Eventi
Fulvio Morella: superare i confini del visibile. Arte e inclusione
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Ottobre 2025
“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. È con questo pensiero di Paul Klee, figura chiave del Bauhaus, la scuola che ha fatto della forma e del pensiero un binomio inseparabile, contenuto nel Schöpferische Konfession (“Confessione di un creatore” o “Dichiarazione creativa”), che si inseriscono il dialogo profondo con la dimensione invisibile e il principio che anima tutto il lavoro di Fulvio Morella, artista che ha “saputo trasformare la tornitura del legno in linguaggio dell’arte contemporanea e il braille in strumento poetico e narrativo”. Nel 2022, infatti, Morella “ha ideato il nuovo alfabeto ‘Braille Stellato’, ampliando le possibilità espressive della sua ricerca e aprendo nuove prospettive nel dialogo tra arte, inclusione e innovazione”. Dopo importanti mostre personali in Italia e all’estero e aver ricevuto, nel 2023, il Premio alla Carriera Alfredo d’Andrade, nel 2024 è stato invitato a Parigi per presentare la medaglia “Ailes de Mouette”, creata per celebrare le Olimpiadi e Paralimpiadi e i 200 anni dall’invenzione di Louis Braille.
InOltre: superare i limiti
È nel processo di attraversamento contenuto nella poetica di Morella che prende forza la sua convinzione “L’infinito è in noi”, un invito “a riconoscere e superare i limiti, che spesso si rivelano per quello che sono: proiezioni mentali e barriere immaginarie”, a riflettere sull’interiorità e sui paesaggi emotivi e mentali che ci abitano. “Per toccare il cielo con un dito, dobbiamo prima smettere di aver paura di guardare, conoscere e comprendere l’infinito che ciascuno di noi custodisce”: con queste parole Morella spiega la profonda riflessione alla base di InOltre, mostra in programma il 10 e l’11 ottobre, in occasione di ArtVerona, presso il Palazzo Castellani di Sermeti della città veneta, ma allo stesso tempo la trasforma in “un’esperienza condivisa e un invito ad abbandonare le paure, per riconoscersi materia in divenire”.
InOltre, infatti, “non è soltanto il titolo della mostra, ma un invito a superare i confini del visibile e inoltrarsi nella dimensione interiore, dove arte, simbolo e pensiero si intrecciano in un’esperienza sensoriale e trasformativa. Fulvio Morella crea un percorso immersivo in cui il suo Braille stellato trasforma il linguaggio della disabilità in uno strumento poetico e narrativo”, spiega Sabino Maria Frassà, curatore della mostra e direttore artistico di Cramum, progetto non profit che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel mondo promuovendo mostre e progetti culturali per valorizzare Maestri dell’arte contemporanea affermati, ma non ancora noti al grande pubblico.
È “una dichiarazione di intenti. È l’invito ad attraversare il visibile per inoltrarsi nel territorio dell’interiore, dove le stelle si fanno guida e simbolo di un infinito che ci appartiene, anche se spesso ne dimentichiamo o non riusciamo a coglierne la presenza. La fisica stessa ci ricorda che la materia è fatta di infiniti spazi vuoti, invisibili ma reali, così come l’anima è fatta di profondità che attendono di essere esplorate”.
Il tutto trasformando in arte anche un gesto quotidiano come guardare dentro a un forno. Infatti, tra le opere esposte, spicca il forno Expressive di Gaggenau, “reinterpretato non come oggetto funzionale, ma come strumento di design minimale, capace di farsi soglia simbolica tra interno ed esterno, visibile e invisibile”. Al suo interno è collocata l’opera tessile Occhio di Stelle, a creare un’installazione in cui “la poesia della materia incontra il pensiero filosofico e il Braille stellato”, coinvolgendo spazio e percezione.
“Dalla finestra del nuovo forno Expressive si spalanca un microcosmo: calore che avvolge, pane che lievita, pensiero che prende forma e si innalza, impreziosito dal celebre Braille Stellato”, mentre nell’Occhio di Stelle l’artista, reinterpretando Jung, “ricama su un cielo notturno il messaggio: ‘Guardare oltre significa cercare dentro’” con ogni stella ricamata che sostituisce un punto Braille componendo un’inedita costellazione.
Un invito potente e diretto. L’occhio di stelle prende vita e “osservandoci, evoca l’intreccio tra tecnologia, abitare e visione profonda”.
Omaggio a Saint-Exupéry e alla sua visione dell’invisibile come essenza delle cose è invece L’essenziale è invisibile agli occhi che ci invita a guardare dentro per trovare la forza di superare i propri limiti, trovando “compimento nell’esposizione di alcune opere tratte dal ciclo Raccontami il ritorno, ideato da Morella su impulso del Comitato Italiano Paralimpico (CIP). Ispirato all’Odissea, il ciclo esplora l’eroismo non come conquista esterna, ma come trasformazione interiore. Nel cuore di questo percorso si trova l’opera Il giorno del ritorno, che prende avvio dalla formula greca νόστιμον ἦμαρ (“il giorno del ritorno”), evocando l’attimo in cui l’eroe, dopo l’impresa, sceglie di tornare a casa, vulnerabile e mutato. In Ulisse, l’artista ricama in Braille stellato le parole del protagonista omerico: ‘Niente è più dolce della famiglia per chi è in terra straniera, anche se si trova in una casa ricca e bella’. In Penelope, invece, l’eroismo si fa attesa, riconoscimento e accoglienza: ‘A Penelope si sciolsero ginocchia e cuore nel riconoscere i segni sicuri che Odisseo le rivelò’”.
