Bassoli, curatrice per Architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale; Lorenza Baroncelli, Direttore Dipartimento MAXXI Architettura e Design contemporaneo; Pippo Ciorra, Senior curator MAXXI Architettura, Tosin Oshinowo, architetto; Mirko Zardini, architetto.
I Premi e le menzioni
Il Premio per il miglior edificio realizzato negli ultimi tre anni è stato assegnato ad Antonio Ravalli Architetti per il progetto di ampliamento dell’Accademia Carrara, nato con il duplice obiettivo di “connettere gli spazi interni recentemente rinnovati e integrare nuovi servizi – come giardino e caffetteria – in linea con le esigenze dei musei contemporanei, sempre più orientati all’esperienza del visitatore, pur nel rispetto della storicità del luogo. Dopo l’inaugurazione, nel gennaio 2023, degli spazi museali interni, l’intervento si completa oggi con l’apertura verso l’esterno e la valorizzazione del contesto urbano in cui il museo si inserisce … Il nuovo collegamento è pensato come esperienza: un percorso articolato tra rampe, scale, ascensore e punti di sosta panoramici. Offre la possibilità di uscire nel giardino, accedere alla caffetteria o rientrare nel museo, arricchendo la visita con pause, scorci e momenti di contemplazione”. Il premio è stato assegnato per “aver raggiunto due obiettivi importanti: la riorganizzazione di accessi e circolazione interna del museo e la realizzazione di nuovi servizi ai visitatori, come giardino e caffetteria. Il corpo lineare che si insinua tra la facciata occidentale e il basamento di pietra che mediava tra l’edificio e il paesaggio antistante è allo stesso tempo un portico, una rampa, un elemento di distribuzione, un sistema di nuovi spazi affacciati sulla città. La sua forma, volutamente incerta, si adatta al contesto e all’edificio esistente, incorporando elementi e materiali diversi: pietra, acqua, legno, metallo e resti archeologici”.
Sono inoltre state conferite tre menzioni.
La prima è stata assegnata ad Antonio De Rossi, Laura Mascino, Matteo Tempestini (Politecnico di Torino), Edoardo Schiari e Maicol Guiguet (Coutan Studio) per la riqualificazione delle ex casermette di Moncenisio (2024) “per il valore architettonico ma anche strategico del riuso di un manufatto abbandonato nel contesto di una più ampia visione di innovazione sociale, valorizzazione culturale e potenziamento del welfare di comunità nei territori interni italiani”. Il progetto, che prevede la rigenerazione delle ex Casermette di Moncenisio al fine di “rivitalizzare una piccola comunità alpina, situata a quasi 1.500 metri di quota, in un contesto ambientale e storico unico” e ha portato al recupero di due edifici militari dismessi “si inserisce in una più ampia strategia di innovazione sociale, valorizzazione culturale e potenziamento del welfare di comunità. Il primo intervento ha riguardato l’ex stalla: due volumi lignei indipendenti sono stati inseriti all’interno delle murature in pietra consolidate, creando una corte interna e un dialogo tra memoria e contemporaneità … Il secondo edificio, soggetto a vincoli idrologici, è stato trasformato in una sequenza di corti pavimentate in legno, destinate ad attività culturali all’aperto come spettacoli, concerti e incontri. La volumetria di questo edificio sarà recuperata con un intervento ex-novo dedicato al wellness, attualmente in cantiere. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Ecomuseo di Moncenisio, adotta un approccio essenziale e sostenibile, fondato su materiali naturali, risorse locali e un forte legame con il paesaggio alpino”.
