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Il Mare e la Sicilia nella fotografia di Sandro Scalia. Il progetto “Terrae Aquae. L’Italia e l’Intelligenza del Mare” per il Padiglione Italia alla 19. Biennale di Architettura di Venezia
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Ottobre 2025
INDICE
- 1 Nei Rencontres de la Photographie d’Arles del 1995 è stato uno dei cinque autori premiati. Qual è stato il suo progetto? Quel lavoro, visto oggi, è ancora attuale? E perché?
- 2 Fotografo paesaggista o documentarista, come definisce il suo sguardo sul mondo che cambia, in cui architettura, natura ed evoluzioni del territorio sono convergenti?
- 3 Lavora sul “sentimento del luogo”, sulle stratificazioni della memoria nel paesaggio costituito da architetture, rovine, natura e da chi ci vive. Cosa cerca nelle sue immagini, qual è il messaggio?
- 4 Nel 2006 ha esposto alla Biennale di Venezia, alla 10. Mostra Internazionale di Architettura, quest’anno è stato selezionato tra centinaia di partecipanti con una call da Guendalina Salimei, architetta curatrice del Padiglione Italia per la 19. edizione della Biennale di Architettura di Venezia, con il progetto Terrae Aquae. L’Italia Intelligenza del mare. Quali immagini ha inviato e perché?
- 5 Le è piaciuto il Padiglione Italia? Cosa ne pensa del progetto di allestimento, funziona?
- 6 Cosa rappresenta per lei il mare?
- 7 Quali cambiamenti costieri sta notando giorno dopo giorno durante le sue passeggiate urbane a caccia di immagini rivelatrici?
- 8 Nei suoi progetti fotografici si occupa di architettura del paesaggio e ha una particolare predilezione per la creazione di archivi fotografici per la sua terra. Ci racconta l’archivio degli stabilimenti di Vittorio Ducrot di Palermo dove dal 2004 si è insediata l’Accademia di Belle Arti di Palermo?
- 9 È nato a Ragusa, ha studiato fotografia alla CFP Bauer di Milano, ha collaborato con diverse testate specializzate, poi ha sentito l’esigenza di completare gli studi all’Accademia di Palermo. Come le ha modificato lo sguardo sul mondo lo studio della Pittura, Scultura e altre discipline intorno ai linguaggi dell’arte contemporanea?
- 10 Quando ha iniziato a pubblicare?
- 11 Lasciato Milano si è trasferito in Sicilia, dove vive e lavora tra il Parco delle Madonie e Palermo. Quanto incide nella sua ricerca artistica e poetica la sua identità culturale isolana e forse l’osmosi con questa contraddittoria terra circondata dal mare?
Sandro Scalia (1959), tra i più importanti fotografi italiani, pluripremiato, concentrato sulle evoluzioni del paesaggio contemporaneo tra natura e artificio, documenta le stratificazioni del tempo, cogliendo nei dettagli formali e cromatici intrecci compositivi tra passato e futuro. Dopo gli studi di fotografia compiuti a Milano e a Catania, a Palermo ha fondato il corso di Fotografia all’Accademia di Belle Arti, laboratorio di talenti, dove insegna dal 1998. Quest’anno è stato selezionato per rappresentare il Padiglione Italia nell’ambito della 19. Biennale di Architettura di Venezia da Guendalina Salimei, sul tema Terrae Aquae. L’Italia e l’Intelligenza del Mare. In questa intervista il paesaggista sui generis racconta il suo sguardo sul mondo, sempre più complesso e carico di nuove prospettive e narrazioni.
Nei Rencontres de la Photographie d’Arles del 1995 è stato uno dei cinque autori premiati. Qual è stato il suo progetto? Quel lavoro, visto oggi, è ancora attuale? E perché?
Era il 1995 e avevo portato con me un progetto sulla “sguardo” estratto da una serie di feste religiose in Sicilia. Era un progetto duro, molto distante dalla fotografia di reportage che in quegli anni dilagava e da cui io mi allontanavo. Quelle ricerche sono state fondamentali, una palestra per la mia ricerca attuale. Ancora oggi quel progetto rimane intenso, lo considero uno sguardo sul paesaggio dell’anima.
Fotografo paesaggista o documentarista, come definisce il suo sguardo sul mondo che cambia, in cui architettura, natura ed evoluzioni del territorio sono convergenti?
Penso di essere un fotografo che ama documentare dichiarando apertamente il proprio pensiero e che propone cure possibili per l’ambiente e la società contemporanea. Il pensiero è quello di mettere in ordine il caos contemporaneo e che mi si presenta. L’architettura e la natura mi aiutano ad esprimere questi concetti.
Lavora sul “sentimento del luogo”, sulle stratificazioni della memoria nel paesaggio costituito da architetture, rovine, natura e da chi ci vive. Cosa cerca nelle sue immagini, qual è il messaggio?
Ha letto esattamente i confini della mia ricerca. Solitamente non cerco di organizzare ad hoc le immagini, ma le isolo dal luogo e sono loro stesse che ti si rivelano e tu non fai altro che comporle, ordinarle e, con le stesse, raccontare le storie.
Nel 2006 ha esposto alla Biennale di Venezia, alla 10. Mostra Internazionale di Architettura, quest’anno è stato selezionato tra centinaia di partecipanti con una call da Guendalina Salimei, architetta curatrice del Padiglione Italia per la 19. edizione della Biennale di Architettura di Venezia, con il progetto Terrae Aquae. L’Italia Intelligenza del mare. Quali immagini ha inviato e perché?
