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Arnaldo Pomodoro. Foto di Mario Dondero, 1961

“L’artista è parte di un tessuto di cultura”, l’eredità di Arnaldo Pomodoro

By Monica Moro
Pubblicato il
Giugno 2025

Arnaldo Pomodoro. Foto di André Ostier, 1959-1960

Enormi sculture lucenti di metallo lucido: ai miei occhi di bambina, quando ebbi l’opportunità di vederle per la prima volta, ricordavano frammenti di navi aerospaziali cadute chi sa come in mezzo alla città.

Le opere di Arnaldo Pomodoro sono entrate nell’immaginario del costruito, soprattutto quello urbano: i milanesi in centro, vicino al Teatro alla Scala, passano accanto al Grande Disco “solare” di Piazza Meda, mentre i romani vicino alla Sfera Grande in Piazzale della Farnesina. E ancora, nel Cortile della Pigna, in Vaticano, caratterizzato da una scalinata a doppia rampa progettata da Michelangelo, i visitatori incontrano la Sfera nella sfera che gira lentamente con il vento, e allo stesso modo gli abitanti di tante città in tutto il mondo possono ammirare altre sculture, segni inconfondibili e indimenticabili del tessuto cittadino.

Il solstizio d’estate segna la nascita e l’uscita di scena, a 99 anni, del grande maestro Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 23 giugno 1926 – Milano, 22 giugno 2025), e proprio in questi giorni a Taino, sul Lago Maggiore, si è celebrato il solstizio nella grande opera I quattro punti cardinali creata da Giò Pomodoro, il fratello minore che ha condiviso molto della sua vita anche artistica, che segnala e cattura questo momento astronomico a mezzogiorno in punto, ore tredici secondo l’orario legale.

Dopo aver partecipato con il fratello minore Giò all’Esposizione Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1956, Arnaldo andò a Parigi e a New York, dove nel 1963 il MoMA acquistò la sua Sfera 1 per la propria collezione.

Negli anni successivi, in molti Paesi – in Europa, negli Stati Uniti, in Australia e in Giappone, dove tra molti premi e riconoscimenti internazionali Arnaldo Pomodoro ha ricevuto anche il Præmium Imperiale – si sono susseguite le sue esposizioni itineranti, facendo conoscere il lavoro del maestro a un vasto pubblico. Tra i suoi ultimi lavori ci sono Novecento in Piazzale Pier Luigi Nervi a Roma e la “Corona radiante”, un’opera scultorea realizzata in collaborazione con Giuseppe Maraniello per la Cattedrale di Milwaukee negli Stati Uniti.

Le sue opere sono composte di forme astratte geometriche primarie, sfere, dischi, coni, colonne, piramidi e cubi, forme esternamente perfette, lacerate internamente dall’artista che ne ha perforato la superfice,  per esplorarne il misterioso contenuto.

Arnaldo Pomodoro ha lavorato anche nell’ambito del teatro realizzando “macchine” sculture spettacolari, spaziando dalla tragedia greca al melodramma, dal teatro contemporaneo alla musica. Inoltre, ha diretto il Centro TAM (Trattamento Artistico dei Metalli) a Pietrarubbia e insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: Stanford University, University of California a Berkeley, Mills College.

Arnaldo Pomodoro. Nel 1992 il Trinity College dell’Università di Dublino gli ha conferito la Laurea honoris causa in Lettere
Arnaldo Pomodoro. Foto di Mario Dondero, 1961

L’eredità artistica e umana: la Fondazione Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro. Foto di Carlo Orsi, 2009

Uomo e artista generoso, nel 1995, anno in cui venne nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, decise di istituire la sua Fondazione a Milano, città d’elezione dove ha sempre vissuto e lavorato. Nelle sue intenzioni la Fondazione andava oltre lo scopo di documentare la sua attività artistica ed era finalizzata anche a promuovere l’arte contemporanea, con un’attenzione particolare alla ricerca delle giovani generazioni. Oggi, la Fondazione dispone di un sito internet istituzionale in cui sono riportate tutte le attività e dove è possibile accedere alla raccolta digitale dell’Archivio e al Catalogo Ragionato, Catalogue Raisonné, delle opere del fondatore; inoltre, la Fondazione è presente sui principali canali social media: Instagram, Facebook, Linkedin e TikTok.

Può contare anche su una rete di collaborazioni e di partnership strategiche con istituzioni culturali – al suo attivo 2 progetti realizzati con l’Istituto dei Ciechi di Milano, oltre a collaborazioni con Associazioni che si occupano di persone diversamente abili – e un programma di corporate membership che coinvolge imprese di varie dimensioni e categorie merceologiche con l’obiettivo di sostenere e partecipare alla sua crescita e mission, seguendo il pensiero e l’eredità del grande maestro che ha dichiarato: “L’artista è parte di un tessuto di cultura […] Ho sempre sentito la necessità di un coinvolgimento concreto dal punto di vista sociale: uscire dal proprio studio, dove si lavora e si è protetti, non è una facoltà: è un dovere. Il compito dello scultore è quello di mettersi in gioco e coinvolgersi con il tessuto urbano della città, facendo sentire l’importanza pubblica di tutta l’arte, non solo della propria […] Perché la Fondazione, lungi dall’essere una struttura statica e conservativa, possa svolgere la funzione di un vero e proprio laboratorio inventivo quasi sperimentale, rivolto così a costruire con gli artisti, i critici e il pubblico, un coinvolgimento profondo e globale”.

Arnaldo Pomodoro. Foto di Antonia Mulas, 1982
Arnaldo Pomodoro. Foto di Aldo Agnelli, 1996

Il Premio Arnaldo Pomodoro per la scultura

L’attenzione per le nuove generazioni di artisti si riconosce anche con l’istituzione, nel 2006 del Premio Arnaldo Pomodoro per la scultura 6, con lo scopo di sondare il vasto panorama artistico internazionale, individuando scultori emergenti tra i 25 e i 45 anni. Il premio ha scadenza biennale ed è assegnato da un’apposita Commissione i cui membri – rappresentanti del settore – sono selezionati di volta in volta dalla Fondazione.

 

Arnaldo Pomodoro. Foto di Luca Vignelli, 1987
Arnaldo Pomodoro. Foto di Carlo Orsi 2003

AUTHOR

Monica Moro

Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga

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