“Per la sensibilità ambientale, architettonica e paesaggistica che ha saputo tradurre l’idea di monumento in un gesto semplice e poetico, condensando valori storici, estetici e sociali”: è questa la motivazione della menzione assegnata ad Associates Architecture per il progetto Echo of the mountain (2024) che ha interessato un sito “al centro di un anfiteatro roccioso naturale, ex area di estrazione mineraria, situato sulla cima delle montagne che circondano il comune di Dossena”, il cui territorio è stato abitato fin dall’Età del bronzo, quando furono scoperte le miniere di ferro, calamina e galena. “Il monumento Echo of the Mountain, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, celebra il ricordo di tutte le persone che hanno lavorato nei siti di estrazione mineraria, oggi dismessi, di Dossena. Il progetto consiste in un recinto di forma circolare, evocazione dei recinti locali in legno, che abbraccia una grande pietra scolpita dall’artista Francesco Paterlini e la isola rispetto al paesaggio circostante, conferendogli una natura simbolica e contemplativa. Il recinto è costituito da un basamento in cemento, che si estrude per metà circonferenza, divenendo una lunga seduta per le celebrazioni della comunità, e da una struttura in legno bruciato di forma piramidale che si innesta sul basamento in cemento per tutta la sua lunghezza”.
L’ultima menzione è andata allo Studio Albori per il Padiglione della Santa Sede alla 18. Biennale di Architettura di Venezia, 2023, “in cui la giuria ha riconosciuto la qualità concettuale oltre che compositiva nel trasformare l’occasione effimera di un evento in un lascito materiale per le comunità, e in un virtuoso processo di economia circolare in grado di coinvolgere diverse comunità, grazie al riuso di elementi provenienti da un edificio destinato alla demolizione, alla creazione di un orto aperto al pubblico, e offrendo una riflessione sul progetto come atto di cura”. Il progetto ha previsto la realizzazione di giardino temporaneo creato da studio Albori nel cortile dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore e dell’installazione di Alvaro Siza nella Manica Lunga del convento. “Le figure umane dell’opera di Siza culminavano in una scultura in marmo che introduceva i visitatori al giardino, un orto temporaneo aperto da maggio a novembre 2023” che integrava le quattro aiuole già esistenti “con coltivazioni disposte in linee concentriche a forma di pesce, adattandosi al contesto”, dando la possibilità di svolgere attività quotidiane quali coltivazione, raccolta, laboratori scolastici e osservazione del paesaggio orticolo in evoluzione stagionale.
“Le strutture di supporto – pergolati, serra, pollaio, aula all’aperto e guardiola – sono realizzate con materiali di recupero provenienti da demolizioni o con materiali naturali locali. Al termine della Biennale, le costruzioni sono state smontate e ricollocate nel Bosco di Santo Pietro a Caltagirone, nel futuro Giardino dell’Amicizia sociale (GiadA)”.
Il Premio alla carriera è stato invece conferito all’architetto Giorgio Grassi, dal 1961 al 1964 membro della redazione di Casabella-Continuità e dal 1977 ordinario di progettazione architettonica presso la Facoltà di Architettura di Milano, e che ha insegnato anche alla Facoltà di Architettura di Pescara, all’ETS di Valencia, all’EPF di Losanna e all’ETH di Zurigo ed è stato invitato del DAAD a Berlino per l’anno 1981, oltre che Membro d’onore del BDA (Bund deutscher Architekten) e dell’Internationale Bauakademie di Berlino. “La giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il premio alla carriera a Giorgio Grassi, architetto e docente milanese, per la qualità, la rilevanza e il rigore del suo percorso disciplinare e professionale dagli anni Cinquanta a oggi. Membro essenziale del gruppo di autori di tendenza che tra Milano e Venezia rifondavano negli anni Sessanta l’architettura sulla base dei valori di urbanità, continuità, autonomia, Grassi ha caratterizzato il proprio lavoro per l’altissimo livello di integrità e coerenza. A partire dallo studio dei tessuti urbani storici, Grassi ha costruito una logica ferrea e consequenziale del progetto architettonico, che attraversa gli scritti, i bellissimi disegni e gli edifici realizzati senza perdere forza e nitidezza concettuale. I suoi lavori più importanti – il teatro di Sagunto, i vari interventi a Berlino, la biblioteca di Groningen – costituiscono un lascito denso ed essenziale al futuro dell’architettura italiana e internazionale”.
La premiazione si è conclusa con la lecture di Tosin Oshinowo.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
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