Nella 10. Biennale di Architettura il tema era il Mediterraneo, il mare, i porti, le città-porto e, in quell’occasione, sono stato invitato a progettare secondo la mia visione il rapporto tra mare e città: i porti. La mia ricerca su questo si è sviluppata collaborando alla grande videoinstallazione progettata con il gruppo Cliostraat. La mia ricerca è stata utilizzata anche per la cover del catalogo edito da Marsilio.
In questa edizione ho partecipato alla call con una serie dedicata alla costa e al rapporto con l’acqua. La sequenza ampia isola, documenta e sottolinea il sottile e fragile rapporto costante tra terra e acqua nel corso del tempo.
Le è piaciuto il Padiglione Italia? Cosa ne pensa del progetto di allestimento, funziona?
Ovviamente è una partecipazione in una call, avrei desiderato stampare ed esporre fotografie su carta e metterle a parete, non su un monitor. Pazienza, va bene così. Spero nel catalogo!
Cosa rappresenta per lei il mare?
Il mare rappresenta un confine naturale, ma nella storia del Mediterraneo è stato soprattutto una grande via di comunicazione. Attraverso le sue rotte sono transitati popoli, merci, lingue e idee, dando vita a un patrimonio culturale condiviso. È un luogo di passaggio e di incontro, dove le civiltà si sono confrontate e trasformate reciprocamente.
Quali cambiamenti costieri sta notando giorno dopo giorno durante le sue passeggiate urbane a caccia di immagini rivelatrici?
Il degrado delle coste della Sicilia è dovuto a diversi fattori naturali e umani. L’abusivismo edilizio, la cementificazione delle zone costiere, l’inquinamento proveniente da scarichi urbani e industriali e la cattiva gestione dei rifiuti. Tutto questo compromette gli ecosistemi marini, riduce le spiagge e danneggia il turismo e la biodiversità. A ciò si aggiunge l’erosione marina, accentuata dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento del livello del mare, che consuma ampi tratti di litorale. Questi sono i temi attuali su cui faccio ricerca.
Nei suoi progetti fotografici si occupa di architettura del paesaggio e ha una particolare predilezione per la creazione di archivi fotografici per la sua terra. Ci racconta l’archivio degli stabilimenti di Vittorio Ducrot di Palermo dove dal 2004 si è insediata l’Accademia di Belle Arti di Palermo?
Di solito mi occupo di progetti complessi che richiedono mesi di lavoro e una grande dedizione. Molti arrivano come inviti da università, enti pubblici o fondazioni, ma spesso nascono da ricerche personali portate avanti senza alcun sostegno economico. È la cura, l’impegno e la passione che permettono di costruire archivi vivi, strumenti per la memoria collettiva e per le nuove generazioni.
Tra i progetti a cui sono più legato c’è il recupero della memoria delle Officine Ducrot, un prezioso tassello di archeologia industriale in Sicilia e in Italia. Grazie a una ricerca personale, sono riuscito a documentare lo stato degli stabilimenti prima che venissero demoliti e ricostruiti, salvando così un secolo di attività fondamentale per comprendere la storia della città. È stato un lavoro di attenzione e rispetto, un tentativo di dare voce a ciò che rischiava di scomparire, conservando memoria e significato.
È nato a Ragusa, ha studiato fotografia alla CFP Bauer di Milano, ha collaborato con diverse testate specializzate, poi ha sentito l’esigenza di completare gli studi all’Accademia di Palermo. Come le ha modificato lo sguardo sul mondo lo studio della Pittura, Scultura e altre discipline intorno ai linguaggi dell’arte contemporanea?
Sono nato a Ragusa perché i miei si trovavano momentaneamente in quella città per lavoro. La mia scelta di trasferirmi da Palermo a Milano è stata per esigenze di formazione fotografica per seguire quindi i corsi della CFP Bauer. Negli anni 80 la CFP Bauer ex Umanitaria era l’unica struttura pubblica che formava con un profilo di grande spessore. Ho avuto bravissimi docenti che sono stati fondamentali per la mia esperienza. In seguito ho frequentato i corsi all’Accademia di Belle Arti con pratiche ed esperienze preziose per la mia ricerca personale.
Quando ha iniziato a pubblicare?
Subito dopo la CFP Bauer sono nate delle piccole collaborazioni con case editrici e redazioni di magazine, e con agenzie fotogiornalistiche.
Tra queste prime esperienze cito quella con Domus e con Italo Lupi che mi ha chiesto di pubblicare il mio progetto sugli orti botanici per illustrare il saggio di architettura di Franco Purini sulla rivista.
Lasciato Milano si è trasferito in Sicilia, dove vive e lavora tra il Parco delle Madonie e Palermo. Quanto incide nella sua ricerca artistica e poetica la sua identità culturale isolana e forse l’osmosi con questa contraddittoria terra circondata dal mare?
Tornare da Milano mi ha fatto comprendere quanto sia stata importante l’esperienza all’interno del più ampio tessuto creativo italiano. Non è stato un passaggio indolore: mi sono allontanato da un contesto professionale vivace, ma con il desiderio di portare con me quella ricchezza di stimoli per approfondire nuove pratiche e ricerche. La scelta di tornare a Palermo mi ha permesso di riscoprire pienamente il valore e la varietà del patrimonio isolano. La cultura e la natura della Sicilia mi hanno sempre attratto e, da questo, nasce il desiderio di progettare per farle conoscere e valorizzarle attraverso rappresentazioni corrette e consapevoli. Desidero contribuire a promuovere la conoscenza, contrastando il degrado e l’oblio.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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