Eventi
Luce, movimento, suono, materiali eterogenei e multidisciplinarietà. L’arte concettuale di Cerith Wyn Evans al MAAT di Lisbona
By Chiara Testoni
Pubblicato il
Ottobre 2025
Mentre Lisbona, con la Triennale di Architettura in mostra dal 2 ottobre all’8 dicembre 2025, spalanca le sue porte al dibattito internazionale su “quanto pesa”, nell’era dell’antropocene la città con il suo fardello di 30 trilioni di tonnellate di prodotti, processi, scarti, infrastrutture, tecnologie, flussi energetici e materiali di origine antropica che compongono la cosiddetta “Tecnosfera”, al MAAT (Museum of Art, Architecture and Technology) si parla di esperienze multi-sensoriali e nuove frontiere della percezione, di libertà e immaginazione.
L’artista
A parlarcene è l’artista gallese Cerith Wyn Evans (1958, Llanelli, Galles) con Forms in Space… by Light (in Time), sua prima mostra personale in Portogallo ed evento eccezionale che espone, tra il 5 ottobre 2025 e il 16 febbraio 2026, circa 30 opere da lui realizzate tra il 1994 e il 2025.
L’arte concettuale di Evans, originariamente film-maker, si è evoluta nel tempo a partire dagli anni ’90 del secolo scorso incorporando una vasta gamma di media, tra cui installazioni luminose, sculture, fotografia e testo, e attingendo da diversi ambiti disciplinari (dalla filosofia alla scienza, dalla poesia alla storia dell’arte) alla ricerca di modi imperscrutabili in cui le idee possono prendere forma nello spazio e nel tempo.
La sua ricerca si esprime attraverso l’impiego di materiali eterogenei come specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori e strobosfere, focalizzandosi sul potere dell’arte di spingersi oltre i confini del raziocinio e suggerire una connessione tra il visibile e l’invisibile.
In particolare la luce, il movimento e il suono sono per Evans componenti di progetto al pari di materiali tangibili, con cui plasma (a partire soprattutto dagli anni 2000) composizioni site-specific dalle dimensioni colossali che invitano l’osservatore ad abbandonare percorsi stabiliti, prospettive preferenziali e logiche predeterminate per aprirsi all’immaginazione e alla sorpresa.
Il MAAT (Museum of Art, Architecture and Technology)
Il complesso museale del MAAT, composto dallo storico e massivo fabbricato industriale in laterizio della Centrale Elettrica Tejo (Central Tejo) e dall’ampliamento adiacente, dalle forme sinuose, realizzato nel 2016 dall’architetto britannica Amanda Levete (AL_A), è uno dei poli culturali di riferimento della capitale portoghese.
Accogliendo e promuovendo le nuove tendenze dell’architettura, dell’arte e della tecnologia, l’istituzione si propone come palcoscenico a livello internazionale di dibattito, scoperta e pensiero critico. Se gli spazi monumentali dell’ex centrale elettrica ospitano, nell’ambito della Triennale di Architettura, la mostra Fluxes, focalizzata sulle interazioni tra lo spazio antropico e i cicli fragili e complessi del pianeta, gli ambienti interconnessi e radiosi del corpo ex novo ospitano le opere di Evans che, con il loro carattere concettuale e talvolta evanescente, instaurano un legame delicato ma inestricabile con l’involucro minimale e immacolato del corpo architettonico.
Le opere in esposizione
A dare il titolo all’esposizione in corso al MAAT è l’opera monumentale (la più grande scultura di Cerith Wyn Evans realizzata fino ad oggi) che “domina” la Galleria Ovale, Forms in Space… by Light (in Time) del 2017 che, con quasi due chilometri di tubi fluorescenti al neon, forma un complesso groviglio tridimensionale. Traendo ispirazione dalle opere di Marcel Duchamp e dai diagrammi “kata” che rappresentano visivamente in forma stilizzata i movimenti codificati delle arti marziali giapponesi, l’opera invita l’osservatore a uno sguardo libero e curioso, in un gioco dialettico tra forme astratte ed embrioni di immagini riconoscibili, e a costruirsi la propria personale chiave interpretativa.
Concepita per un simposio internazionale (tenutosi presso l’Università di Parigi 8 nel 2022) in onore dello psicoanalista e filosofo Félix Guattari, di cui Evans è ammiratore convinto, è invece Sounding Félix (Paris 8 assemblage)” del 2022. Si tratta di un’installazione sonora costituita da un assemblaggio apparentemente caotico di molteplici elementi, alcuni dei quali rivestiti da coperte di mylar di alluminio semitrasparente (un gong, un trasduttore, un telefono, lampade e una pila di sedie in plastica di Philippe Starck), oltre a un estratto da una conferenza di Guattari del 1975.
Altra opera in mostra è S=U=T=R=A del 2017, un’installazione composta da due lampadari di Murano che, per quanto di dimensioni diverse (uno è leggermente più piccolo dell’altro), appaiono identici. Le lampadine si illuminano in sincronia con una composizione musicale dello stesso Cerith Wyn Evans, traducendo il suono in luce. Una piccola variazione nella durata delle partiture introduce sottili asincronie tra il suono e i movimenti della luce.
“L’opera di Wyn Evans è caratterizzata da una straordinaria raffinatezza estetica e precisione tecnica. Attinge inoltre frequentemente a riferimenti letterari, filosofici, scientifici e artistici, che l’artista traspone fruttuosamente attraverso citazioni e appropriandosi di elementi preesistenti (disegni, oggetti, composizioni musicali, frasi), riconfigurandoli per aprire nuovi campi di risonanza estetica e poetica”, come spiega il curatore Sérgio Mah
AUTHOR
Chiara Testoni
Chiara Testoni si è laureata in Architettura con tesi in progettazione architettonica, con il massimo dei voti, presso l’Università di Ferrara. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologia dell’Architettura presso l’Università di Ferrara, da cui sono scaturite diverse pubblicazioni scientifiche. Si occupa di pianificazione strategica e processi di rigenerazione urbana. Svolge costantemente attività editoriale nell’ambito di collaborazioni con testate nazionali e internazionali inerenti alla cultura del progetto nelle sue diverse scale
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