Opere con cui Morella invita a ripensare l’eroismo come gesto condiviso e umano, capace di generare cambiamento non solo in chi agisce, ma anche in chi accoglie, accompagna e ricostruisce insieme.
Insomma, la mostra accompagna in un viaggio più autentico che “non attraversa terre lontane, ma conduce — come ammoniva l’antico ‘Conosci te stesso’ inciso a Delfi — verso l’interno, là dove l’invisibile plasma il visibile” e in cui l’opera d’arte non è fine ma soglia.
“Così, tra stelle che si fanno parola e forme che si fanno segno, Morella ci invita a oltrepassare i limiti apparenti e a scorgere l’infinito che già ci abita, silenzioso e presente, nel profondo del nostro essere”.
LUDI. L’arte come abbraccio bellezza e inclusione
Ritorno ma anche inclusione, valori promossi dal Comitato Italiano Paralimpico che, insieme all’INJA Louis Braille di Parigi, patrocina LUDI – L’ARTE È UN ABBRACCIO, mostra promossa sempre da Cramum e curata da Sabino Maria Frassà, che “si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici e valorizzerà il dialogo tra arte, cultura e sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026”.
L’esposizione, una mostra immersiva e multisensoriale allestita a Milano presso la Sede della Regione, Palazzo Lombardia (Spazio N3), è “il secondo appuntamento del ciclo I LIMITI NON ESISTONO, un progetto artistico e culturale che, attraverso l’arte multisensoriale di Fulvio Morella, tocca i luoghi simbolo delle prossime Paralimpiadi Invernali – Milano, Cortina e Val di Fiemme – per promuovere inclusione, accessibilità e partecipazione” e unisce i due maestri dell’arte contemporanea italiana Franco Mazzucchelli e Fulvio Morella in un dialogo inedito che celebra il gioco come esperienza estetica, culturale e sociale.
Si tratta quindi del risultato di un processo di collaborazione nato dal disegno inedito di Morella, Ludi, reinterpretato da ciascun artista secondo il proprio linguaggio e i propri materiali, ma mantenendo un costante dialogo formale e concettuale.
“Franco Mazzucchelli e Fulvio Morella hanno collaborato intensamente per oltre due anni alla realizzazione di LUDI, un progetto nato da un processo creativo condiviso e sviluppato intorno alle ellissi dell’inedita forma “ludi” concepita da Morella – spiega il curatore –. Il risultato è un linguaggio condiviso fatto di forme essenziali e superfici vive, opere tattili e inclusive, in acciaio, PVC e legno di amaranto, pensate non solo per essere osservate, ma vissute: attraversate, toccate, interpretate con il corpo, gli occhi, le mani e il cuore. Lungi dal proporsi come oggetti statici, le opere costruiscono uno spazio immersivo e partecipativo, in cui la distanza tra arte e spettatore si annulla, trasformando il pubblico in parte attiva dell’esperienza. L’arte diventa così azione generativa: non si limita a rappresentare, ma dà forma concreta ai valori di relazione e fratellanza, invitando ogni visitatore a entrare nel ludus, il gioco artistico stesso. Coinvolgendo e meravigliando, risveglia quella dimensione ludica spesso sopita nell’età adulta: libera creatività, favorisce connessioni e rigenera l’esperienza, restituendo al pubblico uno spazio di libertà, immaginazione e scoperta”.
Le opere di Fulvio Morella in mostra sono tutte parte del ciclo inedito Blind OP (Blind Optical Art), con cui l’artista sperimenta un linguaggio visivo e tattile che fonde optical art e scrittura braille, aprendo l’esperienza estetica a più livelli sensoriali e a una sempre maggiore inclusione.
“Per descrivere questa traslazione dell’Op Art dalla vista alla mano, Morella ha coniato anche il termine HOP Art (Hand Optical Art): un modo per sottolineare come, in coerenza con tutta la sua poetica, anche la sua Optical Art non sia soltanto da guardare, ma da esplorare con il tatto … Alla visione innovativa di questo ciclo ha aderito anche Franco Mazzucchelli, interpretandola con il suo linguaggio fatto di aria e PVC: così la Blind OP diventa un tassello fondamentale del terreno condiviso di arte, bellezza e inclusione su cui si fonda LUDI”.
Insomma una riflessione sul potere inclusivo dello sport, metafora dei limiti e al contempo delle infinite risorse umane ed esempio virtuoso di come la cultura possa diventare strumento di partecipazione attiva, capace di abbattere barriere e creare connessioni autentiche tra le persone. “Il dialogo tra Franco Mazzucchelli e Fulvio Morella, tra materiali e linguaggi diversi, ci ricorda che la bellezza nasce dall’incontro e dalla condivisione”, in un inno alla coesione, alla gioia e alla bellezza dell’incontro.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
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